Come andò a finire il Pulcino/Una visita

Una visita

Memorie di un Pulcino/Conclusione ../La mia prima fidanzata IncludiIntestazione 4 marzo 2018 25% Da definire

Conclusione La mia prima fidanzata

[p. 117 modifica]o (0J~> c3*o (3J^> c3^t! c2^"> I. Una visita. .... e la carrozza, dopo aver percorso ra¬ pidamente il lato occidentale della piazza del Duomo, la via de’ Martelli e la via Cavour, sboccò nel viale Principe Amedeo. Lì rallentò alquanto la corsa, e il fiaccheraio cominciò a guardare attentamente tutte le case e i vil¬ lini che si prolungavano a sinistra, fino al¬ l’antico cimitero degl’inglesi. A un tratto, un simpatico viso di signora si affacciò allo spor¬ tello della carrozza, e una dolce voce co¬ mandò : — Ferma! — Il fiaccheraio saltò da cassetta e aiutò la signora a scendere. 0 — Baccini, Memorie d’un Pulcino, ecc. — 118 [p. 118 modifica]— — Oi siamo (ligia ? — domandò, toccan¬ dosi il cappello. — Non so. Come ti ho detto dianzi, non ricordo pili il numero del villino. Sono tanti anni che non vengo più da queste parti! È più facile ch’io mi orizzonti a piedi, guardando col mio comodo. Tu seguimi a passo. — Anchfe se non si fosse trattato di ricono¬ scere una data casa, la signora avrebbe avuto mille ragioni di preferire, alla carrozza, le pro¬ prie gambe. Era una splendida mattina di primavera, una di quelle mattine incantate, tutte azzurro e profumi, quali solamente possono sorridere a Firenze. L’aria era così limpida, il cielo così puro e turchino, che si sarebbero potute con¬ tare ad una ad una le verdi foglioline tenerelle di cui erano ricoperti gli alberi del viale. I villini, le palazzette e perfino le case di appa¬ renza più umile, parevano esultare sotto la tepida carezza del bel sole d’ oro ; per tutto era un gorgheggio, un ronzìo festoso, uno stormire soave di timido vento tra le fronde rinnovel [p. 119 modifica]late. — 119 — La signora pestava la ghiaia con le sue Uni scarpette di pelle di guanto e borbottava, guardando attentamente i numeri delle case: — Uno, tre, cinque, sette.... Non ci siamo! La casa del Pulcino deve essere di due piani col terrazzino e la porta a vetri colorati.... Ve¬ diamo _un po’: se quella porta fosse semi¬ aperta, riconoscerei il giardino. A sinistra ci dovrebbe essere il casotto del cane, a destra una statuetta di Bacco.... Vediamo.— Ah! Ec¬ coci! C’è il cartellino d’ottone: Grnnaket.lt. È lui! — Si fermò, premendo a lungo il bottone d’un campanello elettrico, che diffuse per tutto il villino la sua vocetta squillante. Poco dopo, uno degli usci laterali del pia¬ nerottolo d’ingresso si dischiuse, e comparve nel vano un bel giovane sui diciotto anni, dalla fisonomia aperta e leale. Aveva il cap¬ pello in capo e dei libri in mano, come se fosse stato in procinto di uscire, naa appena veduta la signora, fece un grande atto di me¬ raviglia e si scoprì. — Perdoni, — fece la signora subito riani¬ — 120 — [p. 120 modifica]mata da quella muta ma cortese accoglienza — abita qui la signora Carolina Gennarelli ? — Sì, signora; ma ili questo momento è fuori. Se io potessi servirla.... — E lei.... perdoni, è forse di casa? — Sono il figlio della signora Gennarelli.... — Lei! — proruppe la signora facendo due passi indietro. — Lei è il piccolo Masino! — 121 — — Non [p. 121 modifica]posso dire di esser M asi no il grande — rispose scherzando il giovine sul cui lab¬ bro superiore spuntava una leggiera pelngine d’oro — ma è un fatto che io sono Masino. Favorisca, la prego.... — aggiunse, spalan¬ cando l’uscio e invitando la signora ad en¬ trare — parleremo con più agio in salotto. — La signora fece cenno al fiaccheraio di aspettare, e seguì il giovanotto lungo una gra¬ ziosa galleria adorna di fiori e di quadri, che # faceva capo a un piccolo salottino arredato con tutto il gusto moderno. — Tocca ora a me il dirle il mio nome e le ragioni per cui sono venuta a incomo¬ darla.... — Ella non ha bisogno di dirmi il suo nome — la interruppe Masino, inchinandosi. — Non è lei la signora Ida Baccini, la signora che ha scritto tanti libri per i fanciulli e a cui tutti i fanciulli vogliono bene come a una mamma? — Signor Masino, lei è d’una compitezza squisita! E ciò, naturalmente, m’incoraggia a spiegarle la ragione.. [p. 122 modifica].. N — 122 — — Per cui le dobbiamo l’onore della sua visita? Qualunque essa sia, la benedico! — Grazie, grazie ! senta : lei ricorderà forse clie molti anni or sono io pubblicai le Me¬ morie cVun Pulcino! — Se me ne ricordo ! E le darò anche una notizia che le farà molto piacere : l’Autore di quelle Memorie trovasi tuttora presso di noi e vive! — La signora fece il viso rosso come una rosa maggese; e fu tale e tanta la sua com¬ mozione, che gii occhi le si velarono di la¬ crime. — Vive ! — ella ripetè con voce tremante — Ah ella non sa, caro signore.... — Mi chiami Masino, la prego! — Caro Masino, ella non sa qual gioia pro¬ fonda mi faccia palpitare il cuore! — Oh, signora! Ciò fa onore al suo buon cuore. — E anche un po’ al mio egoismo ! Non sa lei ch’io devo al Pulcino quel po’ di nome che mi son fatta? Creda pure che per me fu una gran fortuna l’imbattermi in quella be¬ — [p. 123 modifica]123 — stiola che volle affidarmi la pubblicazione delle sue Memorie! — Oh! ma l'ei ha scritto molti altri libri dove parla di bravi uomini, di donne illustri, di bambini istruiti.... — Tutte buone e belle cose, caro Masino, ma il pubblico ha preferito a tutti quei libri le Memorie d’ un Pulcino.... — Forse perchè sono state composte da una bestia ! Il caso è piuttosto raro, ne con¬ vengo. — ]STon lo creda, mio giovane amico. Oggi- giorno i libri per i bambini sono fatti tutti o quasi tutti dalle bestie.... Lei non dà un’oc¬ chiata alla vetrina d’un libraio senza trovarci la Storia d’ una famiglia di topi raccontata dai medesimi, Vita d’un Gatto, le Memorie d’un grillo, 1’ Autobiografia d) uno scimmiotto. — Ha ragione. B allora come si spiega?... — Meglio non spiegare, in certi casi. Se il pubblico preferisce le bestie avrà le sue buone ragioni. — Intanto, senta: io ricevo giornalmente dei pacchi di lettere dove centinaia e centi [p. 124 modifica]naia — 124 — di fanciulli mi domandano come andò a finire il Pulcino, se è vivo, morto, se sta sempre da lei, un mondo di notizie, insomma. Come può credere, io mi sono mantenuta finora in nn prudente silenzio, perchè l’idea di venire a di¬ sturbare lei e i suoi genitori mi sgomentava. Finalmente lio preso il mio coraggio a due mani ed eccomi qui. Dunque il Pulcino vive? — Vive, ma come può immaginarsi, non è più un pulcino; è bensì un povero galletto in¬ vecchiato, di salute cagionevole.... — Oh poveret¬ to ! E.... mi dica : Scrive sempre? Ha sempre la manìa di raccontare i fatti suoi ? — Signora mia, chi di un vizio vuol ■ guarire, preghi Iddio di non lo avere.... Il di¬ sgraziato non si è mai stancato di scrivere, tant’è vero che giorni sono, sentendosi più male dell’ usato, consegnò la seconda parte delle sue memorie a mia madre.... 125 [p. 125 modifica]— — E sua madre — domandai palpitando — che ne ha fatte di quelle Memorie? Spero che non le avrà distrutte.... — Le pare? Sono state rinchiuse diligen¬ temente nel cassettone; e se lei le desidera per farle stampare, la mamma sarà fortunatissima di metterle a sua disposizione. — Non ho parole per ringraziarla. E.... — aggiunse la signora timidamente — abuserei forse della sua gentilezza se la pregassi di farmi intervistare il Pulcino ? Scusi se lo chiamo così.... ma il Pulcino è quasi un figliuolo pel¬ ine; e Lei sa bene che per le mamme i fi¬ gliuoli sono sempre bambini! — Ha ragione ! Anche mia madre, parlando di me, dimentica spesso che ho diciannove anni, che fo il secondo anno di medicina e mi chiama ancora « il bambino ! » Ma venga a ve¬ dere il nostro vecchietto! Se mi permette vo avanti per insegnarle la strada. — E Masino si avviò, seguito dalla signora Ida Baccini, verso la porta a vetri colorati che metteva nel giardino. — 126 — [p. 126 modifica]Quanti pensieri tumultuarono nell’ anima ilella gentile signora durante il breve tragitto ! Ella rivide il « Pulcino » bambino, quando viveva a Vespignano nel Mugello, sotto la protezione della Marietta. Le si schierarono davanti, come in una visione fantastica, le fi¬ gure della Lena, della Tonia, di Geppino, di Giampaolo, di Alberto e della signora Clotilde. Le parve di rivedere quel bel campo, ricco di mèssi e di frutteti, ove il Pulcino aveva avuto tante avventure, ove una savia e amorosa madre gli era stata larga di tanti buoni con¬ sigli. Ahimè! Tanti anni erano trascorsi, e del vi¬ spo giovinetto, tutto brio e spensieratezza, non rimaneva forse più che una magra carcassa di galletto invecchiato ! Così va il mondo.... anche per i polli! — Signora, ecco l’amico! — E