Il Tesoro (Latini)/Libro V/Capitolo LII

Brunetto Latini - Il Tesoro (XIII secolo)
Traduzione dalla lingua d'oïl di Bono Giamboni (XIII secolo)
Capitolo LII. Della natura del camaleonte.
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fuochi e ben chiari in quella parte onde possono esser veduti meglio ’. E quando elli ’ il veggono, sì ne sono sì vaghi, che non pongono bocca in terra per pascere: e quando li cacciatori gli hanno tenuti quasi il terzo dì, ^ elli vanno in verso di loro, e vannoli traviando in verso quella parte, ove dee avere acqua \ E quando elli gli hanno condotti all’acqua, elli danno lor tanto di ^ spazio, che elli possano bere ^, e beone molto volentieri. E quando hanno molto bevuto, ed elli li cacciano. Ed elli allora sono sì lassi per lo grande digiuno che hanno fatto, e per la molta ’ acqua che hanno bevuta, ch’elli non possono guari correre. Allora li cacciatori li prendono ^ leggermente.. 1) Il ms. Vis.: in quella parte onde un d’ elli lo debbiano vedere.

2) Mutato: elle in elli, e così poi. Si Bono che il ms. Vis. fanno questo animale ora di genere maschile ed ora femminile: esempio non unico, siccome abbiamo poco sopra ammirato.

3) Il ms. Vis.: in contorno di terzo giorno.

4) Il ms. Vis.: vannoli cacciando verso quella parte qtiine ove debbiono trovare acqua.

5) Mutato: li in lor, col ms. Vis. Forse nel ms. era lo’.

6) Aggiunge il ms. Vis.: e quando questi vi sono, si beono molto volentieri.

7) Multa, manca al ms. Vis.

8) Il ms. Vis.: correre sì, che le colgono molto leggermente. [p. 231 modifica]

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Capitolo LI.

Della natura di più cani ’.

Cani non veggono quando nascono, ina poi ricoverano loro veduta, secondo l’ordine di sua natura. E tutto ch’ellino arnan l’uomo più elio niun altro animale del mondo, elli non conoscono le strane genti, se non coloro con cui usano, e si conoscono bene loro nome, e la boce di loro signore *.

Le sue piaghe guarisce, forbendole con la sua lingua. Spesso o’gitta "^ il suo pasto, e poi il rimangia ^ E quando egli porta carne in bocca ^ e egli vada sopra acqua, che veggia la sua ombra nell’acqua di quello che ha in bocca, incontanente lascia quello che porta per quello che vede nelr acqua ^

1) 11 t, ed il ms. Vis.: l)es chien!.

2) Mutato all’I, bore, in e la hoce, col ms. Vis. e col r. el si entent son non, et recognoist la voiz son viaisfrc.

3) Spesso, manca al t: il garit ses plaies à sa langne.

4) Qui va lo spesso, erroneamente accodato al periodo precedente. Mutato e gitta, in spesso e’ gitta, col ms. Vis. e col t: savent vomit son past, et puist remanjve.

5) Il t: char, ou autre chose.

6) Il t: por prendre ce qui est néant. [p. 232 modifica]
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E sappiate, che quando si congiungono insieme

cane e lupo, egli ne nasce una maniera di cani, ch’è molto fiera. Ma li molto fieri cani nascono di cagna e di tigre. E sono sì leggieri e sì aspri, che ciò è forte maraviglia ’.

Gli altri cani che sono di dimestica nazione ^ sono di molte maniere. Che ci nascono di piccoli ^ che sono molto buoni a guardare case e letti di gentildonne ^ E sì ne sono d’altri piccoli, che sono buoni a cacciare ^ E quelli che sono generati di picciolo padre, puote l’uomo nutrire in loro gioventude in questa maniera, ch’egli lo metterà in una piccola paniera, e nutrichilo di poca vivanda, e tirigli spesso gli orecchi contra a terra, che allora sono più avvenevoli quanto son minori cogli orecchi pendenti e grandi.

1| Il t: ce est droite deahlerìe.

2) Mutato: ragione, in nazione, col ms. Vis. e col t: de domesche nascion. Nazione in questo senso è più volte in Dante: B sua nazion sarà tra Feltro e Feltro. ( Inf. I.) Il ms. Vis. legg’c: nassione, più vicino al t. Evidentemente da nascere, ovvero nassere, onde nascitito, nassuto, nato.

3) Il t: petit chienz ffouz.

4) Il t ag-gfiung-c: et si ia autres plus peliz por garder chariibres, et les Hz as dames. Cos’i anche il ms. Vis. c perciò lo ag-g’iunsi al Volg-arizzamento.

5) B si ne sono d^ altrì piccoli, che sono huoni a cacciare,

manca al ms. Vis. ed al t. [p. 233 modifica]

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Altri sono l)r;ìcclietti coirli oi’occlii ponderiti ’.

