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Nel sogno/Parte quarta

Parte quarta - Il male

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Neera - Nel sogno (1893)
Parte quarta - Il male
Parte terza Solo
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PARTE QUARTA


IL MALE.

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Il male.


Molti giorni erano passati; e dall’alba al tramonto, dal tramonto all’alba essi aspettavano ancora.

Tutti i boschi, tutti i cespugli erano stati interrogati, e il sasso solitario ed i viali e l’orrido precipizio, che solo rispondeva col muggito profondo del torrente.

Dov’era? Dov’era?

Maria adesso girava tutto il giorno; girava smarrita, chiamando ad ogni tratto la sorella; paziente nel suo dolore e persuasa che sarebbe tornata alfine. [p. 108 modifica]

Il prete invece dubitava. Quel fremito, quel fruscio impercettibile che lo aveva scosso quando la fanciulla gli aveva detto “perdonami„ non era stato forse un avvertimento che egli aveva trascurato?

Dio parla qualche volta così agli uomini. Egli era dunque stato sordo alla voce divina.

Questo pensiero lo straziava.

Tutte le sere diceva a Maria: — Lascia aperta la porta e lascia il lume acceso, affinchè la poveretta, se tornasse, non abbia a smarrirsi nel buio.

Dicendo così, non credeva.

E tutta la notte vegliava orando, intanto che Maria prendeva un po’ di riposo nel lettuccio abbandonato.

Non credeva; ma, ad ogni fronda agitata, ad ogni sasso che ruzzolasse, balzava in piedi animato da una subitanea [p. 109 modifica] speranza, e, uscendo sulla spianata, tendeva l’orecchio verso i monti, verso la valle, in tutta quella oscurità muta, impenetrabile, dove udivasi soltanto il misterioso respiro della solitudine.

E pensava ancora: — Forse la sua vita era nelle mie mani. Quand’ella mi disse: “padre, benedicimi„, perchè non l’ho stretta nelle mie braccia? Io l’ho lasciata sola nella lotta. Avevo il dovere di difenderla e non l’ho difesa, avevo il dovere di amarla e non l’ho amata. Giusto Iddio, è la mia volta, puniscimi!

Maria, che dormiva a brevi tratti di un sonno agitato e pieno di visioni, svegliavasi spesso tutta in lagrime, e, chiamando il buon padre e cercandolo, lo trovava svenuto sul suolo, colle mani ancora giunte in atto di preghiera. [p. 110 modifica]

Tutte le foglie erano cadute, il terreno ne era giallo; restavano intatti i pini e gli abeti nella loro cupa veste che resisteva ai venti. Morti i fiori, morti gli insetti, morta la luce.

— Ohimè, anche la nostra fanciulla è morta!

— Padre, padre, tu pure lo dici? Ella mi parlò di morte l’ultimo giorno, ma non si muore che per andare in cielo, e noi non dovremmo esserci con lei? Se voleva morire, perchè non ce lo disse? Perchè non ci ha aspettati? Padre, seguiamola, andiamo con lei.

Così diceva Maria, nella sua eterna visione soprannaturale, nella impossibilità di comprendere. [p. 111 modifica]

Ed egli che l’aveva educata alle gioie celesti, non sapeva ora come spiegarle la materialità della morte.

— Senti, forse non la raggiungeremo subito. Ci è duopo aspettare il nostro giorno; in quel giorno tu comprenderai perchè “il sepolcro dà la luce all’uomo„.

Maria chinò il capo, nè tuttavia ristette dall’aspettare tutti i giorni la sorella. Andava a sedersi sul ciglione della montagna, e vi rimaneva finchè il freddo e il buio della notte non l’obbligassero a rientrare. Coricandosi nel suo lettuccio, si metteva da una parte per lasciarle il posto; e quando si svegliava, il primo movimento istintivo era quello di allungare la mano: credeva sempre di sentirla.

