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Avventure del Cadì e di sua moglie

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Avventure del Cadì e di sua moglie
Storia del Mercadante, di sua figlia e del Principe d'Irak Storia del Sultano narrata da lui stesso

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NOTTE DXCIX


AVVENTURE


DEL CADI’ E DI SUA MOGLIE.


— Vivea una volta nella città di Bagdad un cadì, il quale rendeva giustizia con ammirabile integrità, e che col buon esempio della vita privata, dava maggior forza ancora all’imparzialità dei suoi decreti. Dopo avere per vari anni adempito alle onorevoli sue funzioni, invogliossi di fare il pellegrinaggio della Mecca, ed ottenutane licenza dal califfo, partì per quel pio viaggio, lasciando la moglie, di notabile bellezza, sotto la protezione di suo fratello. Ma scorso qualche tempo, quest’uomo, indegno di così sacro deposito, osò parlare alla cognata della criminosa passione concepita per lei. La virtuosa donna, per rispetto al marito, gli dimostrò men collera che dolore, e cercò di ricondurlo alla ragione con tutti i mezzi di persuasione possibili. Ma egli, ben lontano dall’arrendersi, la minacciò di perderla, accusandola di [p. 269 modifica] adulterio, se non voleva corrispondere alle ree sue brame. Le quali minacce non produssero verun effetto, talchè costui comprò alcuni testimoni che certificarono aver colta la moglie del cadì in flagrante delitto. E pur troppo riuscirono cotali macchinazioni; la misera donna fu condannata a cento colpi di verghe e ad essere bandita dalla città. Subito ch’ebbe l’ingiusto ed ignominioso trattamento, fu condotta per le vie di Bagdad, in mezzo ai sarcasmi ed ai fischi della plebaglia, cacciata dalla città ed abbandonata alla trista sua sorte. Senza mormorare contro la Provvidenza, rassegnata a’ suoi decreti, risolse di andar alla Mecca a trovare il marito, e giustificarsi con lui, non ponendo ella alcun pregio fuorchè nella stima e nell’amore di quello. Dopo aver viaggiato alcuni giorni, giunse in una città nel momento in cui una folla di popolo circondava il carnefice, il quale trascinava un giovane con una corda al collo. La moglie del cadì informossi di qual delitto fosse accusato, e saputo, che dovea cento pezze d’oro, e che, non potendole pagare, era condannato alla forca, poichè così volea in quella città la legge in castigo de’ debitori insolvibili; ella, tocca da compassione, si offerse di pagare la detta somma, che componeva quasi tutto il suo avere. Il giovane fu subito posto in libertà, e cadendo ai piedi della liberatrice, giurò di consacrarle la vita. Udendo come avesse l’intenzione, di far un pellegrinaggio alla Mecca, le chiese istantemente il permesiso di accompagnarla ed esserle protettore, cosa ch’ella accettò. Partiti adunque in capo ad alcuni giorni, il giovane, sconoscendo le obbligazioni che doveva alla sua salvatrice e spinto da rei desiderii, non temè d’insultarla con oltraggianti proposte. La sfortunata gli rimproverò con dolcezza l’ingratitudine della sua condotta, e colui parve pentirsene; ma la vendetta avea trovato luogo in un cuore che [p. 270 modifica] dovea essere tutto dedito alla gratitudine. In fatti, giunti qualche giorni dopo sulla spiaggia del mare, avendo il giovane veduto un bastimento, gli fece alcuni segnali, ed esso mandò subito a terra una lancia; salitovi, recossi al vascello, e disse di avere una bella schiava da vendere, della quale voleva mille pezze d’oro. Il padrone del legno, il quale faceva sovente su quella costa commercio di schiavi, andò ad esaminare la moglie del cadì, e ne diede la somma richiesta. Appena lo scellerato ebbe toccato il prezzo della sua infamia, sparì, e la misera donna fu condotta a bordo del bastimento, persuasa che il compagno avesse approfittato di quell’occasione per sollevarla dalle fatiche, facendola trasportar per mare in qualche paese vicino alla Mecca. Ma non era ancor al termine delle sue sventure. In quella stessa sera ebbe a subire le brutali proposte del capitano, Il quale, maravigliato de’ suoi rifiuti, le annunziò di averla pagata mille pezze d’oro. Ebbe la misera bel protestare ch’era libera; il brutale non volle intender nulla, e minacciò d’usar della forza, se la resistenza si prolungasse; già la poveretta stava per soccombere, allorchè il vascello urtò in uno scoglio. Slanciossi il padrone sul ponte, e poco dopo il bastimento era in pezzi. Ma la Provvidenza non abbandonò la virtuosa donna, che, afferrata una tavola, fu sospinta sulla riva dopo essere stata più ore in balia dei flutti. Ripresi I sensi, inoltrossi nel paese: era un’amena campagna, copiosa di frutti e bagnata da limpidissimi ruscelli. Il secondo giorno giunse ad una bellissima città, e fu immediatamente condotta al sultano, il quale l’accolse con bontà, ed a cui ella disse d’essersi dedicata alla vita religiosa, e che andava a fare un pellegrinaggio alla Mecca, quando la nave che la portava naufragò sulla costa; che ignorava se alcuno de’ passeggeri si fosse salvato; ma che [p. 271 modifica] essendole interdetta ogni speranza di compire il pio suo viaggio, se il sultano volesse assegnarle un tugurio ed un tenue soccorso per sostentar la vita, passerebbe i giorni che le restavano a far orazione per sua maestà e pei sudditi.

