Esempi di generosità proposti al popolo italiano/Perchè le nazioni ingrandiscano, perchè decadano

Perchè le nazioni ingrandiscano, perchè decadano

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La speranza generosa - XIII Iddio conforta que’ che amano la patria


[p. 126 modifica]S’è detto come i popoli che abitavano la terra di Canaan innanzi il sopravvenire degli Ebrei, furono in gran parte sterminati; e come il Signore permise questo, sì per l’abuso che quelli facevano de’ doni della terra a dimenticanza e offesa di Dio; sì per altri suoi fini, parte visibili a noi, ma parte che agli uomini, creature piccole e ignoranti, non è dato conoscere pienamente. La storia del mondo è come questo pianeta che noi abitiamo: che, quand’anche l’uomo potesse sollevarsi nell’alto dell’aria leggerissimo, e contemplarlo di là, non lo potrebbe tutto abbracciare con uno sguardo ma vedere una parte sola; e in quella pure non saprebbe discernere tutte le cagioni e gli effetti di tutte le minime cose, nè dire perchè quel fiore abbia colore vermiglio, [p. 127 modifica]e quell’altro sia candido; perchè quella pianta secchi al prim’anno di vita, quell’altra ne campi trecento; perchè quel sassolino sia rotolato dal torrente via giù nella valle. Or se l’uomo, povera creatura, non può vedere ogni cosa di questo mondo sensibile; pensa, del mondo degli spiriti, in ciascun dei quali la Grazia di Dio compie molte più meraviglie che non siano in questa terra illuminata dal sole, ravvivata dai venti, fecondata dalle acque di tanti fiumi, abbondante di tanti colori e forme e movimenti e operazioni, che l’una coll’altra senza disordine si confondono come i raggi del cielo nel ruscelletto e nell’oceano profondo. Ma nella storia rincontransi tuttavia molti fatti chiari ed aperti, da’ quali possiamo dedurre ammaestramento e dobbiamo.

Per esempio, si vede che la cagione dell’ingrandire durevole delle nazioni è la fede in una potestà sovrumana, e la concordia, e il vigore dei corpi e degli animi; la cagione del decadere presto o tardi, è il dispregio delle cose spirituali, la discordia e il disamore tra cittadini, la fiacchezza delle volontà e delle braccia. Questo ci volle Iddio più particolarmente far chiaro nella storia del popolo d’Israello. Sinattanto che visse Giosuè, si mantennero fedeli al patto stretto con Dio; perchè tutti sapevano le grandi cose fatte da Dio per il popolo d’Israello. Morì, via via, tutta la generazione che varcò insieme con Càleb il fiume Giordano; e sorsero uomini che non avevano viste le grandi cose fatte da Dio verso il popolo d’Israello. E fecero i figli d’Israello il male; servirono agl’idoli adorati dalle genti circonvicine; e abbandonarono il Dio de’ padri loro che li aveva per sua misericordia liberati. Iddio, per punirli e correggerli, permise che fossero gli Ebrei molestati da invasori stranieri. E non sapevano resistere e erano scorati. Iddio, per iscuoterli, destava uomini forti e buoni, [p. 128 modifica]i quali presero a voler liberarli da quelle fiere forestiere che li mangiavano; ma gl’Israeliti, perdendo, con la fiducia nel vero Dio, il vero amor de’ fratelli, non volevano ascoltare il comando di quegli uomini buoni e valenti. Oppressi dai mali, alla fine si accorgevano d’avere errato, e chiedevano a Lui perdono, sperando in esso. E allora Dio mandava un giudice che li deliberasse da quella vituperosa rapina. Giudici eran chiamati, perchè di quei tempi semplici il medesimo uomo decideva le liti, e difendeva il popolo da’ pericoli capitanando la guerra: e un uomo solo poteva esercitare la pubblica autorità, perchè (come si è visto a Mosè) tutti i migliori ch’erano nel popolo gli prestavano aiuto e consiglio; ed egli sapeva che il rivolgersi alla nazione per aiuto e consiglio era suo dovere e sua preziosa necessità. Giudici eran chiamati, perchè nell’amministrar bene la giustizia, nel rendere a ciascuno il suo, consiste l’arte e il merito del buon governo; e perchè anco la guerra dev’essere esercitata come atto di spassionata giustizia e santa: se no, diventa operazione di carnefice o di beccaio, anzi impeto di bestia feroce. E peggio che bestia: perchè l’animale non ha la ragione al cui lume poter giudicare di quel che sia giusto; nè l’animale per solito conto quelli della sua specie l’avventa. Questi giudici dunque liberavano il popolo d’Israello; e, rimettendo la pace e la giustizia dentro, spandevano fuori l’onore del nome. Ma, come l’un di questi uomini valorosi moriva, gl’Israeliti ritornavano al male, e facevano talvolta peggio che i padri loro, e servivano agli Dei de’ popoli forestieri.