Intanto il buon padre aveva tagliato il più robusto, il più bello degli abeti, e lo piallava e lo lisciava in silenzio. [p. 112 modifica]

— Padre, che fai? La nostra casa è terminata, e non ci occorre nè letto, nè madia. Per chi lavori?

— Lavoro per una che è lontana e vicina ad un punto; che non ha più bisogno di casa, nè di letto, nè di madia, ma bensì delle nostre preghiere.

Quand’ebbe finito di lisciare e di piallare, compose una croce, e recatala al picco che dominava la valle, ve la rizzò alta di contro al cielo. Poi disse a Maria:

— Il Signore mi ha mandato una ispirazione. Prima che le nevi ci stringano d’ogni intorno, scendiamo alla casa dei pastori per vedere se possiamo attingere notizie di lei. E se nulla apprenderemo, se Dio vuole che non l’abbiamo più da vedere in terra, questa croce porterà il suo nome, e vicino ad essa aspetteremo il nostro giorno. . . . . . . . . .
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Chiusero la baita, lasciando la chiave nella toppa, e una ciotola d’acqua e un pezzo di pane sulla soglia.

La baita che il pastore colla sua famiglia abitavano a mezza montagna era grande, con un loggiato davanti, ed era arredata piuttosto bene, perchè un fratello del pastore che faceva il falegname l’aveva provveduta dei mobili più necessarii.

L’alcova dei letti era abbellita con una cornice di legno dipinta a colori vivaci; e qualche quadretto, qualche calendario vecchio la ornava ancora torno torno, risvegliando l’idea di voti appesi, [p. 114 modifica] dandole un aspetto di nicchia di altare. Fatta con cura, con attenzione particolare e gentile, era una piccola culla, dove dormiva un bimbo biondo biondo.

Tutte queste ricchezze non fecero a Maria nessuna impressione. I suoi occhi, abituati allo splendore delle visioni interne, si posavano con indifferenza su ciascun oggetto.

Solamente il bimbo attrasse la sua attenzione; una attenzione curiosa e rispettosa, tenera e commossa, per cui non osava quasi di avvicinarsi alla culla, ed aspettava come un avvenimento straordinario il momento in cui avrebbe aperto le palpebre.

I pastori, meravigliandosi di quella visita e felici di avere fra loro colui che chiamavano il Santo, fecero molta festa ai due poveretti, ma quando il prete disse che era venuto in cerca dell’altra [p. 115 modifica] fanciulla e quelli risposero di non saperne niente, un gran silenzio si fece all’improvviso. L’ultima speranza svaniva.

Senza che nessuno lo dicesse, l’orrore del burrone stava nella mente di tutti; essi sapevano che l’abisso non rende la sua preda e non la rivela.

In mezzo alla costernazione generale, Maria, in cui le verità materiali penetravano con molta lentezza, andava ripetendo tra sè, secondo il suo costume: — Morta! morta! — cercando di capire. E però, attaccata ancora all’illusione, disse:

— Forse si è indugiata come quel giorno del temporale, e non ha ancora trovata la strada.

I pastori crollarono il capo, il prete disse:

— Mi farete la carità di informarvi se [p. 116 modifica] se qualcuno ne vide traccia? Io sono vecchio, ed anche non posso abbandonare quest’unica che m’è rimasta. È ben vero che comanda il Signore: “lascia tutte le pecorelle per seguire la pecorella smarrita„. Ma quelle erano tutte e questa è una: e se l’abbandonassi, non sarebbe ella stessa smarrita?

La via era lunga troppo e malagevole perchè il prete e la fanciulla potessero rifarla nello stesso giorno. I pastori li ospitarono fino al domani, e la donna divise con Maria il suo letto, nell’alcova dipinta, tenendosi accanto la piccola culla. [p. 117 modifica]

Era buona la pastora. Ella ebbe per Maria delle tenerezze di madre. Le faceva compassione a saperla così fuori del mondo. Mentre si svestiva in silenzio, nel breve cerchio di luce della lampadina, la guardava dolcemente.

