CX - C. M. Talleyrand a nome del Direttorio insinua a Bonaparte, e a Clarke di riprendere le negoziazioni per conchiudere il trattato definitivo di pace, e dà loro le istruzioni opportune

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CX - C. M. Talleyrand a nome del Direttorio insinua a Bonaparte, e a Clarke di riprendere le negoziazioni per conchiudere il trattato definitivo di pace, e dà loro le istruzioni opportune
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Parigi, 2 Fruttidoro anno 5 (19 Agosto 1797)


CX - Ai Generali Bonaparte e Clarke.


Avrete rilevato, cittadini Generali, le ultime aperture di M. Thugut nella sua lettera del 31 Luglio, che vi ho inviata giorni sono, e nella mia risposta le intenzioni del Direttorio. Voi siete in grado di giudicar tutto; nulla sfuggirà al vostro discernimento di ciò, che può servir di mezzo o di ostacolo, e siete muniti di ampj poteri, che il Direttorio di nuovo vi conferma: essi vi serviranno per profittare delle disposizioni che l’Imperatore manifesta: il Direttorio dal canto suo deve farvi conoscere le sue intenzioni. Esso continua a desiderar la [p. 221 modifica]pace, e questo desiderio costante gli fa volere, qualunque sia l’esito della negoziazione, che i torti sieno dalla parte dell’Imperatore. Sotto questo punto di veduta esso si è determinato a farvi premura di riprendere le negoziazioni su la base generale de’ preliminari di Leoben: ma desidera che vi allontaniate dalle stipulazioni che ci sono evidentemente sfavorevoli; e poichè ormai questi preliminari si son perduti di vista, come voi l’osservate nell’ultima nota rimessa al ministro plenipotenziario dell’Imperatore, vi è luogo a sperare che non vi sarà impossibile, dietro le circostanze in cui vi trovate, di tirarne ancora un partito vantaggioso. A quest’effetto vi rimetto dinanzi agli occhi gli oggetti, de’ quali dovrete occuparvi di preferenza nel momento della conchiusione.

Il principale di questi oggetti è di allontanar l’Imperatore dall’Italia e d’insistere perchè dilati il suo territorio in Germania. Voi concepirete senza pena qual interesse noi vi abbiamo; noi restringeremo la sua potenza marittima, lo metteremo in contatto col Re di Prussia antico suo rivale, e lo allontaneremo dalle frontiere della Repubblica nostra alleata, la quale priva di forze militari, e situata tra gli Stati del Gran Duca di Toscana, e quelli dell’Imperatore, ben presto cadrebbe sotto l’influenza della Casa d’Austria, e ne sarebbe soggiogata. Tra i ragionamenti, che potrete adoperare, e che i vostri lumi potranno suggerirvi per impegnare l’Imperatore ad uniformarsi alle nostre vedute, io ve ne indicherò alcuni che mi sembrano di gran forza; l’Imperatore deve trovar poca sicurezza in riunire sotto il suo dominio popoli pieni dello spirito di libertà, e limitrofi di una Repubblica democratica, della quale alcuni tra di essi avranno già formato parte. Gli riuscirà impossibile di governarli su lo stesso piede degli altri suoi sudditi; gli sarà necessario accordar loro de’ privilegi, e anche con questo mezzo, non potrebbe ripromettersi di dominar tranquillamente. Questo acquisto sarebbe dunque quasi nullo per lui, come sembra, ch’egli lo senta, nelle memorie che vi ha fatto consegnare il 18 Luglio: in secondo luogo la prossimità de’ suoi Stati con quelli [p. 222 modifica]della Repubblica italiana, alla conservazione della quale la Francia prende un sì potente interesse, deve necessariamente produrre delle turbolenze, e far nascere nuove guerre tra le due potenze.

Se dunque l’Imperatore desidera conchiudere una pace solida, e chiuder le porte ad ogni motivo di rottura, non deve insistere sul possesso di queste provincie, e deve aspettarsi, per necessità, alla prima guerra, che questi popoli scuoteranno il suo giogo, e si uniranno alle Repubbliche francese, e italiana. Un dominio così inquieto, e precario non è dunque da preferirsi in alcun caso, alle indennità che la Repubblica potrebbe offrirgli in Germania, in un paese ove i popoli sono abituati al suo governo, e l’amano, e dove lontano dalle frontiere della Francia, e da quelle de’ suoi intimi alleati, ch’essa riguarda quasi come sue proprie, potrebbe sperare, per così dire, di non esser mai da lei attaccato. Se la Casa d’Autria trovasse questi ragionamenti concludenti, vi sarebbero tre proposizioni a fare.

La prima ch’ella rinunci a tutta la Terra-ferma di Venezia, e si contenti della Dalmazia, e dell’Istria veneziane, di cui si è già impadronita; non essendo sperabile che consenta mai ad evacuarle. Potrete far valere l’indulgenza con la quale la Repubblica ha permesso ch’ella occupasse, fin dal presente, queste provincie, le quali non le si sarebbero date che alla pace. L’arcivescovato di Salzbourg, e il vescovato di Passau compenserebbero ampiamente la Terra-ferma di Venezia propriamente detta. Si potrebbe anche aggiungere il prevostato di Berglotesgaden, e l’alto Palatinato sino alla Nab, come pure i vescovati di Trento, e di Brixen, se consentisse a rinunciare ad ogni indennità in Italia, e anche all’Istria, e la Dalmazia veneziana. In questo sistema di secolarizzazione al quale o presto o tardi sarà necessario di venire, ed a cui han già dato il consenso la Prussia, l’Hassia, Wurtemberg, e Baden, l’Imperatore troverà in un medesimo tempo un’indennità più ampia, e un perimetro più convenevole a’ suoi Stati ereditarj, che nelle provincie Italiane agitate da’ principi della democrazia, e che [p. 223 modifica]d’altronde sarebbero per la sua Casa una sorgente inesauribile di guerra.

Se malgrado tutte queste buone ragioni, questa prima proposizione non riuscisse, voi potrete farne una seconda in forza della quale l’Imperatore rinuncierebbe a tutto ciò che gli è stato promesso su la sinistra dell’Adige. A questo modo Mantova, Brescia, e il Polesine di Rovigo sarebbero riunite alla Repubblica italiana, e l’indennità in Alemagna si limiterebbe al solo vescovato di Passau, senza la città di questo nome. Ciò che sta infinitamente a cuore al Direttorio è che Mantova non ricada tra le mani dell’Imperatore, e intorno a ciò voi vi ricorderete senza dubbio le istruzioni, che vi sono state antecedentemente trasmesse dal mio predecessore il 15 pratile passato. In esse fu detto, che s’egli era possibile di procacciare alla Repubblica italiana Mantova, e Brescia, sino all’Adige, il Direttorio consentirebbe che Venezia appartenesse all’Imperatore; ma vorrebbe che la piccola città di Chioggia, la quale si trova nelle lagune all’imboccatura dell’Adige, fosse riservata a questa Repubblica, affin di procurarle un’apertura all’esportazione delle sue derrate. In questo caso la cessione formale di Venezia importerebbe poco al Direttorio, tanto più che questa città è in tal modo sotto le mani dell’Imperatore, che sarebbe impossibile che tra poco egli non se ne impossessasse, e che sarebbe sempre padrone di affamarla.

