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Il nostro padrone/Parte seconda/XVIII

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XVIII

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Parte seconda - XVII
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XVIII.

Predu Maria in quel momento finiva di confabulare con la vecchia signora Arrita. Egli aveva trovato facilmente la casa dei parenti di lei. Alcuni uomini, seduti attorno ad un focolare di pietra ove ardeva un fuoco da giganti preistorici, bevevano cantando una gara estemporanea, e la vecchia, accoccolata in un angolo, guardava ed ascoltava in atteggiamento da prefica più che da persona che partecipi ad una festa; ma quando vide Predu Maria affacciarsi allo sportello della porta, si alzò e gli andò incontro, col viso illuminato da una gioia improvvisa. [p. 382 modifica]

— Devo parlarvi! — egli mormorò, afferrandole un braccio e attirandola fuori nella strada; ed ella lo seguì, senza resistenza, taciturna e nera come un fantasma malefico.

La strada era deserta, sotto una fascia di cielo cenerognolo, e solo qua e là, nelle case nerastre, si notava qualche vetro dorato dal riflesso d’un lume; ma come un brivido di vita errava nell’aria, coi gridi lontani dei cantori notturni, col lamento di una fisarmonica, col canto delle campane. Predu Maria, con la vecchia sotto braccio, si diresse fuori del paese.

— Dobbiamo chiarire una cosa, — le disse sottovoce senza esitare. — Forse l’avete già indovinato, perchè mi siete corsa incontro; mi è parso che mi aspettavate.

— Ti giuro, figlio mio; non ti aspettavo. Pensavo ai casi miei, che non sono allegri.

— Ho saputo. Vi hanno cacciato via.

Ella si fermò e lo costrinse a fermarsi.

— Cacciato via? Ti sbagli, figlio caro: una donna come me non si caccia via; ella caccia via gli altri, coloro che si credon padroni e son servi.... (e col braccio libero faceva cenno di spingere qualcuno) Andate via, gentaglia, via, via.... [p. 383 modifica]

— Gentaglia, sì! — egli disse con odio. — Voi parlate bene: essi credono d’esser padroni e son servi, della peggior razza, della peggiore stirpe. Ma non tutti sono decisi a piegar le spalle davanti a loro, ah no, zia Arrita, ah no, per Cristo Santo, ah no!

— Che ti han fatto? — ella domandò fingendo una viva curiosità.

— Voi lo sapete meglio di me; ma non è di quello che mi han fatto che io intendo parlare: è di quello che tentano di farmi adesso.... So tutto, o meglio credo di saper tutto.... E voi mi direte quello che non so, me lo direte, sì, perchè siete una donna di coscienza. Qui non si tratta di scherzi, si tratta dell’onore d’una famiglia, e qualunque persona onesta deve cooperare a impedire certi guai. Voi siete una cristiana, sì o no?

La vecchia non rispose. Egli proseguì:

— Sentite. So che Bruno attenta all’onore di Sebastiana, o almeno lo finge, perchè la gente mormori. So perchè lo fa: egli ci vuol cacciare di casa, vuole spandersi, come le male erbe, vuole il nostro orto, vuole che ce ne andiamo lontano. Ma se gli son riusciti altri tiri, con me, davvero questo non gli riuscirà.

— Lascialo fare! Il suo giorno arriverà!... [p. 384 modifica]

— No, no, egli finge anche la sua malattia: egli non sa altro che fingere, nascondendosi tra le sue finzioni come il ragno nella sua tela. Nessuno capirà mai quell’uomo, neanche il diavolo....

— Tu però l’hai capito, mi pare!

Questa volta fu Predu Maria a fermarsi. Ah, egli l’aveva capito? Egli dunque non si era ingannato? Abbassò la testa, la sollevò, riprese a camminare più rapido e concitato di prima.

— Sentite, zia Arrita, fatemi questo piacere, questa carità. Ditemi a che punto son le cose!

— Io non so niente.

— Non è vero! Non mentite! Siete vecchia, siete cristiana; interrogate la vostra coscienza. Non vi parlo da uomo malvagio e imprudente, ma da cristiano. Sebastiana è ancora una bimba, una creatura senza senno; sua madre, poi, con tutta la sua solennità, ne ha meno di lei.

— Questo è vero! — disse la vecchia, trionfante. — Tu parli con bocca d’oro!

— Dunque, ascoltatemi: ditemi la verità, in questa notte santa. Le sentite le campane? Esse dicono che Dio Cristo è nato per morire per i nostri peccati. Io non voglio far male a nessuno, ma voglio impedire il male. Ditemi.... [p. 385 modifica]

Egli avvicinò il suo al viso di lei, in attesa della rivelazione; ma ella esitò, sospirò, ripetè: — Non so nulla!

Egli allora prese a scuoterla bruscamente.

— Parlate, donna! Voi dovete esservi accorta di qualche cosa, voi dovete parlare! Se voi tacete.... io.... io.... non so cosa farò: un uomo che dubita è più feroce di un uomo che sa la verità, anche se questa è terribile per lui.

Ella taceva. Ma ad un tratto squillarono le campane per l’ultimo richiamo alla messa, e tutto il paesaggio notturno, chiuso dai monti neri sul cielo velato, parve vibrare a quel suono pieno di vita e tuttavia soffuso d’una misteriosa melanconia, simile a un canto nostalgico di angeli erranti esiliati dal cielo.

La vecchia si fece il segno della croce e abbassò la testa sul petto. Pensò che tutti dobbiamo soffrire, come soffrì Gesù, venuto al mondo per noi; e rinunziò ai suoi progetti di vendetta, ma comprese che se ella non parlava Predu Maria era capace di lasciarsi davvero vincere dal dubbio, spesse volte più fatale della stessa certezza.

— Sentimi, figlio mio, — gli disse maternamente, — ti dirò tutto, sì. In mia [p. 386 modifica]

coscienza credo che fra quei due non sia ancora avvenuto il peccato; che Bruno guardi tua moglie ne son certa: egli forse le voleva bene prima ancora che sposasse Marielène.... Dobbiamo quindi compatirlo.

— Maledetto egli sia: e chi lo costringeva a sposare quell’altra? Lui.... lui.... pieno di calcoli, divoratori di soldi....

— Taci; io non so: certe volte facciamo quello che meno ci conviene....

Egli ricordò e tacque. Ella riprese:

— Così ti dico. Tua moglie è onesta, leggerina, non dico, ma onesta. Ebbene, ti voglio dire tutto: una notte io stavo alla finestra, e vidi Bruno entrare nel vostro orto, salire la scaletta, fermarsi davanti alla porta di Sebastiana. Dissi fra me: ci siamo! Ebbene, sai cosa accadde? Dopo un poco egli scese, tornò indietro. Sebastiana lo doveva aver respinto. Ti giuro, Predu Maria, in nome del Cristo che è nato stanotte, questa è la verità.

Egli tremava lievemente, curvo, col capo sul petto: lasciò il braccio della vecchia e l’energia fittizia di poco prima lo abbandonò.

Ecco dunque la verità: ora la sentiva, ora l’afferrava. Sebastiana era innocente; era l’uomo il solo colpevole, lui, l’insidiatore, il forestiere malvenuto, l’usurpatore. [p. 387 modifica]

— Come mai Marielène, così astuta, non si è accorta di niente? — domandò dopo qualche momento di silenzio.

— Essa non vede che il guadagno: se tu le metti davanti una moneta e la guardi con minaccia o con amore ella si accorgerà del soldo, ma non vedrà neppure i tuoi occhi. Ma se non si accorge neppure che suo marito sta male!

— Altre volte però si accorgeva se il padrone guardava le altre donne!

— Ah, figlio! Allora si trattava appunto di spiccioli, non d’amore!

— Basta, io vi ringrazio, — egli disse bruscamente. — Adesso vi riaccompagno.

Ritornarono indietro, ed egli non parlò più, mentre la vecchia si sfogava parlando male di Marielène e dicendo che Bruno era diventato infelice per colpa di sua moglie. Ma oramai dal cuore di Predu Maria, chiuso ad ogni pietà, salivano, come da un mare agitato, i torbidi vapori dell’odio.

Riaccompagnata la vecchia, egli ridiscese il Corso, ma a un tratto, invece di tornare a casa si volse e s’avviò alla Cattedrale. Era presto ancora per la messa; tuttavia la chiesa melanconica e nuda, illuminata da un incerto chiarore giallognolo, era già gremita di fedeli. Le donne accoccolate per terra, avvolte nelle loro tuniche scure [p. 388 modifica] attraverso le cui pieghe si scorgeva qualche striscia rossa, gli uomini col cappuccio sulle spalle, aggruppati nella penombra delle arcate, i vecchioni calvi o coi lunghi capelli bianchi ricadenti fin sulla barba bianca, le vedove col viso nascosto dalle bende nere, tutta la folla insomma dava l’idea di un popolo antico, di credenti primitivi, convenuto in una delle prime chiese cristiane per pregare di nascosto sfidando l’ira dei persecutori.

Predu Maria si avanzò fino alla navata di mezzo e guardò le donne una per una, finchè riconobbe la maestra e Marielène inginocchiate in un angolo dietro una panca. Anche loro guardavano verso la navata, ed anzi gli sembrò che Marielène lo salutasse con un cenno del capo. Non osò quindi muoversi finchè un gruppo di borghesi non si mise fra il posto ov’era lui e il posto occupato dalle donne. Allora si ritrasse e cercò di uscire inosservato, profittando del momento in cui i sacerdoti vestiti d’oro apparivano intorno all’altare, fra nuvole d’incenso.