«Il principe, uomo pio e religioso, fu commosso dalle disgrazie della dama, e le diede per asilo una casa attigua al palazzo, dove andava spesso a visitarla e ad intertenersi con lei intorno ad argomenti di religione; trattenimenti ne’ quali la dama dava sempre prova d’una ragionata e profonda pietà.

«Poco tempo dopo il suo arrivo, accadde che diversi tributari ribelli, i quali da qualche anno ricusavano di mandare le consuete contribuzioni, e contro cui il buon monarca non voleva usar rigore, benché il suo tesoro molto se ne risentisse, inviarono gli arretrati dovuti, nell’istante in cui meno vi si attendeva, domandando umilmente perdono della disobbedienza, e promettendo per l’avvenire una rigorosa esattezza. Il sultano attribuì il lieto avvenimento alle fervide preghiere della moglie del cadì, e partecipò il suo pensiero ai cortigiani, i quali, parlatone a lor volta, ed essendosi tale opinione rapidamente diffusa, tutte le classi del popolo accorsero in folla, nelle occasioni difficili, ad invocare le orazioni ed i consigli della pia donna, e tal era l’efficacia del suo intervento, che il numero de’ credenti cresceva giornalmente. Ogni volta la dama riceveva attestati della loro gratitudine, ed in breve i donativi ch’era costretta ad accettare ascesero a somme incalcolabili: la sua fama, oltrepassando i limiti del regno, a poco a poco si estese in tutti i paesi abitati dai fedeli, i quali accorrevano dalle diverse partì dell’Asia a sollecitare le sue preci; talché le fu allora mestieri prendere una vasta casa, dove manteneva gran numero d’infelici e ricoverava quantità di poveri che [p. 272 modifica] recavansi da lei in pellegrinaggio, tanto era grande la sua riputazione di santità.

«Ma è omai tempo di tornare al di lei sposo. Avendo il buon cadì finito il santo suo viaggio alla Mecca, dove aveva passato un anno intero a visitare quei venerati luoghi, ritornò a Bagdad. Ma chi dirà la sua disperazione quando seppe che la moglie, presso alla quale tornava ebbro d’amore e di gioia, avea violata la fede coniugale, e che suo fratello, non potendo sopportare il disonore della famiglia, abbandonata la città, non se n’era più inteso parlare! Quella terribile notizia lo colpì in guisa, che prese la risoluzione di abbracciare la vita religiosa ed errante, e d’andar di città in città, di paese in paese a visitare le persone famose per pietà e virtù. Viaggiò due anni, durante i quali percorse molti regni. Infine, udì parlare della santa religiosa del paese straniero, e lungi dal sospettare che quella rispettabile donna gli appartenesse sì davvicino, diresse i passi verso la città dov’ella abitava, sperando ricavare gran frutto dal pio suo colloquio e dalle sue preghiere.