Quanto candore sulla sua fronte! Che ineffabile armonia celestiale negli occhi e sulle labbra! Oh! la buona e bella sposa ch’ella sarebbe stata per suo cognato!

E perchè no?

Maria si avvicinò alla culla sempre con quell’aria religiosa di rispetto al mistero, di affettuosità contenuta.

— Veramente, la più bella tra le cose vive è un bambino.

— Lo credi? — e la pastora sorrise, parte di orgoglio materno, parte di maliziosa intuizione femminile.

— Poichè ti piacciono i bambini, ti [p. 118 modifica] voglio dare una immagine dove sta dipinto il bambino Gesù. Senza mancare di riverenza al nostro Salvatore, guarda, non ti pare che assomigli tutto al bambino mio?

Maria contemplò l’immagine con molto raccoglimento, e ringraziando soggiunse:

— La metterò accanto a quello specchietto che regalasti a mia sorella.

— Uno specchietto? A tua sorella?

La pastora sbarrò gli occhi, e Maria ripetè:

— Sì, una bella cosa lucida dove si vede il volto, e che Mària chiamava specchio. Glielo donasti tu quest’estate, quando salivi a pascolare l’armento.

— Ma io non sono mai salita a pascolare l’armento, e non ho mai veduta tua sorella, e non le diedi nessuno specchio.

Un fenomeno strano si svolgeva in Maria, come se una vampa di fuoco le [p. 119 modifica] toccasse il volto, per cui si avvide di diventare così rossa e con quel colore strano ch’ella aveva osservato molte volte sulle guancie di Mària; mentre il cuore sembrava arrestare i suoi battiti sotto l’impressione di uno sgomento infinito.

La pastora, ingannandosi sul significato di quel rossore, si affrettò a dire:

— Se desideri uno specchio, è presto fatto. Fra pochi giorni ritorna mio cognato, che è stato a lavorare nelle mine. Egli ne avrà uno certamente, e te lo porterà.

— Le mine! — esclamò Maria, sentendo crescere l’ignoto sbigottimento. — Conosci tu le mine?

— Io no.

— E non ne parlasti a mia sorella?

— Se ti dico che non l’ho veduta mai! [p. 120 modifica]

Maria non aggiunse altro.

Tremava tutta, e vedeva un gran buio; un buio che non era nella stanza, ma in tutto il mondo, e soprattutto dentro di lei; un buio assoluto e pauroso, dove sembrava si agitassero delle minaccie ascose e risuonassero lontano lontano, sottoterra, dei gridi strani che sembravano risa ed avevano un suono di pianto.

Triste assai fu il ritorno.

Le pioggie di novembre avevano spazzato fin l’ultima foglia; gli alberi rizzavano i loro tronchi e gli irti rami nella desolata nudità dello spazio.

Man mano che salivano, le vette [p. 121 modifica] mostravansi coperte di neve, e per la prima volta Maria trovò che la neve era malinconica.

— Hai freddo, mia povera figlia? Coraggio; quando saremo nella nostra capanna, ti accenderò un bel fuoco di betulle e di ginestre.

Un pensiero molestava Maria. Dove ella era sentivasi il freddo?

Il prete andava innanzi quasi per incoraggiarla e mostrarle meglio la strada, che parve ad entrambi assai lunga.

Quando Maria incominciò a riconoscere i luoghi famigliari, e la vetta che stava dietro alla loro baita, fu invasa da una subitanea speranza. Se ella fosse tornata?. . . Una zolla di terra bagnata, tracciando una macchia bruna sotto ad un pino, le fece battere rapidamente il cuore. Le era parsa la figura di sua sorella che stesse ad aspettarla. [p. 122 modifica]

Ma nessuno aspettava. Il sentiero era deserto, dominato dal silenzio delle grandi altezze.

