Apri il menu principale

Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/382


— 376 —


— Devo parlarvi! — egli mormorò, afferrandole un braccio e attirandola fuori nella strada; ed ella lo seguì, senza resistenza, taciturna e nera come un fantasma malefico.

La strada era deserta, sotto una fascia di cielo cenerognolo, e solo qua e là, nelle case nerastre, si notava qualche vetro dorato dal riflesso d’un lume; ma come un brivido di vita errava nell’aria, coi gridi lontani dei cantori notturni, col lamento di una fisarmonica, col canto delle campane. Predu Maria, con la vecchia sotto braccio, si diresse fuori del paese.

— Dobbiamo chiarire una cosa, — le disse sottovoce senza esitare. — Forse l’avete già indovinato, perchè mi siete corsa incontro; mi è parso che mi aspettavate.

— Ti giuro, figlio mio; non ti aspettavo. Pensavo ai casi miei, che non sono allegri.

— Ho saputo. Vi hanno cacciato via.

Ella si fermò e lo costrinse a fermarsi.

— Cacciato via? Ti sbagli, figlio caro: una donna come me non si caccia via; ella caccia via gli altri, coloro che si credon padroni e son servi.... (e col braccio libero faceva cenno di spingere qualcuno) Andate via, gentaglia, via, via....