Per questo, divennero preda di Cusan re della Mesopotamia, il quale, per ott’anni, li dominò. Dopo ott’anni di avvilimento, si rivolsero a Dio; e abbiam visto che Dio ispirò del suo spirito Otoniele figliuolo di Cenez, che li liberasse. La nazione ebbe per quarant’anni riposo. Senonchè dopo la [p. 129 modifica]morte di Otoniele, Israello prevaricò. Ed eccoli ancora schiavi sotto Eglon, un re Moabita; eccoli schiavi, perchè avevano animo e costumi da schiavi. Così rimasero per anni diciotto. E allora pregarono il Signore che li liberasse dal re Moabita. E il Signore diede loro per salute Aod, figliuolo di Gera; il quale Aod era un uomo forte e ambidestro. Lo mandarono i figli d’Israello a portare in lor nome al re di Moab non so che presenti o tributi. Aod si fece fare una spada a due tagli, col pomo nel mezzo, quanto la palma della mano; e si nascose la spada sotto, dal diritto fianco. Andò con altri de’ suoi, e offerse i doni a quell’Eglon, ch’era un re grasso molto. E, offerti ch’egli ebbe i doni, si mise, con gli altri inviati, nel seguito del re, che andava a Galdala ad adorare le figure degli idoli di sua gente. Ritornati, Aod venne, e disse al re che aveva a parlargli in segreto una cosa. Entrarono soli in una stanza; e Aod con la mancina si tolse dal fianco destro la spada e gliela cacciò nella grassezza del ventre con tanta forza che lo passò da banda a banda, e il pomo entrò dentro nelle budella, e il seggio reale s’empì tutto di sterco. Nè trasse dalla ferita la spada, ma gliela lasciò in corpo così; e, chiuso di dentro l’uscio della sala, se n’andò per la porta di dietro. I servitori del re, dopo alquanto aspettare, parendogli l’udienza molto lunga, vennero; ma, trovando chiuso, si guardarono in faccia, e dissero: «Forse che Sua Maestà andrà del corpo». Aspettano ancora un buon pezzo; ma, vedendo che nessuno veniva ad aprire, apersero di forza, e trovarono il signor loro disteso per terra morto. Aod intanto in quella confusione ebbe campo a fuggirsene; e passò di là dal luogo degl’idoli, ond’eran venuti. E venne in Seirat: e subito s’udirono i suoni della tromba di guerra: e i figliuoli d’Israello discesero armati, [p. 130 modifica]egli primo. E corsero al passo del Giordano, là dove il paese degl’Israeliti va in quel di Moab, per chiudere il passo ai Moabiti tutti, ch’erano dispersi in mezzo agli Ebrei, come soldati o guardie o magistrati o aguzzini o riscuotitori di taglie. Allo squillar delle trombe sentirono i Moabiti il pericolo, perchè la coscienza con più alto suono d’ogni tromba gridava loro nell’anima i torti che per diciott’anni egli avevano fatto al popolo d’Israello. Fuggivano dunque: e come, nello sciogliersi delle nevi, i ruscelli concorrono a ingrossare il già gonfio fiume, così questi sciagurati da tutte le bande concorrevano verso il passo del Giordano; e volavano con gli occhi dall’altra parte sicura; e quanto avrebbero desiderato non aver mai varcate quelle acque per farsi carnefici o satelliti! Ma il pentire era tardo Altri raggiunti nel corso, ancora molto lontano dal fiume; ad altri non valse il cavallo nè il carro, chè le saette de’ poveri, dinanzi insultati, li coglievano con volo certo; altri sull’orlo dell’acque attesi dalla spada nemica, le facevano rosse di sangue; altri nuotando col peso dell’armattura, affogavano in mezzo a’ vortici; ad altri le braccia e i piedi de’ compagni, nuotanti intorno e fitti, erano inciampo e morte. Molti caddero combattendo. Circa diecimila Moabiti perirono, tutti robusta gente. E Moab fu scornato: e Israello per bene ottant’anni rimase libero.

Certamente che, se quell’Eglon, re grasso e cattivo, non era nemico del popolo d’Israello; se non lo teneva sotto per marcia forza; non l’avrebbe Aod potuto punire di morte senza macchia di viltà e di tradimento. Oltre a questo, doveva l’uccisore essere sicuro che il suo atto non sarebbe tornato in male all’infelice sua patria. Oltre a questo, e’ doveva credere fermamente che miglior modo non c’era a salvarla dalle ingiurie nemiche. Oltre a questo, bisognava [p. 131 modifica]consumare il terribile sacrificio senz’odio nel cuore, senza pensiero di sè, per pietà de’ fraterni dolori, acciocchè agli oppressori e agli oppressi risparmiassesi colpe peggiori di quel che sia l’omicidio anche ingiusto. Bisogna aver ragione; bisogna sapere che questo spediente non porterà più gravi malanni: e allora il dar morte a un nemico per pietà della patria può essere lecita cosa1. Ma queste condizioni sono, a trovarsi insieme tutte, assai rare. E mostrò bene quest’Aod agli amici e ai nemici ch’egli non era un vil traditore perchè, dopo ucciso Eglon, andò e combattette nella luce del sole con gran coraggio. Al quale coraggio Iddio benedisse facendone fruttare 80 anni di pace libera con onore.

Note

  1. S’intende sempre che l’uccisore operi per pubblica autorità riconosciuta e per giuste ragioni; o, come Aod, sia mosso da Dio.