Sulla porta della baita, la ciotola piena d’acqua ed il pane giacevano allo stesso posto.

Entrarono con un senso di terrore, sentendo che tutta la loro vita era cambiata, che il passato non sarebbe tornato mai più, mai più.

Accesero il fuoco di betulle e di ginestre, ma la fiamma non era allegra; essa strideva sinistramente.

Il prete pensava a dire qualche cosa; Maria pensava lo stesso e nessuno apriva bocca. Stavano dall’una parte del fuoco e dall’altra, lasciando un posto nel mezzo.

Così calò la notte senza che se ne avvedessero. Le tenebre copersero la piccola finestra; il fuoco morì a poco a poco... [p. 123 modifica]

Maria, agghiacciata fin nel midollo delle ossa, cercò a tentoni il suo lettuccio, e brancicando nel buio urtò qualche cosa che cadde a terra e si infranse con uno stridore secco.

Il suolo della stanzetta si coperse di piccoli frammenti lucidi... Ponendovi sopra il piede, Maria si ferì.

Dal suo letto dolorando e rigando il lenzuolo con qualche gocciolina di sangue, ella gemeva.

— Signore, mio Dio, fate che io capisca.

Un uccellino si era abbattuto davanti alla capanna. Maria lo aveva raccolto e lo riscaldava nel suo grembo. Il buon [p. 124 modifica] padre intanto leggeva uno dei più commoventi fra i salmi:

“L’anima mia vien meno dietro alla tua salute; io spero nella tua parola.

Gli occhi miei vengono meno dietro alla tua parola, dicendo: Quando mi consolerai tu?„

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Il fratello del pastore battè all’uscio.

I due solitari lo accolsero con un grido. Oh! la grande, la commovente apparizione! Egli era coperto di brina, il suo cappello era rappreso per il gelo, e i chiodi delle sue scarpe lasciavano dietro tante piccole traccie bagnate.

Il prete sapeva che cosa vuol dire salire la montagna d’inverno!

— Dio ti benedica, figlio mio! Qualunque novella tu porti, ti sia reso il merito della tua carità. [p. 125 modifica]

Ristette il giovane, timoroso, sulla soglia. Alla meta del suo viaggio, gli mancavano le forze, le gambe gli si piegavano sotto e la lingua gli si appiccicava al palato. Fu Maria che lo mosse. Colla sua dolce voce e colla ingenua schiettezza gli domandò subito:

— Vedesti mia sorella?

Ancora egli non potè parlare; ma, colpito dal soavissimo accento, si avanzò, e standosene muto, la sua faccia si coperse di sì intensa mestizia e tenne sì risolutamente fissi gli sguardi al suolo, che un brivido corse nei due cuori.

— Morta? — esclamò il prete.

Il giovine tacque ancora.

Un sentimento improvviso lo paralizzava, che non era il gelo, non era la fatica, non il dolore della notizia che recava. Furtivamente sollevava la pupilla a quella purissima che gli stava [p. 126 modifica] davanti; e un sacro timore lo prendeva, quasi lo scrupolo di un sacrilegio.

— Morta? — ripetè il prete angosciosamente.

Ella se ne stava in piedi, colle mani giunte ed abbandonate lungo la persona, nell’attitudine di un supremo candore e di un’ansia estrema.

Le pupille del giovane tornarono a chinarsi. Con un movimento ruvido e casto, si tolse allo sguardo di lei e, piegandosi rapidamente verso il prete, mormorò:

— Perduta!

Altre parole pronunciò poi il giovane montanaro; induzioni, commenti, sospetti, [p. 127 modifica] e il fatto che Mària era stata veduta più volte intorno all’accampamento dei minatori, e la coincidenza precisa della sua scomparsa col ritorno di costoro ai propri paesi.

Ma di tutte queste spiegazioni Maria poco intendeva. Una parola sola l’aveva colpita, la prima: Perduta?

