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la Repubblica italiana, alla conservazione della quale la Francia prende un sì potente interesse, deve necessariamente produrre delle turbolenze, e far nascere nuove guerre tra le due potenze.

Se dunque l’Imperatore desidera conchiudere una pace solida, e chiuder le porte ad ogni motivo di rottura, non deve insistere sul possesso di queste provincie, e deve aspettarsi, per necessità, alla prima guerra, che questi popoli scuoteranno il suo giogo, e si uniranno alle Repubbliche francese, e italiana. Un dominio così inquieto, e precario non è dunque da preferirsi in alcun caso, alle indennità che la Repubblica potrebbe offrirgli in Germania, in un paese ove i popoli sono abituati al suo governo, e l’amano, e dove lontano dalle frontiere della Francia, e da quelle de’ suoi intimi alleati, ch’essa riguarda quasi come sue proprie, potrebbe sperare, per così dire, di non esser mai da lei attaccato. Se la Casa d’Autria trovasse questi ragionamenti concludenti, vi sarebbero tre proposizioni a fare.

La prima ch’ella rinunci a tutta la Terra-ferma di Venezia, e si contenti della Dalmazia, e dell’Istria veneziane, di cui si è già impadronita; non essendo sperabile che consenta mai ad evacuarle. Potrete far valere l’indulgenza con la quale la Repubblica ha permesso ch’ella occupasse, fin dal presente, queste provincie, le quali non le si sarebbero date che alla pace. L’arcivescovato di Salzbourg, e il vescovato di Passau compenserebbero ampiamente la Terra-ferma di Venezia propriamente detta. Si potrebbe anche aggiungere il prevostato di Berglotesgaden, e l’alto Palatinato sino alla Nab, come pure i vescovati di Trento, e di Brixen, se consentisse a rinunciare ad ogni indennità in Italia, e anche all’Istria, e la Dalmazia veneziana. In questo sistema di secolarizzazione al quale o presto o tardi sarà necessario di venire, ed a cui han già dato il consenso la Prussia, l’Hassia, Wurtemberg, e Baden, l’Imperatore troverà in un medesimo tempo un’indennità più ampia, e un perimetro più convenevole a’ suoi Stati ereditarj, che nelle provincie Italiane agitate da’ principi della democrazia, e che