Monete della repubblica, inedite o varianti, ristabilite o corrette, nella mia collezione

Francesco Gnecchi

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APPUNTI


di


NUMISMATICA ROMANA



XXXVII.


MONETE DELLA REPUBBLICA


inedite o varianti, ristabilite e corrette

nella mia collezione.


Ho pubblicato nel 1889 in questa medesima Rivista, e sotto il medesimo titolo (Appunti di N. R., n. V), una prima serie di monete repubblicane. Da allora in poi non mi fu possibile riunire che il piccolo numero che ho oggi l’onore di presentare ai nostri lettori. Importante fra queste come monete, quantunque non figuri qui che per una correzione al Cohen, l’aureo di M. Antonio e Antillo, e in seguito il denaro d’Augusto col rovescio di Cupido sul delfino, il quale pure non è qui descritto se non per rettificarne definitivamente la lettura; nuovo assolutamente il gran bronzo dell’Antonia-Calpurnia. Ho creduto opportuno descrivere anche alcuni denari suberati perchè, mentre talvolta sono trascurabili per essere falsificazioni private, talvolta invece hanno il medesimo interesse di quelli di puro argento.

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ANTISTIA


Denaro suberato d’Augusto.


1. — D/ – IMP CAESAR AVG TR POT VIII. Testa nuda di Augusto a destra.
B/ C ANTIST VETVS IIIVIR FOEDVS PR. (Il resto della leggenda CVM GABINIS non esiste, essendo caduto fuori della moneta nella coniazione). Due sacerdoti velati sacrificanti un piccolo porco su di un’ara accesa.

Questo denaro è una variante del n. 20 di Babelon, avendo in seguito al nome Antistius Vetus la qualifica di IIIVIR • come nell’altro tipo descritto al n. 21.


ANTONIA


Aureo di M. Antonio e Antillo.


2. - D/ - M ANTONI M F N AVG IMP TERT. Testa nuda di M. Antonio a destra.
R/ — COS ITER ΔESIGN (sic) TERT III VIR R P C. Testa nuda di Antillo a destra.

Cohen, pubblicando la sua prima edizione delle monete imperiali, non conosceva che un solo tipo dell’aureo di M. Antonio col figlio, quello di cui diedi una variante in questa Rivista nel 1889. Fu solamente nella 2° Edizione del Cohen che il secondo tipo venne fatto conoscere come appartenente in unico esemplare al Museo imperiale di Berlino. Di questo, un secondo esemplare, trovato recentemente in Grecia, venne nelle mie mani e mi permetto di fare una piccola rettifica alla descrizione data dal Cohen.

L’esemplare del Gabinetto di Berlino, mentre è perfetto dal lato della testa d’Antillo, ha la leggenda poco visibile da quello della testa di M. Antonio, e [p. 13 modifica]perciò il Cohen interpretò la leggenda: M · ANTONIVS, leggenda che è pure ripetuta dal Babelon.

Il mio esemplare invece, poco distinto nella leggenda d’Antillo, ha perfetto il lato di M. Antonio, ove si legge chiaramente ANTONI. — Credetti sulle prime ad una variante; ma, avendo poi scritto in proposito all’egregio direttore del Museo di Berlino, dott. Alfredo von Sallet, n’ebbi cortese riscontro, accompagnato da un’impronta dell’esemplare berlinese. Per quanto incompleta, perchè in parte fuori dell’orlo della moneta, la leggenda dice indubbiamente ANTONI anche in quell’esemplare. Non si tratta dunque che di una rettifica, non trascurabile del resto in una moneta di così estrema rarità e nota in due soli esemplari che si completano a vicenda.


ANTONIA-CALPURNIA


Gran Bronzo di M. Antonio e L. Bibulo.


3. - D/ - M ANT (in monogr). IMPER COS DES ITER ET TERT IIIVIR R P C. Teste accollate di M. Antonio e di Ottavio, affrontate a quella di Ottavia.
     R/ - L BIBVLVS M F PR DESIG. Nave alla vela con la prora diretta a destra. Sotto la Trinacria e la lettera Γ.

Dei rarissimi bronzi dell’Antonia-Calpurnia tre soli sono conosciuti di prima grandezza, ma tutti e tre non portano che le due teste di M. Antonio e d’Ottavia. (Babelon, Antonia, n. 8i, 82, 83). Il nome del pretore Bibulo appare qui la prima volta su di un bronzo portante anche la testa di Ottavio, facendo riscontro a quello simile di M. Oppio Capitone (Bab., Antonia, n. 90) e all’altro di L. Sempronio Atratino, da me per la prima volta descritto nel 1889 (V. R. I. di N., anno II fasc. II).

[p. 14 modifica]Questo bronzo, come i due citati, è dell’anno 36 a. C. e di fabbrica siciliana.


CALPURNIA


Denaro di L. Calpurnio Pisone Frugi.


4. — D/ – Testa laureata d’Apollo a destra. Davanti III · Di dietro una freccia.
    R/ — L · PISO · FRVGI • Cavaliere al galoppo a destra. Sotto S ·

Il denaro descritto al n. 11 del Babelon, segna una serie con una marca monetaria al dritto ed altra al rovescio. Quello ora descritto segnerebbe una nuova serie finora inavvertita con una marca monetaria e un numero al dritto, e una lettera alfabetica al rovescio.


CARISIA


Denaro d’Augusto e di P. Carisio.


5. — D/ - IMP CAESAR AVGVST. Testa nuda d’Augusto a destra.
    R/ — P CARISIVS LEG PROPR. Trofeo piantato su di un mucchio d’armi spagnuole.

Il dritto di questo denaro è quello descritto al n. 19, di Babelon (Carisia) e il rovescio quello dei n. 17 e 18.


JULIA


Denaro d’Ottaviano.


6. — D/ - CAESAR DIVI F. Testa laureata a sinistra.
    R/ — SPQR (all’esergo). Cupido a cavallo d’un delfino a destra. Davanti a lui una stella.

[p. 15 modifica]È curioso il seguire negli autori che descrissero questo rarissimo denaro, le successive oscillazioni nell’interpretare la leggenda della testa d’Ottaviano.

Il Seguino fu il primo a descriverlo e lo diede colla mia leggenda. Cohen nella sua descrizione delle monete consolari (pag. 165 nota N. 2) non lo comprende nella serie, ritenendo che il diritto non abbia la leggenda CAESAR · DIVI · F · data dal Seguino, dal Riccio e dall’Eckhel, ma invece l’altra AVGVSTVS · DIVI · F · la quale farebbe collocare la moneta fra le imperiali. — Nel 1859 lo stesso Cohen, pubblicando il primo volume delle sue monete imperiali, corregge il suo primo giudizio e conviene col Seguino e col Riccio che la leggenda del diritto deve effettivamente interpretarsi CAESAR · DIVI · F · (Vedi n. 230 e relativa nota). Ma nel 1880 ancora lo stesso Cohen, nel I volume della sua seconda Edizione delle imperiali (pag. 100, n. 269 e nota i), rivede e ristudia la moneta e ritorna a confermare la sua prima interpretazione, condannando di nuovo il Seguino che ha sbagliato; ma dimenticando però di condannare anche sé stesso che 20 anni prima era stato del medesimo parere. Comunque sia, dà definitivamente la moneta col dritto AVGVSTVS · DIVI · F · e la dà definitivamente sbagliata... come ora dimostrerò. L’esemplare della mia collezione, quantunque non si possa dir bello, però permette di leggere in modo indiscutibile sul dritto: CAESAR · DIVI · F, e un breve ragionamento non molto difficile ci persuaderà che queste sono le parole che debbono leggersi anche nell’esemplare di Parigi, il quale deve essere molto infelice per essersi prestato a tanti mutamenti d’opinione degli interpreti. Basta osservare come ne fu fatta la lettura, servendoci del disegno che ne dà il Cohen stesso nella 2* Edizione delle Monete imperiali, che qui riproduco:

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Francesco Gnecchi moneta di Cesare Rivista italiana di numismatica 1896 (page 23 crop).jpg


Il Cohen vi lesse . . . GVSTVS DIVI F, ma in qual modo? leggendo la prima parola . . . GVSTVS come fosse scritto all’infuori (ossia col vertice delle lettere verso la periferia della moneta), le altre DIVI F come fossero invece scritte all’indietro (col vertice delle lettere verso il centro della moneta). Ora una leggenda circolare scritta metà in un senso e metà nel senso opposto sarebbe contro l’abitudine costante. Le leggende di quest’epoca e, oserei quasi dire di tutte le epoche, giacchè non mi sovvengono esempii differenti, sono scritte o completamente all’indentro o completamente all’infuori. Si legga dunque anche il nostro denaro regolarmente, come indicato dalle parole DIVI F (ossia col vertice delle lettere al centro della moneta) e si vedrà che il . . . GVSTVS letto sull’esemplare di Parigi si trasforma nel mio CAESAR . Per una strana casualità le lettere componenti il nome di CAESAR tagliato a mezzo e toltane la metà inferiore (che sarebbe appunto la metà cheè invisibile perchè fuori del conio nell’esemplare parigino) si prestano mirabilmente per leggervi . . . GVSTVS, quando si prendano al contrario, ossia capovolte. La parte superiore della R forma il G, il vertice dall’A si legge V, la S rimane S, l’E si interpreta per T, l’altro A ancora V e il C forma la S finale, ed ecco come il GVSTVS dell’esemplare di Iarigi, letto pel suo verso, è precisamente il CAESAR del mio esemplare. Le due prime lettere AV non furono lette perchè non esistono, nè, se ben si guarda, v’era lo spazio. Così, senza vederlo, credo poter affermare [p. 17 modifica]che l’esemplare di Parigi è identico al mio e concludo che, tornando all’antico, la lettura corretta è CAESAR DIVI F su ambedue, ciò che fa ricollocare la moneta nella serie repubblicana, come ve l’avevano collocata i primi autori1.

