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Solone Ambrosoli

1896 D Indice:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu Rivista italiana di numismatica 1896/Bellinzona Di un singolare cavallotto al tipo bellinzonese Intestazione 28 giugno 2018 75% Da definire

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1896

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DI UN SINGOLARE CAVALLOTTO


AL TIPO BELLINZONESE




Solone Ambrosoli fig. 1 Rivista italiana di numismatica 1896 (page 448 crop).jpg

Fig. 1.


Solone Ambrosoli fig. 2 Rivista italiana di numismatica 1896 (page 448 crop).jpg

Fig. 2.


Lo studio delle contraffazioni monetali è fonte inesauribile di sorprese, e nello stesso tempo, costituendo come un anello di congiunzione fra la Numismatica dei diversi paesi, interessa un numero tanto [p. 436 modifica]più grande di studiosi e di raccoglitori, e li accomuna in ricerche alle quali in caso diverso sarebbero rimasti estranei ed indifferenti.

Spero quindi che non riusciranno discare ai lettori italiani e stranieri della Rivista le poche pagine qui appresso, dedicate appunto a quest’argomento.


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Nel N. 1-2, Anno XV, 1893, del Bollettino Storico della Svizzera Italiana che il nostro egregio collega Emilio Motta va pubblicando a Bellinzona, procurai di richiamare l’attenzione dei numismatici svizzeri su di un singolare cavallotto, del quale qui riporto la descrizione.


Diam. mm. 28. Peso gr. 3,25. Mistura.

   D/ – · NON · NOB - · DNE · SED · — NO · TV · D · G ·
    Nel campo, entro cerchio di perline, tre stemmi opposti intorno al centro segnato da un punto, e sormontati ciascuno dall’aquila bicipite coronata.
   R/ – S · HARTINVS · EP - IS - COPV8
    Entro cerchio e. s., il santo, a cavallo, a d., in atto di tagliare il mantello per ricoprire il povero.

(R. Gabinetto Numismatico di Brera in Milano).

(Fig. 2)


Questa moneta, come si vede, riproduce il tipo dei Rössler o cavallotti (Fig. 1) coniati a Bellinzona dai tre Cantoni di Uri, Svitto ed Untervalden, sul [p. 437 modifica]principio del Sec. XVI1. Lo riproduce tanto servilmente, che nessuno a prima vista potrebbe sospettare non trattarsi d’una moneta bellinzonese; e come moneta bellinzonese inedita fu descritta appunto dal Prof. Biondelli in una sua memoria inserita nell’Archivio Storico Lombardo2.

Senonchè, — osservavo, — negli stemmi della moneta di Brera, la testa di toro del Cantone di Uri si vede sostituita da una maschera di leone, e la doppia chiave di Untervalden da due oggetti indeterminati che ne imitano la forma. Questa circostanza, il titolo basso della moneta, l’assenza di ogni indizio dell’autorità per cui ordine od arbitrio fu coniata, mi convincevano facilmente che si trattasse di una delle innumerevoli contraffazioni onde era infestato il mercato monetario del Sec. XVI.

E il motto: Non nobis, Domine, sed nomini tuo da gloriam, ch’è proprio dei Fieschi e dei Ferrero– [p. 438 modifica]Fieschi3, mi suggeriva spontanea l’idea che il nostro cavallotto uscisse dalle officine di Messerano o di Crevacuore, famigerate per le loro contraffazioni altrettanto illecite quanto ingegnose, appunto anche di monete svizzere.

Qui è necessaria una breve digressione.

Domenico Promis, nella sua memoria sulla zecca di Montanaro, pubblica due testoni anonimi, col motto che ho citato4, e li attribuisce al Cardin. Bonifacio Ferrero. Il nostro cavallotto potrebbe fors’anco, adunque, essere stato coniato a Montanaro, poiché quel motto non sarebbe esclusivo alle zecche di Messerano e Crevacuore. Nè la supposizione riuscirebbe inverosimile, perché anche a Montanaro si contraffacevano monete, e precisamente eziandio monete svizzere5.

Ma quei due testoni sono poi davvero di Montanaro? mi sia lecito di dubitarne, o, piuttosto, di escluderlo.

Il motivo principale per cui il Promis li attribuisce a questa zecca é il legger visi il nome di S. Benigno, attorno alla figura del santo nel rovescio; ma troppi esempi ci rimangono della disinvoltura con cui a que’ tempi si scambiavano, e occorrendo s’inventavano anche di sana pianta, i nomi dei protettori sulle monete delle nostre piccole zecche dell’Alta [p. 439 modifica]Italia, perchè quel motivo abbia da pesar molto sulla bilancia.

In realtà, invece, il busto che si vede su quei due testoni anonimi non è altro che il ritratto preciso di Lodovico II Fieschi, signore di Messerano e Crevacuore; come chiunque può verificare confrontando quei testoni con quelli già pubblicati prima dal Promis stesso nella sua memoria su queste ultime due zecche6, alle quali per conseguenza sono da attribuire7.

E poiché quei due testoni sarebbero state le sole monete di Montanaro col motto: Non nobis, Domine, sed nomini tuo da gloriam8, ne scaturisce l’altra conseguenza che questo motto rimane proprio ed esclusivo delle zecche di Messerano e Crevacuore, all’una o all’altra delle quali adunque (sino a prova contraria) mi sembra da assegnare il nostro cavallotto di tipo bellinzonese.

Il mio appello del 1893, sulla novità o meno di questa ipotesi, essendo rimasto (ch’io mi sappia) infruttuoso, ritengo non privo d’interesse il divulgare la moneta mediante la Rivista rivolgendo di nuovo [p. 440 modifica]agli egregi nostri colleghi svizzeri la preghiera d’istruirmi intorno ad essa.


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Mi si permetta ora di aggiungere qualche considerazione intorno ai vincoli (già notati da D. Promis) che uniscono la Numismatica bellinzonese, e quella svizzera in generale, alla Numismatica del Piemonte.

La prima Considerazione è questa.

Vincenzo Promis aveva pubblicato un testone di Lodovico II Fieschi con S. Martino, ma ritenendolo una falsificazione antica, per vari motivi, fra i quaH:

    1° — perchè vi si legge LVDOVICVS FLISCVS LAVANIE M(esserani) C(omes), mentre "Ludovico Fieschi solo sulle sue monete sempre prende il titolo di dominus eccetto che in un testone su cui s’intitola Messerani Comes, ma non accennando alla signoria su Lavagna che spettava a P. Luca „;

2° — perchè " vi leggiamo il nome di S. Martino che mai trovasi sui pezzi lavorati nelle zecche di Messerano e Crevacuore „9.

Dirò anzi che appunto per queste considerazioni di V. Promis mi astenni dal registrare il nome di Messerano accanto a quello di S. Martino nell’elenco dei santi che compilai pel mio manualetto di Numismatica.

Ora però che il Conte Papadopoli, nel precedente fascicolo della Rivista10, ha pubblicato un altro [p. 441 modifica]testone di altro signore (Pier Luca II), con leggenda regolare e coll’identico rovescio del S. Martino, non esiterei a comprendere quel santo fra quelli effigiati sulle monete di Messerano e Crevacuore, sia pure che, nel nostro caso, queste monete fossero contraffazioni, eseguite, come sospetta il eh. senatore, "dagli stessi appaltatori della zecca per rifarsi delle forti somme pagate al signore„11.

Ad ogni modo è evidente che quel rovescio col S. Martino è identico al rovescio del testone coi tre stemmi disposti in linea orizzontale e sormontati dall’aquila, battuto dai Tre Cantoni a Bellinzona12.

La seconda considerazione è fondata su di un fatto, minimo per sé stesso, ma che forse potrebbe condurre a conclusioni non prive d’importanza, quando fosse meglio studiato.

Ognun sa che le leggende delle monete medioevali e della Rinascenza sono quasi costantemente precedute da. una crocetta.

Questa può assumere diverse forme; sulle monete milanesi13 è una croce più o meno potenziata, cioè con le estremità a foggia di T14; su quelle dei duchi di Savoia è una croce di S. Maurizio15; ecc.

