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Orlando furioso/Nota/II. Classificazione degli esemplari del '32

II. Classificazione degli esemplari del '32

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II. Classificazione degli esemplari del '32
Nota - I. Le tre edizioni dell'Orlando furioso Nota - III. Differenze saltuarie da esemplare ad esemplare
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II

Classificazione degli esemplari del ’32.

Il nostro studio è rivolto particolarmente alla terza ediz., C, a proposito della quale ci è gradito scrivere che un grave problema critico, che non fu sin qui definito, onde errori in copia e confusioni, sará ora per la prima volta nettamente posto nei suoi termini e risolto.

Gli esemplari di C da noi consultati sono i seguenti, che per comoditá designeremo con sigle:

a (Bibl. Comun. di Ferrara, Esposto n. 16), b (c. s., Esposto n. 17), c (Bibl. Naz. di Firenze), d (Bibl. Melziana, di proprietá dei march, di Soragna), e (Bibl. Palat. di Parma), f (Bibl. Marciana1), g (Bibl. Trivulziana), h (Bibl. Bertol. di Vicenza, esemplare pergamenaceo), i (Bibl. Univers. di Bologna), l (Bibl. Melziana, esemplare grande)2; m (Bibl. Vaticana, esemplare pergamenaceo), riprodotto diplomaticamente nella citata ediz. della Societá filologica romana3. [p. 407 modifica]

Il primo problema che s’impone agli studiosi del testo del Furioso è quello che riguarda il mezzo foglio di stampa A3-A6, contenente le st. I 18-II 14). In questa sezione del libro, mentre per un rispetto tutti gli esemplari del ’32 s’accordano, sia in particolaritá di minor conto, sia per piú sensibili innovazioni che caratterizzano C di fronte a B, come:

          et avrai pur te stesso ancora offeso I 19, 2 B
          e pur avrai te meco ancora offeso C

          e si sentivan de li colpi iniqui
          che s’avean dati, ancor tutti dolersi 22, 3-4 B

          e si sentian degli aspri colpi iniqui
          per tutta la persona anco dolersi C;

d’altra parte un gruppo di copie ha in proprio una serie cospicua e continuata di varietá che nettamente lo fanno distinguere dall’altro, da permetterci di classificare gli esemplari di C in due tipi.

All’uno, che chiameremo Tipo 1, spettano a b c d e f g h; all’altro, i l m (Tipo 2°).

Tralasciando le differenze puramente tipografiche o d’interpunzione, presentiamo al Lettore, debitamente collazionato sugli originali, questo singolare corpo di varianti4.

Tipo 1° Tipo 2°
I. 18, 2 dui duo
7 cuor cor5
19, 3 avien avvien
20, 6 pruovi provi
7 altrimente altrimenti
21, 3 Ch’l pagano (sic) Che ’l pagano6
22, 8 Dove Ove
23, 7 s’avolse s’avvolse
24, 1 rivera riviera
25, 2 Di che havea Di c’havea
26, 5 Feran Ferraú [p. 408 modifica]
27, 3 a l’altre arme all’altr’arme7
4 Fra pochi dí gittar Gittar fra pochi dí'
7 turbar turbare
28, 6 dui duo
8 lasciarmelo in effetto lasciarmi con effetto
29, 2 arricciosse arricciossí'
3 scolorasse scolorossí'
4 fermosse fermossí'
6 nomosse nomossí'
32, 2 Saltar Saltare
33, 6 di qua e di la di qua di la
34, 1 capriola capriuoia
4 e aprirle o aprirle
6 trema triema
35, 1 al fin al fine
4 move muove
5 Dui Duo
6 nove nuove
37, 2 spin prun
8 Ch’el sol Che 'l sol8
38, 1 tener tenere
4 si scorca si corca
5 si lieve... vivera si leva... riviera
39, 7 Et in un gran E in suo gran gran
40, 7 Suspirando Sospirando
41, 8 vo vuo
45, 1 dimanda domanda9
46, 4 seguito sequito
7 E promessa in mercede a chi di loro Per darla all’un de dui che contra il Moro
47, 1-2 Stato era in campo, havea veduta quella Stato era in campo e inteso havea di quella
Quella rotta... Rotta credel...10
51, 2 allegerir alleggierir
5 fittione fintione
7 al suo a quel [p. 409 modifica]
53, 7 e vero e il vero11
8 innante inante
54, 7 s’aviva s‘avviva
55, 7 chel fior che ’l fior
56, 6 veder vedere12
61, 1 appresso presso
62, 3 Come li dui Sí come i duo
4 li scudi gli scudi
5 a l’alto all’alto
8 usberghi osberghi
63, 5 Quel altro Quell’altro
6 li sproni gli sproni
65, 2 lieva leva
4 Presso alti Appresso ai
66, 2 braccio s’habia braccia13 s’habbi
5 oltra il cader oltre al cader
67, 1 disse ella diss’ella
8 lasciar... il primo lasciare... primo
68, 6 dimando (domando)...14 lo scudo domando... un scudo
69, 2 abbatuto abbattuto
70, 8 avampato avvampato
71, 3 abbatuto abbattuto
72, 3 rumor rumore
4 tremi triemi
73, 8 vien viene
74, 4 al girar a girar
7 ne nei
75, 3 patrone padrone15
4 dui duo
8 allhora allhor
76, 2 e il petto e ’l petto
77, 3 s’avampa s’avvampa
81, 7 dui duo [p. 410 modifica]
II 1, 2 disiri desiri
3 avien avvien
4 dui duo
5 Ir Gir
8 voi vuoi
5, 1 dui duo
1 rabia rabbia
5 rabuffati ribuffati
6, 6 far... signor fare... signor
8 mover muover
8, 7 spelonca spelunca
10, 2 s’abandona s‘abbandona
7 giaccio ghiaccio
8 lassa lascia
11, 1 Come Quando
4 s’avicina s’avvicina


Le lezioni del Tipo 1° o sono estranee all’uso dell’Ariosto, come cuor I 18, 7, forse dovuto a zelo intempestivo di stampatore; o giá a lui famigliari e accolte in B, poi superate dietro nuovi gusti grammaticali, come dui 18, 2, aviem 19, 3, pruovi 20, 6, altrimente 7 ecc. Particolarmente notevoli i ritocchi del Tipo 2° ispirati da un senso d’arte piú squisito, come spin 37, 2, che sará corretto prun in C( Tipo 2°), o come i primi due versi della st. 47:

          Stato era in campo, avea veduta quella,
               quella rotta che dianzi ebbe re Carlo BC (Tipo 1°),

cosí faticosí prima e fiacchi, e tanto irrobustiti da ultimo:

          Stato era in campo, e inteso avea di quella
               rotta crudel che dianzi ebbe re Carlo C (Tipo 2°).

Superfluo aggiungere esempi. Potremo dunque concludere che il mezzo foglio di Tipo 1°, mentre rappresenta un progresso di fronte a B, è a sua volta superato da quello di Tipo 2°, il quale pertanto ci serba le ultime intenzioni del Poeta.

Conviene tuttavia su qualche punto guardar le cose un po’ piú da vicino. Se l’Ermini riconosce che «quasi sempre» il Tipo 2° la vince sull’altro (p. xvi), ma senza specificare o dimostrare, a [p. 411 modifica]sua volta il Salza16, facendo suo questo «quasi», ne tenta una specie di dimostrazione. In altre parole, fondandosi sulle abitudini deH’Ariosto, vorrebbe dar la preferenza ad un paio di lezioni del Tipo 1°. Può parer strano che il Poeta, facendo rifare un mezzo foglio, commettesse la balordaggine, fra lezioni da lui reputate definitive, di cacciarcene dentro delle nuove contro il suo gusto: pare ed è strano, e noi per parte nostra non ci crediamo affatto.

Quanto a seguitò Tipo 1°, contro sequitò Tipo 2° I 46, 4, è bensí vero che l’Ariosto scrive generalmente seguitare, e che un sequitava di A diventa seguitava BC II 71, 6; ma nota seguitò A sequitò BC XXI 66, 1: e pertanto su questa variante non si può concluder nulla. L’altra riserva si riferisce ai rabuffati dossi (II 5, 6) dei due «can mordenti», cosí in AB e in C (Tipo 1°), che diventano ribuffati in C (Tipo 2°). Il Poeta parla altrove di «chioma rabuffata» ABC XXIX 60, 3, di «capelli rabuffati» ABC VIII 39, 2; ma in un passo, per dire che Rinaldo respinge Ruggiero, usa ribuffa, e correggendo: rabuffa AB ribuffa C XXXIX 3, 4. Mi par probabile che la lez. «ribuffati dossí’» rappresenti un progresso, ed in questa opinione ho con me, alleato gradito, il Lisio. Egli osserva che l’Ariosto dovette pensare che rabuffati «non esprimeva con esattezza l’idea dei peli irti lungo il filo della schiena, a contropelo», e che meglio era ribuffare respingere, ribattere; onde i dossi ribuffati, cioè col pelo respinto all’insú, irto. Per l’ultima obiezione sará da riguardare il passo. Rinaldo e Sacripante sono di fronte pieni d’ira e d’orgoglio, strette le spade, intenti ai primi colpi:

suona l’un brando e l’altro, or basso or alto: il martel di Vulcano era piú tardo ne la spelonca affumicata, dove battea all’incude e’ folgori di Giove II 8, 5-8.

Questi quattro vv., se ne togli un’inezia che ora non interessa, sono uguali in AB e in C (Tipo 1°), mentre C (Tipo 2°) nel v. 7 scrive spelunca. Son d’accordo col Salza quando osserva che di norma il Poeta usa spelonca, ma non m’indurrei mai, in omaggio ad una norma, a privare il verso che sbozza il fosco antro di Vulcano, d’una squisita pennellata latineggiante, che certo rappresenta la [p. 412 modifica]ultima intenzione. Si sa quanto contino le leggi d’ortografia e d’altro per l’Ariosto. Né, in ogni caso, quest’es. rimane isolato: mi torna alla memoria un altro passo, l’inno che scioglie Medoro alla Natura amica ai suoi felici amori, ove la fresca e oscura spelonca di AB diventa nell’ultima ediz. una spelunca (XXIII 108, 2).

Affermandosi la superioritá assoluta del Tipo 2° sull’altro, non fu tenuto conto, naturalmente, degli errori di stampa: ad ogni modo non sará inutile aggiungere che, sia direttamente (cfr. I 21, 5, 38, 4) sia indirettamente, essi vengono a confermarla.

Sacripante innamorato di lei, a pochi passi da Angelica non veduta scende stanco e accorato in riva al fiume,

          e ’n (in B) un suo gran pensier tanto penetra,
          che par cangiato in insensibil pietra (petra B) AB.

Il primo verso, che nel Tipo 1° risulta corretto come segue:

          et in un gran pensier tanto penetra,

ci è presentato dal Tipo 2° in questa bella forma:

          e in suo gran gran pensier tanto penetra I 39, 7.

Se è vero ciò che si è osservato sin qui, questo pasticcio rappresenta solo una correzione fraintesa. Penso che il Poeta, rileggendosi il verso in B, sia rimasto un po’ fastidito da quei cinque monosillabi che si rincorrono, ed abbia ritoccato (Tipo 1°). Poi, a guardar meglio, vide che quelle tali parolette turbano piú l’occhio che l’orecchio, e che quel bellissimo suo non si poteva sacrificare: e ci tornò sopra, e tornò alla prima ispirazione. Noi, col Lisio, non esitiamo a leggere:

e in un suo gran pensier tanto penetra,

restituendo all’Ariosto un magnifico verso ch’era mascherato da un errore di stampa17. [p. 413 modifica]

Saran dunque da lasciare, circa la questione dei due tipi, cosí i comodi «quasi», come le restrizioni suggerite da un concetto un po’ troppo rigido della «consuetudo scribendi» dell’Ariosto.

Per il testo siamo dunque tranquilli. Ma se poi volessimo sapere il perché di questo disgraziato accidente, siamo costretti a sterili ipotesi.

L’Ermini (pp. xx-xxiii) ci fabbrica su un certo suo romanzetto di «copie clandestine»... fatte a Ferrara, da maestro Rosso, sotto il naso dell’Autore; tuttavia nel tempo stesso si sente riluttante ad accusare maestro Rosso, degno di molto rispetto, con questa «probabile congettura». Non è lecito parlare di contraffazioni, se non a chi ignori o dimentichi che cosí il Tipo 1° come il Tipo 2é hanno entrambi i segni sicuri della mano dell’Ariosto, salvo che il primo rappresenta una redazione superata, l’altro la definitiva. Il Salza rifiutando con ragione quest’ipotesi, a sua volta ne presenta un’altra che parimente non possiamo accettare. Egli scrive: «Per qualche incidente fortuito, la composizione di quelle otto pagine fu guasta prima che la tiratura fosse compiuta; e si dovette rifarla per terminar di tirare le altre copie occorrenti: di conseguenza la nuova composizione tipografica (nessi, abbreviazioni, punteggiatura) riuscì in parte diversa, e l’Autore ne approfittò per introdurre altre correzioni nelle 78 ottave contenute nelle pagine rifatte» (Studi cit., p. 232). In un primo tempo l’Ariosto avrebbe consegnato in stamperia il Furioso con quel tal brano di Tipo 1°, da lui approvato col rimanente e come il rimanente: qui sta l’errore, perché questo brano, a tacere di altre varianti, è in dissidio colla «consuetudo corrigendi» che s’osserva nelle stanze che precedono e in quelle che seguono per tutto il poema.

Come mai l’Ariosto che aveva corretto tutto, sia pure con quella relativa uniformitá che sappiamo, se ne va a scordare entro due canti per una lunga serie d’ottave, ed è necessario un incidente di stamperia per avvertirlo?

La sola congettura che mi pare risolva in modo soddisfacente le apparenti contraddizioni è questa. Sappiamo che l’Ariosto la vorò sopra esemplari di B ad allestire l’ultima edizione. Ora, ritengo probabile che per sua distrazione (era distrattissimo) alcune pagine di B con correzioni provvisorie siano da lui state inserte entro la copia definitiva data in stamperia. Furon tirati i primi canti, persino in qualche copia su pergamena (ci rimane h), né piú fu possibile rimediare; poi, e non si saprá mai né il quando [p. 414 modifica]né il come, l’errore fu avvertito, e per nostra fortuna il mezzo foglio venne rifatto. Non usava a quel tempo, o in ogni caso era un lusso da gran signore, mandare al macero i fogli rifiutati, che penso fossero in molte copie: cosí s’ebbero esemplari scorretti ed esemplari buoni. E chissá quanto il Poeta si dolse di questa disavventura, per cui una bella serie d’ottave fra le piú belle veniva a presentarsi, e proprio sul principio del Poema, con parole e forme e versi che non erano piú di suo gusto.

Gli esemplari di C col mezzo foglio rifatto sono aristocratici: trattasi di copie date in omaggio, ovvero serbate (forse l è l’unico superstite) per uso dell’Autore sempre malcontento dell’opera sua. E pertanto, come le migliori erano in mani troppo nobili perché se le lasciassero sfuggire ad opera di stampatori, e in ogni caso scarse di numero; avvenne che il Furioso quale oggidí si legge, sia pure nelle piú celebrate ristampe, riproduca una lunga serie di lezioni cattive. Rispecchiano il Tipo 1°, piú o men fedelmente secondo il vario ingegno degli Edd., la famosa edizione del Ruscelli (1556) immeritamente fortunatissima, quella del Barotti (1766), quella citata del Reina nei Classici italiani, e infine le due che vincono tutte le altre per l’intelligenza e la scrupolosa cura, del Morali (1818) e del Panizzi (1834), la prima delle quali fu tolta a modello da quasi tutte le ristampe che si son fatte del Poema sino ad oggi.

  1. Appartenne forse a Pietro Aretino, ma non ha postille di sua mano, come erroneamente fu scritto (Melzi e Tosi, Bibliogr. dei romanzi di cavalleria, Milano, 1865, p. 39), bensí in principio e in fondo alcune rime sue e di altri (V. Cian, Pietro Aretino per Lodovico Ariosto, Torino, 1911: per nozze Pellizzari-Mazzoni, p. 16. Cfr. Frati, in Bibliofilia, XIV, 144).
  2. È l’unico esemplare coi margini intatti.
  3. Ho potuto collazionare questa ediz., per la squisita cortesia del prof. V. Rossi, sulle fotografie di m date in stamperia. Lasciando gli errori materiali, come ripar per ripari II 43, 5, gratia per grata V 75, 1, donzella per donzela 2, sperata per sperato 5, pōssa per possa VIII 27, 8, raggio per raggiō XI 2, 1, trar per tra 12. 5 ecc., che non fan danno, ricorderemo: fino] da correggere sino II 28, 8; che] che e IV 62, 4; sia] fia V 66, 5: fresche] fresche nuove 76, 8; sciocchezza] sciochezza VI 41, 7; fin] sin VIII 41, 2; o] e IX 56, 2; Ferraú] Ferau XII 59, 7; qui] quivi XV 89, 6; s’apparecchiano] s’apparechiano XVII 28, 3; ricchezze] richezze XVII 78, 2; piaggie] piagge XVII 129, 3; fin’] sin XIX 51, 6; miei] mei XXI 44, 4; fien] sien XXII 42, 8; sa chi] sa gia chi XXIII 39, 6; sieno] fieno XV 65, 5; sian]; fian XXVI 1, 8; tenere] tenean XXVI 18, 4; gia] gra XXVII 76, 8; Ruggier] Ruggiero XXX 75, 8; Poi trasse] Poi sí’ trasse XXX 78, 3: hauria] haria XXX 82, 1; ai] a XXXVIII 1, 2; a cavalliero] e cavalliero XXXVIII 58, 4: mā] māo XLIII 189, 8.
  4. L’ultima ediz. e la meno imperfetta è quella dell’Ermini nella Pref. alla citata ristampa del Furioso, p. xxiii ss.
  5. Omessa dall’Ermini.
  6. L’Ermini le stampa entrambe inesattamente.
  7. Trascritta incompiutamente dall’Ermini.
  8. Omessa dall’Ermini.
  9. Omessa dall’Ermini.
  10. Trascritta incompiutamente dall’Ermini.
  11. Omessa dall’Ermini.
  12. Omessa dall’Ermini.
  13. Omessa dall’Ermini.
  14. All’Ermini è sfuggito che i C (Tipo 1°) non van d’accordo su questa lezione: in f g si legge dimando, negli altri do-.
  15. Omessa dall’Ermini.
  16. Per il testo critico dell’Orlando Furioso, in Studi cit., pp. 237-8.
  17. Ricordo, prima d’abbatidonarlo, che nello stesso foglio di Tipo 2° si osservano lievi divergenze da esemplare ad esemplare, nel senso che certi errori di stampa in alcuni risultano corretti. Cosí m, che di tutti è il men buono, a differenza degli altri stampa dōmando I 68, 6.