Delle notti/Terza Notte

Terza Notte

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Edward Young - Delle notti (1745)
Traduzione dall'inglese di Giuseppe Bottoni (1770)
Terza Notte
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III. NOTTE.


AL CONTE DI VVILMINGTON


Il Tempo.


ARGOMENTO.


Il tempo è il più prezioso dono, che la Provvidenza faccia agli uomini. Passa veloce, e molesto per coloro, che ne abusano, impiegandolo nella soddisfazione delle passioni viziose. Il buono e virtuoso uso del tempo rende la vita piacevole, e tranquilla. E’ necessario, che chi si è perduto dietro le stoltezze de’ vizj profitti del tempo, che gli rimane, per rivolgersi alla virtù. Tanto pregio acquista il tempo, quanto indirizzati sono i suoi istanti alla Eternità.


Del tempo io canto, e la difficil arte
D’usarne a te la Musa mia, Lorenzo,
Mostrandò va. Deh mi conceda il fato,
Che i detti miei tu d’ascoltar non sdegni,
5Che di questi la voce in sen ti scenda,
Ti rcerchi ogni fibra, e l’alma intanto
Un salubre tumulto in sen risenta.
D’esserti guida al ver, mezzo al possesso
Di tua felicità quanto godrei!
10Forse allor io vedria di luce un raggio
Fender le tetre nubi, ond’io mi veggo
Tutto cinto, ed oppresso, e forse allora
Dal mio dolor la gloria mia trarrei.
Gravi, veri riflessi io ti presento,
15Che mi detta quel sasso, ove Filandro
Giace trofeo di morte. È più faconda
De’ portici, de’ rostri, e delle selve
L’urna d’un caro amico: e se l’orecchia

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Facil si rende a quel silenzio, o come
20Erudisce i mortali, e all’alma insegna
Quai terribili dogmi in se racchiuda!
Di Filandro tu piangi il fato ancora?
Ma di quel pianto è testimon verace
De’ tuoi giorni il tenor? Chi degli estinti
25Memoria serba, e chi per quelli in petto
Risente amor, del viver suo fa legge
L’ultime voci loro. Il volo stenda
Sonante fama, ed empia turba annunzj
Alle rapine avvezza; alla sua voce
30Palpita l’uom, che inestinguibil sete
Risente in sen per l’ammassato argento,
Che a lui divien più caro: a quello appresso
Veglia le notti, i dì, d’ogni aura trema,
Ed in ciascuno il rapitor paventa
35Tu, che la falce dispietata ingorda
Miri di Morte, e le sue prede al fianco
Cader ti vedi, a più minuto esame
Chiama i momenti; e gelosia ti prende
Per que’ dì, che ad altrui tolse la Morte,
40E che ti lascia ancor propizio il fato?
     Il tempo è un ben ch’è sacro, è gemme, ed oro
Vince col suo splendor: l’uomo nol cura,
O lo fugge qual peso orrido e vile.
Su i dì, che il Ciel ci dona, un tardo ciglio
45Da noi si volge, e disprezzando il grande
Acquisto di virtù, facciam degli anni
Volontario rifiuto. Ah! tu non sai
Di qual prezzo è un istante? All’uom che muore
Va, lo cerca da lui. Non è, qual pensa,
50La folle Gioventù di lustri, e d’anni
Ricca, sicura. Al fianco tuo la Morte,
Che d’inganni si pasce, è sempre assisa.
Sta qual belva, che l’ombra, e i spessi tronchi
Celano al passegger, vegliando, e sempre
55L’opportuno momento avida attende.
E se il colpo t’avventa, allor tu perdi
E vita, e libertà. Speme non resta

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A chi di lei fu preda. Oppresso allora
Da ritorte sarai, che stringe un fato
60Implacabile eterno. Allor dovrai
Render quanto dal Cielo al nascer tuo
Ti fu concesso, e quanto a questo aggiunse
De’ tuoi sterili giorni, ed anni il giro,
Se vivesti alla terra inutil peso.
65Tutto disprezzi l’uom; ma sia del tempo
Un rigido custode. Un solo istante
Non si ceda da noi, se pria di quello
Il valor non s’acquista. Avara lance,
Come il sangue, i tesori, il tempo libri.
70Dell’ore il vol s’affreni, util si tragga
Dal corso loro, e se ne pianga il danno.
Nè soffra l’uom, che un giorno sol sen fugga,
Se pria non rese alla virtude omaggio.
     Per te, saggio Chiron (1), che della morte
75Vide trionfator l’Anglico Cielo,
Dell’antico Saturno il corso io seguo.
Per que’ dì, che mi rendi, io di te solo
Cantar vorrei, e della gloria in seno
Il nome tuo scolpir; ma non risponde
80All’acceso desìo la mente inferma.
Langue la Musa mia: di Morte in fronte
Ha scolpito il timor, nè Apollo istesso
Seppe giammai di giovanili spoglie
Rivestire il pensiero. I voti miei
85Ti son noti, e ti basti. Il mio vigore
Manca, ma un cuor tuttora in petto io serbo,
Che sente orror di comparirti ingrato:
E se dì lunga età l’ingiurie e i danni
Soffre lo spirto mio, nel sen mi bolle
90Riconoscenza, allorchè il fuoco estingue
Delle potenze mie fredda vecchiezza.
     Provvida la natura in pro dell’uomo
Ogni dì l’erudisce, e ad esso insegna
Come il tempo impiegar. Col Sol tramonta
95Sempre la vita in noi; questa rinasce
Quando Febo ritorna, e in se racchiude

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Ciascun J giorno una vita intera 7 e varia — i
Questo vario tenor l’uomo nol. vede z _
Il giorno, che passò, confonde e mischia
Col dì, che splende. Eppur giammai. lîlstessaa.
Vita possiede l" uom,_ come non bagna:
Giammai l’onda. medesma ad. esso il fianco,
Se injun- fiume 5’ immerga:. e passa,, e vola;
La vita apppnto qual tranquillo fiume,
Che sempre .è: nuovo. in- un aspetto ist’essoNon
si cura da noi la massa immensa ’ ’
E dell’onde, e de3‘d‘i, ch.’ entro. gli: abissi
De} mar del tempo si- confonde“, e perde...
’In braccio alla follia con lieta fronte
I flutti secondiam; da. noi; si scendeColla_benda
sul ciglio, e senza all’anno»
Il rapido pendio, che mena. a. morte...
Sorge _dallÎ onde il mal-temuto scoglio,
’ Scuopre l’orrido fianco, invan- percosseDa.’
marmi. spumanti“. JAlto spavento
Sorgènde- l’uom: già. freme, in se rivolgt
E tremante, e smarrito- i tardi lamia, L’
alma _si, desta, e in.- tntti ’i. Sensi.- imprimm
Insolìto terror. "u. Ché- smania l. Oh= Dio!
S’infuria Éla procella; Africo, e Noto
S’incalzano a vicenda....Il fragjl legno
Urta, geme, si frange, e il. mar l’inghiotteSorger
videro, è ver, l’età. passate
Della dotta Sofia nobili figli,.
Che. del tempo il valor mostrare, e all’uomo»
Ne prescrissero l’uso: eppure elica-anto,
Raro è colui, cheil giusto prezzo-assggnî
D’uu’ora gola, e che nel tragga il frutto,.
Che produrrà: essa può} Ma vide il Mondo
Sovra il soglio più grande un Prenqe: illustre
Esclamar” Questo giornoio lo perdé‘ì‘. .,,_
Si, di tutti i mortali il più sublime
Stato saria senza il regale amaranto. - 1 i
Questqflsaggio Monarca, ed ein solo
Datemi-esigere il fren. del Mondo intero .