[p. 442 modifica]Ebbene: sulle monete dei marchesi di Saluzzo frequentemente16, spessissimo a Desana17, spesso a Montanaro18, e immancabilmente quasi a Messerano e Crevacuore19, questa crocetta assume la forma Cross-Bottony-Heraldry.svg; e questa forma precisa, identica, è comunissima nelle zecche trivulziane20, e s’incontra pure sulle monete di Bellinzona.

Questa crocetta la trovo anche su talune monete dei vescovi di Sion, Matteo Schiner (1500-22), Adriano (1529-48) e Gio. Giordano (1548-65) di Riedmatten, monete che a me paiono di lavoro italiano, a differenza d’altre degli stessi vescovi, le quali sono evidentemente di fattura tedesca.

Si trova poi anche, ed è circostanza degna di rilievo, p. es. sul testone di Sebastiano di Monfalcone, vescovo di Losanna21 che aveva dato in appalto la propria zecca al piemontese Virgilio Forgerio, il quale vi coniò monete di tipo prettamente italiano22.

[p. 443 modifica]Una crocetta eguale, o poco dissimile, s’incontra, è vero, su altre monete svizzere, anche d’epoca alquanto posteriore a quella di cui ci occupiamo, ma ciò non influisce nel caso nostro.

Per me, insomma (se non m’inganno), questa forma particolare di crocetta sarebbe come l’indizio rivelatore, la caratteristica del filone monetale che a quei tempi si estende e si ramifica dalle zecche del Piemonte a quelle svizzere, allacciando anche le trivulziane.

Quelle zecche trivulziane, dalle quali uscì pure una imitazione del pezzo bellinzonese col motto VICTORIA ELVECIORVM che il nostro compianto Rossi chiamò giustamente una moneta " tra le più artistiche di quei tempi „23. Questa imitazione si deve a Gianfrancesco Trivulzio, ma dagli Abschiede sappiamo che, sin dal 1506, Giangiacomo aveva fatto ai Tre Cantoni la proposta di coniar moneta insieme, nella zecca di Bellinzona24.

Una terza ed ultima considerazione vorrei fare, intorno al tanto discusso testone con l’epigrafe IN LIBERTATE SVMVS25.

[p. 444 modifica]Il sig. Alberto Sattler, nella più volte citata illustrazione delle monete di Uri, Svitto ed Untervalden, pur non negando peso agli argomenti che indussero Morel Fatio ad assegnare quella moneta a Bellinzona, osserva che tale attribuzione, se anche possibile, non è provata in modo assoluto. Il sig. Sattler accenna sopratutto alla mancanza di qualsiasi stemma, e alla singolarità del S. Pietro in luogo del S. Martino, unico ed esclusivo patrono che compaia sulle monete dei Tre Cantoni. La rassomiglianza di questo testone con quello dai tre stemmi disposti in linea orizzontale e sormontati dal cavallo26, — conchiude egli, — non vuol dir molto, se si rifletta quanto spesso i principotti dell’Italia Settentrionale imitavano tipi monetali stranieri27.

Queste parole, e l’ipotesi che implicitamente il sig. Sattler viene a porre innanzi con esse, sono degne della massima attenzione.

[p. 445 modifica]Infatti, la importantissima grida di Milano, del 1° marzo 1530, riferita dal Motta in questa stessa Rivista28, dopo aver detto: "pare che molti malivoli et pocho amorevoli de la loro patria, et altri de pessima sorte con loro malitia habino fabricato uno novo ingano, cioè in bavere facto uno falso bollo, con il quale hano bolato, et bolano li bianchi novi maxime quelli bianchi sono fabricati in la cecha de Crevacore, appelati del cavaleto „, dà il bando ai detti bianchi, " quali hano da una parte una aquila con lettere che dicono Lud. et p. lucas. flis. lava. Co. M. D. et da laltra uno cavaleto con suxo uno sancto con lettere che dicono Sanctus Theonestus „ oppure " da una parte una aquila con le lettere soprascripte et da laltra uno santo in pede che dicono medesimamente Sanctus Theonestus „, e dà il bando contemporaneamente ad altri bianchi, di cui tace la provenienza, ma de’ quali dice che "hano da una parte la testa di S. Petro et da laltra uno cavalo con uno putino nudi„.

