Dell'obbedienza del cavallo/Parte I/Capitolo III

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CAPITOLO TERZO


Delle azioni del Cavallo di Campagna quando pasce sul prato.


Q
uantunque resti verificato nel suo vero essere il moto del Cavallo da quanto ho detto nei due antecedenti capitoli, contuttociò, perchè la difficoltà che prova l’oculare inspezione nel confrontare sul fatto le circonstanze descritte, può dar luogo al dubbio, che possano essere alterate, o poco fedeli; tanto più, che questa mia scoperta è del tutto nuova, e che gravi autori sono stati d’opinione affatto opposta a ciò che io ho messo in vista; quindi è che mi trovo in obbligo d’appoggiare il mio sentimento ad una riprova di fatto, che non solo non ammette eccezione, ma che anche dà luogo a chicchessia di soddisfarsi da se, e che giustifica insieme la sincerità del mio esposto.

Per quanta pena io mi sia data, per arrivare a distinguere fondatamente quale sia il vero metodo con cui vengono eseguite le azioni del Cavallo, tutto è stato in vano, fino a tanto che non mi è caduto in pensiero di rintracciarlo in quello che tiene il Cavallo, quando è nel prato in pastura, in tutta quiete solo, e che va mendicando di filo in filo l’erba con un moto lentissimo ed interrotto; poichè allora solo è [p. 61 modifica]tolta all’oculare inspezione la difficoltà di comprender le più minute circostanze.

Chi ha dunque piacere di verificare col fatto, quanto io ho asserito, riguardante il metodo che tiene la potenza motrice nell’esecuzione delle azioni del Cavallo, si ponga a seguitarlo in pastura, senza darli motivo di distogliersi dalla sua quiete, come ho fatto io; e vedrà che quando sta fermo in quattro, con la testa alta, il peso del suo corpo è distribuito sopra tutti quattro i piedi, con la proporzione che comporta la natura della sua costruzione, caricati del peso più quelli d’avanti, che quelli di dietro, a seconda della respettiva attività loro, e del bisogno della macchina: e che quando in questa positura senza muovere i piedi, mette il capo in terra per mangiare, nello stendere che fa del collo, il restante del suo corpo viene ad essere obbligato a muoversi in avanti per secondarlo.

Ed allora i medesimi piedi d’avanti sono aggravati di maggior peso, di quello che sostenevano prima che la testa si abbassasse, e sempre più ne sono aggravati, a proporzione che il collo si va stendendo, e quelli di dietro con la medesima proporzione sono di mano in mano scaricati; ma tutto questo non basta, per metterlo in grado di fare il passo, strappa bensì l’erba ora da una parte, ora dall’altra, ma senza potersi muovere dal posto dove egli è situato; il peso [p. 62 modifica]solo passa in porzione da un piede d’avanti all’altro, con caricare più il destro, scaricando il sinistro quando si volta da quella parte, e viceversa quando si volta dall’altra.

Vedrà pure, che quando vuol fare il passo in avanti, per esempio con il piè destro, comincia l’azione dal muover la macchina alla volta della gamba sinistra, per caricar questa di tutto il suo peso, e scaricare affatto il primo, per metterlo in grado di potere agire.

Assicurato che sia il peso della macchina sopra il piede sinistro d’avanti, osservi che comincia sopra di esso l’ondulazione del peso della macchina, e sopra il diagonale di dietro, stante la forza elastica della pastora del medesimo, che lo spinge in avanti.

E che l’ondulazione istessa è quella che fa sollevar prima da terra il piè destro d’avanti, e dipoi a proporzione che ella fa camino, il piè sinistro di dietro: e se occorre al Cavallo di ritirare indietro la testa, per mangiare dell’erba più vicina, resta in questo caso interrotta l’ondulazione, e tornano i piedi sollevati a riposarsi in terra, con l’istesso ordine che furono sollevati, cioè il destro d’avanti, prima, ed il sinistro di dietro, dopo.

