Torino e suoi dintorni/Capitolo ottavo/I

Capitolo ottavo - I

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Capitolo ottavo Capitolo ottavo - II
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I. — ISTITUZIONI SCIENTIFICHE.

biblioteche.

Biblioteca del Re (Piazza Castello, 6, galleria a pian terreno).— Ebbe per fondo l’avanzo della libreria formata dai nostri Re, dopo cho Vittorio Amedeo II donò all’università degli studi tutti i libri e manoscritti acquistati da’ suoi antenati.

Questa libreria, all’epoca nella quale Carlo Emanuele IV dovette nel 1798 abbandonare i suoi Stati di terraferma, fu quasi intieramente derubata, non rimanendone più che 1400 volumi in circa; a questi si aggiunsero 4000 volumi raunati dalla principessa di Carignano, Maria Giuseppina di Lorena Armagnac, avola di Carlo Alberto, il quale, prima di venire al trono, aveva già accresciuti di altri 6000 volumi incirca. Tutti questi, formanti un assieme di 11,500 volumi, durante il suo regno portò a 40,000 incirca, compresi 2,000 manoscritti. Essi si dividono specialmente in opere spettanti alla Storia d’Italia, soprattutto a quella dello Stato Sardo, nella qual parte vi è la più ricca collezione; inoltre viaggi, libri d’arte, opere militari, che pare sono copiosissime, e di diritto pubblico.

Tra gli stampati evvene vari in pergamena, e tra essi l’esemplare unico del Petrarca, edito dal Marsand di Padova, con miniature e vedute del Migliara.

Tra i manoscritti, citiamo: 1. una preziosa serie di storie dello Stato; 2. una quantità di opere militari, tra le quali l’istoria dell’Artiglieria in Europa, del colonnello Sassone Rouvroy in 53 volumi atlantici ed i materiali dal gran Federico di Prussia mandati all’Algarotti, affinchè scrivesse la storia della guerra de’ sette anni, con varie lettere dello stesso principe; 5. molti codici arabi, persiani e turchi, tra i quali tutte le opere del celebre storico arabo Ibn-Kaldoun, che comprendono anche la storia dell’ultima crociata; 4. un numero di codici di tutti i tempi, de’ quali molti miniati, ma tra tutti, il più importante è una storia del nuovo Testamento in italiano su pergamena, del [p. 165 modifica]formato di un piccolo in-foglio, con 320 miniature. Esso ha in testa l’impresa ed il nome di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, che fece eseguire questo magnifico lavoro, e col nome dell’autore delle principali miniature, sotto la cui direzione appare essere tutte le altre state condotte, cioè Cristoforo De Predis di Modena, colla data del 5 aprile 1475, miniatore lombardo del bel secolo, ignoto a tutti gli scrittori d’arte; 5. una serie piccola, ma curiosa d’autografi di vari principi di Savoia, di Napoleone, di tutti i principali suoi generali, e di vari celebri letterati.

Nella biblioteca si conservano pure da 2,000 disegni antichi di artisti di tutte le scuole, tra i quali sono un 20 disegni di Raffaello, molti di Leonardo, di Michelangelo, ed una grandissima magnifica miniatura rappresentante la Circoncisione, del Mantegna.

Biblioteca della Regia Università. — Cesare Cesariano ne’ suoi commenti a Vitruvio, stampati l’anno 1521, dice: doversi le provincie dotare di biblioteche grandissime, quali a’ suoi tempi erano quelle di Pavia, Torino, Bologna, Ferrara, Padova, Pisa, Perugia, Roma e Napoli, dove si legeno la pubblica lectione de varie et universale scientie1.

Da queste parole si deduce, che fin da que’ tempi esisteva in Torino una biblioteca, la quale pareggiava d’importanza le più illustri d’Italia, ed era, come le altre, destinata singolarmente ad uso dei professori e degli studenti che frequentavano le università instituite nelle città sopraddette. Gli storici però non si sono occupati di indagarne più particolarmente le origini.

Quelle dell’attuale biblioteca si fanno risalire a novantatrè volumi, la maggior parte di Storia e di Arte militare, raccolti da Emanuele Filiberto il Grande, già sin dal 1560. Cresciuti questi sotto la direzione di Ludovico Nasi, che ne era il custode, venne in mente a quel generoso principe di inalzare nella capitale de’ suoi Stati un grande stabilimento, che raccogliesse nel medesimo luogo una biblioteca, una galleria di antichità e di monumenti delle arti belle, ed un museo di cose naturali. Così ebbe principio il celebre edifizio, magnificato allora col titolo di Teatro, perciò appunto che lo si considerava come un Teatro universale di tutte le scienze. Il Coppino, che ne descrive la biblioteca, asseriva non essere al mondo nessuna che meriti venire al [p. 166 modifica]paragone con questa, e gli stranieri giunti a Torino dalle vicine, o remote contrade, tenere in conto di singolar favore la facoltà di visitarla. Fu eziandio altamente lodata da Faustino Tasso, dal Pingone e dal Tonso2.

Carlo Emanuele I, figlio maggiore di così gran padre, accrebbe la biblioteca, imponendo a ciascun dottore dei vari collegi dell’università una contribuzione di libri, e traslocandola nella galleria, adorna di pitture e sculture, disegnate in gran parte di propria mano da esso Carlo Emanuele3.

Il duca Carlo Emanuele II fece atterrare la galleria per dal luogo (come vedemmo) a nuovo e più magnifico palazzo. In quella occasione i libri e i codici della biblioteca furono collocati in alcune sale non molto discoste dal palazzo stesso. Salvati a fatica, e non senza danno, da violento incendio, vennero ammonticchiati in un’altra vasta sala, fino a che fosse condotto a termine il nuovo luogo ad essi destinato. Ciò accadeva appunto in quella stagione che i PP. Monfaucon e Mabillon viaggiavano Italia, dimodochè non poterono quei dottissimi rovistatori di biblioteche far onorata menzione della Torinese.