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In quei detti mostrò quantg dovria
Setftir ciascun, che nasce, e quanto insegna ’
La ragione a ciascuno* Ella ramijiqnta
Che quel teippo, che vola, è d’ugual prezzo
Dell’ampia. Eternità, perchè dal tempo
Questa può darsi all’uomo che questo è padre
Di mirabili effetti f e ch’esso è mezzo
Unico onnipotente al vario acquisto
O del bene, 0 del mal- Di tutti i nostri
Corruttibili beni il tempo solo.
È un ben proprio dell’uom; gli altri dispensa _
Il capricci*, o la sorte: eppur dell’uomo
Lo spirito Ammortai schiavo de’ sensi y
Da’ sensi apprende a giudicar del tempo.
Queste un niente è per lui, com’è pel ciglia,
Che vederlo non paote^ e per la mano >
Inutile stromento a farne prova <#•
L’uom elle dovria tentar dal già perduto
Tempo trai- qualche frutto, anela, e suda /
Per far getto di quel che ancor gli resta *
Ei oc fa per caduchi e folli oggetti
Pacifica rifiuto, e lascia in mezzo
ÀI corso della vita ed anni, e lustri
Vueti d’ogni vaiar. Ciò non insegna
Coli* esempia natura. Ella ogni istante.
Rende attivo, feconde»* II saggio* il -giunte.
Imitator di lei fertili rende
Della vita i momenti» Il Veglio alato
Sempre desta il ritrova, e sempre intento
A misurar colla virtude i moti*
Questa è de* giorni suoi scorta $ sostegno,,.
E dà vita immortale a’ brevi istanti»
D’una vita, che fugge; ognun di questi
Fa più ricco l’uom saggio, e p$i sen vola*
Dell’ore sue signor, a quelle impone-,,:;
Severa tassa, e nel fuggir ciascuna
Va tesoro gli sborsa. Al saggio può te
Mancar possanza ad eseguir quel bene,
Che già branca il suo cor; ma ciò noa toghe

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Pregio a. sì nobil sete. Il volle? E l’opra
Per* lui compiuta; che risponde- all’atto
Un stabile volere, e Tuoni non rende
Ragion di ciò che H suo potere eccede
Sebben natta ha donato, egli» resta/
Generoso perà. Gli atti sublimi t
Che produce virtù, limite avranno
Sempre ad onta di lei: ma spazia ^ e vaia
Neil 7 umano voler questa virtude*,
Ed è T imperio suo libero, im-menso ^...
Qual lo possiede Palma. Ov’è chiana*
Possa imporre al pensiero o freno r o lcg^i?
Sieno, o mortai, della virtù seguaci
1 moti del 1 tuo cuor; v’ha sulT Olimpi
Onnipotente un Nume, ed eì gli ascolta..
Dove, ah dove^ o eelesti inckte squadre
Questa Nume trovar? Ditenn voi,
Questo Dio, questo tutta, e questo immenso
ì^enefico Monarca in soglio augustoDove
assisa si sta? Voi lo sapete r
Voi ministri del Trono, e voi, che colmi
Di rispetto e stupór colJ’aJi aurate,
Ove spiega i suoi fregi-, i suoi tesoti
Un’Iride celeste, al soglio eccelso
Fate «obi? corona; il Sol, che piove
Da quella fronte augusta, a questi lun*£Sarà
dato goder? Potrà quest’alma
La sua traccia immortai scorger da mieli*
Veste di fior, che sul terren, che preme.
Lascia il suo piede, e che un svio sguardo tingt
Di quei colar, che a voi son noti in Cielo?
Svelate al ciglio mio 1? Arbitro Eterna,
Che il futuro non cura, e che sorride
ÀI passato, in cui mira i suoi trionfi,
1 cui momeMi nel fuggir non sono t-i
Tolti all’immenso interminabil gironi
L 7 uom, quest’essere fra], di cui la vita
È un bvbve passo ^ a &e me desino ingrata
De* suoi giorni il tesor guarda > e non cura;