Ora, chi non riconosce in questi ultimi bianchi il nostro testone IN LIBERTATE SVMVS, e in quegli altri i notissimi testoni di Lodovico II e Pier Luca II Fieschi, signori di Messerano e Crevacuore, pubblicati dal Promis?29

E nell’interessante ripostiglio di Gratasoglio, descritto dall’ing. Clerici30, trovavansi egualmente associati, fra altre monete, dei testoni contromarcati di Lodovico e Pier Luca Fieschi, e dei testoni IN LIBERTATE SVMVS, parimenti contromarcati.

Lodovico e Pier Luca tennero in comune la [p. 446 modifica]signoria dal 1521 al 1528; la grida che dà il bando ai testoni bollati o contromarcati è del 1530.... Non vi è qui un ravvicinamento che dà da pensare?... Tanto più quando si osservi che Pier Luca, divenuto dal 1528 esclusivo signore di Crevacuore, vi fece poi battere testoni con un cavallo sciolto (o cavalcato da un uomo seminudo) i quali ricordano stranamente il rovescio dell’enigmatico testone IN LIBERTATE SVMVS?...

È vero che in altra grida poco anteriore di Milano, del 31 gennaio 1530, si accenna al bando delle "monete nove fabricate in le ceche forastiere» e fra queste "ceche forastiere„ si enumera anche Bellinzona31; ma nulla vieta che il bando si riferisca ad altre monete bellinzonesi le quali contraffacevano precisamente il tipo delle monete di Milano32.

Per conchiudere (se mi è lecito di esprimere una mia opinione personale, quantunque non suffragata di prove), io riterrei che il misterioso testone IN LIBERTATE SVMVS non sia stato battuto a Bellinzona, ma sia invece un’astutissima creazione della zecca di Crevacuore, sotto la signoria di Pier Luca Fieschi.

Milano, dicembre 1896.

Solone Ambrosoli.               