Nel momento poi, ch’egli ritorna a stendere il collo per arrivare dell’erba più lontana, riprincipia l’ondulazione del peso in avanti sopra i medesimi diagonali, e gli altri due con l’istesso [p. 63 modifica]metodo che tennero prima, tornano a sollevarsi una dopo l'altro da terra, ed a secondare sospesi in aria il camino dell'ondulazione, ed a ripigliar terra, se nuovamente si arresta:

E quando l’azione proseguisce il suo camino, giunta la colonna della gamba sinistra d'avanti, che forma la base al peso, a quella pendenza che la leva di forza, la gamba destra sospesa in aria col moto volontario si stende in avanti, e prende terra.

Osservi di più, che se posato il piè destro d'avanti in terra, si pone il Cavallo a mangiare l'erba vicina, l'ondulazione del peso nuovamente cessa, ed egli resta con tre piedi in terra, ed uno sospeso in aria.

Indi nel momento istesso che ristende il collo, il peso della parte d'avanti della macchina va ad aggravare il piè destro nuovamente posato in terra, e sgrava del tutto il sinistro, che serviva di base.

Ed allora il piè sinistro di dietro, che è sospeso in aria, si posa in terra, compisce la nuova base diagonale al peso, e nell'istesso tempo sgrava di esso il destro di dietro.

Se il Cavallo seguita a stendere il collo per arrivare l'erba lontana, la macchina ripiglia il suo camino sopra la nuova base, e solleva nell'istesso tempo da terra gli altri due diagonali, e gli obbliga a secondare la sua ondulazione: e se arresta tornano a terra, perchè i due diagonali [p. 64 modifica]non formano bastante base per sostenerla ferma: e se ripiglia l’azione, essi pure tornano a sollevarsi, perchè la base sia vacillante, come lo richiede l’azione del moto.

Arrivata la nuova colonna della gamba d’avanti, che è subentrata al sostegno del peso della macchina, al segno di non poter più supplire al suo incarico, il piè d’avanti, ch’è sospeso in aria, subentra alle sue veci, ed il suo diagonale di dietro, quasi nell’istesso tempo, compisce interamente una nuova base con esso, perchè sopra questa la macchina possa proseguire il suo camino, con l’istesso metodo che ha tenuto con quella che abbandona, e così a vicenda i piedi subentrando gli uni agli altri, vengano a continuare la loro funzione per tutto quel tempo che bisogna, e che dura l’azione.

Esaminato che egli abbia il moto lento, ed interrotto del Cavallo che mangia in terra, conviene che passi a fare il confronto con quello che fa senza interruzione, e con maggior prontezza, quando da un prato passa all’altro per assicurarsi, e riconoscere se tenga il metodo medesimo.

Da una tale diligente osservazione potrà dunque rilevare, che non v’è altra differenza dall’uno all’altro metodo, che quella che porta seco la maggior prontezza dell’esecuzione, e che da questa unicamente avviene la confusione dell’occhio, che non lascia comprendere le circo[p. 65 modifica]rilevate dal moto lento ed interrotto del Cavallo che mangia in terra, a chi è mancante della cognizione di esse.

Quindi è, che a difetto dell’idea della mente, e non della visione dell’occhio, deve essere attribuito il non potersi comprendere con l’oculare inspezione, in qual maniera siano eseguite le azioni del Cavallo; ne sia corretto dunque l’inganno della mente, se si vuole che l’occhio metta in chiaro le più minute circostanze di esse.

E per verificare che ciò sia vero, basta che sia premesso quello che si è rilevato dall’esame del moto lento ed interrotto del Cavallo che mangia in terra, con tutta la sua quiete, perchè rimossa da questo la mente dall’errore in cui è, sarà impiegato l’occhio dove conviene, e allora potrà mettere in chiaro, e nel suo vero lume tutto ciò che fa d’uopo, per potere ottenere l’intento desiderato.