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La dolce amabil quiete abborre, è fugg*
Qual tormento crude!. Sembra che il passo
Arresti il tempo, e della vita il peso ’ r
Debba ei solo soffrir • Anela, e suda" * -ill>
D’un’ora breve sotto il grave incarcoS’agita,
si tormenta il suo pensiera
Per affrettar que’ troppo pigri istanti y £0;: /
Ne’ quai la vita a se mtdeimàè grayW$
Oro, geniriie s’impiega a fare- acquisto,1
D’ombre, di sogni, a ’dissipar la. vita
Siamo erranti sul globo-, ed il penderò;
Qual tiranno crudel s’odia, e si fugge* * >
Nella nostra follìa si smania irati
Contro Palina natura 5 e lei si accus»
D’una vita si breve, il lento passo
Si rinfaccia alla* vita. Alfiu si mostri c %
La da noi sospirata 1 aìnica morte? - > fì,7/
Ci offra la destra sua, de’ nostri maM
Il riparo ci appresti * 7 ingiunta y e cruda

  • Da noi si chiama, al nome suo si trema ►

Arai, secoli aitar s’urtano, e tutto
Il tempo, che passò, sembra un istante.
Allor che il tempo a no* sen vien, si finge
Da noi /qrral uom, che tutte in se risente
L’ingiurie dell’età, ehe appena il passo
Regola, move, - e non osserva il l cigIUsfuv
L’ali, cfce sovra -il* dorso ei tien raccoltevi
Giunto che fia, sen fugge, e l’aria fendei
Con quell’agili penne, a cui pur cede ti*
Il feroce AquiJon, che rade il suolo. Resta
attonito l’uom, smarrito il segue ’v
Con alte strida, e del suo voi s’affanna.
% E perchè mai quel the già scorse, e quello
Che si gode tuttor giro d’istanti, ’•♦**’.
Ci molesta del pari, e grave è a noi st!
Il vivere, il morir? Perchè si poefr;* f
Piacciono all’uom quei di, che vani èi rende
Finché ne gode, e ile compiange il volo
Quando lungi già son? Perchè "più liete

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L’orro* ci senibra d* prigione oiC ™*?., T
Della noia pesante? E perchè mai.
Meno gravano il fianco i ferrei lacci;.
Àll’uo». che un dì la libertà perde*,
Che del tempo ri cammino all’uom, che vive
Schiavo di sogni, e.di ragion nemico i
A noi s’ascriva sol d* un tal contrasto.
Il mostruoso evento, «la natura.»
Non accusi da, noi, Non è costei.
Di -iorni avara all’uom > ma 1 uont dt quelli
È prodigo custode, ed ei ne soffre,,.
La giusta pena. E dell’etemo Nume
Legge, e voler, che chi del tempo abusa
E tra vani fantasmi i giorni mena,
Soflfra dai viver suo tormenti e malu
Al buon uso del tempo unito ei volle
Sempre il piacer*, ed assegnò la penf
A chi ine sprezza il dono «Allorché in $en<p
Sorge la noja, ad isfuggirne il peso
Pronti all’opra fi csrra,- e questa a noi
Sarà scudo bastante. Ali Tuoni non chiami
Riposo un ozio vii. Son delte vita
Le moltiplici cure ad «ssa unite,
Il sollievo, il piacer. Colui, che priva
N’è, fa d’uopi, che d’altre a se ne Urau
Novella serie ad isf uggire i mal* D’una
vita infelice l’Esulta, e gode
L’anima allor che agisce* ed ogni strazia
Risente allor che in una molle e vile
Quiete imniobil si resta. Il dolse frutto
D’un toccante piacer nasce soltanto
Alla fatica in *ep; se Puoi» la fugge,
tJn supplizio è per l’noni la vita istessa. ’
Nel memorando istante, i cui pòi tenti
L’Eternità compose, allorché Dio
Nel produr, nel crear die vita al nulla,
La natura fissò, diè forma al Mondo,
In mille globi e mille un atto solo.
Del suo volere impresse, allorché i moti

