Ricordi delle Alpi/Parte Seconda/IX

Le carte d’Enrico

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IX.

Le carte d’Enrico.

— E le carte? Dissemi qui la compagna, volgendosi con certa vivacità.

— Le carte speditemi da Riccardo sono qui pure; e, riponendo la lettera nel grosso portafogli, ne trassi il piego.

— Se non fosse indiscretezza....

— Non è...; e in così dire lo andavo sfasciando. Nella prima pagina, di carattere del morto, vi era questa data: «Napoli, febbraio, 1860;» poi una trentina di fogli contenenti note letterarie e il disegno d’un romanzo marittimo, unitovi un passaporto russo. Ma questi non facendo al caso, li riordinai, e ne trassi il seguente:

Valle Polcevera sulle sponde della Secca, Aprile 1858.

«.... Se l’amai! — L’amai con tutto il trasporto di cui è capace il primo amore per [p. 114 modifica]una donna; fu di quegli affetti, che dominano tutte le potenze, dalla loro più pura e ordinata attività alle più deplorevoli aberrazioni della pazzia.

Per me, ell’era la stella sorridente nel deserto affannoso della vita: i ghiacci eterni della Siberia si sarebbero per lei convertiti in oasi deliziosa, e le arene infuocate dell’Africa in un eterno giardino di primavera. Che cosa non avrei per essa obbliato? tutto! — e fu questa piena confidenza nell’umana creatura, che mi ha punito.

Preso alla magia della sua persona, l’amore innocentemente succhiato e incautamente offerto filtrò per ogni fibra, quasi elemento essenziale della vita. Ho creduto, troppo creduto alla santità della parola; perchè rammaricarsi? Il primo bacio dell’amore è il primo sorriso della vita, perchè l’amore è fede, è gioia e anelito supremo del bene.

Pure, quella non fu che una larva, un sogno che rimane nello spirito come un rimorso: febbri di quegl’istanti, immagini luminose della mente, desìo, promesse, che siete voi mai? — Perchè l’amore splenda eternamente bello e eternamente nuovo, bisogna si sollevi in alto, verso il cielo, dal quale scende ed al quale ritorna, centro e periferia di tutte le umane cose, anima, vita e bellezza dell’universo. [p. 115 modifica]

Ma la coscienza non ha a rimproverarsi la santità dei giuramenti: perchè giurare, quando sono oneste le intenzioni e, abborrendo la menzogna, si vive di fiducia? La donna! Oh, la donna è mistero, e il cuore di lei abisso profondo: la vita è esperienza e bisogna procedere cauti; i buoni principî ne sono la guarentigia migliore, e felice chi potrà dire di essere costantemente andato avanti con la ragione.

Fosti tu, fantasma, che sulla sponda del lago dormente, al mesto declinare del sole mi hai giurato l’eternità dell’amore, l’eternità dell’amore, che non era in tua mano?

Tu, Adele, che con una parola o un sorriso mi cacciavi le noie importune, troppo precoci a’ giovani anni. Come il fanciullo trae dietro all’ape, fascinato da’ colori iridati del suo corpicciuolo, anelo, improvvido, avido,... sicchè senza avvedersene trovasi sui ciglio di profonda fossa,... e vi cade;... così io, inesperto, presunsi avere indovinato i misteri della Sfinge, e caddi: che è la vita senza la esperienza? le passioni sono cieche, e soprattutto fatali agli anni avventurosi della giovinezza.

Cammina, o fantasma; una legge arcana ci pose su opposta via; bisogna percorrerla fissi solo ad una meta, la meta del vero; noi non siamo obbligati che a vincere, perchè la [p. 116 modifica]vittoria è il fine supremo dell’uomo. Non è vile chi cade, ma chi non risorge; per la donna non vi è che quest’unico pregio: purità e candore.

Questo il primo foglio, che avea per titolo: Un disinganno: i due successivi, intitolati: Pensieri, erano del seguente tenore:

Sii fedele all’amicizia, perchè non vi è tesoro più prezioso di essa: quanti dolori possono essere allontanati da un suo consiglio, alleviati da una sua parola.

Allontanati dai cattivi compagni: le prime e più funeste cadute derivano per lo più dal cattivo esempio. Se vuoi conoscere un uomo, bada alle sue relazioni e alle sue amicizie.

Quanto sono care le memorie dei primi anni! esse collegansi a’ più santi nostri piaceri, quelli dell’innocenza; — felice chi si può pascere in esse senza rossore e senza rimorso! [p. 117 modifica]

La vita è un misto di dolori e di piaceri; ma i primi spesso si tramutano in pure gioie sotto l’usbergo del sentirsi puro.

Stimate l’uomo per quello che vale, non per la sua condizione e i suoi onori: sovente la stretta di mano dell’operaio è più onorevole di quella del patrizio e del magistrato.

Fuggi l’ozio come il tuo più capitale nemico: non dire: «Oggi sono svogliato, non mi ci so mettere, farò domani;» ma sforzati ed opera. Nel lavoro basta incominciare, altrimenti la fiaccona ti prenderà ogni fibra, e rimarrai come il lebbroso.

Il debole grida che la vita è una sventura, il saggio l’accetta come una missione e procede: fa quel che devi, e avvenga che può; questa dev’essere l’impresa d’ogni galantuomo; ma soprattutto guardati dal mentire, perchè massima delle viltà è la menzogna. [p. 118 modifica]

La felicità è figlia della virtù e riposa all’onestà della coscienza; — l’umana grandezza consiste nel sacrifizio.

Qual’è il più bel punto del giorno!... l’aurora o il tramonto? — La prima fa sorridere e pregare,... il secondo meditare e credere; l’una è adolescenza e gioventù, l’altro virilità che volge.... Qui gioia, speranza e poesia; là raccoglimento, pensiero, scienza.... — Qual’è il più bel punto del giorno, l’aurora o il tramonto?... — Beltà è splendore: il suo influsso, elle viene dal cielo, al cielo solleva.

Amore è fede; sapienza, virtù: il piacere è esaltamento; miseria il dolore. L’armonia della natura terrena con la spirituale dà la temperanza, che genera la forza.

La donna vuole amore, ancora amore e sempre amore. È distintivo di lei la debolezza: il fiore è nemico dei venti; le grandi [p. 119 modifica]scosse recano morte agli spiriti gentili: allontanate da lei i perigli; il mondo è pieno di insidie massime per le anime ingenue e pure. Siate il suo angelo tutelare; se amore ve la diede sposa, amor ve la renda madre, amor la mantenga angelo, e la tramuti in santa.

Il segreto delle felicità sta in tre parole: amore, amore, amore.

Qual’è il momento della massima e purissima gioia della donna? quello in cui sente per la prima volta di poter essere chiamata madre.

L’amore materno è inesauribile e ineffabile; è derivazione dell’amore divino: nessuno è capace dei sacrifizi d’una madre....

La donna infeconda è simile a campo di sabbia: le doti dello spirito, le straordinarie [p. 120 modifica]cognizioni dell’intelletto non potranno sostituirsi mai al vuoto, che le desta in cuore la privazione del suo più bello attributo. La gioventù e la bellezza, fugaci, non le toglieranno l’amaro della noia, onde sarà tribolata nelle ore della sua tarda solitudine.

La bellezza della donna bionda è splendida, quella della bruna fervida: la prima trae alla spiritualità, la seconda alla sensualità; — ma questi criteri devono accogliersi con prudenza, chè nulla è più facile a ingannarci delle esteriori forme femminili.

L’educazione e la coltura compiono tutto quanto v’ha di più caro e geniale nella donna; ma le letterate di professione diventano più tediose del fumo negli occhi: le filosofesse, ridicolissima caricatura.

Una cosa sola riesce inesplicabile nella donna, l’ateismo.

La prima fede dev’essere in noi stessi.