Note

  1. Appel (Joseph), Münzen und Medailien der Republiken, Städte Ortschaften, Gymnasien etc, aus dem Mittelalter und der neueren Zeit. Des Repertoriums zur Münzkunde des Mittelalters und der neueren Zeit vierten Bandes zweyte Abtheilung. Wien, 1829. — (A pag. 87, n. 3353).
        Wellenheim (Leopold Welzl von), Verzeichniss der Münz- und Medaillen-Sammlung, etc. II. Band, I. Abtheilung. Wien, 1844. - (A pag. 320, n. 6220).
        Motta (Emilio), Le origini della Zecca di Bellinzona (1503). (In Gazzetta Numismatica, Anno V, n. 11, Como, 1885; — a pag. 82–84)
        Liebenau (Theodor von) und Sattler (Alb.), Die von Uri, Schwyz und Unterwaiden gemeinschaftlich geprägten Münzen. — (In Bullettin de la Société suisse de Numismatique, VIIme Année, n. 8 & 9, Bâle, 1888; — a pag. 98, 100 e 132-34, con litogr. alla tav. VI, n. 8).
        Coraggioni (Leodegar), Münzgeschichte der Sckweiz, Luzern und Genf, 1896. — (A pag. 63 e 168, con fototipia alla tav. XVI, n. 12).
        Tobler-Meyer (Wilhelm), Die Münz- und Medaillen-Sammlung des Herrn Hans Wunderly-v. Muralt in Zürich. I. Abtheilung, II. Band. Zürich, 1896. — (A pag. 13-14).
  2. Biondelli (Bernardino), Bellinzona e le sue monete edite ed inedite, — (In Arch. Stor. Lomb., Anno VI, 1879; — a pag. 30» 0. 16; vedi anche a pag. 34).
  3. Promis (Domenico), Monete delle zecche di Messerano e Crevacuore dei Fieschi e dei Ferrero. Torino, 1869. - (A pag. 49, 55, 57, 61-62, 65, 71-73; e più brevemente:. Non nobis, Domine, a pag. 54).
  4. Promis (D.), Monete degli abati di S. Benigno di Fruttuaria. Torino, 1870. — (A pag. 17, con disegni alla tav. II, n. 18 e 19).
  5. Morel Fatio (Arnold), Imitations ou contrefaçons de la monnaie siusse, fabriquées à l’étranger aux 16éme et 17éme siècles. — (Estr. dall’Indicateur d’histoire et d’àntiquités Suisses, n, 4, Zurigo, 1862; — a pag. 5-6, con disegni alla tav. II, nn. 13 e 14).
       Promis (D.), Mon. degli ab. di S. Benigne di Frutt. - (A pag. 11, con dis. alla tav. I, n. a; e a pag. 17-18, con disegni alla tav. II, nn. ai e 2a).
  6. Promis (D.), Mon. delle zecche di Mess. e Crev. — (Alla tav. II, nn. 4 e 5).
  7. È singolare che il Promis, — senza dubbio fuorviato dal preconcetto che il nome di S. Benigno potesse figurare soltanto su monete di Montanaro, — non abbia (contrariamente all’evidenza) riconosciuto Lodovico II Fieschi nel ritratto, pur così parlante, dei due testoni anonimi, e si sia limitato a ritrovarvi " un busto d’uomo a capo scoperto, "senza barba e alquanto calvo«(Mon. d, ab. di S. Benigno, — a pag. 17), mentre egli stesso dice che quei testoni sono affatto simili a quelli di Lodovico II Fieschi di Messerano.
       È inammissibile poi che Bonifacio abbia usurpato il ritratto del contemporaneo e poco distante Lodovico Fieschi, mentre la moneta, quantunque anonima, avrebbe tradito immediatamente la provenienza col nome del santo protettore.
  8. Ciò che fornirebbe già un argomento per non attribuirle a quella zecca.
  9. Monete di zecche italiane inedite o corrette. Torino, 1882. — (A pag. 398, con disegno alla tav. III, n. 33).
  10. Monete italiane inedite della Raccolta Papadopoli. — (In Riv. Ital. di Num., anno IX, 1896; — a pag. 346).
  11. Monete italiane inedite della Raccolta Papadopoli, — (In Riv. It. di Num., l. c.; — a pag. 347).
  12. Haller (Gottlieb Emanuel von), Sckweizerisches Mùnz- und Medaillenkabinet, Erster Theil. Bern, 1780. (A pag. 433, n. 1175).
        Liebenau und Sattler, l. c. — (A pag. 122-25, con litogr. alla tav. VI, n. 2).
        Die Saurmasche Münzsammlung deutscher, schweizerischer und polnischer Gepräge, etc. II. Abbildungen. Berlin, 1892. — (Fototipia alla tav. XXVI, n. 782).
        Coraggioni, 1. c. — (Fotot. alla tav. XVI, n. 8).
  13. Quando non è sostituita dalla piccola biscia o da una testina di S. Ambrogio.
  14. Cfr. le tavole dell’opera dei fratelli Gnecchi, Le Monete di Milano.
  15. Cfr. Promis (Dom.), Monete dei Reali di Savoia. Vol. II. Torino, 1841. — (Alle tav. annesse).