Regnante Vittorio Amedeo II, fu condotto a fine l’odierno palazzo dell’università, ed ivi trovarono finalmente stabile sede i libri ed i codici della biblioteca, la quale in questa epoca eziandio incominciò ad essere aperta al pubblico, massime ai professori e agli studenti della nostra università.

In così lunga e diversa vicenda di tempi e di cose, ella si accrebbe di tanto, che già fin dal 1825 reputavasi doviziosa di 110 mila volumi stampati e 3 mila manoscritti. Al presente i primi si potrebbero comodamente stimare dai 130 ai 140 mila.

Tutta questa ricchezza letteraria e scientifica è distribuita in quattro vaste sale e alcune camere, e distinta per materie, le meglio fornite delle quali sono la Teologia, la Giurisprudenza civile e criminale, la Medicina e la Storia naturale. La raccolta delle Flore si può dire, nel suo genere, compiuta. È osservabile altresì la classe dei libri di belle arti, e non picciola la raccolta di stampe di autori antichi e moderni, di accademie e di disegni, fra quali alcuni d’insigni maestri.

Ha inoltre buon numero di edizioni del secolo della stampa, di rare, [p. 167 modifica]rarissime, membranacee, e in ciascuna di queste classi molte pregevolissime, come, a mo’ di esempio, un esemplare in pergamena della celebre Poliglotta di Ario Montano, edita in Anversa, e di cui Filippo II di Spagna presentava il duca Emanuel Filiberto, suo cognato.

Fra i codici si distinguono cento membranacei, registrati nel catalogo di quelli che il monastero di Bobbio conservava tuttavia nel secolo XV, pubblicato dal professore Peyron4. Tra essi è il codice di Sedulio, creduto del secolo VI, e collazionato con frutto per l’edizione del P. Arevalo. Dagli altri il Pfaff trasse il Compendio delle Istituzioni divine di Lattanzio, Muratori il Chronicon Ripaltae, e ultimamente uscirono da palinsesti molti frammenti delle orazioni perdute di Cicerone e del codice Teodosiano. Accenneremo per ultimo il celebre codice De imitatione Christi, detto di Arona, rimettendo il lettore per più minuti ragguagli all’accuratissimo articolo dell’abate Gazzera5.

Questa ricca suppellettile di codici e libri rari è dovuta in gran parte all’insigne dono fatto, non da molti anni, dal celebre abate Valperga di Caluso, di più che 600 preziosissimi volumi, e delle più pregiate e rare edizioni di opere in lingua araba, persiana, ebraica, indostanica, caldaica, ecc; oltre parecchi codici singolari e libri pregiatissimi; di tutte le quali cose il sullodato professore Peyron pubblicava il catalogo6.

I bibliotecari Pasini, Rivautella e Berta pubblicarono sin dal 1749 quello dei manoscritti, in due volumi in foglio. De’ libri stampati vi era un catalogo generale alfabetico, reso già da gran tempo inutile da uno metodico, col quale oggi si fa la distribuzione, ma che desidera pur esso importanti riforme.

Tra i bibliotecari che la ressero, meritano onorevole menzione Pier Gioffredo, gli abati Machet, Pasini, e il barone G. Vernazza.

In forza di recenti riforme, oltre il bibliotecario con titolo di prefetto, è servita da un capo distributore, tre assistenti, e otto distributori; sta aperta tutti i giorni, salve le feste principali e di precetto, la prima metà dell’anno dalle 9 ant. alle 5 pom., l’altra metà dalle 8 alle 4 1|2. Altri miglioramenti circa le stanze e gli arredi sono per via.

Biblioteca della R. Accademia delle scienze.— Quest’Accademia possiede una scelta e copiosa biblioteca, ricca degli atti delle principali società scientifiche dei due emisferi: rarissimo ornamento di essa è la raccolta di opere stampate o manuscritte, [p. 168 modifica]fatta dal conte Carlo Vidua nei suoi viaggi transatlantici, e donata dal padre di questo instancabile viaggiatore. Questa biblioteca contiene 135 volumi di cose messicane, 778 di anglo-americane, 70 delle isole Filippine, 100 cinesi, 48 indiane, 32 arabe, siriache, ecc. Il marchese Tancredi Falletti di Barolo legò all’Accademia tutti i suoi libri greci e latini, ed il conte Caissotti di Chiusano parte della sua ricca biblioteca.

— Tra le librerie private distinguonsi quelle del marchese Alfieri di Sostegno per copiosa raccolta di Aldi e di Elzeviri, e del conte Cesare Saluzzo per la parte storico-militare.

musei.


Museo egizio e d’antichità (Palazzo dell’Accademia delle scienze).— La regale metropoli subalpina va lieta di un Museo egizio che può considerarsi sicuramente come il primo del mondo per copia di preziosi monumenti, e specialmente per la collezione di papiri e delle grandi statue.

Il Museo torinese è forse superiore a quello stesso di Londra, e non la cede a quello di Berlino, se non nella raccolta degli oggetti divelti dalle tombe che circondano le piramidi. I colti viaggiatori, che grazie alle agevolate comunicazioni qui si soffermano in gran numero, vengono tutti a pagare il loro tributo di ammirazione alla nostra collezione egizia, e molti studiosi ne fanno scopo di dotte e peregrine ricerche.

L’origine di questo Museo devesi alla munificenza del re Carlo Felice, il quale nel 1823, dietro consiglio delle persone che dirigevano allora l’università torinese, fece aquisto di molti monumenti egizii dal cav. Drovetti piemontese, in allora console di Francia presso il vicerè d’Egitto.