Ma niuna di queste tre proposizioni ci è più vantaggiosa della prima. Dunque trattasi di praticare i più grandi sforzi per fare adottar questa, insistendo sopra i motivi addotti di sopra, i quali debbono determinare l’Imperatore a dilatare i suoi dominj di preferenza in Germania. Nel caso di queste tre alternative, e sopra tutto in quello delle due ultime, la Repubblica italiana ha bisogno di essere fortemente organizzata, sopratutto sotto il rapporto militare; bisogna, che il trattato le assicuri non solo l’indipendenza, ma ben anche la consistenza. Essa avrà per vicini il Re di Sardegna e il Gran-Duca di Toscana. Questa situazione critica rende necessaria una gran forza militare sotto il rapporto delle truppe, e delle fortezze. [p. 224 modifica]Perciò che riguarda le prime, esse sono poca cosa comprendendoci anche le legioni polacche; voi non le fate ascendere che a circa 6 ad 8,000 uomini in tutto in uno de’ vostri dispacci. L’unico mezzo di riparare a quest’inconveniente è d’insegnar la guerra ai popoli che passano per bellicosi, e di ritenere presso di essi le truppe francesi ad imitazione di ciò che ha fatto in Olanda il comitato di salute pubblica. È necessario dunque portare al maggior numero possibile le truppe che voi potete lasciare alla Repubblica italiana.

In quanto alle fortezze, questa Repubblica n’è quasi intieramente spogliata in forza de’ preliminari, mentre l’Imperatore ha Palma-Nova, Peschiera, Mantova, Porto-Legnago, e i Castelli di Verona, d’Osopo, e di Broscia. Il pericolo è tale, che addiviene indispensabile di far tutto per non consegnare all’Imperatore tutte queste piazze, e di far passare l’una delle tre proposizioni indicate più sopra. Frattanto l’evacuazione di queste fortezze, come anche di tutta la sinistra dell’0glio, e del Po, la quale è promessa all’Imperatore, dev’essere ritardata al più possibile: è detto nelle istruzioni del 17 fiorile, che quest’evacuazione sarà subordinata a quella che l’Imperatore farà del territorio sino al Lech ed alla Rednitz, e delle piazze di Manheim, Magonza, ed Ehrenbrestein. Il Direttorio conferma questa condizione principale, e desidera inoltre che le truppe della Repubblica non evacuino l’Italia che dopo la pace continentale: rimane dopo questa determinazione, che voi domandiate il più lungo tempo possibile per questa evacuazione.

Se, come è desiderabile, Venezia non debbe esser cambiata per Mantova, in conformità di ciò ch’è detto nelle istruzioni del 15 pratile, e che noi otteniamo la dritta dell’Adige, o tutta la Terra-ferma dando delle indennità in Germania; questa Città può sussistere da sè stessa sotto la forma di Repubblica democratica, conservando la Terra-ferma, e le sue Isole, o essere unita alla Repubblica cisalpina: quest’ultimo partito sembra il più vantaggioso. Se Venezia resta indipendente, gli antichi oligarchi, i quali non amano nè la Francia, nè i [p. 225 modifica]principj di libertà, e che conserveranno sempre dell’influenza; faran di tutto per sottometterla all’Imperatore: al contrario essi saranno efficacemente frenati, e sorvegliati, se appartengono ad un governo centrale situato in Milano o altrove, ed il quale non abbia contro l’Imperatore che motivi d’odio e di timore. La Repubblica italiana guadagnando oltre a ciò in questa unione un’estenzione considerevole di spiaggia su l’Adriatico, potrà concorrere con noi a bilanciare l’influenza commerciale, che l’Imperatore acquisterebbe nel Mediterraneo, e nell’Arcipelago. In questo caso, e sopratutto in quello in cui l’Imperatore avrebbe la Dalmazia e l’Istria, le isole del Golfo di Venezia, quelle della Grecia, che le appartengono, e le città veneziane in Albania, resterebbero alla Repubblica cisalpina, o sarebbero cedute alla Francia. In tutti i casi Corfù, Cefalonia, Zante e Cerigo debbono restare alla Repubblica francese. Importa pure di opporsi che l’Imperatore conservi Ragusi, della quale si è impadronito contro ogni specie di diritto. Bisognerà, per tale oggetto, che un articolo del trattato definitivo assicuri l’indipendenza di questa piccola Repubblica, e che l’Imperatore ne sorta sollecitamente.