Chi pretende d’indagare il metodo che tiene la potenza motrice nell’esecuzione delle azioni del Cavallo, e lo ricerca nel movimento dei piedi, con idea che da questo pigli origine il moto medesimo, ciò ch’è falso, perchè l’origine loro è nella natura del peso della macchina, e non nei piedi, i quali non sono che gl’istrumenti d’esecuzione, come si è detto, e come si è provato in tante maniere. [p. 66 modifica]

Con tal falsa idea nella mente, due errori si commette, da chi privo della cognizione sopradetta si dà a credere di poter ottenere il suo intento, per mezzo della sola inspezione oculare: uno è quello di ricercare una cosa, dove non è, e l’altro è il pretendere di rinvenire il principio dell’azione dei piedi, che non cade sotto l’occhio; perchè lo stacco loro da terra, dove trae la sua prima origine l’azione dei piedi, è eseguito dal trasporto, che cagiona il camino della macchina nello stracinargli seco, senza che essi diano segno alcuno di moto; onde solo alla metà del sopradetto camino la potenza motrice li mette in azione visibilmente, con sollevarli, e riposarli in terra, e però alla metà solo del camino che deve fare l’azione, può dirsi, che abbia principio quella dei piedi, che dall’occhio è ricercata, laddove essi avevano la loro situazione male a proposito.

Si correggano questi due errori con indirizzare l’occhio addirittura ad osservare il moto della macchina, figurandosi con l’idea il trasporto forzato dei piedi, fino alla metà del camino dell’azione, e resterà nel punto istesso supita ogni difficoltà, e quella confusione altresì, che impedisce d’ottenere l’intento.

Vedrà allora chiaramente e senza difficoltà alcuna, l’ondulazione ed il camino della macchina; e giunto questo alla sua metà, vedrà quell’azione che fanno i piedi uno dopo l’altro [p. 67 modifica]a vicenda (ch’è sol d’alzarsi, e di tornare a pigliar terra) e rileverà, che nel punto istesso che il piede d’avanti tocca terra, si forma in colonna: che il peso immediatamente passa a pigliar sostegno sopra di essi: che il piede di dietro appena che ha terminato la sua funzione, il piè d’avanti piglia anch’esso terra con l’istesso metodo: che la pastora sua nel tempo istesso che tocca terra il piede, con la forza elastica dà la spinta alla macchina da principio per metterla in moto, ed in seguito, perchè possa essere dalla medesima continuata l’azione con la sua ondulazione: che se la spinta è maggiore, maggiore è anche la velocità del moto di essa, e se è minore, più lenta e posata è ancora l’azione.

Il pigliar terra che fanno i piedi uno dopo l’altro, mette in vista chiaramente che la macchina in tempo dell’azione è sostenuta solo da due piedi, uno d’avanti che la sostiene, ed uno di dietro che la spinge, e giustifica nell’istesso tempo, che l’incarico e destino dei piedi d’avanti è il sostegno, e di quelli di dietro, il regolamento del moto e dell’azione.

E se l’azione sarà eseguita con lentezza, averà luogo l’occhio di distinguere, quando ella è eseguita dai due diagonali, come segue nel passo, e nel trotto, e quando dai laterali, come si è veduto che segue nel portante; e così resta finalmente messo in chiaro ciò, che [p. 68 modifica]fino ad ora è stato riputato un arcano incomprensibile, che ha cagionato sì gran disordine.

Manca ora solo di fare il confronto nel Cavallo di Campagna delle azioni, che sono regolate dal moto vibrato. Si obblighi dunque questi con buona maniera, per non distorlo dalla sua quiete, a saltare una fossa, e si vedrà, che appena arrivato a quella distanza, dalla quale può essere eseguita l’azione del salto, egli si ferma in quattro con i piedi pari, e prima di accingersi all’esecuzione di esso, appoggiato tutto il peso della macchina sopra i piedi d’avanti, fa la ripresa con sollevar la groppa, e nell’istesso tempo porta i piedi di dietro del pari sotto, e vicino a quelli d’avanti, e toccato che hanno appena questi terra, dalla forza elastica della pastora dei piedi d’avanti, viene sollevata la spalla, e nell’istesso tempo vengono le gambe unite ad essa; allora dalla forza elastica delle pastore e gambe di dietro, è data la spinta col moto vibrato alla macchina, ed immediatamente le gambe istesse si staccano da terra, e si vanno ad unire alla groppa, che pure viene obbligata nel medesimo tempo dalla forza elastica di esse a sollevarsi, ed a secondare l’azione della parte d’avanti; e così la macchina tutta ne vola il tratto che fa d’uopo per oltrepassare la larghezza della fossa. Fatto questo la parte d’avanti è la prima a ripigliar terra; e nel tempo, o per dir meglio immediatamente dopo, che i piedi e [p. 69 modifica]le gambe d’avanti hanno ricevuto il colpo del peso, e che questo ha preso sopra di esse il suo sostegno, quelle di dietro pure ripigliano terra per alleggerire quelle d’avanti del superfluo, e per ritornare così nella situazione ch’erano prima di fare il salto.

Facciasi qui osservazione, che in cinque tempi viene eseguito dalla potenza motrice il salto; nel primo, vien sollevata la parte d’avanti, e riunite le gambe alle spalle: nel secondo, viene staccata da terra, e spinta in aria la macchina: nel terzo, è sollevata in aria la groppa, e nell’istesso tempo riunite le gambe ad essa: nel quarto, ripiglia terra la parte d’avanti: e nel quinto, la parte di dietro, come appunto si è detto, nella descrizione del salto della Mezz’aria.

Dal far saltare al Cavallo una fossa di maggior larghezza della prima, si verrà in cognizione, che il tratto di essa dà regola all’altezza, con cui deve esserne eseguito il salto, per poterla superare, poichè molto più staccato da terra si vedrà ch’è quello di questa, di quello della prima.

E se gli si farà saltare una siepe, o altra cosa simile, che abbia un punto fisso da esser superato, tanto dalla parte d’avanti, che da quella di dietro, si vedrà non solo l’arco che vien formato in aria dal salto, ma si verrà anche in cognizione se il Cavallo in esso solle[p. 70 modifica]va più una parte che l’altra, o egualmente, il che non può essere rilevato nel vedergli saltar le fosse a campo aperto, dove l’occhio non ha luogo di divisarlo; il punto fisso che forma all’occhio la sommità della siepe, corregge il difetto suo, e gli rende facile il poter rilevare l’appunto della differenza che corre dall’una parte all’altra.

Ed il vedere che alcuni superano la sommità in eguale altezza, tanto con la parte d’avanti che con quella di dietro, ed altri benchè la superino con facilità con la parte d’avanti, stentano a farlo con la parte di dietro a tocco e non tocco, ed altri fregano la sommità con la parte d’avanti, e vi restano sopra con quella di dietro; ciò decide, che a seconda dell’attività della costruzione loro, è anche la disposizione maggiore o minore a tutte le azioni che dal Cavallo possono essere eseguite, di qui piglia origine la diversità dei salti che fanno gl’uni, e che non possono essere eseguiti dagl’altri; ed’ecco il perchè, quelli che fanno la Mezz’aria, non possono eseguire il salto del Montone, e molto meno la Capriola, e quello che ne fa uno più facile, non possa eseguire il più difficile.