Il Museo d’antichità, che trovasi unito al Museo egizio, esiste da oltre mezzo secolo. Il dott. Vitaluno Donati di Padova ed il conte Carbiari di Cefalonia, entrambi professori di medicina, erano destinati dal re

Carlo Emanuele III ad intraprendere un viaggio in Oriente, per ricercarvi oggetti di storia naturale e di antichità, per formare un museo a Torino. Il Donati visitò l’Egitto, il Cairo, le Piramidi, Suez, il monte Sinai, la Palestina, Gerusalemme, Bagdad ecc.; e pieno di zelo qual era per le scienze, ei fece una preziosa raccolta di antichità egizie, greche, turche e romane, con cui si cominciò a stabilire questo Museo, il quale poscia s’accrebbe d’assai. Parecchi de’ più preziosi oggetti erano stati trasportati a Parigi durante il governo francese e collocati nella galleria del Louvre; ma dopo la pace furono restituiti. [p. inc modifica]

(Una sala del Museo Egizio)


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Sale inferiori.

Nella sale inferiori sono notabili:

1. Il genio dormente sopra la pelle di leone, e la testa di Giunone scavata di dietro, con la bocca semiaperta, trovata in Alba. Questi son capi d’opera della scoltura.

2. Egregio lavoro è pure una delle due teste di Antinoo.

3. Le statue di Augusto e di Germanico, le teste di Giulio Cesare, di Vitellio, di Vespasiano, Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marc’Aurelio, Lucio Vero, Caracalla e Claudio Gotico, come pure quelle di Sabina moglie di Adriano e delle due Faustine, l’una moglie e l’altra figliuola di Antonino Pio.

— Nel passaggio dalla galleria alle sale Egizie trovansi due bassi rilievi ninivitici: sull’uno è rappresentato un re; sull’altro un eunuco.


Nelle sale egizie si distinguono tra le altre per la loro storica importanza le statue dei re Totmosi I e III, di Amenofi II e di Oro, tutti della dinastia XVIII, le due di Ramesse II (il Sesostri degli autori greci), il gruppo di tre persone sedute, in cui questo re gode gli onori divini in mezzo ad Ammone e Mut, ed il colosso di Seti II. Merita anche osservazione una base di colosso sulla quale rimase parte dei due piedi egregiamente lavorati in granito rosso compatto, perchè da questo colosso era rappresentato il re Ameneftes successore di Ramesse II, e con grandissima probabilità il persecutore de’ giudei. Oltre a ciò merita osservazione particolare il gran sarcofago di basalto, sia per la perfezione del lavoro, sia perchè la sua posizione che doveva essere necessariamente verticale dà luogo a giudicarlo di antichità più rimota di tutti gli altri. Anche il capitello a calice di loto, i due leoni in marmo l’uno di lavoro puramente egizio, l’altro di lavoro egizio greco, il piede votivo in marmo bianco, sopra di cui Iside fu rappresentato dall’artista greco sotto la forma di un serpente con testa umana e coi simboli suoi propri, Osiride sotto la figura di Serapide, ed Oro sotto quella d’un giovanetto col dito alla bocca e il cornucopia nell’altra mano.

I mosaici, sopra il più grande de’ quali è rappresentato Orfeo colla lira, e negli altri un leone ed altri animali che gli stavano attorno, sono

un lavoro romano insigne nel suo genere, e collocati ivi per mancanza di spazio altrove. [p. 170 modifica]

Sale superiori.

Antichità greche e romane. — Minerva in bronzo con egida ed elmo a tripla cresta, lavoro inimitabile, e mirabilmente conservato: trovata nel letto della Stafora.

Fauno di bronzo, trovato a Industria.

Tripode, trovato nello stesso luogo.

Iscrizione sul bronzo, fatta dal collegio dei pastofori d’Industria in onore d’un L. Pompeo loro protettore.

Diploma in bronzo, col quale l’imperatore Adriano dà il dritto di cittadinanza a varii soldati.

Alcune antichità fenicie, trovate in Sardegna.

Antichità di Cipro, mandate dal sig. Cerruti nostro console in quell’Isola.

Vasi italo-greci. — Vaso su cui sta dipinta Minerva che guida una quadriga, colorito a varie tinte.

Altro con riti nuziali, dove le figure sono disegnate con isveltezza mirabile.

Altri cinque sommamente pregevoli per la grandezza e l’eleganza della forma.

Anfore vinarie trovate negli scavi per le costruzioni a Porta Palazzo.

— Fra le medaglie è ricca la collezione delle imperatorie dei tre primi secoli, e quella dei re di Siria.


Collezione egizia. — Libro funerario, geroglifico lineare, lungo metri 18 40, il più ricco in testo che si conosca.

Varii altri funerarii ieratici, in cui il testo è stato scritto quasi intieramente.

Molti papiri funerari, su cui furono solamente scritti alcuni capitoli dello stesso libro.

Papiro in frammenti, su cui stanno scritti molti nomi di re concordanti nella successione con quelli dello liste di Manetone.

Alcuni papiri demotici, contenenti contralti fatti al tempo dei Tolomei.

Papiri scritti in greco alessandrino.

Casse di mummie. — Cassa d’uno scriba del tempio d’Ammone a Tebe, sui coperchi della quale, nella parte interna, stanno scritti in ieratico alcuni capitoli del libro funerario.

Cassa più grande, nella quale la precedente era rinchiusa.

Tre casse appartenenti allo stesso individuo, che erano rinchiuse [p. 171 modifica]l’una dentro l’altra. La mummia di questo è ornata con una rete di margaritini; sul petto porta lo scarabeo alato, simbolo del formatore del mondo, ed i quattro genii della regione dei morti.


Varie stelle con nomi di re.

Varii scarabei pettorali in pietre ollari ed alcuni in lapislazzuli.

Ricca serie di idoli in bronzo.

Ricca serie di amuletti in pietra e porcellana verniciata.

Ricca serie di scarabei con nomi reali, nomi di divinità, nomi di persone private, o semplici simboli.

Colleziono di pietre dure incise in amuleti e scarabei.

Smalti fra i quali alcuni mirabili per artificio.

Vasi di bronzo fra i quali uno tutto ornato da uno stupendo basso rilievo d’epoca faraonica, altri dorati nell’interno.

Collezione di vasetti di alabastro, di vetro e terra cotta inservienti per la maggior parte a tenervi gli unguenti per la pittura delle sopraciglia.