Masino, con l’indice teso, accennò un galletto spelacchiato, — [p. 127 modifica]127 — secco come un uscio, che stava accovacciato al sole, con gli occhi semichiusi. — Come lo chia¬ mano? — chiese la signora Ida con vo¬ ce tremante dalla commozione. — Cacò, signora. — Il poverino, dopo tanto tempo, non mi riconosce più certamente. Guardi di presen¬ tarmi e di rinfrescargli un po’ la memoria. — Con tutto il piacere. Cocò, — disse Ma¬ sino a voce alta, avvicinandosi al galletto e carezzandogli il groppone — c’ è qui una si¬ gnora che ti ha voluto molto bene, anni sono, quand’ eri giovane.... — Cose che succedono! — rispose melan- conicamente il galletto, aprendo un occhio. — Chi è? La signora Clotilde? — No. È un’ altra.... — Chi può esser mai?... Delle signore, in [p. 128 modifica]vita mia, ne lio conosciate pochine: quindi non saprei ! — Come! Ingrato! Non rico'rdi più la gen¬ tile signora che fece stampare le tue Memorie. che ti fece conoscere a tutta l’Italia? — Ah ! La signora Ida Baccini ! Me- ne rammento benissimo! Come potrei averla di¬ menticata? — E aprì tutt’ e due gli occhi. — Oh coni’ è mutata ! — esclamò con ac¬ cento di profonda tristezza. — Ohi riconosce¬ rebbe in quella pallida e mesta signora la tresca giovinetta di tanti anni sono? — Zitto ! — interruppe Masino — codeste cose non si dicono alle signore! — Capisco.... — disse il galletto stendendo le ali al sole — capisco che la verità è buona soltanto per i polli.... — La signora Baccini sorrise, e tanto per dare un altro indirizzo alla conversazione, disse al galletto : — Ho saputo da Masino che hai scritto il seguito delle tue Memorie. — Lo scrittore si alzò tutto diritto, s [p. 129 modifica]cosse la — 129 — cresta con una cert’ aria orgogliosa, e rispose pronto, mentre i suoi occhietti sfavillavano come due margherite: — Infatti, ho continuato a scrivere ; ma non supponendo che Ella si ricordasse di me, consegnai il manoscritto alla signora Ca¬ rolina. — Mia madre si farà un dovere di con¬ segnarglielo! — esclamò Masino, rivolgendosi alla signora. Questa sorrise in atto di assenso, e carez¬ zando il « Pulcino » con la sua fine mano guantata : — Addio,... amico, — gli disse — spero di rivederti presto. — La mamma, sarà fortunata di riceverla, signora, — disse Masino. — Noi restiamo in Firenze fino al dieci di luglio; e subito dopo i miei esami andiamo in campagna.... — Il galletto allungò il collo in atto di pro¬ fonda attenzione. — Ah ! — esclamò la signora — vanno in campagna. E dove, se è lecito? — Lei non se lo può immaginare. [p. 130 modifica]Dica, si — 130 — ricorda del signor Angelo e della signora Clo¬ tilde,’ genitori di Alberto, di quell’ Alberto che divenne il padrone di Gocò? — Me ne ricordo benissimo. — Essi avevano ed hanno tuttora la villa a Vespignano, nel Mugello.... — Il galletto allungava sempre più il collo. — Ebbene : noi abbiamo acquistato una te¬ nuta accanto a quella dei nostri amici e vi pas¬ seremo i mesi delle mie vacanze. Alberto ed io anderemo a caccia e ci divertiremo! — La signora era divenuta pensierosa e trac¬ ciava dei segni sulla ghiaia col bastoncello del suo ombrellino da sole. — Curioso destino! — esclamò. — E.... na¬ turalmente, quando anderanno via, lasceranno qui Gocò, affidato a qualche persona di ser¬ vizio? — Masino si mise a ridere. — Stia zitta ! — disse — Lo sa che c’ è ve¬ nuta un’idea curiosa, alla mamma ed a me? — Il galletto si avvicinò al giovane e si mise a beccargli furiosamente la punta delle scarpe. — 131 — — Q [p. 131 modifica]uale? — chiese la signora Baccini. — Quella di portar con noi Cocò: di fargli rivedere il suo paesello nativo, la sua prima padroncina.... — La Marietta? — Lei. E con lei la buona Tohia, Giam¬ paolo, Geppino.... — Il galletto tentò di slanciarsi fra le brac¬ cia di Masino, ma non gli ressero le forze e proruppe in un Chicchirichì che era tutto un poema di gratitudine e di tenerezza. — Povera bestiuola! — disse la signora Baccini, asciugandosi gli occhi. — Ec’è chi nega l’intelligenza alle bestie? — Com’ è vivo, com’ è sentito anche nei polli l’amor di pa¬ tria! — Avvenne un breve silenzio. La signora, dopo aver fatta una nuova ca¬ rezza al « Pulcino », si congedò con bel garbo dal giovane che l’accompagnò fino alla car¬ rozza, dicendole: — Uno di questi giorni, la mamma o io, verremo a portarle il segitìto delle Memorie di Cocò. — »