Dopo aver percorsi gli articoli relativi all’Italia, io passo a que’ che concernono la Germania. L’Imperatore tratta con la Repubblica come Re d’Ungheria, e di Boemia, e nella sua qualità d’Imperatore di Germania: sotto il primo rapporto egli deve cedere tutto ciò che gli appartiene su la sponda sinistra del Reno. Questa cessione comprende il comitato di Zal-Menstein, il Perckthall, e le terre ed i dritti che la Casa d’Austria possiede su la sinistra del Reno al di sopra di Basilea. Il Direttorio se ne rapporta intorno a ciò, alle diverse istruzioni date al General Clarke, con particolarità a quelle del 3 e 30 fiorile, per le quali esso domanda inoltre le isole del Reno dipendente da Brisgovia, ed il vecchio Brisacro. In qualità di capo dell’Impero germanico l’Imperatore deve su le prime acconsentire che ogni territorio ceduto o da cedersi alla Repubblica francese su la sinistra del Reno, sia a perpetuità sottratto alla supremazia dell’Impero. È un assurdo, che sotto il pretesto del mantenimento [p. 226 modifica]dell’integrità dell’Impero si vogliano attaccare i dritti della Repubblica sopra Liegi, Stavelot, e Malmedy: come se questa integrità non fosse una chimera, dopo i colpi che le sono stati portati da tutti i trattati già conchiusi coi Principi alemanni, e per la riconoscenza, che l’Imperatore stesso ha solennemente fatta de’ limiti della Repubblica. Riflettete dunque che bisogna altamente esigere questo punto, e non permettere alcuna tergiversazione o riserva. L’Imperatore deve rinunciare egualmente a tutti i dritti di supremazia pretesi e sovente esercitati da esso, e l’impero sopra differenti Stati d’Italia, e acconsentire che i feudi detti Imperiali, nello Stato di Genova, sieno consegnati alla Repubblica per disporne.

Il Direttorio ignora la somma totale de’ debiti ipotecarj sul Belgio. Bisogna che facciate tutti gli sforzi per saperla, e non riconoscere (se il contrario non fosse solennemente convenuto), tutti quelli contratti durante la guerra. Rimangono le indennità a fissarsi per lo Statolder, e per il Duca di Modena: l’una, e l’altra debbono trovarsi su la dritta del Reno, ed a spesa de’ beni ecclesiastici. Questo è il principio, al quale vi affaticherete di fare acconsentire l’Imperatore. Il Duca di Modena non può aver più pretenzioni su la Romagna, che da principio gli era stata aggiudicata, trovandosi questa attualmente riunita alla Repubblica italiana. Siccome è quasi convenuto che l’Imperatore gli cedeva la Brisgovia, quest’oggetto sembra che non abbia a soffrire contestazione. Per ciò che spetta allo Statolder voi siete informato da una lettera del mio predecessore del 15 pratile passato, che il Direttorio vedrebbe con piacere il Re d’Inghilterra espulso dalla Germania, e l’Hannover servirebbe d’indennità a questo principe: ma oltre che questa misura soffrirebbe grandi difficoltà dalla parte dell’Imperatore, essa avrebbe l’inconveniente di ravvicinare troppo lo Statolder alla Repubblica batava. Sarebbe a desiderar moltissimo, che l’Imperatore desse il consenso di trasportare allo Statolder la Brisgovia austriaca. Il mezzo più efficace per fargli gustare questo progetto è di secolarizzare, in favore del Duca di Modena, qualche principato ecclesiastico [p. 227 modifica]reversibile all’Arciduca Ferdinando, zio dell’Imperatore. Questo principato potrebbe trovarsi in Svevia. L’Imperatore dev’esser più lusingato di stabilire la sua Casa in Germania che in Italia; egli non può dissimularsi che questo stabilimento sarà più solido; che se di buona grazia acconsente ad abbandonare la Brisgovia, l’indennità del Duca di Modena potrebbe esserne più considerevole.