Ornamenti donneschi in oro: anelli, orecchini, collane con oggetti d’oro, e grana di corniola o diaspro.

Indorature stupende sopra legno o tela.

Pesi e misure.

Strumenti musicali.

Serie di pezzi di papiro dai quali si conosce la fabbricazione dei fogli.


Il prof. Pier-Camillo Orcurti ha testè pubblicato un catalogo illustrato dei monumenti esistenti nel Museo egizio di Torino, ch’era finora un desiderio di quanti nazionali e forestieri visitavano le sale del nostro Museo.

Museo di storia naturale (Palazzo dell’Accademia delle Scienze, piano 1). — Questo Museo, il più ricco d’Italia, è formato da due grandi sale destinate alla collezione mineralogica e quattro per la collezione zoologica, oltre alcune stanze minori.

Collezione mineralogica. — La raccolta mineralogica dell’università torinese è in oggi messa tra le prime d’Italia, e compete anche con molte delle straniere. La sua ricchezza aumentata straordinariamente da quindici anni a questa parte rese insufficiente lo spazio destinato alle svariate collezioni; d’altra parte non potendosi aggiungere altre sale a quelle originariamente ad essa assegnate, il Direttore diede opera ad una nuova ed elegante disposizione di scaffali per surrogare gli [p. 172 modifica]antichi di cattiva costruzione e non abbastanza assicurati, ordinata a guisa d’anfiteatro, che viene grandemente approvata da tutti gli intelligenti, siccome quello che lascia alla portata della vista degli studiosi tutti gli oggetti. La loro distribuzione è fatta secondo un metodo chimico, che si approssima alquanto a quello di Dufrenoy. Le modificazioni fattevi consistono essenzialmente sulla nomenclatura, che è quella del Beudant, e nella distribuzione e formazione delle famiglie e degli ordini. Tutto ciò si comprende facilmente dagli studiosi, essendosi messo a capo di ciascuna fila di minerali una scheda su opportuno fusto, indicante la famiglia; altre schede su sostegni differenti dai primi, disperse nelle file indicano il genere e la composizione delle sostanze, mediante la formola chimica; infine ogni mostra è posta su adatto piedestallino a cui è issata una scheda portante il nome specifico, quello della varietà, quello delle sostanze eterogenee ad essa unite, ed infine la località. Ora tutte queste indicazioni dispensano lo studioso dall’avere sott’occhio il catalogo.

Non è nostro divisamento di dare cenni particolareggiati su questa ricchissima raccolta; tuttavia crediamo di dovere chiamare l’attenzione sulle sostanze cristallizzate ch’entrano a comporla; segnaliamo principalmente la raccolta dei cristalli di calce e di molte sostanze aventi per base questa della terra alcalina, quella del ferro ossidato e carbonato, quella di vari minerali di rame, di piombo; le belle pipite di oro; i cristalli di quarzo, d’idrocrasio, di granato, ecc. ecc. ecc. Merita particolare attenzione la raccolta delle roccie della Sardegna, fatta dal generale Alberto della Marmora, e quella delle Alpi piemontesi distribuita, per maggiore comodità degli studiosi, per valli, stata fatta dal direttore professore Angelo Sismonda.

Non si è portata minore cura nel formare la raccolta paleontologica: per facilitare lo studio di questo importante ramo delle scienze naturali, si è ordinata secondo un metodo zoologico. Vi figurano in conseguenza uniti i fossili del Piemonte e quelli di altri paesi. Sì degli uni che degli altri essa è ricchissima, ma principalmente abbondano quelli del Piemonte. Tra i mammiferi fossili vogliono essere in guisa particolare ricordati lo scheletro quasi compiuto del mastodonte angustidente, rinvenutosi presso Torino in Piemonte, e quello del megaterio, dono del commendatore barone Picollet de Hermillon, già ministro di S. M. al Brasile.

Collezione zoologica. — La raccolta zoologica comprende tutti i rami del regno animale; ma è particolarmente doviziosa di mammiferi, uccelli [p. 173 modifica] ed insetti. La collezione di questi ultimi è rivale delle raccolte di Parigi e di Berlino, dopo lo splendido dono del marchese di Breme di tutta la sua celebre collezione. Essa contiene oltre 25 mila specie di oltre 100 mila esemplari. La collezione degli uccelli contiene circa tre mila specie di oltre 5 mila esemplari. Questo museo è distinto anche per la bellezza delle preparazioni tassidermiche, fra le quali si ammirano particolarmente quelle escite dalle mani del signor Comba, quali sarebbero un magnifico guerega, un mandrillo, un leone, una tigre, un cuguar, un jaguar, un’alce, ecc. Nessun altro museo può vantare preparazioni di uguale bellezza.

Da qualche anno è incominciata una collezione di scheletri, fra i quali ve n’ha uno di balenottera, della lunghezza di 18 metri, non che di altri preparati d’anatomia comparata.

Molti doni privati particolarmente de’ consoli di S. M. residenti all’estero, e dei principi della Casa regnante, contribuirono all’attuale e sempre crescente lustro di questo stabilimento.
— Il museo è aperto al pubblico da Pasqua a novembre nei giorni di lunedi e giovedì dalle 11 ad 1 ora. In tutti gli altri giorni non festivi e mesi dell’anno si può visitare dalle ore 9 alle 4.

