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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu/457

444 solone ambrosoli

Il sig. Alberto Sattler, nella più volte citata illustrazione delle monete di Uri, Svitto ed Untervalden, pur non negando peso agli argomenti che indussero Morel Fatio ad assegnare quella moneta a Bellinzona, osserva che tale attribuzione, se anche possibile, non è provata in modo assoluto. Il sig. Sattler accenna sopratutto alla mancanza di qualsiasi stemma, e alla singolarità del S. Pietro in luogo del S. Martino, unico ed esclusivo patrono che compaia sulle monete dei Tre Cantoni. La rassomiglianza di questo testone con quello dai tre stemmi disposti in linea orizzontale e sormontati dal cavallo1, — conchiude egli, — non vuol dir molto, se si rifletta quanto spesso i principotti dell’Italia Settentrionale imitavano tipi monetali stranieri2.

Queste parole, e l’ipotesi che implicitamente il sig. Sattler viene a porre innanzi con esse, sono degne della massima attenzione.

    par les cantons d’Uri, Schwytz et Underwald au XVIe siecle, — (Estratto dalla Revue Numismatique, Nouvelle sèrie, tome XI. Paris, ]866).
        Biondelli, l. c. — (A pag. 30, n. 14, e a pag. 34-36).
        Catalog einer Sammlung italienischer Münzen, etc. aus dem Nachlasse des Cav. Cario Morbio in Mailand, München, [882. — (A pag. 27779, nn, 3339 e 3340, e alla tav. III, n. 3340).
        Die Sammlung W. B. Sedgwick-Berendt: Deutsche, italienische und sckweizer Münzen und Medaillen. Frankfurt a. Main, 1887. — (A pag. 52, n-333).
        Liedenau und Sattler, 1. c. — (A pag. 10T-2 e 125-26).
        Clerici (Carlo), Il Ripostiglio di Gratasoglio, — (In Riv. It. di Num., Anno V, 1892, fasc. I; — a pag. 157). Coraggioni, op. cìt. — (A pag. 124 e 378, con fototipìe alla tav. XI., nn. 9 e 10). Motta, Documenti visconteo-sforzeschi per la storia della zecca di Milano. Parte seconda: Periodo sforzesco. — (In Riv. It. di Num., Anno IX, 1896, fasc. II; — a pag. 250).

  1. Liebenau und Sattler, 1. c. — (Alla tav. VI, n. 3).
  2. " Die Aehnlichkeit des Typus mit oben beschriebenem Dicken beweist nicht viel, wenn man bedenkt, wie oft die kleinen oberitalienischen Fürsten fremde Münztypen nachahmten „. — (In Bull. de la Soc. suisse de Num., septième année, 1888; - a pag. 125-26).