Melmoth o l'uomo errante/Volume I/Capitolo XI

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Charles Robert Maturin - Melmoth o l'uomo errante (1820)
Traduzione dall'inglese di Anonimo (1842)
Volume I - Capitolo XI
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CAPITOLO XI.


Nel seguente giorno essendomi stato inibito di assistere ai divini ufficii, m’inginocchiai davanti alla porta della chiesa (ciò che continuai a fare anco in seguito), e quivi sentiva la voce de’ miei confratelli, che all’entrare o al sortire dal coro mi caricavano di rimproveri; ma io non rispondeva neppure una parola. Non si volle più che intervenissi con gli altri al refettorio, ed il pasto mi fu portato nella mia cella, e qual pasto! gli [p. 303 modifica]avanzi della cucina e talvolta obliavano ancora di portarmelo. Io non vi annoierò, signore, col darvi un minuto ragguaglio di quanto soffrii, e solo basterà che io vi descriva una sola di quelle giornate, dalla quale potrete giudicare tutte le altre.

Sentii suonare il mattutino; discesi e m’inginocchiai alla porta della chiesa, ove io non osava entrare per l’avuto interdetto, siccome vi ho detto poc’anzi. Ritornato alla mia cella trovai che mi avevano tolto il mio Crocifisso, onde mi recai dal superiore per lamentarmi di un tanto oltraggio. Nel corridoio incontrai per caso un mio confratello religioso e due pensionarii; dessi si restrinsero al muro e si serrarono addosso le vesti, come se avessero avuto timore che io toccandole le avessi contaminate. Non avevano tutti i torti però di credere così, giacchè più di uno aveva sparsa la voce esser me posseduto dallo spirito infernale: Io risposi loro con mansuetudine: Non v’è pericolo alcuno; il passaggio è largo sufficientemente. Il religioso non mi [p. 304 modifica]rispose, che con un Apage, Satana, e poscia rivolti ai pensionari: Figli, soggiunse, ripetete meco Apage, Satana, evitate l’avvicinamento di cotesto uomo venuto in balia dello spirito delle tenebre, e che oltraggia l’abito, di cui è rivestito. Eglino obbedirono ed io proseguii il cammino per alla camera del superiore. Picchiai timidamente alla porta, ed al sentirmi rispondere: entrate in pace, così sia. Aperta la porta vidi molti religiosi radunati che stavano conferendo col superiore, il quale al primo scorgermi gettò un grido di orrore e si coprì gli occhi con l’abito. I religiosi compresero il segnale, ed uno di essi prendendomi per un braccio mi condusse fuori e richiusemi la porta in faccia. In quel giorno stetti per molte ore aspettando rinchiuso nella mia cella che mi venisse recato il consueto miserabile pasto. I bisogni della natura ci si fanno sentire anco quando siamo oppressi dalle più pressanti situazioni di spirito. Io era stato da parecchi giorni privo della nutrizione conveniente alla mia età. Discesi [p. 305 modifica]dunque nella cucina per dimandare con che togliermi la fame; il cuciniere veggendomi entrare si fece il segno della croce, nè io era entrato senza prima esitare; tanto io aveva presa l’abitudine di soffermarmi dappertutto alla porta! Codesto servitore aveva appreso a riguardarmi siccome un demonio incarnato. Fremette e mi dimando cosa volessi. Voglio del nutrimento, gli risposi, ecco tutto. — Ebbene ne avrete, ma non v’inoltrate di più; eccovelo. Nel dire queste parole gettò in terra alcuni avanzi, che eran rimasti su’ piatti, ed io aveva tanta fame che li divorai con avidità.

Se avveniva, che io discendessi nel giardino per risparmiare un poco di aria libera, vi era chi profittava di quella circostanza per entrare nella mia cella, per togliere o distruggere tutti i mobili, che in essa si trovavano, ed in tal maniera in diverse volte tutto disparve, senza neppure eccettuare la sedia su cui era solito sedere ed il breviario con cui soddisfare al mio dovere di recitare il divino uffizio; ed in breve la mia cella non [p. 306 modifica]presentò più che quattro pareti spogliate e nude, ed un letto ridotto a tale stato, che era impossibile di gustare in esso l’ombra del riposo.

Una notte io era ancora nel primo sonno, quando ad un tratto fui desto da un romore straordinario che sentii nella mia cella. Mi alzo a sedere sul letto, mi pongo ad ascoltare attentamente, e mi parve di sentir persona muoversi e camminare. Io sapeva che alla porta della stanza non v’era serratura; ma era convinto che la disciplina regolare era in ciò troppo severa, perchè fosse permesso di entrare nelle celle altrui, particolarmente a tal’ora, e per ciò volli attribuire un tal rumore alla mia riscaldata fantasia. Cercai pertanto di riaddormentarmi, ma non tardai a destarmi di nuovo sentendo scuotermi. Mi alzai di nuovo destandomi con subitaneo terrore, ed una voce in apparenza soavissima mi disse all’orecchio: Non vi spaventate, son vostro amico. Mio amico, esclamai, e ne ho degli amici?... Ma perchè visitarmi a quest’ora? — È la sola, alla quale [p. 307 modifica]mi sia permesso di venire. — Chi siete voi? — Io mi son uno cui le mura non possono escludere il passo; uno, che se vorrete in lui fidarvi, vi renderà de’ servigii, quali non ne potrete sperare da alcun uomo. Queste parole mi ricolmarono di tanto spavento, che dubitando non fosse l’inimico delle anime venuto a tentarmi, cominciai a mandare degli urli fortissimi, invocando assistenza e soccorso contro lo spirito delle tenebre. Dopo brevi istanti un religioso entrò precipitosamente nella mia cella e mi disse con vivacità: Che vi è accaduto? voi mi avete allarmato colle vostre grida; avete pronunziato il nome dello spirito delle tenebre. Che vi è accaduto? Di che temete? Io ricomponendomi gli risposi: Non ho nulla veduto nè sentito di straordinario; i miei sonni sono molto agitati, ecco tutto, nè è maraviglia che lo siano dietro le giornate che io passo!

La stessa straordinaria avventura si rinnovò per parecchie notti. Mi si facevano le più strane e terribili proposizioni, che uno possa giammai [p. 308 modifica]immaginarsi; le più spaventevoli bestemmie erano incessantemente proferite alle mie orecchie. Io aveva intieramente perduto il sonno; ed a mala pena mi assopiva era risvegliato dalle medesime empie parole. La mia vita erasi ridotta a passare le notti nell’ascoltarle, e le giornate a temerle e formare delle vane conghietture sulla loro origine. Il triste e breve sonno di cui godeva negl’intervalli di queste visite non mi ristorava; perchè mi risvegliava tutto immerso in un freddo sudore e ripetendo talvolta le ultime parole state da me ascoltate. Allora io trovava il mio letto attorniato dai religiosi accorsi probabilmente alle mie grida e che mi assicuravano, queste aver turbato il loro riposo e che perciò si erano fatti un dovere di accorrere alla mia cella. Si lanciavano quindi delle occhiate spaventevoli e costernate fra di loro, e quindi rivolgevano gli sguardi verso di me dicendo: Certo, che nel vostro spirito passa qualche cosa di straordinario. Desso è oppresso e voi vi ostiniate ad opprimervelo. [p. 309 modifica]

Mi scongiuravano quindi a nome di quanto vi ha di più sacro a manifestar loro la causa degli accessi che io soffriva. A queste parole, per quanto oppresso io mi sentissi internamente, fingeva di calmarmi e rispondeva. Io non ho nulla: perchè vi permettete voi di entrare nella mia cella? Dessi si ristringevano nelle spalle, e sembrava che compiangessero la miserabile mia posizione.

Nel corso del giorno io era esposto agli sguardi spaventati e sospettosi della comunità. Quando io incontrava uno dei miei confratelli in giardino, questi affrettavasi a farsi il segno della croce e se ne fuggiva da un’altra parte. Se all’incontro passava innanzi ad essi ne’ corridoii, si stringevano addosso le vesti e voltavano il viso verso il muro fino a tanto che io mi fossi allontanato. La cosa si ridusse a tale, che tutta la comunità era persuasa, che Iddio avesse permesso a Satana di visitare uno de’ suoi servi di quella casa religiosa, ed in conseguenza che tutti gli individui della medesima doveano aspettarsi di [p. 310 modifica]vedere rinnovati i di lui assalti. Non saprei descrivere l’effetto che questa voce sparsa intorno a me produsse su’ giovani pensionarii; appena mi scorgevan da lungi, fuggivano con la rapidità del baleno o mi gettavano dell’acqua benedetta, ed imploravano Satana a non voler fare altre vittime.

Intanto a forza d’ispirare un generale terrore, cominciai a provarlo io medesimo ed a temere che io fossi in potere realmente dello spirito maligno. Codesta situazione di spirito è all’estremo grado spaventevole, ed al tempo medesimo quasi impossibile ad evitare. Vi ha de’ casi, in cui essendo tutti riuniti contro di un solo, questi abbraccia lo stesso partito per non rimanere esso solo nel suo. D’altronde il mio esteriore era tale, che ben potea giustificare il concepito sospetto, che cioè nel mio spirito fosse qualche cosa di straordinario. Il mio sguardo era ad un tempo animato e fiero, quasi tutte lacere le mie vesti, incerto e vacillante il mio andamento: a tutto ciò aggiungete ch’io [p. 311 modifica]parlava sempre fra me medesimo, e non prendeva parte in alcuna delle abituali occupazioni della casa.

Una notte i discorsi della incognita voce furono tanto orribili, tanto piene di abbominazione le proposizioni che mi fece, che non mi fu possibile poterle sopportare; sbalzai con uno slancio dal letto, ed incominciai a correre come un vero energumeno su e giù pe’ corridorii, picchiando alla porta di tutte le celle ed esclamando con un molto patetico tuono: fratello pregate per me, pregate per me, ve ne supplico. In tal guisa risvegliai tutti gl’individui della comunità; volai quindi alla chiesa e trovatala aperta vi entrai. Dopo averla percorsa correndo, mi precipitai avanti all’altare, cui abbracciai con preghiere reiterate e pronunziate ad alta voce. I religiosi desti alla mia voce scesero essi ancora alla chiesa, e veggendo, che vi era io, non osarono entrare e restarono alla porta con delle fiaccole in mano per contemplarmi da lungi. Il quadro era veramente rimarchevole: [p. 312 modifica]da una parte io che percorreva la chiesa rischiarata soltanto dalla debol luce di una lampada solitaria, intanto che dall’altra una forte luce si spandeva sul gruppo de’ miei confratelli, e rendeva visibile l’orrore che io loro ispirava. L’uomo il più imparziale nello stato in cui mi trovava, non avrebbe punto esitato a credermi o demente o posseduto dallo spirito maligno.

Dopo di essere stato per qualche tempo inginocchiato a pie’ dell’altare mi alzai in apparenza più tranquillo e rivolsi indietro i passi per sortire dalla chiesa, ed i religiosi allora tutti si dileguarono in un istante. Quando però arrivai fuori della porta della chiesa, spossato dalla fatica e dalle emozioni diverse, caddi sul pavimento senza che fossi in istato di alzarmi, e quivi mi addormentai, nè uscii da quello stato di profondo sopore, se non quando suonò la campana del mattutino. Volli allora provare di rialzarmi; ma l’aver lungo tempo giaciuto sopra un terreno piuttosto umido, mi aveva cagionato un [p. 313 modifica]totale intorpidimento di membra, e queste si erano fatte talmente dolenti, che non mi potei contenere dal mandare acutissime grida. Passai avanti i religiosi che si portavano in coro, gridando sempre fortemente e senza loro badare, e con degli sforzi lenti e penosi, ritornai nella mia cella.

Una tanto straordinaria circostanza non poteva mancare di attirare una grande attenzione: l’ordine e la tranquillità della casa erano stati turbati nel corso di quella notte. Il molto soffrire ha la proprietà di renderci superstiziosi, ed io aveva un funesto presentimento che la investigazione del fatto straordinario sarebbe росо favorevole per me. Io era il Giona del naviglio; da qualunque parte si scatenasse la procella, sentiva che mio ne sarebbe stato tutto il danno. Verso il mezzo giorno mi fu annunziato che dovessi andare a trovare il superiore nella sua camera. Mi vi recai dolente, pallido, abbattuto; le mie forze fisiche erano spossate dalla fatica, e dal bisogno di riposare e [p. 314 modifica]dormire; quelle dello spirito dal pensiere della mia triste situazione. Trovai l’appartamento pieno di religiosi; il superiore era nel mezzo di essi che si tenevano ad un rispettosa distanza e schierati in semi-circolo.