  16. Dai rozzi disegni litografici dell’opera del Muletti (Memorie storico-diplomatiche appartenenti alta città ed ai marchesi di Saluzzo, Tomo VI. Saluzzo, 1833) si può nulla desumere di concreto in tomo alla forma della crocetta, ma esaminando le monete dei marchesi di Saluzzo si potrà facilmente convincersi che la forma di essa, sul principio del Sec. XVI, è quella da me notata.
  17. Promis (Dom.), Monete della zecca di Dezana. Torino, 1863.
  18. Promis (D.), Monete degli ab. di S. Benigno di Frutt. Torino, 1870.
  19. Promis (D.), Monete delle zecche di Mess. e Crev. Torino, 1869.
  20. Mazzucchelli (Pietro), Informazione sopra le zecche e le monete di Gian-Giacomo Trivulzio, — (In Rosmini [Carlo de'), Dell’istoria intorno alle militari imprese di Gian-Jacopo Trivulzio, libri XV. Vol. II. Milano, 1S15; — alle tav. annesse).
        Gnecchi (Fr. ed Erc.), Le monete dei Trivulzio. Milano, 1887.
        Liebenau (Th. von), Zur Münzgeschichte von Misocco, — (In Bull. de la Soc. suisse de Num. VIme Année. N. 7 & 8. Bâle, 1887; — alle tav. IV e V).
  21. Coraggioni, op. cit. — (Alla tav. XLI, n. 15).
  22. "Questi dei nostri ponzoni si servì per coniarvi testoni e cornabò.» — Promis D., Mon. delle zecche di Mess. e Crev.; — a pag. in nota).
  23. Coraggioni, op, cit — (Alla tav. XVI, n. 11).
        Rossi (Umberto), Di alcune moneti inedite di Bellinzona. — (In Bull. de la Soc. suisse de Num. IIme Année, n. 3, Fribourg, 1883; — a pag. 37 38).
        Catalogo delle monete componenti la collezione del March. Angelo Remedi, Milano, 1884. — (Eliotipia alla tav. VI; n. 2240).
        Gnecchi, Le monete dei Trivulzio, — (Alla tav. IV, n. 4).
  24. Liebenau und Sattler, 1. c. — (A pag. 100).
  25. Vergara (Cesare Antonio), Monete del regno di Napoli. Roma, 1715. — (A pag. 127, e alla tav. XXXXI, n. 1).
        Reichel, Die Reichelsche Sammlung in St. Petersburg. Neunter Theil. St. Petersb., 1843. — (A pag. 369, n. 2493).
        Fusco (Giuseppe Maria), Di una inedita moneta battuta in Roma l’anno 1528 dall’imperatore Carlo V, Napoli, 1848. — (A pag. 15, e al n. 4 della tav. annessa).
        Catalogue des monnaies du moyen âge, etc, composant la collection du prince Alexandre Troubetzkoy. Paris, 1860.
        Promis (D.), Monete della zecca di Dezana, — (A pag. 26, in nota).
        Morel Fatio, Bellinzona, Teston anonyme frappé dans cette localité par les cantons d’Uri, Schwytz et Underwald au XVIe siecle, — (Estratto dalla Revue Numismatique, Nouvelle sèrie, tome XI. Paris, ]866).
        Biondelli, l. c. — (A pag. 30, n. 14, e a pag. 34-36).
        Catalog einer Sammlung italienischer Münzen, etc. aus dem Nachlasse des Cav. Cario Morbio in Mailand, München, [882. — (A pag. 27779, nn, 3339 e 3340, e alla tav. III, n. 3340).
        Die Sammlung W. B. Sedgwick-Berendt: Deutsche, italienische und sckweizer Münzen und Medaillen. Frankfurt a. Main, 1887. — (A pag. 52, n-333).
        Liedenau und Sattler, 1. c. — (A pag. 10T-2 e 125-26).
        Clerici (Carlo), Il Ripostiglio di Gratasoglio, — (In Riv. It. di Num., Anno V, 1892, fasc. I; — a pag. 157). Coraggioni, op. cìt. — (A pag. 124 e 378, con fototipìe alla tav. XI., nn. 9 e 10). Motta, Documenti visconteo-sforzeschi per la storia della zecca di Milano. Parte seconda: Periodo sforzesco. — (In Riv. It. di Num., Anno IX, 1896, fasc. II; — a pag. 250).
  26. Liebenau und Sattler, 1. c. — (Alla tav. VI, n. 3).
  27. " Die Aehnlichkeit des Typus mit oben beschriebenem Dicken beweist nicht viel, wenn man bedenkt, wie oft die kleinen oberitalienischen Fürsten fremde Münztypen nachahmten „. — (In Bull. de la Soc. suisse de Num., septième année, 1888; - a pag. 125-26).
  28. Motta, Documenti visconteo-sforzeschi ecc. — (In Riv. It. di Num., Anno IX, 1896, fasc. II; — a pag. 249-50).
  29. Promis (D.), Monete delle zecche di Mess. e Crev. — (Alla tav. II, n. I e 2).
  30. Clerici (Carlo), in Riv. It. di Num., 1. c.
  31. Motta, Docum. visc.-sforzeschi, ecc. — (In Riv. It. di Num., Anno IX, 1896, fasc. II; — a pag. 247).
  32. Cfr. p. es. i nn. 13 e 17 della tav. XVI del Coraggioni.