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tali abbominevoli superstizioni de’ Morlacchi, non è bene il rimarcarle loro, poichè incorrerebbe chi ciò volesse fare, nel numero d’increduli, ed empj. È sperabile, che il tempo, e i lumi degli Ecclesiastici, quando non si opponga la malizia, poco a poco le atterrino affatto.


§. XXVI.

Medicina.

Q
Uantunque fra’ Morlacchi al tempo delle loro malattie, non vi sia nè Medico, che le curi, nè cibi utili all’ammalato secondo le regole Galleniche, nulla ostante però essi ànno le loro medicine particolari, che consistono in alcune poche cose, e semplici, eccettuati certi strani rimedj, alle volte, e non da tutti adoperati. La Medicina universale tra essi è di cercar del buon vino, e della Rakia, o sia acqua vite per gli ammalati. Se si sentono aggravato lo stomaco, adoperano la Rakia con l’infusione di una dose di polvere da schioppo, che loro purga il corpo, come raccontano, a perfezione, nè vi vuol gran fatica a credere, quando si sa, che nella composizion della polvere v’entra anche del nitro. Alcuni per lo stesso effetto ànno un rimedio più curioso. Prendono de’ granchi da fiume, e vivi li pestan ben bene, dippoi li applicano sulla pancia, ed una tal applicazione esterna equivale ad un purgante il più forte. Arrivato io in casa di un Morlacco fui testimonio oculare di un simil prodigio. La febbre terzana da chi ella viene curata in un modo, e da chi in un altro, ma tutte le cure sono ugualmente stravaganti. Alcuni si cuoprono be-