Il Tesoro (Latini)/Libro V/Capitolo LIII

Brunetto Latini - Il Tesoro (XIII secolo)
Traduzione dalla lingua d'oïl di Bono Giamboni (XIII secolo)
Capitolo LIII. Della natura dei cavalli.
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poco. E (li verno istà in luogo di riposo, e la

state viene un uccello che l’uccide, clie ha nome Coras; e s’egli lo mangia ’ sì gli conviene morire, se le foglie di alloro non lo deliberano da morte ^

Capitolo LUI.


Della natura de’ cavalli

Cavallo è una bestia di troppo grande cognoscenza, imperò ch’egli usa intra le genti. Ed han tanto senno e discrezione \ ch’ellino cognoscono il loro signore. E spesso mutan modi ed atti, quando mutan signori. E fremita nella battaglia. E rallegrasi per lo sono delle trombe. E sono lieti quando hanno vittoria., e sono tristi

1) Le stampe vaneg’g-iunu: e la state ritorna. E s’e fili mangia d’uno uccellii lucido clic lux nrnne foras, sì li conviene morire se le foglie di alloro n-.m lo deliberano. G inwìto col ms. Vis. coll’Ambr. e col r: et en esté vient %ins oisiaus qui l’ocist, qui a non Corax; mais se il le manjue, il l’en convient -morir, se feuille de lorier ne le délivre de r.iort. 1*’. in verità ineravij^flio.so questo camaleonte !

2) Ag-giunto: da morte, col r: delirre de morte. y) Il t, ed il m.s. Vis^.: J)iu rfi,ral.

4’! 11 t: vìcmcire. [p. 239 modifica]

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quando hanno perdita ’. E puolo 1" uomo beno

conoscerò so la battaglia si dee perdere o vincere alla vista clic fanno i cavalli di i-allegrarsi di contristarsi. E sonne assai di quelli clie conoscono il nimico del loro signore, e mordonlo ^ dura m (^n te.

E di tali sono, che non portano s(ì nonno il loro signore diritto, secondo che fece il cavallo di Giulio Cesare, e Bucefalas d’Alessandro, che in prima si lasciò toccare come angelica bestia ^ e poi che ’l re vi montò suso, e’ non degnò poi mai di lasciarsi toccare ad altro uomo per cavalcare ^ E sappiate, che Bucefalas aveva testa di toro, e molto fiera guardatura, ed avea due corna ^ Ed il cavallo di Cintareto duca di

Ij Con maggior poesia il t: et quant il flairent la bataille, il se cointoient, et esleescent au son des buisines; et sont Uè quant il ont victoire, et dolant quant il perdent.

2) Il t: mordent et Jierent trop an/j ois sensément.

3) Il t: qui premiers se laissa donter et chcvauchier comme une nicc beste. Era in forse di mutare angelica bestia, in domestica bestia (tiice beste); ma veggeudo come tosto dopo il maestro fa cavalcare le anime, dove le altre volte dice sempre on, ovvero home, pensai che il volgarizzatore volesse gareggiare nella convenienza delle metafore col suo autore. Il ms. Ambr. legge: come una simpla bestia. Il codice Capitol. Ver.: come debonaire beste.

4) Il t: il ne daiqna, quo ame don monde i montast, ve rhevauch’ist.

5) Il t: et si amit II bores ’lutr’-ssi romnìe ’rnes. [p. 240 modifica]
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Galazia: Antioco montò, poi che ebbe vinto il

duca, lo cavallo; e lo cavallo corse al chino in tal modo. eli’ egli uccise se ed il re Antioco \ E quando lo re de’ Sciti combatteva col nimico suo a corpo a corpo, ed egli fu morto % l’altra gente il voleva spogliare, e tagliargli la testa, lo cavallo suo lo difendè infino alla sua morte, che non volle mai mangiare ^ E sappiate, ch’egli è cosa provata che ’l cavalh^ lagrima per la morte ¦* di suo signore, e non ô niun* altra bestia che ’l faccia.

1) Il t: et li chevatis Cratarai le due de Galathas, qui quant les sires fu (mors, et que li rois AntiocJms i monta por combatre, li chevmos corut au devaler de I gran tertre, et trébucha en tel maniere que il ocist soi et son chevaxicheor. Il Volg-arizzamento è imbrogliato. Migliorando l’interpunzione, procurai di darvi luce. Il ms. Vis. ligio al t: e ’l cavallo di Cintareto lo duca di Gain tas, che quando lo suo signore fne morto, e che lo re Antioco vi montò suso fer combattere, lo cavallo corse al dichino d’una montagna: egli trabucco in tale modo, ch’egli ìiccisc so et lo re Antioco.

2) Il t: /« ocis à la bataille.

3) Il t: li chevmis le desfendi viguereusemeni, et le garda jusqu’ à sa mort, car il ne volt onqties puis mangier.

4) Corretto per l’amore, iu "per la morte, col ms. Vis. col t: Mainz chevatiz qui plorent et gietent lermes por la morte lor seignor. l^ìra un senso anche nella le/ione delle

stampe, ma non era quello del Tesoro di Ser Brunetto. [p. 241 modifica]

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E sappiate, clic’ cavalli masclii ’ sono di lunga

vita; chò noi troviamo scritto d’ uno cavallo che visse settaiit’ anni. Ma le giumente ^ non vivono^ lungamente, e la lussuria loro la può l’uomo ristringere * se l’uomo gli rade li crini. Ma ^ del suo parto nasce una cosa d’ amoie *’ nella fronte del puledro; ma la madre gliele cava co’ denti, chò non vuole che rimanga tra mano d’ uomo. E se r uomo gliele levasse, la madre non gli darebbe poi del suo latte.

E sua natura è, che tanto quanto il cavallo ò più sano e di miglior cuore ’, tanto più mette la bocca e ’l naso nell’acque quando bee.

1) Corretto mischiati, in uaschi, col ni.s. Ambr col t: chevai ma’-lfl, e con Solino. Il nis. Vis. cavalli malati, i quali vivrebbero più dei cavalli sani !

2) Il t: les femeles.

3) Ag-g-iunto non, acciò il Volg-arizzaniento non dicesse il contrario perfetto del t: ne vivent longuement. Cosi anche il ms. Vis

4) Il t: refroider.

5) Mutato e, in ma, voluto dalla sintassi, il t: mais cn son part.

6) Il t: naist un veneree d’ amor, che poco appresso chiama cele chose, come interpretò messer Bono.

7) Il t: el de meillor corat/e. Coraggio per cuore si usa anche in lingua italiana.

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Ed al cavallo dee l’uomo guardare in quattro

cose, secondo lo detto de’ savi antichi: cioè, forma, beltade, ìjontade, e colore.

Che nella forma del cavallo dee l’uomo considerare, che la sua carne ’ sia forte e dura ^, e ch’egli sia ben alto secondo la sua forza ^ Le coscie debbono essere larghe e piene ¦*, la groppa ritonda e largo petto, di bella guisa ^, piedi secchi e ben cavati di sotto.

In beltà dei guardare, che abbia piccola testa e secca, sì che il cuoio vi sia suso bene stante ^ poi abbia gli occhi grossi, e larghe le nare, e orecchi piccoli e diritti e saldi ’, e la testa

1) Il t: sa char, et ses cuirs.

2) Il t: fort, et dur, et sonde (ferme, secondo tre codici del Chabaille).

.3) Mutato forma, in forza,, col ms. Vis. e col t: sehiic sa force, che qui non ha variante nessuna.

4) Il t: li coste doivent estre Ione et phnier.

5) Il t qui mutilato dal traduttore, o dall’amanuense, come pure è mutilato nel ms. Vis.: et croupe grandisme et raonde, et lées ctàsses, grani piz et large et soit molt overs’, et touz ses cors soit tachiez de nous et de espesetè, piez fors et bien cavez par desouz.

6) 11 t: si que le cuirs soit bien tenanz enprès les os. Corretto l’uomo, in il cuoio anche col ms. Vis. e con Palladio (jui tradotto.

7) li’ saldi, manca al r. K nel ms. Vis. [p. 243 modifica]

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diritta, assoinbi’aiito ’ a testa montonina, o’ crini

sieno bene spessi, e la chioma l’orma ^ e la pannoccliia della coda grande ^, l’unghie salde da tenere bene i ferri, e sian tonde \

E in bontade guarda ch’egli abbia ardito coraggio e allegra andatura ’’, e membri non stipi ’^, e bene corrente alla tua voluntade ’. E sappiate, che l’isnellezza del cavallo si cognosce agli orecchi, e la sua l’orza alle membra, ehi le balisca bene ^

E in colore dei tu guardare lo baio, o ^ ferrante rotato, o nero, o bianco, o fallago"^, o

1) Corretto col ms. Vis. il sembiante, in assembrante, col t: resemblable a teste moutenine, colla variante di quattro codici de mouton e moton di tre altri: tutti del Chabaille. Corretto perciò col ms. Vis. montanina, in montonina.

2) E chioma ferma, che è pure nel ms. Vis. manca al T.

3) 11 r: et eoe bien vel-ue.

4) Il t: ongles socles, fermes, et reondes.

5) Il t: lice aleure. Aggiunto allegra coi niss. Ambros. e Vis.

6) Il t: membres crolans.

7) Corretto col ms. Vis. e col ms. An)br. sua, in tua (che riscontra con guarda a principio del capoverso), acciò il passivo non si taccia attivo.

8) 11 t: as membres tremblans et crolanz. Il ms. Ambr. membri crollanti. Palladio (jui trailotto: tremcntibus membris, quod est iadicium forlitudinis.

9) Mutato il in o, col t: ou ferrant pomelc.

10) Il t: i)u cerrin, nu rairvn. [p. 244 modifica]
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cFaltra maniei-a, elie tn potrai trovare più avverievole

’.

Per ciò che sono cavalli di molte maniere, che tali sono destrieri grandi per combattere, e tali sono palafreni da cavalcare per agio del corpo, e tali sono ronzini per portare soma, o muli fatti di giumenta e d^ asino. E dei tu bene avere a memoria di scegliere quello cavallo ehe ti sia bisogna a tuo servigio ^, che alcuno conviene bene correre, ed alcuno bene ambiare, o trottare ^, o andare al passo, o altre cose che loro * natura richiede. Generalmente guarda in tutti cavalli, che^ suoi membri sieno bene ordinati, e che ^ risponda l’uno al t altro. E eh" egli abbia li suoi occhi, e tutti gli altri membri, ben sani. E che egli non sia troppo giovane, nò troppo vecchio ®.

1) Il t: eslire meillor, el phis avenable.

2) Il t: hi, doit estro bien sovenans de eslire celui cheval a ton oes (sei codici, e%s), qui ait les proprielez, et les tesches (due codici, bonnes teches ), qui hesoignahles sont à ce de quoi il doit servir. Bisoc/na del Volgarizzamento, vale necessità, ed è la vera lezione dice il Sorio. Il nì.s. Ainlir. cavallo a tuo bisogno.

3) trottare, manca al t. E nel ms. Vis.

4) Corretto altra, in loro, col ms. Vis. e col t: et autre r.hose que lor nature requiert.

5) Aggiunto e col ms. Vis. e col t.

6) Il t: et que il soient de tal aagc que il ne soient

a/ole par juvente, ne por viellesce. [p. 245 modifica]

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E pM-ò che i vizii de’ cavalli sono dentro, e di

fuori, (ho si paiono, e che non, sì che nullo non ò che non abbia o poco o assai; sappiate, che quelli sono i migliori. che meno vizio hanno ’.

Capitolo LIV.


Del leofante.

Leofante h la maggiore bestia che l’uomo sappia. E li suoi denti sono avorio. 11 suo becco si chiama promusce " ch’è simiglianto al serpente, e con quello bacco prende egli la sua vivanda, e mettelasì in l)Occa. E però che quel becco ^

1) Le stampe con la solita maledizione, non clic il ms. Vis: E r.h’ cfjli abbia li situi occhi e tutti gli altri (membri ben sani, che egli non sia troppo giovane né troppo vecchio, però che i vizii de’ cavalli sono dentro, e di fuori che si paiono, sì che nullo non è che non abbia poco o assai. E sappiate (he quelli sono i ìaigliori, che meno vizio hanno. Empiuta una lacuna, e corretta l’interpunzione, secondo il t: et porce que rices et maladies de chevaus sont sani nombre, dont les unes sont dcdanz, et les autres dehors, les unes apparissanz, et les autres privées, si que nus ne puct estre qui m’ en ail ou po ou moût, sachiez que cil sont mcillor qui moins en ont.

2) Il r: et ses b’:s est npelez prnmoistre. Il latino é promuscis.