Osservazioni di Giovanni Lovrich/De' Costumi de' Morlacchi/§. 26. Medicina

§. 26. Medicina

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§. XXVI.

Medicina.

Q
Uantunque fra’ Morlacchi al tempo delle loro malattie, non vi sia nè Medico, che le curi, nè cibi utili all’ammalato secondo le regole Galleniche, nulla ostante però essi ànno le loro medicine particolari, che consistono in alcune poche cose, e semplici, eccettuati certi strani rimedj, alle volte, e non da tutti adoperati. La Medicina universale tra essi è di cercar del buon vino, e della Rakia, o sia acqua vite per gli ammalati. Se si sentono aggravato lo stomaco, adoperano la Rakia con l’infusione di una dose di polvere da schioppo, che loro purga il corpo, come raccontano, a perfezione, nè vi vuol gran fatica a credere, quando si sa, che nella composizion della polvere v’entra anche del nitro. Alcuni per lo stesso effetto ànno un rimedio più curioso. Prendono de’ granchi da fiume, e vivi li pestan ben bene, dippoi li applicano sulla pancia, ed una tal applicazione esterna equivale ad un purgante il più forte. Arrivato io in casa di un Morlacco fui testimonio oculare di un simil prodigio. La febbre terzana da chi ella viene curata in un modo, e da chi in un altro, ma tutte le cure sono ugualmente stravaganti. Alcuni si cuoprono [p. 211 modifica]bene colle schiavine, ed in faccia al Sole, s’è di State, o in faccia al fuoco s’è di Verno, si distendono supini per sudare il male. Bevono inoltre acqua fredda, e protestano di averne sempre ritratto sommo benefizio. Un altro modo di liberarsi dalla terzana è di mettersi camminar fortemente all’ora critica, e ber del vino in modo sì eccessivo, che ponga in un perfetto obblio di se stesso il febbricitante. Con questo febbrifugo molti giurano di essere guariti perfettamente: Così un Diavolo cacciò l’altro. Vi sono molte altre cure su questo proposito, che lascio a parte. Contro i dolori reumatici usano far fregagioni sopra la schiena dell’ammalato, ma per lo più non vi fanno gran conto. Nelle pleuritidi applicano alla parte dolente una pietra arroventata involta in uno straccio asciutto, ovvero miglio ben riscaldato al foco, involto pure nello straccio. Sogliono anche per le pleuritidi certuni prendere una pozione di sterco topino, mescolato nell’acqua. È noto agli amanti di Medicina, che Xenocrate viene ripreso da Galleno per aver dato dello sterco a divorar agli uomini, quasi non avesse avuto rimedj migliori. Io non ò esaminato se lo sterco di un topo mandi buoni effluvj, come dicono alcuni Autori, nè da chi i Morlacchi possino aver appreso un tal rimedio. Sembrano scusabili per altro que’ pochi, che lo usano, da che fanno per la salute ciò, che Commodo Imperatore, per quanto dicesi, faceva per genio, mescolando le feci alle sue piattanze più squisite. Curano le ostruzioni con una pozione composta di Rakia, e mele, e pece di sapino, che si fa bollire alquanto, pria di berla, e questa pozione è rimedio efficace anche per la Etisia, secondo l’asserzione di alcuni Morlacchi. Delle virtù, ch’essi at[p. 212 modifica]tribuiscono all’erbe, e della loro Bottanica si potrebbe fare un ragionevole Volume, ma l’opera resterebbe imperfetta, perchè manca la panacea universale, atta ad estirpar tutti i mali, da loro chiamata Miseçina. Se v’è qualcuno però tra essi, che si abbia fitto in testa di ritrovarla, è riputato pazzo. Nelli finora riferiti rimedj consiste la comune Medicina de’ Morlacchi, de’ quali per lo più la Natura è la sola medicatrice.