«Cammin facendo, il cadì incontrò il perfido fratello, il quale, pentito della rea sua condotta, erasi fatto mendicante, ed andava, confessando i suoi peccati, a cercarne l’assoluzione nelle orazioni della religiosa donna, la cui fama estendeasi tanto lontano. Il tempo, e soprattutto gli abiti, poichè i due fratelli vestivano da dervis, impedirono che si riconoscessero; ma nondimeno, entrati in discorso, e vedendo che recavansi ambedue al medesimo sito, convennero di far insieme la via. Dopo alcuni giorni di cammino incontrarono un conduttore di camelli che viaggiava alla medesima volta e nello stesso scopo, il quale confessò loro, che essendosi reso colpevole d’un atroce misfatto, la cui memoria gli lacerava la [p. 273 modifica] coscienza, andava a consultare la pia donna intorno alla penitenza da fare ond’espiare le sue infamie, delle quali nutriva sincero pentimento, e sperava per tal intercessione, e mediante un altro tenore di vita, d’ottenere il perdono de’ passati suoi falli. Il delitto di quel miserabile era un omicidio, del quale abbiam dimenticato di riferire a tempo e luogo i particolari. Allorchè la moglie del cadì venne scacciata da Bagdad, e prima d’incontrare il giovane che aveala venduta come schiava, erasi rifuggita nella capanna d’un onesto domator di cavalli, la cui moglie dovevale grandi obbligazioni. Questa buona donna l’accolse colla massima cordialità, la consolò nelle sue disgrazie, ne medicò le piaghe, e volle che restasse con lei sino all’intiero suo ristabilimento. Nè il marito le dimostrava minor interesse. L’infelice esiliata, rimasta alcun tempo sotto l’umile tetto di quella brava gente, aveva alla fine ricuperata la salute e le funeste sue attrattive, quando il conduttor di camelli, del quale abbiam parlato, venne a far visita ai due sposi, e concepì per la straniera una passione violenta che non esitò a dichiararle. Irritato dal rifiuto che n’ebbe, l’amore fè luogo, nel suo cuore, all’odio più ardente, talchè risolse di lavare nel sangue della vittima il ricevuto affronto. Con tal mira, armatosi di pugnale nel cuor della notte, quando tutti furono immersi nel sonno, s’introdusse nella camera dove riposavano, l’una accanto all’altra, la moglie del cadì e la figlia dell’ospite, e nell’oscurità, ferendo lo scellerato a caso, piantò il ferro nel seno della fanciulla, che proruppe in altissimo strido. L’assassino, spaventato, si precipitò fuor della stanza e disparve. Svegliatasi la moglie del cadì, colta da terrore; avvertì gl’infelici genitori, i quali, acceso un lume, volarono in suo soccorso. Ma chi ne potrebbe dipingere il dolore, quando videro spirante [p. 274 modifica] la figliuola, e la protetta svenuta e bagnata nel sangue della vittima! Tornò l’infelice in sè, ma la tenera fanciulla era lor tolta per sempre! Alcuni giorni dopo il tragico avvenimento, la moglie del cadì partiva pel suo pellegrinaggio. Torniamo adesso al cadì ed a’ suoi infami compagni.

«Camminava da pochi giorni, quando furono accostati da un giovane che li salutò, e li richiese dello scopo del loro viaggio. Saputolo, domandò anch’egli il permesso d’unirsi ad essi, per recarsi alla celebre religiosa, nella speranza che potesse, colle sue orazioni, ottenergli dal cielo il perdono della più nera ingratitudine ed il riposo della coscienza, lacerata da profondi rimorsi. Continuando i quattro viaggiatori il cammino, incontrarono, pochi giorni dopo, un capitano di bastimento naufragato un po’prima; avvenimento che lo aveva ridotto alla più spaventevole miseria, e quindi andava ad implorare i soccorsi dell’essere benefico, la cui carità e le miracolose preci erano tanto famose in tutto il paese. I nostri quattro compagni l’indussero ad unirsi ad essi, e così continuarono il loro pellegrinaggio sino alla città abitata dalla moglie del cadì, ove appena giunti, recaronsi immediatamente alla dimora della caritatevole donna. Pieni erano gli aditi d’una tal moltitudine di fedeli, che durarono assai fatica ad essere introdotti. I domestici però, vedendo ch’erano stranieri giunti da poco, li invitarono ad entrare, per rimettersi dalle fatiche, in un appartamento, e riposarvi sinchè avessero informata la padrona della presenza loro. Ringraziaronli i viaggiatori, ed alcuni istanti dopo si venne ad annunziar loro che la dama riceverebbe le domande di ciascuno in particolare. Serviti loro intanto rinfreschi, cui accettarono con molta riconoscenza, non cessavano, per tutto quel tempo, di ammirare le virtù ospitali della pia dama, la quale, [p. 275 modifica] senza essere scoperta li esaminava dietro una gelosia. Le balzò il cuore di gioia allorchè riconobbe lo sposo, sì lungo tempo perduto e del quale non aveva mai cessato di piangere l’assenza; ma rimase egualmente stupita riconoscendone i compagni. Durò fatica a signoreggiar la propria emozione; ma non volendo scoprirsi prima di averli uditi, si ritirò nella sua stanza, e sparse molte lagrime che le sollevarono il cuore dal peso che l’opprimeva, prosternossi per innalzare fervide preci di ringraziamento ai protettore del giusto, a Dio che avea ricompensato la sua fiducia la lui con benefizi di continuo rinnovati, ed il quale le restituiva finalmente l’amico del suo cuore. Terminate le orazioni, fe’ pregare il sultano di spedirle un ufficiale di confidenza, che potesse ascoltare il racconto de’ cinque viaggiatori. Giunto l’uffiziale, lo fece nascondere in modo che udisse tutto senz’essere veduto, e copertasi d’un velo, sedè per ricevere i pellegrini. Introdotti questi, prosternaronsi colla fronte sino a terra. Li pregò essa di rialzarsi, e quindi favellò loro così: — Voi venite, senza dubbio, a dividere l’umile mio tetto onde domandarmi que’ consigli e quelle preci, le quali, per la grazia dell’Altissimo, furono talvolta propizie al peccatore pentito. Siate i ben venuti; ma siccome è impossibile dare consigli su cose che non si conoscono, o pregare senza sapere quali siano i bisogni di chi c’invoca, vi prego di narrarmi, colla massima franchezza, le vostre avventure; poichè una menzogna, od anche una reticenza, m’impedirebbe di prestarvi alcun servigio.» A tali parole, ordinò al cadì di rimanere con lei, e fece ritirare i quattro suoi compagni, volendo udirli separatamente, per risparmiar loro la vergogna d’una pubblica confessione. Il buon cadì, che nulla aveva a rimprorverarsi, raccontò il suo pellegrinaggio alla Mecca, la [p. 276 modifica] supposta infedeltà della moglie, la propria risoluzione di passar la vita a visitare i luoghi sacri ed i santi personaggi, fra’ quali ella erasi resa tanto famosa; soggiunse in fine che l’oggetto del suo pellegrinaggio era di udire i di lei edificanti discorsi, ed ottenere il benefizio delle sue preghiere per la sposa infedele.

«Quand’ebbe finito, la dama lo fece passare in un’altra stanza, ed intese successivamente le confessioni degli altri quattro, i quali, non osando ommetter nulla, e non sapendo con chi parlassero, raccontarono tutta ciò che nel corso di questa storia si è veduto. La moglie del cadì ordinò poi all’ufficiale di condurli davanti al sultano, ed informarlo di quanto avea udito raccontare. Il principe, sdegnato della condotta de’ quattro colpevoli, comandò di porli a morte, e già il carnefice preparavasi ad eseguir la sentenza, allorchè la donna venne a chiedere il loro perdono, e palesossi al marito, la cui felicità è più facile concepire che descrivere. Rimase il cadì presso quel principe, cui consacrò il resto della vita, adempiendo all’uffizio di primo magistrato con grande soddisfazione di coloro che aveano liti da trattare innanzi a lui, che offeriva del continuo, al par della virtuosa sua compagna, l’esempio perfetto della virtù e della pace coniugale. Nè cessò il sovrano di colmarli di favori: spesso passava le sere intiere a conversare familiarmente con essi, ed i loro discorsi aggiravansi di solito intorno alle vicissitudini della vita umana ed alla bontà della Provvidenza, la quale raddolcise i patimenti de’ fedeli nel momento appunto, in cui sono prossimi a soccombere sotto il peso delle disgrazie. — Io stesso, amici miei,» disse un giorno il sultano, «sono, al par di voi, un esempio della protezione del cielo, come intenderete dal racconto delle mie avventure.» E principiò la sua storia in questi termini: