Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/448

442 nota

modo loro. Cito solo un paio d’ess. È arbitrario cappel(lo) per capel(lo) IV 48, 7, III 56, 2, XII 79, 7, XLVI 11, 2; che cosí scrive sempre l’Ariost. E del pari Mecca di Morali, Panizzi ecc. per Meca XV 95, 3; che di questa pronunzia s’hanno molte prove, né diversamente si legge nella Spositione del Fórnari, né diversamente stampa il Ruscelli, che pure accomodava le doppie alla toscana. E sempre s’osserva la scempia in Ada XVII 4, 8, XXXVII 92, 4 (anche α), Giaradada XXXIII 38, 2 . E gli Edd. correggono: perché? È inutile continuare. Son piccolezze, ma in tal numero, che finiscono poi per dar nell’occhio. Qualche volta, nella furia di ritoccare, gli Edd. han fatto dire al Poeta cose che non pensava. Nell’episodio di Olimpia, mentre della donna appena uscita dal pericolo grande Oberto contempla le belle nuditá. Amore scaglia la sua temprata saetta

          contra il garzon, che né scudo difende
          né maglia doppia né ferigna scorza ([[Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/245#66|XI 66, 5-6]]).

Ruscelli, Morali, Panizzi correggono ferrigna; solo il Lisio lascia come sta. Credo anch’io sia meglio seguire C, che è confermato da α, e intendere scorza, o armatura (cfr. XIX 63, 5 ), non giá «di ferro», ma «di fiera», pensando a certi impenetrabili usberghi, come la scagliosa scorza, la dura scorza di Rodomonte (XVIII 9, 3, XXVI 123, 3 ), fatta d’una pelle di drago (XIV 118, 2, e cfr. XLVI 119, 1 ). Occorre altrove ferrigno di ferro», ma è scritto con la doppia (XLII 1, 1).

Poche parole sulla punteggiatura. Se osserviamo le prime 10 ottave di AB, vedremo qualche rara virgola in A, cui corrisponde il punto doppio in B (1, 4, 5, 3, 7, 6, 8, B, 8), che a sua volta talora aggiunge il segno che ad A mancava (10, 7 ), altre l’omette (7, 1 ). Piú innanzi troviamo la stessa condizione di cose. A questi punti, come s’accennava, va aggiunto l’interrogativo, per lo piú segnato bene (I 19, 5, 44, 5, 6 ecc ), benché non manchino bizzarrie (I 26, 7-8).

Senza dubbio A e B rispecchiano abbastanza fedelmente le abitudini dell’Autore. Il quale, quando componeva, non puntava i suoi scritti, o solo di tempo in tempo, a capriccio, badando appena al punto interrogativo. Gli autogr. s’aprono con una serie di 10 ottave nelle quali invano tu cercheresti il piú piccolo puntolino. Poi qualche rara virgola, qualche punto doppio (che fa lo