Il superiore mi diresse un lungo discorso, nel quale toccò soltanto di volo lo scandalo, cui io avea dato luogo col mio tentativo di fare annullare i miei voti; non fece neppure allusione alla circostanza, di cui tutta la comunità era a giorno, fuori di me; cioè a dire, che la mia causa doveva essere fra pochi giorni decisa; ma molto si diffuse sull’orror e la costernazione, cui aveva dato luogo il terribile accesso, ch’io avea recentemente provato: Satana, mi disse egli, ha desiderato di possedervi dal momento che vi siete dato in sua balìa per mezzo della vostra empia reclamazione contro i voti, i quali solennemente giuraste. Voi siete il Giuda in mezzo de’ vostri fratelli; voi siete un Caino contraddistinto con un indelebile segno nel grembo di una famiglia primitiva, un capro emissario, e [p. 315 modifica]fate di tutto onde isfuggire da questo sacro recinto per rientrare ne’ vostri deserti. L’orrore che ad ogni istante della giornata voi difondete sopra di noi è incompatibile, non dirò colla disciplina d’una casa religiosa, ma ben anco colla tranquillità e la pace di ogni onesta società. Nessuno di noi, alla distanza di tre celle dalla vostra, può dormire. Ci disturbate colle vostre orribili grida ripetendo incessantemente, che lo spirito infernale è accanto al vostro letto e che vi parla all’orecchio; correte di cella in cella per implorare le preghiere de’ vostri confratelli. Dacchè siete entrato presso di noi non vi ha più ordine, non disciplina. Nel più cupo della notte voi andate percorrendo la chiesa, e forse per iusultare le sacre immagini, per profanarne gli altari, e con i vostri dolorosi lai turbate quelli che passano davanti a voi per rendersi al divino servigio. In una parola i vostri gemiti, le vostre contorsioni, il vostro diabolico linguaggio, le vostre vesti divenute lacere e sporche, i vostri gesti [p. 316 modifica]giustificano pur troppo i sospetti che ispiraste in alcuni al vostro primo ingresso in questa casa religiosa. Voi foste abbominevole dal primo vostro concepimento, voi siete il frutto del peccato, e ben ve ne accorgete. In mezzo al terribile e poco natural pallore che rende scolorate le vostre labbra, io scorgo una certa tinta rossastra, che tinge il vostro volto mentre ora vi parlo. Il demonio, che presiedeva alla vostra ora natale, il demonio della impurità vi perseguita perfino dentro queste mura. L’Onnipotente servendosi dell’organo della mia voce v’intima di ritirarvi; partite e non ci vogliate più turbare...... Fermatevi, proseguì quindi, veggendo che io mi apprestava ad obbedirgli in quell’istante medesimo, fermatevi; gl’interessi della religione e di codesta casa esigevano, che io vi facessi parola delle straordinarie circostanze, che hanno accompagnato la vostra profana presenza in questo luogo; fra pochi giorni avrete una visita dal prelato di questa città, preparatevici, come potrete. [p. 317 modifica]

Conciossiachè io considerassi queste parole come le ultime, che volesse egli per allora indirizzarmi, mi accingeva a ritirarmi, ma alcuuo dei religiosi mi soffermò per dirmi che la cosa si potrebbe accomodare facendo qualche atto di sottomissione al superiore; io resistetti quasi avessi già saputo, come fui quindi informato, non essere già stato il superiore che aveva invitato alla visita il prelato, ma che egli avendo sentito parlare di questo fatto clamoroso, aveva risoluto di fare una visita solenne a tutta la comunità. Isolato intieramente, siccome io era, non aveva potuto sapere che tutta Madrid era istruita, e che il vescovo avea presa la risoluzione di non rimanere più lungo tempo spettatore passivo delle cose straordinarie, le quali gli erano state raccontate sul conto mio e de’ miei confratelli religiosi; questo era il soggetto di tutte le conversazioni di Madrid; nessuno poteva però calcolare da qual parte inclinerebbe la bilancia. Io ignorava, dissi, tutto ciò, e mi preparava a ritirarmi [p. 318 modifica]senza rispondere neppure una parola alle suggestioni, che mi venivan fatte di umiliarmi davanti al superiore e d’implorarne l’intercessione appo il vescovo affinchè questi sospendesse la sua visita. Io però nel distaccarmi dalle loro braccia dissi loro: Possiate esser voi sicuri di uscir liberi e giustificati dal tribunale di Dio, come io spero di esserlo da quello del prelato.

Tali parole, quantunque uscite dalla bocca di uno creduto indemoniato, fecero sopra di quelli una grande impressione. In quella notte io non ascoltai le voci terribili che turbavano il mio sonno; dormii profondamente, e tutta la casa fu libera del terrore che incuteva lo spirito infernale.