Trattato di archeologia (Gentile)/Arte romana/II/Secondo periodo/Pittura/III

Pittura - I dipinti celebri a noi rimasti

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III. I dipinti celebri a noi rimasti.

1. Le Nozze Aldobrandine. — Non molti, ma però scelti sono i dipinti che i monumenti ci hanno lasciato per giudicare della pittura in Roma. Fra questi tiene primo luogo il fresco conosciuto col nome di Nozze Aldobrandine, rinvenuto in Roma nell’anno 1606, posseduto prima dal cardinale Cinzio Aldobrandi, ed ora conservato in Vaticano (ved. Atl. cit., tav. LXXII). Rappresenta i preparativi d’un ricco maritaggio, secondo il costume greco, e forse il dipinto è copia od imitazione di alcuna famosa opera greca non pervenuta fino a noi, come parrebbe far credere l’analogia fra la composizione dell’affresco e quella d’un basso rilievo sopra un’ara di Villa Albani rappresentante l’unione di Dioniso e Cora.

2. I dipinti delle terme di Tito. — Sono questi dipinti murali molto distinti che pare siano avanzi ancora intatti delle stanze della domus aurea di Nerone, con motivi ornamentali di festoni, meandri, intrecciamenti, dai quali dicesi che Raffaello togliesse il concetto dei bellissimi suoi fregi scoperti nelle Logge Vaticane. Buoni esempi di composizioni di soggetto mitologico, chiuse dentro riquadri architettonici ornamentali con intrecci di festoni e di fiorami, si hanno nelle stanze sul Palatino scoperte nell’anno 18691. [p. 311 modifica]

3. I dipinti della Villa di Livia a Prima Porta. — Buon saggio di pitture di verzure e di vedute, nel genere in cui fu perfetto Ludio, e forse anche opera di questo stesso artista, offrono le pareti della Villa di Livia a Prima Porta, scoperta nell’anno 1863. La pittura gira continua sulle quattro pareti d’una camera; questa pare fosse destinata a godervi la frescura nei caldi estivi, e quindi volevasi in essa produrre l’illusione d’un giardino, dipingendovi alberi da frutto, meli, melograni, alberi da ornamento, e uccelli che volano, cantano, covano nei nidi; manca la figura umana. Vi si ammira un tratteggio molto fine, un pennelleggiare largo e fermo, con giusta distinzione nella diversa qualità dei frondeggi (ved. tav. 74 per uno stile analogo al precedente nella villa La Farnesina)2.

Altri dipinti di verzure e giardini che simulano d’esser veduti nell’incorniciatura di finte finestre furono scoperti sull’Esquilino, dov’erano gli Orti di Mecenate. In queste pitture decorative v’è pure pregio di mano esperta nel disegno, di correttezza delle forme e dei contorni, con un fino sentimento del valore e degli effetti del colorito; scarso pare l’effetto del chiaro scuro e quindi del rilievo, e l’arte è convenzionale, di maniera ornamentale, che non procede da profonda conoscenza della natura.

4. Gli affreschi murali d’Ercolano e di Pompei. — Dove però si può studiare con maggior messe di confronti la pittura greca in Roma è dagli [p. 312 modifica]affreschi d’Ercolano e di Pompei, che per buona parte oggi si conservano trasportati nel Museo nazionale di Napoli. Questi dipinti sono veramente prodotti dell’arte greca (ved. tav. 73), perfino in qualche caso i nomi dei pittori, o le iscrizioni sono greche. Di soggetti romani (fatta astrazione dalle scene della vita familiare) non si ha qualcuno se non in via di eccezione, cioè una pittura che si crede raffigurare Sofonisba e Massinissa, ed alcuna altra che sembra prendano motivo dall’Eneide; gli altri soggetti derivano tutti dal mito greco. Sono riproduzioni, o variazioni di modelli più antichi: il concetto e la composizione si mostrano spesso di un valore superiore a quello dell’esecuzione. Pompei non aveva pittori di singolare valore, ma artisti manuali di sufficiente abilità3. I modelli, sulla cui guida lavoravano i pittori di Pompei, sembra fossero le opere degli artisti della scuola fiorita nel tempo dei successori di Alessandro, detta alessandrina od ellenistica. La società romana tolse per sè i modi di ornamentazione greca, forse con più sontuosa ricchezza, ma con minor senso dell’arte. I soggetti preferiti dall’arte che facevasi elegante, graziosa, e dagli artisti, che avevano portato a perfezione l’abilità tecnica, erano i miti patetici ed erotici, (ved. tav. 72), le scenette da idilio, le galanterie e gli amorini, soggetti che appaiono prediletti anche nella letteratura alessandrina per la correlazione evidente fra tutti i rami dell’arte, e specialmente fra i poeti e i pittori nella scelta di soggetti [p. 313 modifica]analoghi di linea e di pittura, p. es., l’episodio dell’abbandono di Arianna che risale a Callimaco, narrato da Catullo, ripetuto negli affreschi pompeiani. Se non chè, essendo questa pittura romana imitazione della greca nel concetto e nelle forme, non solo il dipinto veniva spesso da greca fonte letteraria, ma l’affresco pompeiano proveniva da celebre dipinto greco; come, p. es., dicesi di quello di Medea che medita l’uccisione dei figli, il quale deriva da una famosa tavola di Timomaco di Bisanzio; un altro rappresentante il sacrifizio d’Ifigenia offre i caratteri ben conosciuti del quadro di Timante (ved. Atl. cit., tav. LXXIII); e altre pitture pompeiane possono essere illustrate da molti versi dell’Antologia greca dedicati alla descrizione di famosi quadri antichi. Oltre i soggetti tolti alla mitologia ed alle leggende greche, abbondano le scene della vita pompeiana, le vedute di paesi e di marine (ved. Atl. cit., tav. LXXV; cfr. la nostra tav. 78), le pitture d’animali e di natura morta.

5. Dei quadri «di genere». — Nelle rappresentazioni di scene della vita reale, o, come si direbbe, nei soggetti di genere, si distinguono due modi: Alcune sono un abbellimento della realtà, una tendenza all’idealismo anche nella rappresentazione di cose volgari, (scene di vendemmia, di caccia, dell’esercizio dei mestieri di falegname, di panattiere, di calzolaio, ecc., fatte per mezzo di genietti e di leggiadri amorini (ved. tav. 58), e questi sono opere più conformi allo spirito greco; altre pitture invece mostrano tipi comuni e reali, con carattere realistico; e queste sono rispondenti allo spirito ed al gusto romano. Comune poi ad entrambi gli indirizzi artistici è l’uso frequente appunto nei dipinti pompeiani di quadri architettonici, di fregi, arabeschi, ornamenti fantastici, intramezzati da figure [p. 317 modifica]grottesche e da piccole vedute, secondo l’uso invalso nell’età d’Augusto. Le pareti hanno un fondo monocromo, di rosso carico, di giallo, talvolta anche d’azzurro o di nero (ved. tav. 74-77); svelte colonnine, ghirlande e festoni a colori vivi segnano i riquadri; in basso corre una fascia a modo di zoccolo, e un’altra fascia a modo di fregio si estende in alto. Nel mezzo del campo così delimitato è dipinto il quadro, ovvero spiccano isolate figure volanti, leggiere, aeree di danzatrici, di Amori, di Ninfe, di Menadi, di Centauri, di Satiri, di donne spargenti fiori. Il colorito è chiaro, vivace; nel colorito, nella disposizione, nelle belle forme delle figure, nel vivo sentimento che spirano, v’ha un effetto gaio, armonico, il soffio e l’attrattiva d’una vita piacevole, gioconda qual era quella che i Greci godettero come vincitori, e poi come vinti, e insegnarono agli austeri Romani, a poco a poco ingentiliti e ammolliti in un gusto artistico di moda (ved. Atl. cit., tav. LXXVI-LXXVII)4.


Tavole

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Dipinto pompeiano


rappresentante una Amazzone seduta.



Tavola 73.


Ved. Melani, op. cit., fig. 11, pag. 43.


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Parete dipinta di una casa romana


messa allo scoperto nella Villa Farnesina (Museo Nazionale alle Terme).



Tavola 74.


Ved. Melani, Pittura, op. cit., 2a ediz., tav. XI.


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La Battaglia d’Isso (?) tra Alessandro Magno e Dario III di Persia, avvenuta nell’anno 333 a. C..


Mosaico rinvenuto nella casa del Fauno a Pompei, ed ora nel Museo nazionale di Napoli.


AlessandroCiro



Tavola 75.


Ved. Melani, Pittura, Milano, Hoepli, 2^ ediz., tav. III.

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Scene della vita di palestra


Dipinte in un pavimento a mosaico rinvenuto a Frascati (Tusculum).



Tavola 76.


Ved. Melani, Pittura, op. cit., 2^ ediz., tav. XIV.


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Parete dipinta nella casa della «Parete nera» a Pompei.

Motivo parietale del triclinio.



Tavola 77.

Ved. Melani, Pittura, op. cit., 2a ediz., tav. XII.


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Scena di paesaggio antico.


Dipinto rinvenuto sull’Esquilino (ora nella Biblioteca Vaticana a Roma).



Tavola 78. - Ved. Melani, Pittura, op. cit., 2^ ediz., tav. X.


[p. 314 modifica] Casa dell’edile Pansa (Pompei).Tavola 79.
Ved. Melani, Architettura, IIIª ediz., pag. 145 e fig. 73.
[p. 315 modifica] Casa dell’edile Pansa a Pompei.
(Sezione longitudinale)
Tavola 80.
Ved. Melani, Architettura, op. cit., IIIª ediz., pag. 147 e fig. 74.
[p. 316 modifica] Atrio della casa di Sallustio
a Pompei.
Tavola 81.
Ved. Melani, Architettura, op. cit., IIIª ediz., pag. 148 e fig. 75.

Note

  1. Léon Renier-Perrot, Les peintures du Palatin, in Rev. Archéol., serie XXI e XXII; F. Schwechten, Wanddekoration aus den Kaiserpalästen auf dem Palatin in Rom, Berlino, 1878.
  2. Ved. Alte Denkmäler, Vol. I, 11; cfr. Sittl, Archeöl. d. Kunst, pag. 739, nota 10. Cfr. per gli affreschi nella villa “La Farnesina„ i Monumenti cit., vol. XI. tav. 44-48. XII, tav. 5-8; 17-34; cfr. Wand- und Deckenschmuch eines röm. Hauses aus der Zeit des Augustus. Berlino, 1891.
  3. Degne di nota sono le opere del Mau intorno ai dipinti e agli scavi in genere di Pompei, le quali sono nella maggior parte inserite nella Römische Abtheilung delle Mittheilungen des deutschen. Archäolog. Instituts. Vi è anche una guida archeologica di Pompei curata recentemente dal Mau. Cfr. Presuhn, Die pompejanischen Wanddekorationen. Lipsia, 1882.
  4. Ved. per Pompei: W. Helbig, Wandgemälde der von Vesuv verschutteten Städte Campaniens. Lipsia, 1868; O. Donner, Abhandlung über die antiken Wandmalereie in technischer Beziehung; ibidem, Appendice al libro precedente. Cfr. G. Boissier, Revue des deux mondes. ottobre, 1879; Fiorelli, Relazioni sugli scavi, dall’anno 1861 all’anno 1872; Pompei e la regione sotterrata dal Vesuvio. (Ved. Annali Ist. Corr. Arch.). A. Mau, Pompeji in Leben und Kunst. Lipsia. Engelmann, 1900. Per le varie piante e sezioni di case pompeiane, ved. tav. 314, 315, 316 (tav. 79=81).