E cognoscono ni liuto ove passa o bestia o uccello ^ E quelli che si dilettano del cacciare, li debbono molto amare, e guardare ^ molto da falsi assembramenti *; chò i cani non hanno la conoscenza del fiato per lignaggio, e niente meno dice il provcrl)io del villano, che il cane caccia per natura ^

Gli altri sono cani levrieri, che seguitano ^ la bestia infino alla fine, oche la cacciano, echiamansi segugi. Onde ve n Ô di tali, che sempre conservano ciò che uomo loro apprende in gioventù, onde altri cacciano cervi ed altre bestie campe 1) Il t premette: li autres soni brachct as oreilles pendanz, qui cognoissenl l’odor etc. Corretto: fiato in fiuto. Empiuta la lacuna col ms. Vis. aggiungendo: altri sono hrnrr.hetli cogli orecchi pendenti.

2) Il t segue: et por ce sont il hon a la chace.

3) Il t: et qui en ce delite son corage, il les doit moìt amer et garder etc. Aggiunto mollo amare col ms. Vis.

4) Corretto: sembianti, in assembramenti, coi mss. Vis. ed Ambr. e col t: assemblement.

b) 11 t ed il ms. Vis.: car chien n’ ont pas la cognoissance doti n’es se par lignage non. Ma otto codici citati dal Chabaille, leggono come il Volgarizzamento.

6) Aggiunto levrieri, e corretto seguita, in seguitano, colla grammatica, col ms. Vis. e col t: // autre sont lévrier, et sont apelè segus, porce que il ensuient lor proie jnsqu’ à

la fin. [p. 234 modifica]
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stri, altri cacciano lontre, e beveri, ed altre bevStie

che usano in acqua ’.

Gli altri sono più leggieri ^ e più isnelli a correre per prendere bestia di sua bocca.

Gli altri sono mastini grandi e grossi, e di molto grande forza, e pigliano lupi, orse ^ porci salvatici e altre grandi bestie; e eziandio contro all’uomo * combattono molto fieramente. Però troviamo noi nelle storie antiche, che uno re era stato preso da’ suoi ni m ici, sì che li suoi cani raunarono grande moltitudine d’altri cani, e combatterò con coloro che teneano il re sì fortemente, ch’e’ lo tolsero loro per forza ^ E sì non è gran tempo, che di cani di campagna e del paese ^’

1) Le stampe, ed il ms. Vis. a sproposito: onde ve n’ ha di tali, che acciò che l’ìiomo linudrisca segxntano che sono diqxielli che sono codici a ctirrere, e ad altre bestie che usano in acqxia. II T: dont il en i a de tels, que ce que on lor aprent en lorjovente, il vuelent maintenir tozjor, si que li un chacent cers, et bices, et autres bestes champestres, li autres chacent loutres, et bievres, et autres bestes repairans en aigue. Empiuta la vasta lacuna, e coiTetto col t.

2) Corretto: maggiori, che è anche nel ras. Vis. in più leggieri, col t: li autres sont plus legier, el plus isnel.

3) Agg-iuuto htpi, che manca pure al ms. Vis. col t: loups et senglers etc.

4) Corretto: combatte in combattono, colla g-rammatica, col ms. Vis. e col r: se combatent il.

5) A’ fine force, frase stereotipa.

6) E del paese, manca al x ed al ms. Vis. Il t: Champaiqn;. [p. 235 modifica]

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si rauiKU’OHo iiisicnu’ iii uno luoiìo. dove si combatterò sì as()i;mi(’nti’, dit’ nlla fino non no campò che uno che non l’osso morto ’.

Però divisa lo conto dinanzi ’, che ’l cane orna pin t uomo clic bestia che sia, e sì vi dirò alcuna cosa che nostri maestri iscrissero ne’ loro libri.

Sappiate, che quando lase Licio ^ fu morto, lo suo cane non volse mangiare \ e così morio di dolore.

E quando il io Lisimaco ^ l’u messo nel fuoco per li suoi peccati che l’atti aveva, lo suo cane vi si g’ittò entro con lui. o lasciovvisi ardere con lui.

E un altro cane entrò col suo signore in prigione in Roma *"’, e quando lo suo signore fu gittate nel fiume del Tevere in Roma, egli vi

1) Corretto niuno, che è pure ucl ni.s. Vis. in che tino col t: n’ en demora que I vif, et tnit li autre furenl mort en la plane meisme.

2) Agg-iunto: lo conto, col ni. Vis. e col t.

3) Corretto Jnsei in Jase Lieto col nis. Vis. col ms. I3erg’. e col t: Lise Lice.

4) Il t: ne volt onques puix mangier ne pò ne grant.

