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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/383


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— Gentaglia, sì! — egli disse con odio. — Voi parlate bene: essi credono d’esser padroni e son servi, della peggior razza, della peggiore stirpe. Ma non tutti sono decisi a piegar le spalle davanti a loro, ah no, zia Arrita, ah no, per Cristo Santo, ah no!

— Che ti han fatto? — ella domandò fingendo una viva curiosità.

— Voi lo sapete meglio di me; ma non è di quello che mi han fatto che io intendo parlare: è di quello che tentano di farmi adesso.... So tutto, o meglio credo di saper tutto.... E voi mi direte quello che non so, me lo direte, sì, perchè siete una donna di coscienza. Qui non si tratta di scherzi, si tratta dell’onore d’una famiglia, e qualunque persona onesta deve cooperare a impedire certi guai. Voi siete una cristiana, sì o no?

La vecchia non rispose. Egli proseguì:

— Sentite. So che Bruno attenta all’onore di Sebastiana, o almeno lo finge, perchè la gente mormori. So perchè lo fa: egli ci vuol cacciare di casa, vuole spandersi, come le male erbe, vuole il nostro orto, vuole che ce ne andiamo lontano. Ma se gli son riusciti altri tiri, con me, davvero questo non gli riuscirà.

— Lascialo fare! Il suo giorno arriverà!...