Tutti gli autori citati poi descrivono al rovescio il delfino fra due stelle, quantunque sul disegno dato da Cohen non ne figuri nessuna; ma basta che così abbia detto il primo perchè tutti l’abbiano poi ripetuto. Sul mio esemplare io non vedo che una stella sola, e ciò mi pare anche assai più logico riconoscendo in essa la stella Julia che si ripete su diverse monete, sia di G. Cesare che d’Augusto: mentre mi parrebbe molto più difficile l’attribuire un significato alle due stelle.


MARIA


Denaro d’Augusto e Mario Tromentina.


7. — D/ — AVGVSTVS DIVI F. Testa nuda a destra, il tutto in una corona d’alloro.
     R/ – MARIVS C F TRO III VIR. Augusto velato a sinistra col simpulo.

Dei cinque tipi del denaro d’argento di C. Mario Tromentina, due soli erano già conosciuti nelle due varianti del dritto, a) senza la corona d’alloro e la leggenda AVGVSTVS., b) colla corona d’alloro e la leggenda AVGVSTVS DIVI F · Ora è trovata la variante colla corona del terzo. Probabilmente la stessa [p. 18 modifica]variante esisteva e si ritroverà anche del quarto tipo colla quadriga (Bab., 11) e del quinto colla testa di Giulia (Bab., 17).


SEMPRONIA


Denaro suberato di G. Cesare e T. Sempronio Gracco.


8. — D/ — Anepigrafo. Testa coronata di G. Cesare a d.
    R/ – TI SEMPRONIVS GRACCVS Q DESIG. Insegna militare, aquila legionaria, aratro e scettro.

I denari di T. Sempronio Gracco, coniati mentre era designato Questore, sono emessi per autorizzazione del Senato e portano le sigle SC (Babelon, Sempronia, n. 10 e 11). La mancanza di tali lettere costituisce la variante del mio denaro; ma bisogna considerare che è suberato è potrebbe perciò considerarsi come una falsificazione dell’epoca.


VIBIA.


Asse di Vibio Pansa.


9. — D/ — Testa barbuta di Giano.
    R/ – ROMA (in alto) C VIBI PASA (sic) (all’esergo). Tre prore di nave a destra. Al disopra un ramo d’alloro, davanti i berretti dei Dioscuri sormontati da due stelle (gr. 12,750).

Quest’asse è una variante del numero 11 di Babelon, (il quale ha il nome PANSA in un solo monogramma), e per di più ha gli emblemi del ramo d’alloro e dei berretti colle stelle, come descritti sull’asse n. IO dello stesso Babelon colla leggenda all’esergo C PANSA, emblemi che mancano nel n. 11.

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VOLTEIA


Denaro suberato di L. Volteio Strabone.


10. — D/ — Testa laureata di Giove a destra. Dietro S C davanti A.
    R/ – L VOL LF STRAB. Europa col velo svolazzante che tiene colle due mani, seduta su di un toro fuggente a sinistra. Sotto una foglia d’edera. A destra un fulmine.

Il denaro conosciuto di L. Voltejo Strabone, descritto da Babelon (n. 6), porta nel diritto la semplice lettera dell’alfabeto dietro la testa di Giove. In quello ora descritto la lettera alfabetica è portata davanti per lasciar posto a destra alle lettere S C.

Quantunque il denaro sia suberato, potrebbe darsi che, anche essendo Topera di un falsario, rappresentasse un tipo di moneta veramente esistente. La mancanza di queste lettere nel denaro sopra descritto della Sempronia può facilmente attribuirsi a una dimenticanza dell’incisore; ma l’aggiunta di tali lettere, aggravata dal trasporto dell’iniziale da sinistra a destra, non si saprebbe come attribuirlo a semplice casualità od errore. Difficile poi riesce l’appoggiarsi a criteri storici per giudicare della possibilità di monete coniate per autorità del Senato in questo caso, stante non solo il mistero in cui è avvolto il nome del monetario L. Volteio Strabone, ma benanco l’incertezza che regna intorno alla giusta attribuzione di questo denaro, del resto non comune, a L. Volteio Strabone, piuttosto che ad altri.


Francesco Gnecchi.          

Note

  1. Fra questi il Riccio nella sua 2 Edizione delle Monete delle Antiche famiglie di Roma, pubblicata in Napoli nel 1843, dà questo denaro colla testa d’Augusto volta a sinistra; ma tale inesattezza non fa meraviglia nel Riccio, il quale molte volte faceva a memoria la descrizione e il disegno di monete vedute in altre collezioni. £ di fatti, che non appartenesse alla sua, ne abbiamo la prova in ciò che tale denaro non figura nel suo Catalogo, stampato nel 1855.