5) Corretto: Li t amant e, in Lisimaco col t. e col ms. Berg-. Il ms. Vis. legge come la stampa. Altri leggono Nicomede. V. Illustrazioni in fine di ijuesto libro.

6) In Roma, manca al t od al ms. Vis. [p. 236 modifica]
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si gittò con lui. tanto portò la carof^na del suo

signore quanto egli potea.

E queste e molto altro naturo sono trovate ne’ cani; ma più non ne dice il conto ’, per abbreviare lo suo libro.

Capitolo LII.


Della natura del camaleonte ^.

Camaleonte è una bestia che nasce in India ’^ ed in grande moltitutline, ^ la sua faccia ’’ è alla somegi ianza del lusardo % e lo sue gambe sono lunghe e ritte e larghe ^ ha unghie fiere e acute

1) Il t ha di più: car bien suffist.

2) Il t, ed il ms. Vis.: Doti camelion.

3) Mutato col t: Asia, in India: quattro codici del Chabaille leg’g-ono Aise, ed uno lcg;g-e Asie. Anche il ms. Vis. Asia.

4) Corretto fazione, in faccia col ms. Vis. e col t: et sa face.

5) Corretto dell’usardo, in del lusardo, col t: est senihlaie à lisarde. Vedi cap. 7." di questo libro, che parla del Insardo.

6) Le stampe leg-g-ono: e le sue gambe sono lunghe e ritte e larghe, ed ha unghie fiere e acute. Levato larghe -aWq y^jw^e e restituito alle unghie, secondo il ms. Vis. ed il t: ses jambes sont droites et longues, et a lies ongles, fires et

a gués. [p. 237 modifica]

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e coda grande ’ ritoi’t;i. e va lontamonlc corno

tartuche, e la sua pelle è dura come il coccodrillo, ed i suoi ocelli son fiori o duramente fitti dentro nella testa ^ e non mira nò di qua né di là per traverso, anzi ^iuarda sempre dinanzi da sé ^

E sua natura è fieramente maravin-liosa. che ella non mangia nò beo cosa del mondo, anzi vive solamente dell’aria che trae a so. Il suo colore è sì mutabile, che incontanente che tocca ninna cosa sì perde il suo colore e diviene di quella tinta \ so non se vermiglio o bianco, che questi due colori non può ella pigliare.

E sappiate, dio ’l suo corpo ^ è senza carne e senza sangue, se non se al cuore che ve n’ ha

1) Le stampe, ed il ins. Vis.: e molto grandi: corretto e compiuto col t: et eoe grant et voltice.

2) Le stampe, ed il ins. Vis.: i suoi occhi smi Jieri duramente, e fini dentro nella lesta. Trasportato Yen suo luogo, col t: et si oil sont fier, et durement encavè dedans la teste.

3) Il t: et ne les remue cà ne là, por ce ne voit H en travers, ains regarde tout droit devant soi. Il maestro disse altrettanto degli occhi e del guardo dei.serpenti, nel capitolo primo di questo libro.

4) Aggiunto eoi t: et devient de antretel teinte, e diviene di quella tinta.

5) Le stampe antiche leggono capo anzi che corjìo, ma errano, perchè.Solino eap. LII qui copialo dal nostro maestro, scrisse: corpus penes sine sanguine. Il r: ses cors senza nessuna variante che renda proliahib’ in (pialelio modo la

rifiutata lezione. [p. 238 modifica]
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poco. E (li verno istà in luogo di riposo, e la

state viene un uccello che l’uccide, clie ha nome Coras; e s’egli lo mangia ’ sì gli conviene morire, se le foglie di alloro non lo deliberano da morte ^

Capitolo LUI.


Della natura de’ cavalli

Cavallo è una bestia di troppo grande cognoscenza, imperò ch’egli usa intra le genti. Ed han tanto senno e discrezione \ ch’ellino cognoscono il loro signore. E spesso mutan modi ed atti, quando mutan signori. E fremita nella battaglia. E rallegrasi per lo sono delle trombe. E sono lieti quando hanno vittoria., e sono tristi

1) Le stampe vaneg’g-iunu: e la state ritorna. E s’e fili mangia d’uno uccellii lucido clic lux nrnne foras, sì li conviene morire se le foglie di alloro n-.m lo deliberano. G inwìto col ms. Vis. coll’Ambr. e col r: et en esté vient %ins oisiaus qui l’ocist, qui a non Corax; mais se il le manjue, il l’en convient -morir, se feuille de lorier ne le délivre de r.iort. 1*’. in verità ineravij^flio.so questo camaleonte !

2) Ag-giunto: da morte, col r: delirre de morte. y) Il t, ed il m.s. Vis^.: J)iu rfi,ral.

4’! 11 t: vìcmcire.