Chi non vuol pigliarsi la briga d’esaminare il moto del Cavallo di campagna, vuole ottenere l’istess’intento con facilità, e con sicurezza di non s’ingannare, stando anche a sede[p. 71 modifica]re se vuole, con far mettere ad esso le pastoie ai respettivi piedi diagonali, incatenando insieme i due piedi d’avanti, con quelli di dietro lentamente in maniera, che restino esse alquanto sollevate da terra, perchè nel camminare non vi possa mettere i piedi sopra; il che si fa con passare una funicella sotto di esse, che le tenghi in alto quanto basti: fermata dipoi sopra il filo delle reni a cappio scorsoio, perchè possa sciogliersi subito e con facilità, in caso che ciò non ostante il Cavallo vi s’imbrogliasse; lo faccia muovere allora, e vedrà, che il suo passo è eseguito con i due diagonali uno dopo l’altro con intervallo, e che se è così impastoiato un Cavallo che vada di portante, non può eseguire la sua azione, stante l’impedimento che gli apporta il diagonale: e se fa mettere a questo le pastoie ai piedi laterali farà la sua azione con l’istessa facilità, che ha fatta la sua il primo, impastoiato con i diagonali.

E se farà impastoiare i due piedi d’avanti insieme, in forma che il Cavallo possa mettere un piede più avanti dell’altro, obbligandolo a muoversi così, con farli paura dietro, rileverà la maniera, che tiene nell’esecuzione del Galoppo: e se saranno impastoiati i medesimi piedi d’avanti del pari, potrà rilevare il metodo, col quale viene da esso eseguita la Corvetta, e potrà dedurre anche quello con cui viene eseguita la Carriera, ed il salto; e se vuol [p. 72 modifica]ravvisarne anche in questo il circolo che fa in aria, la metà d’elevazione, e l’altra metà di cadenza; sciolto dalle pastore, e sol tenuto da due, con le corde lunghe in mano, l’obblighi a saltare una panca, o cosa simile, che fissi un punto da superarsi visibile all’occhio, e verrà così appagata interamente la sua curiosità, e verificato quanto ho detto sopra.

Dopo aver veduto, che le gambe d’avanti del Cavallo sono state destinate dalla natura per servir di base al peso, e quelle di dietro per regolare l’equilibrio del medesimo peso, senza che le une possano mescolarsi nell’ingerenza delle altre, come lo dimostra chiaramente la diversità della loro costruzione, chiaro è lo sbaglio che si piglia nelle scuole, con pretendere d’impiegare le anche dei piedi di dietro, nelle veci di quei d’avanti; sbaglio introdotto in esse da che fu abbandonato il metodo, e le regole degli antichi Professori, inventori dell’arte di montare a Cavallo, il qual metodo più s’accostava al vero, perchè nel secondar le tracce della natura, con la sola guida dell’esperienza, come essi facevano mentre l’arte era sol nascente, e nella sua infanzia, non potevano ingannarsi.

E di fatto, l’obbligare i Polledri con un sol piccolo ritegno sul naso o in bocca ed incapace di poterli tenere a freno, a travagliare nei terreni rotti dall’aratro, nei salsi, e luoghi tramischiati da’ sassi, o pietre smosse, e cose si[p. 73 modifica]mili, nelle scese, nelle salite, e nelle infinite volte intrecciate tanto a una mano che all’altra, larghe e strette in forma di chiocciola, che andando sempre stringendosi, finchè non arrivavano a ridursi in un punto, dal quale retrocedendo sopra la medesima pista, ritornavano nella volta grande, e da questa senza intermittenza fino al punto, dove avevano cominciata l’azione per darli termine, che altro era? sennonchè obbligare il Polledro ad agir da se a seconda del meccanismo della sua macchina, come gli additava la natura, ed a far sì, che da se imparasse a promuovere, dirozzare, e risvegliare l’elasticità dei legamenti di tutte l’articolazioni, per introdurre nelle gambe ed in qualunque altra parte della macchina quella maggior possibile attività, che può somministrare ad esse l’arte, e per rendere ciascheduna delle medesime capace di supplire con esattezza al proprio incarico, ed in tutta la sua estenzione, come è d’uopo che sia fatto da chi vuol poter esigere dal Polledro la più esatta obbedienza e subordinazione.

Chi agisce per pratica, non sa quale sia la causa che produce l’effetto, e però non fu rilevato il pregio di questo sistema. E siccome i giovani abbadarono a far travagliare e fatigare più del dovere e della loro forza i teneri Polledri, in forma, che più erano quelli che si stroppiavano, di quelli che si riducevano [p. 74 modifica]alla perfezione ricercata; così a difetto del metodo fu attribuito piuttosto, che a mancanza di cognizione de’ Professori, (come ragione voleva) e per questo fu abbandonato per attenersi ad altro meno sottoposto a stroppiargli; e furono dipoi inventate le tante diversità delle briglie, di cavezzoni di corda, e di maglia di ferro, di seghette di più sorte, di camarre, e di falze redini, e cose simili, che furono cagione, e portarono seco altrettanti inconvenienti, che sussistono anche oggi giorno in quelle scuole, dove sono messi in opera, in vece di porre riparo allo sconcerto, che si voleva sfuggire.

Confusione ch’è propria di chi agisce senza cognizione di causa per pura pratica, e che moltiplicò allora le scuole, stante le diverse opinioni che ne nacquero nei Professori, perchè ciascheduno adottò per regola generale l’effetto particolare, che per accidente gli aveva prodotto una tal qual briglia, un barbazale, un cavezzone, un castigo dato fortunatamente a tempo, o cosa simile, che per azzardo, e a caso incontrò che fosse adattato e proprio alla correzzione del difetto nel dato Cavallo, ma che messe poi in opera in altro produceva diverso effetto, e che ora cagiona la decadenza delle medesime scuole per il poco, ed incerto frutto che in esse si ricava.

Il Duca di Neucastle, che senza accorgersene, benchè in diversa maniera, tornò a rical[p. 75 modifica]le antiche pedate, assieme con i suoi seguaci, ha sostenuto il credito e decoro di questa sì nobile e necessaria arte; ed io stesso non posso negare, di non esserli debitore del lume che mi ha tolto dagli occhi quel velo, che da tanto tempo mi ha impedito di riconoscere l’errore in cui ero con tutti gli altri.

Il profitto che ricavavo dalla pratica delle sue lezioni m’assicurava, che il metodo era buono, ma non essendomi mai potuto adattare ad accordarne il suo razziocinio, per la manifesta sua contradizione ed assurdo al quale era egli appoggiato, mi messe in obbligo di porre in pratica ogni attenzione per rintracciarne il vero; talchè nell’osservare che tutto il suo sistema non tendeva che a metter sulle spalle il peso della macchina, e che da questo era per ridondare ogni buon’effetto, perchè tutte le parti agivano a seconda di natura, e della propria costruzione, non potei più mettere in dubbio, che falsa fosse l’opinione anche da me tenuta, che l’anca dovesse servir di base al sostegno del peso della macchina, e mi avviddi allora, che questo era lo sbaglio, che cagionava ogni sconcerto nelle scuole.

La volta rovescia, vale a dire con la testa voltata verso il centro, e piegata dalla parte dove agisce (ch’è l’operazione in cui fa il Cavallo più sfarzo, che in tutte le altre) nella quale ad evidenza si tocca con mano, che il peso della macchina non può a meno di essere [p. 76 modifica]del tutto affidato sopra le gambe d’avanti, perchè agiscano nei circoli più stretti e che quelli di dietro sieno sgravati di esso al possibile, perchè possano eseguire i più larghi, finì di convincermi col fatto, e mi messe in vista con la maggior chiarezza l’origine di tutte le difficoltà, che s’incontrano nelle scuole, il motivo della difesa che fanno i Polledri, la causa della lunghezza del tempo che s’impiega per ridurli, del poco profitto delli scolari, della diversità delle opinioni, e finalmente donde deriva la scarsezza de’ Professori, e la decadenza delle medesime scuole.

Un tal lume allora mi messe in vista, che l’applauso che i Professori più vecchi e più accreditati facevano al temperamento di mano, (che altro non è, che il lasciare in libertà la potenza motrice di agire a suo talento, senza apportarli impedimento) era una manifesta, benché sincera confessione, d’avere appreso con la pratica, che la forza ed il rigore di cui si servivano per mettere il peso della macchina sopra dell’anche, a seconda del principio loro, producevano un effetto del tutto opposto all’intento desiderato, e che però essi medesimi li venivano a condannare senza avvedersene, nel tempo istesso che obbligavano i sottoposti, e insinuavano agli altri di metterli in pratica, come mezzi opportuni per ottenere l’obbedienza, e la sommissione del Cavallo. [p. 77 modifica] Quindi è, che assicurato dalla sopradetta confessione dei medesimi Professori dell’errore in cui erano, mi trovai obbligato di ricercare nell’esame del meccanismo della macchina, il modo di por riparo a tanto e sì pregiudiciale sconcerto, come si è veduto sopra; e rilevai, che quattro sono gli agenti, che concorrono a formare le azioni del Cavallo di concerto; ma che tutti questi quattro agenti sono stati dotati dalla natura di una propria particolare limitata attività, di maniera che nessuno di essi può mescolarsi nell’ingerenza dell’altro, nè può essere impiegato diversamente da quello che ne comporta la sua indole naturale; sono questi la potenza motrice, il peso della macchina, le gambe d’avanti, e quelle di dietro.

La potenza motrice è stata dotata della facoltà di mettere in opera gli altri tre, con l’incarico di dover secondare la limitata attività loro, e di dar moto ad essi, a seconda della chiamata, che gli viene fatta dal Cavaliere.

Il peso è stato incaricato di dar moto, ed esecuzione alle azioni, e di prestarsi ad ogni minimo impulso che gli venga dato dalla potenza motrice, per mezzo dell’elasticità delle gambe.

Alle gambe d’avanti è stata accordata l’attività, e gli è stato imposto l’obbligo di sostenere il maggior peso della macchina, e di secondare come, e quando occorre, l’azione sua, [p. 78 modifica]e di prepararle a vicenda, or l’uno, ed or l’altro, ed or ambedue insieme la nuova base, a seconda dell’impulso che ricevono dalla medesima potenza motrice, e che richiedono le azioni che di mano in mano devono essere messe in esecuzione.

Alle gambe di dietro è stata concessa bastante abilità per sostenere in parte, e talvolta anche tutta, la gravità del peso, senza potere però, quando è sopra di loro, farne trasporto in alcuna parte, e sono state fornite dell’attività necessaria per spingerlo in avanti, vibrarlo, e sollevarlo in aria per poter regolare le azioni e l’equilibrio di esso, a seconda dell’impulso della potenza motrice.

Essendo dunque di facoltà privativa della potenza motrice, di dar l’anima e regolamento alle azioni, e della forza elastica dei legamenti delle gambe d’insinuare in essi la scioltezza, prontezza, e risalto, ne vien di conseguenza, che chi vuole esigere obbedienza e sommissione dal Polledro, sia obbligato di attirarsi prima di ogni altra cosa lo spirito suo, e di ridurlo mansueto e familiare; e perchè la potenza motrice possa eseguirne le azioni con facilità, e prontezza, e con quella scioltezza che dà loro risalto, d’uopo è, che in secondo luogo sia dall’arte risvegliata, dirozzata, e promossa quell’elasticità, ch’è necessaria alle azioni dei Cavalli da campagna, caccia, e guerra, [p. 79 modifica]e sia dato l’essere a quella, che i medesimi legamenti non hanno ottenuto dalla natura che in potenza, e ch’è necessaria alle azioni dei Cavalli di maneggio. Additerò però nella seconda Parte il metodo, che si deve tenere per ottener l’intento con facilità, ed in breve tempo.