Del resto, il Direttorio desidera che in tutto ciò che qui vi ho scritto voi non abbiate a vedere se non diverse combinazioni più o meno favorevoli alla Repubblica, nelle quali voi cercherete delle direzioni, e non degli ordini: esso ha in voi un’intiera confidenza, e riposa su la vostra saggezza come su la vostra gloria. La vostra energica risposta del 10 termidoro alle cinque note dei Ministri dell’Imperatore, essa sola gli proverebbe, se ve ne fosse bisogno, quanto è fondata questa confidenza. Esso acconsente dunque che voi negoziate su la base de’ preliminari di Leoben, ma con precauzione, e solamente in quanto, sopra ciascun punto ben considerato, vi sarà provato che non è possibile ottener meglio. Nel caso che sarebbe accordato all’Imperatore tutto ciò che i preliminari gli danno in Italia, voi sentite sicuramente l’utilità di non dargli alcuna indennità in Germania, e di farlo rinunciare alle pretenzioni che potrebbe avere su la Baviera, e sopra alcune delle nuove secolarizzazioni. In fine il Direttorio vi domanda di aver continuamente presente allo spirito la necessità di consolidare la Repubblica italiana, il vantaggio di respingere, per quanto è possibile, l’Imperatore in Germania; di assicurarvi della sua influenza nella negoziazione con l’Impero; di non lasciar Mantova a sua disposizione; d’allontanare, nelle circostanze, ogni idea di congresso. I motivi di tali voti debbono esser da voi vivamente sentiti; ma, lo ripeto di nuovo, essi sono avvertimenti, e nulla di più.

La Dalmazia, e l’Istria Veneziane dovendo, secondo ogni apparenza, rimanere all’Imperatore, e introdurre nuove relazioni commerciali, voi stabilirete in un articolo, che si farà un trattato di Commercio, per cui la [p. 228 modifica]Francia goderà i vantaggi delle nazioni più favorite. Le particolarità saranno differite all’epoca stessa di questo trattato. Voi domanderete con forza, e saprete ottenere la libertà di tutte le persone detenute per causa di opinioni politiche, e vittime del loro amore per i Francesi, e per la libertà. Finalmente esigerete come riparazione, e indennità per li cittadini Maret, e Semonville Ambasciadori della Repubblica francese, rapiti a mano armata sopra un territorio neutrale nel 1793 per ordine dell’Arciduca Carlo, saccheggiati, caricati di funi, condotti a traverso dalla Germania da prigione in prigione, e con una violazione la più scandalosa del dritto delle genti, detenuti nelle prigioni per trenta mesi, essi e quei del loro seguito, la somma di 354,440 franchi, alla quale furono fissate per ordine del Direttorio il 23 fiorile anno 4, non le riparazioni, ma le indennità sole ch’essi avevano dritto di reclamare. Di più per la cittadina Menzerout, vedova del cittadino Menzerout, una volta Maresciallo di Campo, il quale incaricato di una missione straordinaria alla Corte di Napoli, fu arrestato per ordine dello stesso Arciduca, ed è morto nelle prigioni di Mantova, dopo essere stato indegnamente saccheggiato, la somma di 50,000 franchi: e infine per la famiglia di Lamarre, segretario di legazione a Costantinopoli, e di Taistro ingegnere interpetre addetto a questa residenza, e l’uno e l’altro arrestati dalla stessa autorità, e morti in prigione, un’indennità che voi stessi designerete.

Questa lettera non annulla in niente le istruzioni passate per tutto ciò che non vi fosse direttamente contrario. Del resto essa non inceppa alcuna delle vostre combinazioni, e vi lascia perfettamente padroni di operare secondo la vostra prudenza.

Talleyrand.