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Capitolo XVI - Il Cimitero dei Marangoni

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Capitolo XVI - Il Cimitero dei Marangoni
Capitolo XV Capitolo XVII

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CAPITOLO XVI.

Il Cimitero dei Marangoni.

Camminando l’uno presso all’altro, si erano diretti là dove udivano infrangersi, con muggiti prolungati, le onde della baia.

Nessuno dei due parlava e parevano preoccupati. Il baleniere pensava certamente ai suoi uomini che forse non erano riusciti a sfuggire all’agguato, preparato dallo stregone con tanta astuzia, ed a quelli che aveva lasciato a guardia della scialuppa che forse erano stati uccisi prima che avessero potuto prendere il largo.

Mariquita invece pensava probabilmente alle ultime parole di Piotre, parole che dovevano averle fatto sanguinare il cuore, rammentandole il giuramento fatto, mentre ora aveva la certezza che Alonzo non solo era sfuggito al naufragio, ma che era stato anche adottato dalla tribù che lo aveva raccolto.

La spiaggia scendeva dolcemente e nè l’uno nè l’altro la riconoscevano più.

Dove li aveva condotti quella lunga corsa attraverso i boschi senza alcuna direzione? Si trovavano a breve distanza dalla scialuppa e dalla nave baleniera, oppure se ne erano considerevolmente allontanati? Era impossibile il saperlo, specialmente con quella nebbia che si era distesa su tutta la baia impedendo di scorgere la Quiqua.

— Il mare, — disse ad un tratto Piotre, fermandosi. — Dove si troverà la mia baleniera? Scorgete nulla, Mariquita? [p. 223 modifica]

— No, — rispose la giovane quasi distrattamente. — Che cosa farete?

— Dovremo aspettare che la nebbia si alzi.

— E papà Pardoe?

— Spero che sarà riuscito a mettersi in salvo o a respingere l’assalto dei fuegini. Avevano tutti munizioni abbondanti e questi selvaggi non resistono a lungo alle armi da fuoco che ispirano loro un terrore superstizioso.

— E dove sarà la scialuppa?

— Non ne ho nessuna idea precisa.

— Ho freddo, Piotre. Se cercassimo un rifugio? —

Il baleniere, invece di rispondere, si era curvato verso la foresta, ascoltando attentamente.

— Datemi le vostre pistole e ricaricate le mie, — disse ad un tratto. — Noi siamo ancora inseguiti.

— Non ho udito nulla.

— Eppure non m’inganno, Mariquita, — rispose il baleniere. — I selvaggi non ci hanno ancora lasciati.

— Dove fuggire ora? Saranno molti?

— Maledizione! — esclamò Piotre. — Se avessi almeno una carabina fra le mani! —

Due file di ombre che scendevano l’una a destra l’altra a sinistra, minacciando di prenderlo in mezzo, lo fecero ammutolire. Erano due bande di selvaggi che calavano verso la spiaggia coll’evidente intenzione di costringerlo ad arrendersi o di spingerlo verso il mare. Arrendersi era una morte sicura, sapendo Piotre che aveva da fare con antropofaghi ghiottissimi di carne umana, che non avrebbero risparmiato nè lui nè Mariquita; una resistenza era pure impossibile dinanzi ad un nemico così numeroso e probabilmente risoluto. Non vi era che un solo scampo: quello di gettarsi in acqua e cercare di raggiungere qualche scogliera per attendere poi colà qualche soccorso da parte della scialuppa o della bale[p. 224 modifica]niera. Piotre non era uomo da esitare, specialmente quando si trattava di salvare la propria pelle o quella dei suoi uomini e specialmente di strappare dalle mani di quegli abbominevoli mangiatori di carne umana Mariquita. Prese rapidamente il suo partito.

— Mariquita, — disse con voce alterata, — avete paura dell’acqua?

— No, Piotre. Che cosa volete fare?

— Seguitemi in mare. Aggrappatevi a me e non lasciatemi, checchè debba accadere. Sono forte e resisterò a lungo, fino a qualche scogliera o alla Quiqua.

La trasse rapidamente verso la spiaggia ed impugnò le pistole. I selvaggi li avevano già scorti e si rovesciavano giù dalla china, urlando ferocemente.

Un selvaggio aveva già alzata la lancia, tentando di colpirlo. Il baleniere gli scaricò in mezzo al petto le due pistole, mandandolo a gambe levate, fracassò il mento ad un altro scaraventandogli contro le armi, poi, afferrata Mariquita, si precipitò fra le onde, sfuggendo miracolosamente ad una grandine di fionde e di dardi.

L’acqua era così profonda in quel luogo che passarono alcuni secondi prima che rimontasse alla superficie.

Quando riapparve, sempre stringendo Mariquita, era già lontano una ventina di metri della spiaggia e la nebbia lo avvolgeva mettendolo al sicuro dai colpi dei nemici, i quali non potevano più scorgerlo.

— Aggrappatevi alle mie spalle, Mariquita, — disse.

— Piotre, — rispose la giovane, scossa da un tremito convulso che le faceva battere i denti. — Annegherete.

— Io! — rispose il baleniere, con un sorriso superbo. — Non mi conoscete ancora! —

Quale uomo era quel Piotre! La lunga e affannosa corsa, pareva che, invece di esaurirlo, lo avesse rinvigorito. [p. 225 modifica]Non mi riconosci più, Mariquita? (Cap. XIX.) [p. 226 modifica] [p. 227 modifica]Nuotava meglio di una focena, con vigore sovrumano, insensibile ai morsi crudeli dell’acqua gelata che non aveva presa sulle sue membra d’acciaio e fendeva impetuosamente le onde o le vinceva sormontandole. Pareva un dio marino, un tritone o qualche cosa di simile.

Non aveva che una sola preoccupazione: quella di evitare che le creste dei marosi, sollevate dal vento, sferzassero troppo rudemente il viso di Mariquita. Con poderosi colpi di tallone e con bracciate potenti, sormontava i cavalloni, mantenendo alta la testa. Sentiva tremare le braccia di Mariquita strette attorno al collo e quel tremito, come durante la corsa furiosa, gl’infondeva maggior forza.

— Piotre, — disse ad un tratto la giovane araucana, assiderata dal freddo. — Dove mi conducete voi? Sento che il mio cuore si gela.

— Vi salvo, — rispose il baleniere.

— Dove andiamo noi?

— Non lo so..... e che importa? Vorrei portarvi via per sempre.

— Non vedo nulla.

— Troveremo qualche scoglio.

— Tutto è nebbioso intorno a noi.... se vi stancaste?

— Io! Il baleniere Piotre! Con te.... Mariquita, mi sentirei capace di nuotare fino allo stretto di Magellano. —

Era la prima volta che Piotre le dava del tu. Quella parola confidenziale fece sull’araucana un effetto così strano da fermarle sulle labbra ogni risposta.

— Là..... guardate, — disse dopo alcuni istanti Piotre. — Vedo un banco di ghiaccio che va alla deriva. Lo raggiungeremo.... poi vedremo..... —

Non aveva più osato darle del tu. Nuotava invece con una specie di furore, guardando quel ghiaccione che le onde trastullavano e che qualche corrente spingeva con una [p. 228 modifica]certa rapidità attraverso la baia. Aveva compreso che quello era la salvezza; malgrado la sua forza e la sua resistenza, cominciava a sentire una certa debolezza. L’acqua freddissima a poco a poco gli assiderava le estremità delle membra. Con uno sforzo supremo lo raggiunse e vi si aggrappò con una mano.

—Salite, Mariquita, — disse, voltandosi.

Mentre la giovane stava per issarsi sul banco, Piotre si abbassò verso di lei e con un rapido moto le sfiorò la fronte.

A quel contatto inaspettato, l’araucana, istintivamente, aveva gettato indietro il capo come per sfuggire quel bacio.

Piotre si era fermato, stupito, come sorpreso, poi un lampo terribile aveva acceso i suoi occhi, mentre il suo volto aveva assunto un’espressione di ferocia selvaggia.

Guardò per un momento Mariquita, che era rimasta sospesa al margine del banco, scrollata dalle onde che investivano ambedue.

— Sarebbe meglio, — diss’egli con voce cupa, — che queste acque m’inghiottissero per sempre, è vero Mariquita? Piotre non sarà mai amato da voi, e la morte spezzerebbe il vostro giuramento. Lo volete? L’abisso sta sotto di me, ma quell’altro, spento io, nessuno lo salverebbe, e sarei vendicato! —

Mariquita, pentita da quell’atto involontario, aveva accostato il suo bel volto, che le onde gelide scolorivano, a quello del baleniere.

— Eccomi, Piotre, — mormorò. — No, perdonatemi. —

In quella voce vi era un singhiozzo a malapena soffocato.

Il baleniere sorrise sdegnosamente e volse altrove il capo, poi con un gesto brusco la fece salire sul banco.

Stette un momento ritto sul ghiaccione, col volto tetro, animato da una collera terribile, colle labbra increspate, guardando la giovane che si era rannicchiata su sè stessa, [p. 229 modifica]scossa da brividi fortissimi, poi si accoccolò a breve distanza, senza nemmeno prendersi la briga di sbarazzarsi dei ghiacciuoli che a poco a poco si formavano sulla sua casacca grondante d’acqua.

Non aveva nemmeno dato uno sguardo al banco di ghiaccio, nè osservato dove le onde e la corrente lo trascinavano. D’altronde che gliene importava? La morte non gli faceva più paura, anzi ormai la desiderava. Ripiegato su sè stesso come una belva feroce, non staccava un solo momento gli sguardi da Mariquita. Eppure la fiamma sinistra che balenava nei suoi occhi a poco a poco si spengeva.

Quel banco era una specie di zattera, di dieci o dodici metri di superficie, che le onde dell’Atlantico dovevano aver spinto entro il golfo e d’uno spessore tale da non temere che si sciogliesse troppo presto. Le onde lo facevano trabbalzare violentemente, sollevandolo ora da una parte ed ora dall’altra e talvolta lo coprivano minacciando di trascinare via Mariquita.

Camminava velocemente, trascinato da qualche corrente, accostandosi alla spiaggia, udendosi sempre più distinto il fragore della risacca.

Piotre a poco a poco si era accostato a Mariquita.

— Avete freddo? — le chiese, con voce raddolcita.

— Sì, Piotre, — rispose l’araucana, senza alzare il capo che teneva nascosto fra le braccia incrociate.

— La mia casacca non potrebbe ripararvi; è tutta grondante di acqua e coperta di ghiacciuoli. Sia maledetto quello stregone!

— Grazie, Piotre. Siete troppo buono e poi, vi esporreste ad una morte certa.

— Bah! La morte la derido, — rispose il baleniere, con amarezza. — La costa non deve essere lontana; odo le onde che vi si infrangono e se i selvaggi si sono ritirati, accen[p. 230 modifica]deremo del fuoco, Mariquita. Potessi scorgere la Quiqua!.. Dove sarà? E la scialuppa? Ed i miei uomini? —

Si era alzato, guardando dinanzi a sè. Gli pareva di scorgere confusamente, attraverso la nebbia, delle forme oscure che potevano essere le rocce della spiaggia o delle scogliere. Che fosse vicino alla riva non vi era da dubitare. Il ghiaccione subiva scosse sempre impetuose, dovute al ribollimento della risacca. Era necessario prendere terra in un luogo qualunque. Mariquita non avrebbe potuto resistere a lungo a quel freddo, con quelle vesti bagnate, esposta a quel vento che a poco a poco la gelava, e coricata su quel banco di ghiaccio. L’idea che potesse morire assiderata, atterrì Piotre. Lui non lo sentiva ancora quel terribile freddo. Abituato al clima rigidissimo dell’oceano Antartico, in mezzo a cui viveva la maggior parte dell’anno, e robusto come era, non tremava ancora, quantunque la sua casacca ed i suoi calzoni fossero ormai già coperti d’aghi di ghiacciuoli. Gettò sulla giovane uno sguardo smarrito. Non vi era più rancore in quello sguardo, vi era invece un pazzo terrore. Mariquita, sempre raccolta su sè stessa, col capo mezzo nascosto fra le braccia, i capelli lunghi sciolti sul dorso e stillanti ancora l’acqua, pareva che fosse già intorpidita. Si sarebbe potuto crederla anche morta, senza i brividi che scotevano sempre il suo corpo.

D’un balzo le fu vicino.

— Mariquita!..... Mariquita! — gridò il baleniere con infinita tenerezza. — Alzatevi, venite, cara fanciulla, non rimanete così seduta.... il freddo vi prenderà.... potete morire ed io non voglio perdervi —

L’araucana alzò penosamente la testa e lo guardò, balbettando con voce semi-spenta:

— Ho freddo, Piotre:.... ho freddo.... il sangue mi si gela.... — [p. 231 modifica]

In quel momento avvenne un urto così forte che l’intero banco scricchiolò, come se dovesse spezzarsi. Aveva toccato contro la costa o contro una scogliera?

Piotre, con un rapido gesto, aveva preso fra le braccia Mariquita e vedendo delinearsi a breve distanza una massa oscura, si slanciò innanzi prima che il banco potesse venire respinto al largo.

Era saltato su una spiaggia cosparsa di rocce nerastre e di fuchi, che la marea aveva depositati là in quantità enormi.

Piotre risalì velocemente la costa, cercando un qualche rifugio, una capanna abbandonata, qualche caverna marina, un crepaccio qualunque che potesse ripararli da quel gelido vento che soffiava senza posa, tagliente come una lama di coltello.

Si era messo a correre, per impedire che le sue membra si irrigidissero e si teneva ben stretta al petto Mariquita, riscaldandola coll’alito.

Aveva scorto vagamente, fra le nebbie che il vento faceva turbinare, una parete rocciosa e altissima che pareva spaccata a metà e si dirigeva frettolosamente a quella volta colla speranza di trovare un rifugio.

Si trattava veramente d’una spaccatura, di un crepaccio enorme, apertosi nella parete rocciosa e che verso la cima si riuniva formando una specie di galleria, d’una certa profondità.

Il suolo era tutto cosparso di piccoli ossami che, di primo acchito, Piotre non seppe riconoscere e d’un numero infinito di penne d’uccelli che il vento sollevava in fitte nuvole. Una roccia, che si spingeva in mezzo al crepaccio, formando una mezza vôlta, riparava parte di quella galleria.

Là dentro regnava una profonda calma, non potendo il vento penetrarvi.

Piotre depose Mariquita nell’angolo meglio coperto, su [p. 232 modifica]un folto strato di ossami e di piume e la scosse ripetutamente, dicendole:

— Siamo in terra, Mariquita. Vi accenderò del fuoco e vi riscalderete.

— Dove mi avete portata? — chiese la giovane, battendo i denti. — Il ghiaccio.... non odo più le onde.... rompersi....

— Se Dio vuole, siamo salvi. Aspettatemi qui, Mariquita.

— Dove andate, Piotre?.... Ho paura.

— A cercare dei fuchi.

— Volete esporvi alla morte?.... Non soffia più quell’orribile vento qui. Sto meglio.

— Ho veduto dei fuchi e delle piante.

— Non esponetevi ancora al freddo.

— Il freddo! — esclamò il baleniere. — Piotre non lo sente ancora.

— Siete tutto coperto di ghiacciuoli, vi ucciderete, uscendo.

— Piotre non teme il vento del mare. —

Uscì a passi rapidi, ridiscendendo la costa. Aveva veduto, oltre i fuchi, dei cespugli di berberis il cui legno, come abbiamo detto, brucia rapidamente anche se verde e si accende alla menoma scintilla e anche delle piriti di ferro che sono numerosissime sulle coste della Terra del Fuoco.

A colpi di coltello fece un’ampia provvista di rami di berberis e di fuchi, che l’aria aveva subito seccati, raccolse qualche pirite e ritornò presso Mariquita.

La povera giovane lottava disperatamente contro l’assiderazione che a poco a poco la intorpidiva.

— Aspettate un momento, — disse Piotre. — Vi riscalderete. —

Strappò dalla parete rocciosa alcune manate di muschio [p. 233 modifica]ben secco, battè la pirite sulla costola del coltello, traendone numerose scintille e accese il muschio, gettandovi subito sopra i rami di berberis ed i fuchi.

Una bella fiamma, brillantissima, che spandeva all’intorno un vivo calore, s’alzò, illuminando le rupi e l’arcata.

L’araucana si era trascinata vicina al fuoco, mentre Piotre si levava la grossa casacca di lana, mettendola ad asciugare su due rami piantati nel suolo.

Stette un momento ritto dinanzi al fuoco, guardando Mariquita, il cui viso a poco a poco si ricoloriva, poi si mise a sedere sulla punta d’una roccia che usciva fra gli ossami, a pochi metri da quel focolare improvvisato.

— Piotre, — disse la giovane, con voce timida. — Sedete più vicino; il calore non arriva fino a voi e dovete aver freddo. —

Il baleniere fece col capo un gesto di diniego, ma aprì le labbra. Era ritornato cupo e triste ed il suo viso di quando in quando si contraeva dolorosamente, come se una tremenda bufera imperversasse nel suo cuore.

