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../Lettera di Hasm, re d'Egitto, ad Heumr, re dell'Arabia Felice

../Storia di Naz-Rayyar, governatore di Babilonia, e d'un principe del Korassan IncludiIntestazione 18 marzo 2018 100% Da definire

Lettera del re Heumr al re Hasm
Lettera di Hasm, re d'Egitto, ad Heumr, re dell'Arabia Felice Storia di Naz-Rayyar, governatore di Babilonia, e d'un principe del Korassan
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«Lettera del re Heumr al re Hasm.

««Se avessi cento figlie più leggiadre l’una dell’altra, sareste padrone di scegliere quella che vi [p. 301 modifica] piacerebbe di più; una sola ne ho: ve la mando, sovrano signore; disponetene come potete fare di tutto quello che Iddio m’ha dato.»»

«Consegnò ad Edrenok la dote della figlia, consistente in settecento elefanti carichi delle più belle stoffe di Bengiali, del Kiambai, e d’infinito numero di rarità onde non si poteva stimar il valore. Il seguito della figlia era superbo; vi aggiunse innumerabili schiavi, ed il visir giunse senza alcun funesto evento ai confini dell’Egitto. Hasm mandò incontro alla principessa tutti i signori della corte, per accompagnarla fino al real palazzo: il principe fu sorpreso al vederla, il suo cuore sentì tutti i fuochi dell’amore, e la sposò lo stesso giorno del di lei arrivo. In breve divenne incinta, e malgrado tutte le inquietudini che prova un marito vecchio durante la gravidanza della moglie, la regina mise alla luce un figlio. Quell’avvenimento, venne celebrato con magnifici divertimenti. Le feste, i regali, in una parola tutti i tesori dell’Egitto aperti, furono le minime prove del contento del re per quel favore del cielo.

«Il caso volle che nel medesimo giorno nascesse un figlio al visir Edrenok. Il re ammise il ministro alla propria, tavola, e gli disse dopo il pasto: — Fate portare vostro figlio nel mio palazzo; voglio affidare la cura del mio a vostra moglie, darò il vostro alla mia, e quando mio figlio sarà re, il suo fratello di latte diventerà di lui visir.» La volontà di Hasm fu esaudita; il real fanciullo venne chiamato Seifulmulok, e quello del visir, Said.

«Gli astrologhi, invitati a radunarsi per assistere alla nascita del principe, tirarono il suo, oroscopo, e trovarono che i primi anni di sua gioventù sarebbero pieni di avventure straordinarie e dispiacevoli; l’idea di quei pericoli turbò il re per qualche tempo; [p. 302 modifica] ma la gioia d’avere un figlio, bramato da tanti anni, lo persuase che gli astrologhi potevano ingannarsi, giacchè la fiducia o la diffidenza che si ha per le predizioni, dipende molto dalla situazione del cuore.

«I due fanciulli furono allevati con cura nel palazzo dalle tenere loro madri, le quali, amandosi vicendevolmente, ispirarono ai propri figli, fin dalla culla, la più tenera amicizia l’un per l’altro. Vissero nel serraglio fino all’età di sette anni, ed allora se ne fecero uscire per essere istruiti nelle scienze ed in tutti gli esercizi convenevoli alla loro nascita. Quando la ragione ebbe dissipate le tenebre dell’infanzia, il re si divertiva dei loro discorsi, stava quasi sempre con essi, e nutriva per amendue un pari affetto. Said meritava quei teneri sentimenti: era sì grazioso, mostrava tanto amore per colui che doveva essere suo signore, che, malgrado l’amicizia onde il giovine principe gli dava continue prove, non usciva mai dai limiti della sommissione e del rispetto che gli si conveniva. Seifulmulok aveva, dal canto suo, tutte le perfezioni che può offrire una buona indole unita alla più compita educazione; ma la di lui amicizia per Said erano la prova ed il trionfo.

«Il principe aveva appena compiti i diciott’anni, quando il re, il quale pensava soltanto ai regali che poteva fargli, si ricordò d’un vecchio forziere fatto mettere già da molt’anni nel suo tesoro. Ne fece la descrizione al tesoriere, gli comandò di portarglielo, e volto al principe: — Prendetelo,» disse, «esso contiene oggetti che mi si affermarono preziosissimi; ve ne troverete anzi alcuni che devono aver appartenuto al gran re Salomone.» Seifulmulok, giunto nel suo appartamento, aprì il forziere, e trovò che racchiudeva stoffe d’oro, vasi e bacili, dello stesso metallo, con un anello di stupenda bellezza, [p. 303 modifica] sul quale vedovatisi incisi caratteri ebraici, e che trovò adattato al proprio dito. Era solo quando esaminò le ricchezze dei baule, talchè Said non potè conoscere l’effetto prodotto sul cuore del principe da un ritratto che trovò in fondo. Appena l’ebbe mirato, concepì per la donna che rappresentava la più violenta passione, e cadde in una tetra malinconia da cui il re e tutta la corte furono inquietati; la solitudine sola piaceva al suo cuore, e Said, quell’amico sì caro, che dormiva sempre col principe, fu un giorno sorpreso, svegliandosi, di non trovarselo al fianco; e la sua inquietudine fu anche maggiore, essendo allarmato dal segreto che il principe facevagli della di lui malinconia. Alzossi pieno di timore, e lo trovò nel suo gabinetto, immerso nel pianto; gli fece le più vive istanze per ottenerne la confidenza, ma tutto indarno. Frattanto il cambiamento avvenuto nell’umore dei giovane, dava ancor più a temere per la di lui salute, che cominciava ad alterarsi. Il re sclamava ad ogni istante: — Le predizioni degli astrologhi comincerebbero a verificarsi? Ma che cos’ha, questo diletto figlio?» Era impossibile a Seifulmolak di rispondere a tutte le domande che gli si facevano, e sembrava anzi che ne fosse importunato. In tale stato, il re fece riunire il consiglio, e vi si decise che ordinerebbonsi pubbliche preci, e si attaccherebbero al principe molti passi del Corano. Quei rimedi, benchè buoni ed utilissimi, non avendo arrecato alcun sollievo, si chiamarono i più dotti medici, i quali convennero tutti che il male aveva la melanconia per unico principio, e che il pericolo del principe era di tanto maggiore, in quanto la medicina non possedeva rimedio per quella malattia. Infine, Seifulmulok facendo temere pe’ suoi giorni, tutti i grandi della corte si radunarono, e decisero che Said chiederebbe al [p. 304 modifica] principe, con nuove istanze, il soggetto del suo dolore, aggiungendo che, se non poteva ottenerlo, bisognava fingesse di uccidersi. Il re approvò il consiglio.

«Said, dopo averlo implorato invano, disse al principe: — E che! signore, voi mi amate, voi dite che i sentimenti d’amicizia vi sono noti, e potete rifiutarvi ad istruire un amico, il quale può almeno sollevarvi nelle vostre pene, se voleste confidargliele? No,» sclamò poi, «purtroppo il veggo, e non voleva crederlo: l’amicizia non è fatta per i principi; io voglio castigarmi d’averla sentita per voi, e d’essere così stato ingannato dal mio cuore.» A tali parole, sguainò il pugnale, ed era tanto commosso, che la storia narra sarebbesi veramente ucciso, se il principe non si fosse precipitato su di lui con trasporto a trattenergli il braccio. — Caro Said, non attentate ai vostri giorni!» sclamò; «che sarebbe di me se vi perdessi? Voi sarete soddisfatto. —

«Il suo viso si coprì allora d’un rossore, che provava l’imbarazzo dell’animo. — Ma come confessare,» riprese, «un sentimento che mi farà perdere la vostra stima e quella delle persone sensate? Guardate il soggetto del turbamento del mio cuore,» aggiunse, mostrandogli il ritratto. Said lodò la sua scelta, ne lusingò la passione, e disse: — Non avvi in tutto il mondo una donzella che si possa rifiutare al principe d’Egitto. — Ma io non la conosco,» riprese Seifutmulok, «e ne posseggo soltanto il ritratto: son forse cent’anni e più che quest’oggetto più non esiste; giudicate della mia onta o del mio dolore.» [p. 305 modifica]

NOTTE DXXXIII

— Said capì allora il mistero della condotta del principe, e prevedendo tutto l’imbarazzo di cui potevagli esser cagione quella trista avventura, esaminò con estrema attenzione la scatola che racchiudeva la fatal pittura: in mezzo ai fiori ed agli ornamenti che intrecciavano le pietre preziose ond’era circondata, scoperse qualche parola, e si persuase che potrebbe averne la spiegazione. Dopo lunghe ricerche, trovò un saggio, ritirato in una montagna poco lungi da Memfi, il quale gli disse: — Questi caratteri mi fanno conoscere ch’è il ritratto di Bedihuidgemal, figlia del re d’Irem. —

«Said intanto aveva avvertito il re Hasm di tutto l’accaduto, ed il miglioramento della salute del principe aveva mostrato il sollievo che procuravagli l’amico. Ei gli palesò quindi il nome ed il paese della principessa.

«— Ove rinvenirla?» sclamò il re con dolore; «chi sa s’ella vive ancora? Forse non ha mai esistito: potrebbe darsi anche ch’ella fosse uno spirito: io ho qualche idea d’averne udito parlare in questo supposto. Giammai ella vorrà sposare mio figlio. Ritratto fatale!» continuò egli; «come si è mai trovato in quel forziere? Mi ricordo un giorno che un saggio, poco dopo la nascita di mio figlio, in ricambio di qualche piacere che gli feci, me l’offerse come cosa ben singolare, raccomandandomi di conservarlo [p. 306 modifica] con cura. Che cosa potremmo noi fare, mio caro Said? — Io lusingherei sempre la passione del principe,» rispose l’altro, «promettendogli di mandare da ogni parte della terra per saper nuove di questa principessa: forse ne saprete in fatto, e fors’anco, in codesto intervallo, il principe guarirà d’una passione concepita sì leggermente. —

«Il re approvò il consiglio, e fece partire duecento persone delle più distinte alla ricerca della figlia del re d’Irem. Quel procedere calmò l’animo del principe, il quale promise, dal canto suo, un camello carico d’oro ed onori infiniti a chi glie ne portasse notizia.

«Il visir Edrenok, sensibile allo stato in cui l’amore del principe aveva ridotto il re, ed ancor più afflitto pei mali inevitabili di cui l’Egitto era minacciato, se Seifulmulok moriva, tentò ricondurre la tranquillità al suo spirito con esempi convincenti; chiesta udienza, lo pregò d’ascoltare il racconto d’un fatto avvenuto al principe del Korassan. Seifulmulok vi acconsentì per compiacenza, ed il visir cominciò di tal guisa: