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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/333


Generale. Avete fissato?

Alonso. Sì, signore.

Generale. Bene, siete in libertà.

Alonso. Deh, permettetemi ... (gli vuol baciar la mano)

Generale. Eh! (dà il comando per la marcia. Le truppe ed il Generale parlano

SCENA XXI.

Rosaura e Pantalone scesi dal terrazzino, e don ALONSO.

Rosaura. Eccomi, eccomi.

Pantalone. Dove diavolo vastu ? In mezzo la piazza ?

Rosaura. Perdonate in me il trasporto dell’allegrezza, (a Pantalone) Caro don Alonso, sarete mio ?

Alonso. Sì, son vostro. Eccovi la mia mano.

Pantalone. Eh ! seu matti ? Andemo in casa.

SCENA ULTIMA.

Beatrice e detti.

Beatrice. Don Garzia è partito ?

Alonso. Sì, è partito. RosaL’RA. e don Alonso non parte, non va in Ispagna.

Beatrice. Ah perfido don Garzia ! Ah misera abbandonata ! Impa- reranno da me le donne ad esser caute, a fidarsi meno. Voi r avete indovinata ; voi avete trovato un temo al lotto, (a Rosaura)

Alonso. Sì, adorata Rosaura, finalmente voi siete mia, io son vostro. V amai teneramente, ma per l’ amore non ho mai trascurato r esecuzione de’ miei doveri. Tale esser deve l’ Amcinte Mili- tare, il quale sopra ogni altra cosa di questa tena amar deve la gloria, la fama, la riputazione dell’anni, il decoro di sé me- desimo, quello della sua nazione ; e far risplendere anche fra le passioni più tenere la robustezza dell’ animo, il vedere, la rassegnazione e l’ onore. Fine della Commedia.