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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/386


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coscienza credo che fra quei due non sia ancora avvenuto il peccato; che Bruno guardi tua moglie ne son certa: egli forse le voleva bene prima ancora che sposasse Marielène.... Dobbiamo quindi compatirlo.

— Maledetto egli sia: e chi lo costringeva a sposare quell’altra? Lui.... lui.... pieno di calcoli, divoratori di soldi....

— Taci; io non so: certe volte facciamo quello che meno ci conviene....

Egli ricordò e tacque. Ella riprese:

— Così ti dico. Tua moglie è onesta, leggerina, non dico, ma onesta. Ebbene, ti voglio dire tutto: una notte io stavo alla finestra, e vidi Bruno entrare nel vostro orto, salire la scaletta, fermarsi davanti alla porta di Sebastiana. Dissi fra me: ci siamo! Ebbene, sai cosa accadde? Dopo un poco egli scese, tornò indietro. Sebastiana lo doveva aver respinto. Ti giuro, Predu Maria, in nome del Cristo che è nato stanotte, questa è la verità.

Egli tremava lievemente, curvo, col capo sul petto: lasciò il braccio della vecchia e l’energia fittizia di poco prima lo abbandonò.

Ecco dunque la verità: ora la sentiva, ora l’afferrava. Sebastiana era innocente; era l’uomo il solo colpevole, lui, l’insidiatore, il forestiere malvenuto, l’usurpatore.