Colla sua straordinaria lucidità per tutto quanto riguardava il mondo dell’anima, capì che perduta voleva dire per sempre — più che morta. Ella non avrebbe potuto nè raggiungerla, nè rivederla. Perduta nel tempo, nello spazio, nella eternità... Perduta! perduta!

Indarno il buon padre, vedendola così impressionata, tentò di calmarla con parole di speranza e di perdono; egli la trovò, con sua sorpresa, quasi insensibile. Un grande velo si era squarciato, una ferita impudica le aveva rivelato [p. 128 modifica] brutalmente ciò di cui non sospettava nemmeno l’esistenza: il male. Or la sua fierezza rivoltata si rifiutava a qualsiasi consolazione.

Quando il montanaro, prima di partire, volle salutarla, ella chinò il capo ardente di vergogna. Non era dessa una cosa sola con sua sorella? Chi avrebbe ora potuto guardarla senz’onta?

— Addio! — disse finalmente, coprendosi gli occhi con ambedue le mani; e sentì, sentì distintamente che una parte di lei era già morta.

Conobbe in un punto la felicità e il dolore. Il mistero cadendo le aveva rivelato che fino allora era vissuta felice nell’ignoranza e che non potrebbe esserlo più.

Un pensiero, che sarebbe stato empio in tutt’altro cuore che il suo, le si faceva strada a poco a poco in mezzo al [p. 129 modifica] dolore. Gesù non aveva dunque salvato il mondo; la sua passione divina non era bastata; il mondo soffriva ancora, poichè ancora esisteva la colpa!

E, dalle vette serene della sua innocenza, questo mondo trascinantesi nel peccato originale, questo mostro già ucciso e che nuotava sopra il sangue di un Dio, la riempiva di un mortale ribrezzo.

Avrebbe voluto nascondersi, sottrarsi a quell’idea di colpa, e non poteva.

Sola, nella sua cameretta, era presa da subitanei rossori, come lei, come lei! La sua gemella era macchiata ed ella si sentiva coperta di macchie. Lo splendore della sua visione celeste si era oscurato, tutto era tenebre adesso. [p. 130 modifica]

Una ricostruzione lenta, ma precisa, si andava formando nel suo cervello. Rammentava ogni cosa con una chiarezza da veggente: l’infanzia selvaggia di Mària, i suoi impeti, i suoi slanci, i suoi desideri acuti e compressi, fino a quel giorno fatale in cui le montagne avevano ripercosso lo scoppio della mina — e poi il cambiamento d’umore, le profonde malinconie, i rapidi ed eccessivi scoppi di ilarità.

Tutte le cose che lei sapeva!... E quella risposta franca: — Me le disse la moglie del pastore!

Il cuore di Maria si stringeva a questo punto orribilmente. Non conosceva [p. 131 modifica] la parola menzogna, ma il fatto sorgeva così inesorabile nella sua memoria e così nudo! Impossibile interpretarlo in altro modo. Ella non poteva dire: “Mia sorella ha mentito„, chè ancora sarebbe stata una scoperta preparata dalla conoscenza del peccato e dall’abitudine di vederlo comune fra gli uomini. No. Ella non sapeva nulla, ella credeva, e improvvisamente non può credere più. Alla luce erano successe le tenebre senza insegnamento, senza preparazione, precipitata dal cielo nell’abisso.

E la striscia vergognosa della menzogna si allungava, si dilatava. Quello specchio! quei fiori rari còlti ai piedi dei ghiacciai e subito scomparsi! Quei ritorni affannati, sotto il sole, sotto la pioggia, senza dir mai di dove venisse! E i baci! i baci di cui la tempestava alla notte, serrandosela dormente sul cuore! [p. 132 modifica]

A tale ricordo, il rossore scompariva dalle sue guancie, vinto da un sentimento più potente ancora, più intimo, più oscuro, che sembrava gelarle il sangue nelle vene e schiaffeggiarla con uno di quegli insulti che, invece di arrossare il volto, lo fanno diventare pallido.