Anche nei suoi occhi era ricomparsa quella fiamma sinistra che già ella aveva scorta nel momento in cui era sfuggita al contatto delle labbra di lui.

Stette silenziosa qualche istante, osando appena guardarlo, poi gli domandò:

— Perchè tutte queste penne e tutte queste ossa qui? Sapreste dirmelo, Piotre?

— È un cimitero di marangoni,1 — rispose il baleniere seccamente.

— Siete preoccupato, Piotre; pensate ai vostri uomini?

— Ascolto il vento che fischia al di fuori. [p. 234 modifica]

— Temete per la vostra nave? —

Invece di rispondere, Piotre si alzò, dirigendosi verso l’uscita della spaccatura.

L’araucana si era prontamente alzata sbarrandogli il passo.

— Dove volete andare? — chiese. — Così, senza esservi almeno un po’ asciugato e senza la casacca? Volete proprio sfidare la morte o andate a cercarla?

— Sarebbe meglio per voi, — rispose Piotre con un amaro sorriso. — Spento io, l’altro ritornerebbe vostro, e non avreste altro timore che di vedere la mia ombra sorgere fra voi e lui, ma sarebbe un’ombra che non inquieterebbe nè l’uno nè l’altra.

— Non parlate così, Piotre! — gridò Mariquita. — No, non sono così ingenerosa, credetelo, ve lo giuro e voglio diventare vostra moglie.

— Sì, perchè l’avete giurato, mia moglie per forza.

— No, Piotre!

— Avevate già respinto la mia mano per dare tutto il vostro cuore all’altro.

— Allora non conoscevo la grandezza del vostro animo.

— Eh via, parole di femmina, — disse il baleniere. — Sì, voi diverrete la mia donna, perchè lo avete solennemente promesso in ricompensa del salvataggio del vostro fidanzato; sì, voi mi chiamerete il vostro sposo; sarete mia... ma credete che ciò possa bastare a me? No, perchè penserete sempre a quell’altro che voi avete perduto, perchè il vostro cuore batterà segretamente sempre per l’altro.

È la vostra anima che io vorrei avere e che invece non avrò mai, m’intendete, Mariquita? È la vostra anima che io vorrei, tutta mia!....

— Piotre, — disse la giovane, quasi piangendo, — quando Alonzo sarà salvo, quando voi lo avrete ricondotto [p. 235 modifica]a Punta Arenas, vi giuro sulla memoria di mia madre che non penserò più mai a lui e che sarò la vostra sposa fedele ed affezionata. Noi c’imbarcheremo sulla vostra nave, andremo sui mari lontani, dove voi vorrete condurmi e non mi farete più mai vedere quell’uomo.

Sarà vostra la mia anima, sarà vostro il mio cuore, saranno vostri tutti i miei pensieri.

— Bisognerebbe per ciò che voi mi amaste, ma pochi minuti or sono, sull’orlo del banco di ghiaccio m’avete dato una prova contraria, che mi ha spezzato ancora una volta il cuore, — disse il baleniere, con voce fremente.

— È stato un moto involontario che io rimpiango, perchè voi non lo meritavate.

— E voi credete di potermi un giorno amare? — chiese Piotre con un’esplosione di gioia.

— Sì.

— Una prova, una sola. —

Mariquita s’accostò a lui, gli posò le due mani sulle robuste spalle, chiuse gli occhi e gli disse con un filo di voce.

— Ecco le mie labbra, Piotre. —

Il rumore d’un bacio si confuse fra i fischi stridenti del vento, il quale s’ingolfava attraverso la spaccatura, avvolgendo la giovane araucana ed il fiero baleniere fra un turbinio di piume.

Stettero un momento uniti, poi Piotre la ricondusse verso il fuoco, le gettò sulle spalle la sua casacca, che si era ormai asciugata e si sedette accanto a lei, mormorando:

— Grazie, Mariquita. La tempesta che ruggiva tremenda nel mio petto, e senza tregua, dal giorno in cui voi avevate respinta la mia mano, è cessata.

Che il raggio di sole che brilla ora nel mio cuore non si spenga mai.... più, se no, guai a voi e all’altro!.... —

Note

  1. Gli uccelli marini, chiamati marangoni, hanno l’abitudine di andar a morire tutti in uno stesso luogo, quando si sentono prossimi a terminare la loro esistenza. Questi cimiteri sono numerosi nella Terra del Fuoco.