Nonostante il suo odio e la sua sete di vendetta si sentiva triste e commosso. Egli usciva dalla chiesa furtivo, e gli pareva di tradire la sua fede, appunto come un fedele primitivo pauroso di essere colto [p. 389 modifica] e martirizzato dai nemici di Dio. Si sentiva trasportato dal demonio, spinto a fare il male da una volontà superiore alla sua.

Quasi senza accorgersene si trovò davanti alla porta di Marielène, e vedendo luce nel cortile pensò che forse Bruno vegliava ancora aspettando le donne. Per alcuni momenti stette immobile, appoggiato al muro; poi battè alla porticina, ma nessuno rispose.

Allora, dopo un momento di ansiosa incertezza, attraversò il viottolo, spinse il cancelletto e andò a sedersi sulla scaletta di casa sua. Là tutto era scuro e silenzioso; Sebastiana doveva essere già a letto, e nella notte velata la piccola casa nera, col suo orto, la sua siepe, il suo pozzo, il suo cancello di rami, sembrava un nido di gente felice.

Egli ricordava la sera in cui, seduto sullo stesso scalino, aveva sognato un avvenire di redenzione e di pace. Inganno, sempre inganno! Tutta la vita è una rete d’inganni, e più uno cerca di liberarsene, più si sente affondare, stretto da lacci spaventevoli.

Quando gli parve d’essersi calmato e di aver preso una decisione si alzò, tornò davanti alla porticina di Bruno e picchiò di nuovo. Nessuno. Ma egli credeva di [p. 390 modifica] veder da un momento all’altro apparire la figura triste e fredda del suo rivale che lo invitava ad entrare: ed entravano e sedevano davanti al focolare, come quella prima sera in casa di Antoni Maria: ed egli diceva sottovoce:

— Bruno, ho saputo tutto, e son qui per dirti una cosa. O te ne vai subito da Nuoro e mi lasci vivere tranquillo, o ti manderò io in un paese donde non ritornerai più. Deciditi, e subito anche, perchè io sono stanco. Uno di noi deve sparire.

Bruno taceva, ma lo fissava coi suoi occhi freddi di calcolatore, e all’improvviso scoppiava a ridere. Ah, il forestiere era sempre il più forte; e se uno doveva sparire non era certamente lui!

Predu Maria sentiva un’ondata di sangue salirgli alla testa; e ancora una volta vedeva rosso e diventava il giustiziere, l’uomo che si avventa contro il suo nemico come contro il suo destino stesso.

Infuriato picchiò ancora, andò alla porta di strada, ritornò nell’orto della maestra, s’arrampicò sul muro e lo scavalcò. Ma ancora prima di saltare nel cortile vide il suo rivale caduto sul limitare della porta, e capì che era morto o agonizzante. [p. 391 modifica]

Saltò e corse a lui, si curvò, lo scosse, cercò di sollevarlo. Il cadavere, ancora caldo e molle, si abbandonò tra le braccia del suo nemico come il corpo d’un bimbo fra le braccia materne: e il suo viso bianco, con gli occhi aperti e i baffi spioventi sulla bocca atteggiata ad una espressione di disgusto, pareva quello di un uomo stanco e vinto.

Quando Predu Maria si convinse che Bruno era morto, lo lasciò ricadere, piano piano, e gli adagiò la testa sullo scalino come sopra un guanciale; e non osò toccarlo più, ma stette a guardarlo, curvo e con la mano appoggiata al muro, come spiando se tornava in vita.

Anche lui era bianco in viso, e le sue labbra imitavano l’espressione di quelle del morto. Ricordava perchè era là, e gli sembrava che il suo rivale avesse obbedito ai suoi ordini, andandosene ad un paese donde non si ritorna; ma davanti a quel corpo inanimato provava una paura misteriosa, quale nessun nemico vivo e implacabile avrebbe potuto inspirargli.

Rimase a lungo così, come istupidito; ma a un tratto il suono delle campane riempì nuovamente la notte di vibrazioni e di armonia, ed egli ricordò le notti di Natale della sua adolescenza, quando lo [p. 392 modifica] zio prete ritornava dalla messa cantando ancora a mezza voce:


                                        Gloria, gloria,
gloria a Dio nell’alto dei cieli,
e pace in terra agli uomini di buona volontà....


e sua madre diceva che gli angeli in persona attraversano il mondo per annunziare agli uomini la venuta di Colui che esiste solo per regolare il nostro destino. Allora se ne andò, già nuovamente rassegnato a lasciarsi guidare dal misterioso padrone.

fine.