Museo numismatico (Palazzo dell’Accademia delle Scienze). — L’Accademia reale delle scienze di Torino possiede un ricchissimo medagliere, generoso dono fatto ad essa nel 1835 dal socio cavaliere Filippo Lavy, il quale, con molti anni di studiosa fatica e con gran dispendio, lo aveva raccolto. Questo medagliere venne dal medesimo donatore illustrato in due volumi, da lui dati alla luce coi tipi della Stamperia reale, col titolo Museo numismatico appartenente alla reale Accademia delle scienze, a cui tengono dietro le tavole di incisioni rappresentanti i monogrammi, le leggende e le medaglie. Noi riporteremo il seguente brano della prefazione che leggesi in fronte a quell’opera, e che porge una breve contezza di questa preziosissima raccolta:

«Il museo numismatico Lavy si compone di medaglie e monete antiche e moderne, le quali sono divise in tre classi: la prima comprende le greche; la seconda le latine, e la terza le moderne. Essendovi principalmente, nelle medaglie greche, molte inedite, desideroso il direttore del suddetto museo (Lavy), che tanto tesoro non rimanesse più lungamente ignoto, e fosse fatto di pubblica ragione, onde recare qualche incremento alla scienza ed utilità alle belle arti, diede opera alla compilazione del presente catalogo. Il suddetto direttore [p. 174 modifica]dovette necessariamente, per giungere a formare questa collezione, procurarsi la corrispondenza dei più distinti numismatici di Europa, per procacciarsi le medaglie che in questo paese non si rinvengono. Inoltre transfuse nel suo medagliere quasi tutte le raccolte di qualche fama sparse nel Piemonte, ed in ispecie quelle dell’abate Pullini, dell’abate Incisa, del teologo Cagna, del conte Filippi, console generale sardo a Costantinopoli, del cavaliere Drovetti già console francese in Egitto, del cavaliere Truqui, console generale a Tunisi, non che tante altre di minor rinomanza: alquante medaglie sicule gli furono gentilmente inviate dal cavaliere Cordero di S. Quintino nei suoi viaggi a Napoli: tutte le medaglie greto-egizie e parecchie altre della celebre collezione del signor Allier de Hauteroche le acquistava dal cavaliere Millingen, celebre antiquario, e moltissime delle più rare dal signor Rollin, primo negoziante di medaglie a Parigi. Con l’aiuto di questi e d’altri illustri personaggi, che graziosamente gliene fecero dono, pervenne a mettere insieme questa raccolta numismatica.»

Medagliere (Presso l’Armeria).— Il medagliere, raccolto dal Re Carlo Alberto dal 1831, contiene la serie più compiuta delle monete e medaglie coniate sia dai reali di Savoia, che nelle città provincie formanti l’attuale Stato Sardo, in più di 2000 pezzi. Inoltre ha una delle più belle raccolte delle monete e medaglie di principi e città italiane in numero di 6,000 pezzi incirca di tutti i metalli. In questa è compreso un centinaio di monete de’ Crociati.

La serie delle monete greche, nella quale havvene un numero d’inedite, è di 10,000: quella delle consolari di 1,200, oltre 300 assi tra i quali un bellissimo decusse, ed 800 imperiali.

Inoltre evvi negli stessi scaffali un migliaio di sigilli in bronzo italiani de’ bassi tempi.

Nello stesso gabinetto sonovi altri scaffali contenenti vari oggetti d’arte curiosi, e fra essi 60 idoli in bronzo sardo-fenicii, e qualcheduno con caratteri punici, più 50 pezzi in bronzo del più bello stile dell’epoca di Augusto, scoperti 40 anni sono nel sito dell’antica città d’Industria sul Po a 5 leghe incirca da Torino.

archivii.

Archivii generali del Regno (Piazza Castello, palazzo delle Segreterie). — Percorrendo tutta la galleria delle segreterie di Stato, al suo termine si ha l’adito agli archivi generali del Regno, [p. 175 modifica]creati con decreto 31 dicembre 1850, in luogo dei regii archivi di Corte come dapprima appellavansi.

Un sotterraneo accoglieva anticamente, nel castello di Ciamberì ed in quello del Bourget, i tesori di metallo e di carte che contenevano le ragioni del principe e il fondamento delle sue corrispondenze coi principi forestieri, coi vassalli e coi sudditi. Ai tempi di Carlo Emanuele I, gli archivi si conservavano in una delle torri del Castello.

L’attuale fabbrica venne inalzata nel 1731 da Carlo Emanuele III, sui disegni del Juvara. Essa occupa un’ala del fabbricato destinato ad uso dell’accademia militare; contiene, in 16 vastissime statue, i titoli e documenti più preziosi concernenti gli interessi dello Stato e della Corona, veri tesori di storia patria. Le carte stanno chiuse in bellissimi armadi, diligentemente ordinate e registrate in cataloghi ottimamente compilati.

La regia Deputazione di storia patria ha la facoltà di scegliere e pubblicare quelli fra i documenti che crede poter meglio convenire.

Coll’aulorizzazione del ministero si concede la visione ed anche la copia dei documenti che possono interessare le ragioni dei privati o gli studiosi delle cose patrie.

Ai regii archivi è unita una biblioteca che non è pubblica, ma serve ad uso delle regie segreterie. Essa racchiude molti manoscritti, vari de’ quali membranacei, e fra questi tre missali miniati con eccellenza di disegno e singolare vivacità di colorito, appartenente all’aurea età di Raffaello. Sono pure in questa biblioteca varie preziose edizioni del quattrocento e del cinquecento.

Di tulle le pubblicazioni a stampa ch’escono in luce nei R. Stati, l’editore è tenuto a presentare una copia a questa biblioteca dei regi archivi.

Dipendono dalla direzione degli archivi generali in Torino, gli archivi dello Stato di Cagliari per la Sardegna, di Ciamberì per la Savoia e di Genova pel ducato di Genova.

Archivi Camerali (Presso la R. Camera dei conti). — L’archivio della R. Camera de’ conti è uno dei più importanti dello Stato sia per la quantità de’ documenti che contiene, sia per l’importanza dei medesimi.

Lo stabilimento degli archivi camerali è antico quanto la Camera stessa; e ne’ conti camerali ed in vari documenti del secolo XIV si fa memoria dell’archivio del castello del Bourget e poi del castello di Ciamberì ove avea stanza la Camera de’ conti. Il primo provvedimento che [p. 176 modifica]parli di detti archivi è contenuto nel decreto di Amedeo VI del 17 giugno 1430, ove si legge che due fra i ricevitori de’ conti dovessero nominarsi clavigeros et custodes crotae et archiviorum in quibus literae et instrumenta et informationes nostrae reponnuntur, alterum vero archiviorum et armariorum in quibus originalia computorum servantur est.

Infiniti sono i documenti che si contengono in questi archivi; i primi che vi si deponessero sono i conti de’ tesorieri generali, dei tesorieri di guerra, dei cancellieri delle giudicature, e soprattutto delle cappellanie. Voglionsi anche annoverare quelli relativi ai feudi, retrofeudi, concessioni di nobiltà, e moltissimi altri di grande importanza per la storia della monarchia di Savoia: esistono pure non pochi documenti scritti in lingue estere. Ivi trovasi inoltre un archivio segreto nel quale si conservano i così detti campioni e punzoni pel marchio dei lavori d’oro e d’argento, non che per le varie monete, le matrici, moduli, filigrane dei bolli per la carta bollata, ecc.


Oltre ai suddetti archivi generali e camerali, v’hanno altresì in Torino gli Archivi delle finanze nel palazzo dei Musei, l’Archivio di guerra nel palazzo delle Segreterie, pian terreno, e l’Archivio dell’Economato regio apostolico, presso l’Economato stesso, per le cose ecclesiastiche.

accademie.


R. Accademia delle scienze (Via e Palazzo dell’Accademia). — L’amore alle scienze fisiche e matematiche aveva insieme collegato tre chiarissimi personaggi, il conte Saluzzo, padre del defunto conte Alessandro Saluzzo, presidente della stessa R. Accademia, Luigi Lagrangia e Gian Francesco Cigna. Questi illustri cultori delle scienze convenivano, fin dal 1757, in casa del primo di loro per conferire e fare sperimenti scientifici. Bentosto vi si aggiunsero Bertrandi, Allioni, Richeri, Gaber, Plezza, De Foncenex, e costituirono così una piccola Società o Compagnia che poi fu la madre dell’attuale Accademia. Ancora sette anni, e sarà un secolo (1759) che quella Compagnia pubblicò il primo volume de’ suoi lavori sotto il titolo di Miscellanea philosophico-mathematica societatis privatae Taurinensis. Quel volume fu pubblicato, e la Società camminava sotto gli auspizi di Vittorio Amedeo, allora principe ereditario, il quale, divenuto poi re Vittorio Amedeo II, la eresse al grado di solenne istituzione sotto il titolo di Accademia Reale delle scienze con R. Patenti in data 25 luglio 1783, dopo di averle di già il generoso principe ottenuto dall’augusto suo antecessore il titolo di Società reale. [p. 177 modifica]Per ammirare lo splendore onde brillava questa Società fin dal suo esordire, basta ricordarsi degli illustri nomi che la onorarono fino d’allora: Lagrangia, Cigna, Salumi, Bertrandi, Morozzo, Monge, Foncenex, Fleury, Gaber, Haller, ecc. per la classe fisico-matematica; Gerdil, Richeri, Carena, ecc. per la classe delle scienze filosofiche, morali e storiche. Aggiungansi gli omaggi che ebbe la nascente Società da tutte le più chiare accademie d’Europa e dalla Società di Filadelfia, presieduta da Franklin, e gli omaggi dei più dotti di quel tempo, Condorcet, D’Alembert, Eulero, La Place, ecc., e facilmente si scorgerà a quanta dignità sia immediatamente pervenuta la Società dapprincipio privata, poi reale, prima ancora che divenisse Reale Accademia.

L’accademia è divisa in due classi, l’una per le scienze matematiche e le fisiche; l’altra per le morali, le storiche e le filologiche. Essa, quando è a numero, ha 40 accademici residenti, 20 per classe. Ha un presidente, un vice-presidente ed un tesoriere. Ciascuna delle classi poi ha un direttore e un segretario; i quali debbono essere tutti residenti in Torino. Ciascuna classe può avere dieci altri accademici nazionali residenti altrove, o nello Stato o fuori. Aggiungi 20 accademici esteri (10 per classe), tra’ quali si leggono i più bei nomi d’Europa. Il numero de’ corrispondenti è illimitato.

Il primo volume degli atti dell’accademia comparve nel 1759 col titolo di Miscellanee di filosofia e di matematiche, o levò tosto singolar grido in Europa. Quattro altri volumi furono pubblicati con quel titolo dal 1730 al 1773; ma nel secondo volume la Società già s’addimandava Reale. Le Memorie della Reale Accademia delle scienze di Torino (chè questo è il titolo de’ suoi atti) sommano per la prima serie al numero di 40 volumi.

La sala dell’adunanze accademiche s’adorna de’ busti de’ tre fondatori Saluzzo, Lagrangia e Cigna; e de’ busti del Denina, Vernazza e del Gerdil, oltre a quello del re Vittorio Amedeo III. Fregiano pure in giro questa sala diciotto busti in marmo, rappresentanti illustri romani, copiati dall’antico dallo scultore Bogliani, e generosamente donati all’accademia dal membro di essa Filippo Lavy che li fece eseguire a sue spese. Vi si vede pure la statua seduta dei conte Balbo in gesso, regalata dagli eredi dello scultore Spalla.

Sala d’arti e mestieri. — Dacchè con regie lettere patenti del 28 febbraio 1826 è stato ordinato che gli autori o i primi introduttori di opere [p. 178 modifica]e lavori d’industria, pei quali ottenessero privilegio esclusivo; avessero a depositare presso la reale accademia delle scienze un saggio dell’opera privilegiata, la medesima accademia fu sollecita a destinare per la collocazione e conservazione dei predetti saggi, modelli, disegni, libri, litografie ed altre cose privilegiate, un’ampia sala al pian terreno del palazzo accademico, non senza speranza che agli oggetti sopraccennati altri col tempo potessero aggiungervisi, di pari utilità all’industria dei Regii Stati, sia per l’effetto della liberalità di persone private, sia in altri modi.

Nè quella speranza andò delusa; chè fin dall’ottobre del 1831 il conte della Scarena, primo segretario di Stato per gli affari dell’interno, ordinava che presso la reale accademia delle scienze, cui già era stato dato il carico di custodire gli oggetti di industria privilegiata, fossero allegati parecchi modelli e disegni, i quali erano presso il consiglio di commercio di Torino poc’anzi soppresso. In seguito questo nascente museo d’industria venne accresciuto di alcune macchine, dono del marchese Lascaris di Ventimiglia, vice-presidente dell’accademia, e di alcuni altri accademici; il quale lodevole esempio essendo stato imitato da più altri, questa sala divenne una preziosa raccolta di tutto ciò che può servire al progresso di ogni genere d’industria, e massimamente all’agricoltura. Alla custodia di questa sala è sempre deputato un membro della reale accademia delle scienze.

R. Accademia medico-chirurgica (via Alfieri, 5). — L’attuale accademia reale medico-chirurgica di Torino ebbe origine nel dicembre 1836 sotto forma di Società privata, composta di alcuni membri del collegio di medicina e di quello di chirurgia della regia Università, i quali in private conversazioni scientifiche passavano a rassegna le dottrine utili e le recenti scoperte relative alla medicina ed alla chirurgia.

In principio del 1839 questa conversazione si trasformò e si costituì in Società privata dei compilatori del giornale delle scienze mediche.

In fine del 1841 i membri di questa Società privata si rivolsero a S. M. per ottenere il favore di erigersi in corpo accademico-scientifico sotto il titolo di Società medico - chirurgica di Torino. Emanò il 5 febbraio 1842 l’approvazione sovrana, colla quale si assegnò contemporaneamente al corpo scientifico un’annua dotazione di L. 3000.

In continuazione dei favori sovrani, la Società venne il 10 febbraio [p. 179 modifica] 1846 illustrata coll’attuale suo titolo di Accademia Reale medico-chirurgica.

R. Accademia di agricoltura (Via e Palazzo dell’Accademia delle scienze). — Fino dal 1785 Vittorio Amedeo III approvò lo stabilimento in Torino di una Società agraria, intesa a promuovere in Piemonte gli studi dell’agricoltura, e con regie patenti del 12 febbraio 1788 fu dallo stesso re inalzata al grado di Reale Società agraria, perchè la nascente Società (sono parole dell’augusto monarca) diede bentosto distinte prove del nobile e generoso zelo ond’è animata pel pubblico bene, ecc.

Fin dai primi anni della sua istituzione questa Società si rese celebre perchè composta d’uomini illustri e chiari, come quelli di Giobert, Buniva, Caluso, Rizzetti, Malacarne, Carena, ecc. Quindi è che personaggi ragguardevoli ambirono in ogni tempo di essere annoverati fra i suoi membri, e che fu onorata dalla imperatrice delle Russie, Caterina II, di una grande medaglia d’oro colla sua effigie.

Il re Vittorio Amedeo volle anche dare alla Società un segno del reale suo patrocinio, ordinando che fosse coniata una medaglia d’oro, con altre trecento dì bronzo. le quali distribuite ai socii servissero a rendere più durevole la memoria della istituzione.

La reale Società, procedendo sempre degna de’ suoi primordi, meritò finalmente di essere eretta a Reale Accademia d’agricoltura con decreto del 1842 del magnanimo re Carlo Alberto, che approvò in seguito, con R. brevetto del 25 gennaio 1845, gli statuti che introdussero qualche modificazione ai regolamenti da cui era retta precedentemente detta reale Società.

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Associazione medica degli Stati Sardi. — Il giorno 8 luglio 1851 un’eletta società di coltivatori dell’arte salutare, riunita in congresso costituente in Torino, approvò uno statuto fondamentale per lo stabilimento di un’associazione medica, composta dei medici, chirurghi, farmacisti e veterinari insigniti del diploma ottenuto dopo un regolare corso di studii, il cui scopo fosse il progresso della scienza, il benessere sanitario dolla società, la dignità professionale, la materiale prosperità della medica famiglia e la tutela dei suoi diritti. I mezzi con cui intende raggiungere lo scopo prefisso, sono: 1.° adunanze comiziali e congressi generali; 2.° invio di petizioni; 3.° il muovere richiami contro gli abusi presso le autorità costituite; 4.° la stampa; [p. 180 modifica]5.° e tutti quegli altri mezzi che si giudicano convenevoli all’uopo.

L’associazione è rappresentata e diretta da comitati provinciali; e da una Consulta Centrale che ha la sua sede in Torino. Il comitato provinciale è l’aggregato dei socii di una provincia; governato esso con leggi proprie e indipendenti, ha però rapporti di federazione colla consulta, la quale è l’aggregato dei rappresentanti i comitali provinciali, e consta di due membri per ogni comitato. La consulta elegge nel suo seno un presidente, due vice-presidenti, quattro segretarii, un censore, un economo ed un tesoriere, e forma l’organo direttivo supremo dell’associazione.

I comitati provinciali corrispondono il quarto delle loro entrate per le spese occorrenti alla consulta, e questa debbe render conto ogni anno innanzi al congresso generale del suo operato, dello stato finanziario e di tutto che si riferisce all’andamento delle cose mediche, e fa un bilancio preventivo da sottoporre all’approvazione del congresso. Ogni anno ha luogo un congresso generale, nel quale è determinato per votazione il luogo e l’epoca in cui deve tenersi il congresso successivo. La consulta tiene adunanze ordinarie mensili, ed anche straordinarie se occorre.

Il numero dei soci è illimitato: la quota annua da contribuirsi da ogni membro è non minore di sei franchi: ogni socio ha diritto ad una copia gratuita di quegli scritti che la consulta decretasse di pubblicare. L’inscrizione a membro dell’associazione è obbligatoria per un triennio.

L’associazione medica pubblica un giornale settimanale col titolo di Gazzetta dell’Associazione medica degli Stali Sardi.

Associazione agraria (Via S. Teresa, casa Natta, 2). — Fra le utili istituzioni private che grandemente giovarono a chiamare il popolo subalpino alla vita civile, non ultima certamente fu l’Associazione agraria che, creata con regie patenti 25 agosto 1842, come corrispondeva ad un bisogno altamente sentito di unione fra tutte le classi della società, crebbe in pochi anni e si diffuse per tutto lo Stato, ed avvisando agli interessi morali e materiali di tutto il paese, mentre procacciò non poco all’incremento della patria agricoltura e dell’educazione popolare, molto contribuì a preparare gli animi ad usufruttuare le benefiche istituzioni che ora, sancite dallo Statuto costituzionale, son divenute dritto comune di questa eletta provincia italiana. Saranno sempre gloria dell’Associazione agraria le utili pubblicazioni cui tratto tratto diede opera, la diffusione dei [p. 181 modifica]buoni metodi e delle migliori pratiche agrarie, i suoi congressi, belli di tanta concordia, in Alba, in Pinerolo, in Savoia, in Lomellina, in Casale, benemeriti per il nobile impulso dato ad ogni miglioramento morale e materiale del paese, ferventi d’entusiasmo per ogni progresso sociale.

La sua biblioteca consta di ben cinque e più mila volumi, fra cui non poche opere di reale e ben sentita utilità, quali la Biographie Universelle del Michaud, la collezione compiuta pubblicatasi in Milano dalla società dei classici italiani, e quella dei classici del secolo XVIII, non che quella del Bettoni, una serie molto inoltrata della Revue britannique di ben 200 volumi, la Rèimpression de l’ancien Moniteur, la collezione degli economisti italiani, quella dei francesi del Guillaumin, il Moniteur universel dal 1835 in qua, oltre alla collezione, serbata dal 1842, delle migliori riviste scientifiche quali la Revue des Deux Mond, il Journal des economistes, l’Edimburg Review e di parecchie altre, senza tener conto delle molte opere e giornali agrarii di cui si va facendo annualmente raccolta, quali materie che più davvicino riguardano le mire della società.

L’Associazione agraria, collocata in bella e comoda posizione centrale qual è la piazza S. Carlo, tiene aperta la propria sala ad uso di biblioteca dal mattino alla tardissima sera, ben riscaldata nell’inverno ed illuminata.

I soci pagano un contributo annuo di lire dieci da versarsi in intiero nella cassa della direzione centrale per le spese generali.

Ogni associato s’intende obbligato per un anno da incominciare col giorno primo gennaio dell’anno in cui si ascrive; e se non dà diffidamento per iscritto alla direzione a tutto il settembre di non voler più continuare, la sua iscrizione è obbligatoria per un altro anno, e così di seguito.

I soci dimoranti in Torino, oltre la quota prescritta dall’articolo 20, devono pagare una sovratassa di lire dieci annue, ed hanno il diritto di frequentare la biblioteca e riceverne i libri in prestito secondo il regolamento.

La quota annua da pagarsi dai soci in conformità dell’articolo 20 sarà diminuita tostochè l’aumento del numero dei soci lo permetta.


Commissione superiore di statistica (Presso il Ministero dell’Interno, dipartimento Agricoltura). — Fino dall’anno 1836 il Re Carlo Alberto veggendo quanto importasse ad un buono e [p. 182 modifica]savio governo la piena ed esatta conoscenza delle condizioni fisiche, morali, civili ed economiche del paese, istituì una Commissione superiore di statistica destinata a raccorre e pubblicare le informazioni che alle Provincie di terraferma si riferiscono, creando in ciascuna provincia delle giunte secondarie dirette dai sigg. Intendenti, e pubblicando apposite istruzioni, acciocchè tutte nelle loro ricerche avessero ad occuparsi con unità di consiglio e concordia di lavoro.

La Commissione superiore di statistica pubblicò vari volumi contenenti il censimento e movimento della popolazione nel 1838, la statistica medica, ed una parte del censimento del 1848.


Indipendente dalla Commissione superiore sovraccennata si è la Commissione di statistica giudiziaria, creata dal conte Siccardi sotto al suo ministero, la quale diede in luce già il suo primo volume che comprende la statistica giudiziaria, civile, commerciale, e del contenzioso amministrativo degli Stati Sardi negli anni 1842-50. Un secondo volume che si sta apparecchiando conterrà la statistica penale.

Regia Deputazione sopra gli studi di storia patria. — Venne creata con regio Brevetto del 20 aprile 1833 sotto la presidenza del conte Prospero Balbo, con incarico di raccogliere e pubblicare, in due distinte serie di scrittori e di documenti, le memorio più acconcie ad illustrare la nostra storia. Questo generoso concetto del re Carlo Alberto ha preceduto le istituzioni di simil genere fatte da governi o da privati in Francia, in Isvizzera ed altrove, e sì nobile esempio non ha ancora trovato imitatori nella restante parte d’Italia. In esecuzione dei sovrani voleri la regia deputazione ha raccolto negli archivi pubblici e privati, nazionali e forastieri, copiosa messe di documenti, cronache, calendari, necrologi, statuti ecc., i quali tutti verranno dati alla luce, facendo seguito ai già pubblicati volumi, col titolo: Monumenta historiae patriae edita jussu Regis. È composta di un presidente, di un vice-presidente, di due segretari, di sedici membri residenti in Torino, e di sette membri non residenti: ha inoltre vari corrispondenti nazionali e stranieri, per le opportune relazioni.

Note

  1. Vallauri. — Storia delle Università degli studi in Piemonte. — Torino, dalla Stamperia Reale, 1845. Vol. 4 in 8. Vol. I, pag. 140.
  2. Cibrario, de’ governatori, de’ maestri e delle biblioteche de’ Principi di Savoia — Torino, 1839. - Vallauri, Op. cit. T. II, pag. 30-33.
  3. Vallauri, Op. Cit. T. II, pag. 104, – Gazzera, Descriz. della bibl. nel calendario generale dell’anno 1825.
  4. Tubinga, 1824, in 4. —
  5. V. Calendario cit.-
  6. Lipsia, 1820, in 4.