Dignità, fierezza, onore, pudore, fede ed affetto tutto sanguinava in un colpo solo. E chi l’aveva ferita, così era l’altra metà di sè stessa, la sorella, la gemella sua!

Ora, tutte le parole belle: luce, amore, cielo, non le intendeva più. Cosa volevano dire? . . .
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— Figlia mia, la notte non oscura il giorno, il peccato non annienta l’amore, Dio è sempre al di sopra di ogni cosa. Il sangue di Gesù fu versato per [p. 133 modifica] indicare la via a chi vuole salvarsi, ma lo spirito del male continua a tentare i figliuoli dell’uomo; l’inganno è teso sul mondo.

E poichè il solitario le ebbe dette queste parole, Maria, senza collera, senza violenza, spinta da una logica inesorabile, rispose con accento straziato:

— Padre, quando mi rivelasti il bene, dovevi insegnarmi che esiste il male. Anche tu mi hai ingannata.

Maria non parlava quasi più, non piangeva. Dalla soglia della sua cameretta appariva tutte le mattine soave come un’ombra, avendo di una bianca ombra tutte le sfumature e la calma misteriosa. [p. 134 modifica]

Accudiva alle leggiere faccende domestiche e sedeva poi accanto al buon padre, sì che apparentemente sembrava che nulla fosse mutato in lei; ma l’angelico e quasi costante sorriso era scomparso dalle sue labbra.

A fuggitivi rossori succedeva sulle sue guancie una pallidezza dolorosa; l’occhio si spegneva a poco a poco languidamente, a guisa di una stella quando sorge il chiarore del giorno.

Trasaliva ad ogni rumore e, si guardava attorno spaurita, quasi temesse delle nuove rivelazioni; e nello stesso tempo niente la interessava più.

La neve si addensava davanti alla piccola finestra; righe di corvi la attraversavano, e qualche uccellino smarrito veniva ancora a picchiare contro i vetri, ed ella non vi poneva mente. Tutte le scene della natura, che la [p. 135 modifica] penetravano un tempo di sì dolce entusiasmo, le sfilavano davanti lasciandola indifferente.

Il buon padre le disse:

— Tornerà la primavera, e con essa i fiori, le farfalle e la gioia della mia diletta.

Ella scosse la testa melanconicamente. Non era tutto un inganno? I fiori appassivano, morivano le farfalle, la gioia si cambiava in cordoglio. C’era un veleno nei raggi del sole, l’erba imputridiva, e le acque le più cristalline, scorrendo sulla terra, si facevano torbide e dense. Niente era puro al mondo.

Quest’intimo pensiero, fisso come un chiodo, tagliente come una lama, fondo, solitario, la attaccava nelle sorgenti stesse della vita. Ammalata di offesa al pudore, un pudico silenzio era il velo nel quale si ravvolgeva tutta; ma alla notte il [p. 136 modifica] lettuccio era inondato di lagrime, e, quando fuori da ogni oggetto che le rammentasse la vita materiale, ella si abbandonava, puro spirito, al dolore, Dio solo conosceva il suo segreto.

Un mattino Maria non apparve.

Il buon padre la trovò sveglia nel letto, e si avvide che faceva uno sforzo per sorridergli, per tranquillarlo.

— Sono stanca, ho freddo, niente altro.

Non aveva infatti nè febbre, nè malore apparente. Aggradì una tazza di latte, e volle che il padre le facesse come al solito la lettura dei libri santi, che ascoltò compunta e grave. [p. 137 modifica]

Avendo trovato fra le pagine un fiore essiccato, egli lo prese delicatamente, e porgendolo alla fanciulla con un sorriso disse:

— Vedi come è misericordiosa la natura e provvida. A mezzo il verno, cinti di neve, noi possiamo ancora contemplare un fiore. Esso è palliduccio, e come il ritratto di una persona cara; ce ne offre l’immagine e ci dice: la rivedrai.