Un fantastico Zoccolante, detto P. Luca, per unir delle altre insipidezze a quelle, che stampò per lo avanti, volle anche stampare un libriccino in Illirico, intitolato Likarie priprostite, cioè medicamenti semplici, che si usano tra’ Morlacchi. Prima di tutto convien sapere, che questo è un Frate, che crede agl’incantesimi, alle streghe, ed a tutti gli spiriti maligni, contro i quali possiede de’ rimedj particolari, elegantemente superstiziosi. Egli è peraltro Lettore Giubilato, vale a dire à sostenuti tutti i posti i più onorevoli nelle Scienze, che sogliono dispensarsi fra i nostri Zoccolanti. La prima volta e’ diede alla luce un libro dell’antica estensione del paese di Narenta, e si trovò Persona, ch’ebbe la pazienza di criticare le cose goffamente scritte dal buon Padrino. La seconda volta produsse in chiaro sotto un nome finto la nobiltà, e l’antica origine della sua famiglia, usurpando un cognome simile al suo1 e scioccamente immaginando certe Iscrizioni, cui dà [p. 213 modifica] quella interpretazione, che più gli piace. Ma convien dire, ch’egli abbia scoperto del demerito in se, e non sapendo acquistar riputazione in altro modo, volesse rendersi illustre colla immaginaria nobiltà de’ suoi antenati. La terza volta l’anno passato, a nome di un suo Nipote, che se la va passando tranquillamente alla cura del gregge, benchè in poca quantità, e che non seppe mai leggere, stampò il suriferito libriccino de’ Medicamenti semplici, e ciò fece ad oggetto, che la posterità non perdesse sì bei lumi, ch’e’ raccolse, e pubblicò, dando a vedere sempre più, com’esso dice, quanto la sua famiglia sia giovevole al Mondo, &, soggiunge delirando, documenta damus, qua origine nati sumus. Non mi soffrì l’animo di legger tutto, e con serietà il suo nausean[p. 214 modifica]tissimo libro. Ma per quel, che osservai per isghembo, e’ contiene più rimedj Frateschi, che Morlacchi. In fatti il P. Luca si degnò citar gli autori, da quali à tolto le importanti notizie, e la maggior parte di questi sono Zoccolanti, oltre l’autorità della Baba Ropussa, e delle Fate. Vi è anche qualche rimedio misto, che si può dir Morlacco-Zoccolantico. Io restai molto edificato per non dir scandolezzato, che il nostro Frate sapesse qualche rimedio per i mali Celtici (che i Morlacchi assolutamente non lo sanno, perchè mali simili, non si sono ancora ben disseminati nella Nazione) e certe applicazioni delle noci moscate alle parti vergognose delle Donne per la cura degli effetti Isterici. Per fermar il sangue di naso, insegna di por della carta bianca sotto la lingua. In fatti il rimedio è naturalissimo. Così si narra, che un Medico a Bologna dasse delle pillole di carta agl’Idropici per risanarli. In somma il libraccio del nostro benemerito Medico della Nazione P. Luca è veramente degno ad incartocciar il pepe, & quidquid chartis amicitur ineptis, ed io posso dir, che mi è successo nel leggerne qualche pezzo ciò, che Menzini disse di un altro libro.

               . . . . E già ne scappò fuora
          Da questo diuretico libraccio:
          Un puzzo tal, che il naso appesta ancora.

I Medici approvati dalle Università non sono in gran concetto presso i Morlacchi, e di rado li chiamano dalle Città, da che per buona sorte essi non ne ànno in Villa, come dice il Fortis, ma non so se questa sia la ragione, che vivano anche di più. La ragion poi vera, perchè non chiamano Medici, [p. 215 modifica]mi sembra, dovess’essere il seguente, benchè bestiale raziocinio di un Morlacco. Questo una volta senrimproverato di aver condotto il proprio cavallo a medicare, e per un uomo non si moverebbe a chiamar il Medico, rispose ingenuamente. Quando io vo a medicar il cavallo, incontro una picciola spesa di tre, o quattro Petize, ed egli o guarisce, o no. Se guarisce, non ò speso malamente il mio denaro; se no, dopo la disgrazia di averlo perduto quattro Petize mi riescono di poco danno. Al contrario, se mi si ammala un uomo, e chiamando il Medico, per le sue fatiche, e per accoglierlo bene in cala, mi occorrono tre, o Quattro Zecchini. O è stabilito, che l’ammalto muoja, o no: Se non è stabilito, io fo una pazzia a chiamar il Medico: S’è stabilito ne fo una doppia, poichè se avessi i quattro Zecchini, che spesi per lo Medico unitamente a qualche altra bagattelluccia io mi spiccio dalla spesa del Funerale, ch’è una cosa indispensabile, e non avendo quelli, conviene spendere altrettanti, onde in tal modo incorro in due spese quasi uguali, di cui la prima era affatto superflua. Da ciò si vede, che l’idea del fatalismo, che regna fra’ Morlacchi è un po’ dannosa a que’ Medici, che potrebbon da essi sperare qualche giovamento. Chi sa, che non arrivi il tempo, che anch’essi vogliano vivere alla moda, procurandosi i Medici? Io non saprei, se allora questa gente, corotta dall’arte dovesse prolungar più, o meno i giorni della vita. È certo, che adesso vi son de’ gran Vecchioni, e come osservammo in altro luogo, molti che arrivano all’età di un Secolo, e l’oltrepassano ancora.