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Scolpì negli’ aa*rr, v e l’armoniar, che nasce
Dal vario cprso;, che misura e libra?,,
U esistenza del tutto x il tempo nacque
L’Eternità, dal propria seti: nel vuoto*
Stara 1? ordine intero. Il volo ardito»
Spiega veloce rallor,; riè- mai finora..y,,
Un momento* il ritenne, al cocchia avvinti
Traenda istanti,, ed ore* e giorni, ed anni j
Secoli, lustri l’e qua! saetta acce** l’
Rapida va- dove il natale ei- trasse»*
Colà giunger non dee che *lIor che scossi
Da’ lor cardini i mondi, 0 in poca polve
Sciolti! del Fabbro- onni potente al cenno»
Torneranaa alla massa iqrmeyiV e razza,
Onde li trasse un $ (ftiefc cenno astesso
Fina a efier -giungsi uȣ* tre|nen4<> istante
Vuol quel Nttme l’che, sempre agili e pronte
(V venti * le tempeste, i flutti Y e gli atri*
Batta le >pinme, e soldgÌP uonv non curi
Seca s’affretti l l’uom, se vuol del tempo
Frenare il voi, che lo conduce a morte
Se vjnol l’ore goder, ne; vuol di quelle,
Pena sentir quando- perdute sonp,,,,
U ore. y i momenti alla virtù consacri
Dellf lor fuga non s? accorge il iu$t$., rl
Non sr lagna del tempo, ama efc paro
E vita, p morte, e in lieta fronte ei *«gue
Con passo eguai della natura i moti-.
Ma quel folle, che sprezza i giorni suoi *
Pugna contro di. lei, contrasta ingrato*
Al Nume eterno, e resistendo a lui,
Se stesso offènde, ed un castiga intantoA
lui divien la- temeraria impreia* 1 „;
Un’interna battaglia in se risente.:.
Quei, che forma a vicenda incauti *oti* 1.
Sì distruggono a gara. Il cor ’si strazia:
Da mille moti opposti. I, giorni,, e gli anni
Sempre Tiiomo disprezza, eppur la vita

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Idolatra costante. Il veglio alato
Ora respinge, ed avvalora il sao
Infaticabif corso, ora desia
Che s’arresti, che rieda. Ora sospira,
Ora fugge il morir: e quali appunto
Son la sposa, il consorte allor che in essi
Son eontrarj gli affetti, e l’un dell’altro
A vicenda si lagna ^ i sensi, e l’alma i
Finché congiunti son pugnano insieme* *
Separarsi convien? Oh Dio, che smanie,
Che. tormento, che lutto! Ecco la sorte
D’ogni folle mortai. Fugge la noja?
Questa il segue qual ombra, e sempre al fianco
Finché vive gli resta. Osserva in fatti
Gli eleganti Mirtilli, e questi illustri
Morbidi Sibariti,* esseri in vero
Delicati, vezzosi, e sempre adorni
De’ fior più belli, e de" color pià vaghi *
Il travaglio più lieve orrido peso
Per lor saria, sarian moleste e gravi,
Poch’erbe molli alle nevose braccia,
E la vita medesma è a lor molesta.
Languidi, oppressi si vedriati Sul globo^
Se all’alme lor non infòndesser lena
I vezzi, i giuochi, e le follie galanti*
Finché il carro Febeo tra noi soggiorna $
D’amabile furor veggonsi accesi,
Agitarsi, brillar, guai vaghi insetti,
Allor che sorge dall’Eoa maremma
Febo a bear la gioventù dell’anni^
Sembra che a loro prò versi l’aurata
Luce dal seno allor che sferza, e accende
Le Numidicbe arene. A lor talento
L’ispido sen di vaghe rose e gigli
Convien che ammanti l’agghiacciato inverno;
Dolci amabili fiati all’aria in seno
Spiri Favònio, o i sdegni lor paventi.
L’uno, e l’altro emisfero a lor destini
D’Ibla le poma, ed i Sabei profumi.

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$organ Timotei nuovi, ed Masse, e Vinci
Sudino a dilatar di questi eroi
Il difficile orecchio; e 1- Anglo, e il Gallo
Colle Batave spole i nuovi amanti
Tessan superbi, e vaghi. A lor fan d’uopd

  • Pensier novelli, instabili follìe,

Seducenti piaceri, e dolci incanti,
Perchè sien atti a sostener d’un giorno
Rapido il peso, e la durata immensa.
O mortali, che ancor vagite in fasce,
E che Terrore in dolce moto alletta,
Non vi desta il pensier, che un’alma eterna
S’avvilisce da voi? Che d’alga e canna
V’armate sol nella crudel battaglia?
Per voi vivere è gioco? Oh Dio! Ma gioco,
Dite, «ancora il morir? Quali i momenti t
Quali saran per voi di morte in f acciai?
Quando il vigor febbril ritegni, o legge
Non soffrirà dall’arte, e quando il corso
Degli spiriti ohimè! sospeso, incerto
D’un mortale p&llor tutti v’ingombri;
Ouando si sciolga della vita il vano,
Il magico fantasma, e i cari oggetti
Fuggali da voi, -come -le sponde, i colli,
Le genti, le città, le torri altere
Fuggono in faccia al naiserabil legno,
Che furiosa tempesta incalza, e spinge
Dal porto in braccio a’ flutti, e vele, e «arte
Squarcia, rompe, e lo fa scherzo de* venti,
E dell’irato mar preda infelice.
Ove saranno allora e scherzi, e giuochi,:
Grandezza, e vanità? Ove voi stessi,
Ove sarete mai?... Folle, che dico?
„ Sarete ancor d’un’orgogliosa pompa
Cinti, fastosi; e la superba coltre r
In cui gareggian la natura, e l’arte,
Sarà vostra divisa, e l’ossa ignude
Accoglierà quella fastosa mole,
< Che di lucidi marini, e d’aurei bronzi

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Orna un nuovo Lisippo Oh Dio! se ancora
Neil’orror della tomba hanno i mortali
Orgoglio, e vanità, pia non sorprende
Che sian lor cibo allor che sono in vita’»
torenzo, e credi che da te sia lungi.
1/ inesorabil Morte? Il ferro atroce
Splender già le vedesti. E dove adesso
Son quell’ore, che a te paoe, diletti
Fero sperar? Nel cupo gorgo immenso
Son,.che ciò, che inghiottì, giammai rigetta.
Che vai che un lampo di fugace fama’
TV afobian lasciato nel partir, se quésto
Seguè il loro destino, e un 1 ombra informe
Ti resta sol, che ti tormenta te strazia?
Quelle, che ancor ti lascia il’fato, in folla
Vokn del tempo sovra il carro alato *,.. •
Mira come s’affretta e quai faville t,
Vihran dal ferreo cerchia ambo le ruote:
Già si dilegua, e in pochi istanti «1 suo
Ciglio si toglie il Sole, e il Kfondo intera "
Per té ritorna alla natia sua. polve. L *
Ma, per destarci dal profondo sonno
In faccia a noi dovrà di Morte il colpe*»,
Terribile cader? Dovrà ciascuno* r, * t.
Mirar un cuor che dall’altro a forza’.
Svelto da destra irata? E sovra un sasso;
Sull 7 amico fedel pianger l’amico E -it.,
Ogni stromento, che distingue l’ore Sulle
nostre pareti, esprime il nostrot
Inevitabil fato. Il suo linguaggio, •
Benché muto egli sia, così favella:, r
„ Mortai, del regno tuo tocchi da meta r
„ E se dura tuttor, qual ombra è. vano •
Pallida i» volte l’uóm forse patria,
Imìtator di quel superbo Assiro, ’ )
Agitato esclamar; Come? Per quale
„ Destra doj& perir? " Non porta in petto
I semi della morte, e il serpe ascoso >
Che undì l’uccida, in se no» pasce, e nutre?

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Questi vive di lui, ristante aspetta,
111 cui fiera e crudel vigor che basti
Abbia a troncar del viver suo lo stame
Quest’ombra del pianeta è della vita
Immagine, c misura. Ambo veloci
Sen van del tempo dall’un segna alT altro
Sebben sembrino fisse. Ignora il ciglioDi
lor la fuga ascosa - Osserva ad onta
Di quel finto riposo in ambo un moto
Perenne la ragion* Vede che l’ombra
Rapida fugge, c in breve spazio Torà
Passa del viver nostro, e noi con lei Ma
sì cieco è l’inganno, i bassf affetti
Tanto possono in noi, che i sensi, e l’alma.
Del dì, dell’ore il frettoloso passo
Ignorano del pari. Il tempo scorre*
Agii sovra ì mortali’, e non li desta
Dal letargico sonno. I giorni, e gli anni
& uomo contando va f ina non ne intende,
Non ne apprezza il valor. Creder non puote,
Che non vegeti in lui florida, e ferma
La gioventù ridente; e se di pochi
Sereni dì tadorna il crudo inverno
Crede che corra il più bel fior dell’anno.
Tra le rughe senili i semi getta.
Di verde speme, e di robusta etade.
Ogni mortale alla sua vita assegna
Limite più. remoto, e il savio ancora
K dell’ore più lento in suo viaggio.1
Vincer ti lasci dal maggior pianeta
Nel cammin, Wilmington, nè vai del paro
Seco alla meta a te dal ciel prescritta i
Di viver la speranza in noi rinasce
Al rosseggiar d’ogni novella aurora:
Nè scuopre Tuoni che nel momento estremo
Un tale error, che più d’ogni altro è grande
Con quell’ore, che già passaro, e sono
Entro gli spazj eterni, il Saggio, il Giusto
Parla sovente, e ciò, che al Fabbro eterno

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Disser di lui, domanda, e quanto a lui
Vanno quelle narrando è quel che il mondo
Esperienza appella. E questa esclama:
Che tutto sulla terra è sogno, è nulla;
Che il più vivo piacer discuopre alP uomo
Quanto vano egli sia, e che i più cari
Animati trasporti altro nbn sono
Che disinganno a quella brama accesa,
Che di felicitade hanno i mortali.
Tu, clip di lunga età risenti i danni,
Ch’erudisce costei, che ascolti i detti
D’un bianco crin, da questa terra il guardo
Togli una volta. Il tuo pensier si volga
AlP eterna* region, che ogni uomo attende,
E scuopra in essa no più felice albergo.
E cosa è mai questa terrestre mole,
In cui r’uòm vive a lieti sogni in braccio?
Una valle di duol misera, oscura,
Cinta d’urne ferali, e tutta piena
D’orride tele, ove colora e pinge
La Morte i suoi trofei. L’oscuro nembo,
Che il folgore mortale in se racchiude,
Nel più fitto meriggio e tuona, e s’apre
A spinger l’nom d’eterna notte in seno.
Dalla scena ridente, in cui festeggia,
Dalle danze festive, 6 da qne’ molli
Amabili conviti, in un istante
L’uom precipita in quel sì vasto abisso,
Ove d’ogni mortai si perde il nome.
Ci trae dal sen della gran madre antica
Aura leggera; un sol momento appena
Quell’astro, che nell’uom la vita infonde,
Moto ci donale ci ritorna in quella
Polve, degli avi nostri arido avanzo,
Che calpestammo un dì, per esser poi
Calpestati da’ figli, e della terra
Dormire in sen, finché del Nume un cenno
L’universo annientando in grembo al vuoto
Del nostro globo sì fastoso. e vario