Maria non rispose. Prese il fiorellino distrattamente, ma, agitandolo sulle coltri, non si accorgeva di sciuparlo. A un tratto, aperta la mano, mormorò, lasciando cadere i frantumi:

— È polvere!

La profondità de’ suoi occhi in quel momento colpì l’asceta. Una striscia color di viola li cingeva intorno, prolungando l’ombra delle ciglia, e dietro la [p. 138 modifica] pupilla, quasi nel mistero di un tabernacolo velato, vacillava una fiamma moribonda.

— Anima cara, questo che or cade in polvere dalle tue mani non è che la promessa di ciò che verrà. Lo sai pure che ad ogni anno spuntano i fiori novelli, perchè Dio vuole che abbiamo sempre la nostra porzione di gioia.

Ancora non rispose direttamente. Seguì cogli occhi — con quei dolci occhi cinti di viola — la piccola traccia bruna che il fiore polverizzato aveva deposto sulle coltri, e come parlando a sè stessa disse:

— È una macchia!

Acuta, penetrante, scendeva nei visceri di lui la desolazione: i suoi lombi si agghiacciavano e, atterrito, il cuore sospendeva nel suo petto i battiti.

— Anima santa — gemette, [p. 139 modifica] prostrandosi a terra, sfiorando colle labbra la bianca rimboccatura del lenzuolo — rialzati e spera. I fiori novelli che tu coglierai saranno la prova che il Signore perdona. È perciò solo che si rinnova la terra.

Un lieve riaccendersi della face, un leggiero passaggio di rose sulla fronte, un tremito nelle membra soavi e nelle mani tese, imploranti verso il buon padre; uno scontro ineffabile delle due anime, dei due pensieri, e poi:

— Io non rivedrò i fiori novelli!
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Come muiono le rose? Esse non hanno piaghe, non soffrono di male apparente; illanguidiscono, chinano il capo, cadono... Così moriva Maria.

— Padre...

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Era il tramonto, le ombre invadevano la cameretta, ed ella non aveva voluto che si accendesse il lume. Davanti alla piccola finestra la neve scendeva lenta.

— Padre, recitami le litania della Vergine.

Egli incominciò.

Nella luce crespulare, con quell’uomo inginocchiato per terra, con quella fanciulla che moriva, la bellissima fra le [p. 141 modifica] preghiere acquistava un fascino soprannaturale.

Ad ogni versetto Maria rispondeva col semplice movimento delle labbra, calma ed assorta in una visione interna. Come al prete mancava la voce per lo strazio, ella gli pose la mano sulla spalla, quasi a confortarlo, ed egli continuò. Giunto alle parole Virgo fidelis, un singhiozzo gli spezzò la voce...

Oh! era ben lei la vergine fedele, la vergine martire del proprio ideale, l’ermellino che non sopravvive alla macchia! Virgo fidelis ripetè due o tre volte nell’esaltamento del proprio dolore; nè altro aggiunse, ed ella non lo richiese.

L’ombra diventava sempre più nera. Egli fece un movimento per accendere il lume, ma la mano posata sulla sua spalla lo trattenne, e, mentre cercava di distinguere al buio il dolce viso, Maria disse: [p. 142 modifica]

— Quanta luce!

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Egli comprese. Nessuna preghiera usciva più dalle sue labbra, ma il suo cuore medesimo si scioglieva, si innalzava come un vapore di lagrime, come un incenso di dolore, accompagnando l’agonia luminosa.

E successe allora il più grandioso miracolo dell’armonia delle anime. Egli penetrò nel pensiero della sua diletta così intimamente da sentirsi uno spirito solo, da partecipare alla stessa visione ultrasensibile. Scese su di lui la stessa calma, lo stesso distacco assoluto dalle cose, lo stesso assorbimento nell’al di là.

Una frescura riposante sembrava circondarli; raggi tenui e splendenti uscivano dalle tenebre, per cui potevano fissarsi in volto, e pareva ad entrambi che si stesse preparando una grande [p. 143 modifica] dolcezza, il conseguimento di un bene lungamente desiderato. Erano ali d’angelo il fruscio invisibile che deliziava le loro orecchie, che passava sulle loro fronti, quasi per cacciarne fin l’ultimo ricordo della terra? . . .

I corpi non pesavano più; immaterializzati, sembravano volare nel nimbo della luce, che cresceva, cresceva fino a riempire tutta la cameretta di raggi.
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Improvvisamente Maria fece l’atto di alzarsi . . . tese le braccia . . . Il volto le sfavillava.

— Maria! Maria!

Udì, lo guardò, mormorò:

— Vedo Dio. [p. 144 modifica]

Tre giorni giacque il bel cadavere, sparse le chiome intorno all’origliere, le mani congiunte sul seno.

Per tre giorni egli non mangiò e non dormì, assorto nella continuità della visione. Ghirlande di gigli e di viole circondavano il letto, profumavano l’aria. Egli scorgeva schiere di serafini che si davano il cambio nel soave incarico di vegliare la diletta; ed ella diventava sempre più risplendente; le palpebre chiuse si aprivano a sguardi rapidi e profondi come di chi è immerso nell’estasi; le errava sulle labbra un divino sorriso.

La dolcezza del delirio era tale che [p. 145 modifica] l’asceta non si muoveva nemmeno, paralizzato nella intensità della sensazione mistica.


· · · · · · · · · · · · · · ·

— Chi siete? che volete da me?

Aveva tentato di rizzarsi in piedi, ma per l’estrema debolezza vacillava, e sarebbe caduto se il forte braccio del montanaro non lo avesse prontamente sorretto.

Era il fratello del pastore, colui, che venuto un giorno a dare la triste novella, ritornava, col cuore diviso fra la pietà e la speranza.

— Padre, permettete che anch’io vi chiami così, poichè la volontà di Dio mi manda in un simil giorno; ben altro era lo scopo della mia venuta!

L’accento, il gesto, erano quelli di un [p. 146 modifica] dolore vivamente sentito. Pure egli era il giovane, egli era il forte, a lui toccava di agire.

Confortò l’asceta, facendogli trangugiare qualche goccia di un liquore che aveva con sè, e poi, uscito fuori, tornò con un carico di semprevivi, di rami di pino e di abete. In silenzio si pose a intrecciarli, ne compose una barella, ne adunò alla testa i rami più frondosi, le più morbide foglie, e, quando ebbe finito, disse semplicemente: — Andiamo?

L’asceta si mosse come nel seguito di una visione.

Presero delicatamente il corpo della fanciulla e lo posero sulle frondi verdi. La piccola porta della baita fu spalancata in pieno; i due uomini uscirono col sacro fardello.

L’uno seguendo l’altro, presero il sentiero della montagna e si fermarono al [p. 147 modifica] picco solitario, dove la croce piantata per Mària sembrava aspettare Maria.

Nevicava sempre. Un velo bianco ravvolgeva la terra, un velo bianco scendeva dal cielo.

— Padre, pregate, intanto che io preparo la fossa.

E la neve calava sul prete inginocchiato, sul montanaro che zappava, sulla vergine immota . . .

Calava soffice, vaporosa, più morbida delle più morbide stoffe, più candida del più candido giglio.

La barella se ne ricoperse; scomparivano sott’essa le esili forme . . . la testa, il busto . . . Restavano i piccoli piedi ritti, ma a poco a poco scomparvero anch’essi.

— Padre, io credo che una santa è nata oggi al mondo.

La barella discese nella fossa fresca, [p. 148 modifica]

tutta ravvolta nella neve, e, mentre i due uomini se ne stavano davanti a testa scoperta, la neve calava, calava, calava.
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