Di Chirurgia i Morlacchi, attesa l’ignoranza in cui vivono, se ne intendono a meraviglia, e meri[p. 216 modifica]tano in lode i seguenti versi del Divino Ariosto.

          Che par, che questo studio in questa parte
          Nobile, è degno, e di gran laude sia;
          E senza molto rivoltar di carte,
          Che il Padre ai figli ereditario il dia.

Per le ferite formano un balsamo, composto di oglio, rosso di uovo, e qualche grano di sale. Strana composizione, ma prodigiosa, di cui non si possono negare i buoni effetti, che produce ne’ Morlacchi. Sanno essi rimettere, ed accomodare le ossa infrante in modo assai meraviglioso. Vi sono anche degli occulisti, che levan le cataratte, senz’averne una menoma idea di membrane, o tonache, che concorrono alla formazion dell’occhio. È cosa certa, che alcuni ànno ricuperata la vista perduta dopo la operazione chirurgica, ed alcuni altri dopo aver provato il dolore, che viene dietro alla operazione, non si sentirono in verun modo migliorare, accidenti che succedono ai più dotti di quest’arte anche ne’ luoghi i più illuminati. Si usa poco fra’ Morlacchi a cavar sangue agli ammalati, ma cavandolo, gli strumenti, cui adoperano, sono coltelli, o rasoj, e non già similia quelli de’ cavalli, come si fece credere al Fortis. V’è uno strumento per cavar sangue, ch’è raro fra’ Morlacchi nostri, e molto comune fra quelli dello Stato Ottomano, ed ognuno lo potrebbe adoprare senza verun rischio. Io l’ebbi a vedere una sola volta, e se ben mi ricordo, è costruito in guisa di una balestra, di cui la freccia serve di lancetta, quale sendo in un canello ben cavo è spinta dalla corda, che attravversa il manico. Ella non può girsene, se non tanto, quanto si à creduto abbiso[p. 217 modifica]gnare, per aprir la vena, e si può accorciarla, ed allungarla a capriccio. La punta di essa è un po’ rotonda. Di questo strumento si servono molto i Turchi.

Nelle malattie poi, che portan seco pericolo di morte, i Morlacchi anno una presenza di spirito, più che Filosofica. Premesse le sacre rituali devozioni, se ne sta imperturbabile ciascuno di essi insino al punto, che cella di vivere. I parenti, e gli amici soglion tutti visitarlo negli ultimi momenti, e gli si dà da mangiare tutto ciò, che sa desiderare, acciò non muoja, se v’è il caso, col dispiacere di non essere stato soddisfatto negli estremi respiri. Usano in quest’incontri più di ogni altra cosa vino dolce, potendone ritrovare, e bagnata una spongia lo spremono a viva forza in bocca al moribondo. In mancanza di vino cercan cose le più dolci al palato di un sano, e che probabilmente non riescono nè dolci, nè amare al moribondo.

  1. Dalla somiglianza de’ cognomi quanti non si vantano in Dalmazia di provenire da qualche antica nobile famiglia della Bosnia? Ma chi non sa, che la barbarie Religiosa, la tirranide Ottomana, e la ignoranza Nazionale ànno fatto intrelciar talmente le genealogie delle famiglie, che sarebbe ormai vano il cercar lumi di sì rimote anticaglie? E poi come riandar con certezza alle sorgenti delle famiglie Bosnesi se anticamente in ispezialità si mutavano i cognomi da generazione in generazione? Si supponga che Marco fosse stato Padre di Filippo, e Filippo di Pietro, e Pietro di Lorenzo, e così in seguito. Filippo ch’era figlio di Marco, si chiamava Marcovich: Pietro, ch’era figlio di Filippo, Filippovich, e Lorenzo ch’era figlio di Pietro si chiamava Petrovich. Poteva dar il caso, che Filippo, Pietro, e Lorenzo, Padre, Figlio, e Nipote fossero stati tutti e tre ammogliati in una casa sola. Com’è possibile conservar la genealogia in una confusion così grande? Quanto meglio la intendono i Dalmatini di oggi giorno (parlo di quelli, che non si vergognano del cognome Slavo, e che non lo Italianizzano) a non mutar cognomi da Padri in figli, ma quello che lasciano i Padri tramandano ai figli, ed ai Nipoti.