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Le ceneri disperga, e noi smarriti
Fuggiam da’ nostri già distrutti alberghi
A mirar lo splendor d*<un giorno eterno.
Sorge alla vita Tuoni. Di questa ei prova
Stupor, e volge a se d’intorno un guardo.
Ovunque ei mira, di color che vivi
Furo, memorie incontra. Afflitto ei trae
Nel mirarle un sospiro. Estinto ei cade,
E la sorte, che pianse, egli già soffre.
Pianger gli altri un istante, ed aver poi
Nel momento che segue il pianto altrui,
È de’ viventi inevitabil fato.
Quanto è insensibil l’uomo! Il tempo fujge,
La morate arriva, e tutta Paria echeggia
Di funebri metalli. In fiero aspetto
L’Eternità minaccia. In moto è il tutto,
Il tutto agisce, e nell’agi? s’accende.
Ogn’esscre s’avanza, il passo affretta
Verso la meta sua. Dà il tutto all’uòmo*
Stimoli, e voce ad affrettarsi anch’esso
Al termine prescritto. E l’uomo intanto,
Che sceglier dee tra due contrarj estremi,
Il cui fato sarà tra pochi istanti
Immutabile eterno, e che sospeso
Resta un momento sol sovra gli abissi
A debol filo, e in quelli poi si perde;
L’uomo al tetro, f rag or di questa immensa
Tempesta universal fermo, tranquillo
Rimansi, e chiude a un dolce sonno i lumi?
Destati sventurato. Ostri, e corone
Sprezza se vuoi; ma de* tuoi giorni il corso
Sospendi, arresta, e sii di quelli avaro.
Il momento, che fugge, acquista, e pensa,
Che d’un’ora sull’ali agili e preste
Posa un’Eternità. Del tempo a forz
Ferma il cocchio veloce, e a lui ritogli
Quel che seco si trae, ricco tesoro
Del tuo destino. A lui tu porgi ardenti
Suppliche e voti, affinchè i dì ti renda,

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Che altra volta ti die. Può la virtudc
Sì gran prodigio optar. Vita novella
A que’ dì, che dall’uom furon perduti.,
Render può la virtù nel dì, che splendè»
Nel cerchio angusto d’un veloce istante
Stringer puote il valor del corso intero
Di quel viver, che all’uomo ilCiel coinparte.
Sempre allór che dal mare a noi ritorna
lia vaga aurora, ogni mortale esclama:
Che bel piacer, se tutti i giorni, ti Pore
Che già scorrere io vidi, ancora in seno
Fossero alP avvenir! Per noi tal opra
Comprò l’Arbitro Eterno. In quel che splende
Torna il passato dì, se in quello all’uomo ’
E’ permesso troncar del su* delitto
Il vergognoso laccio, e nobil frutto
Acquistar di virtude, onde nell’alma
Torni la pace antica. Ah Tuoni non sóffra
Che questo giorno ancor della follìa
Segua la traccia, che si sciolga in vano
Vilissimo vapor, e l’alma intanto
Resti da nuovo error cinta ed oppressa
Tanti giorni, di cui prodigo il Cielo
"Si mostra all’uom, saran sorgente amara
Di miseria, d’orror? Sete più accesa
Dunque l’uom nudrirà di nuovi eccessi,
Quanto è più amante, «generoso un Dio?
Ingannati mortali, il cor, la mente
Volgete alla virtù per fare acquisto
Di quell’ore, che a voi già tolse uun vago
Chimerico piacer. Vita rendete
A quel tempo, che fa dal vizio ucciso.
Vi sovvenga talor ch’è men funesto
Sprezzasi valor, della più nobil parte
Priva se stesso, e se medesmo uccide.

  1. Il sapientissimo Riccardo Mead.