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Ercole Gnecchi

1891 U Indice:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu Rivista italiana di numismatica 1891

Un tallero di Maccagno Intestazione 9 ottobre 2011 75% Numismatica

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APPUNTI

DI


NUMISMATICA ITALIANA




III.


Rivista italiana di numismatica 1891 p 421.jpg


UN TALLERO DI MACCAGNO.


Fra le tante contraffazioni di monete estere, praticate nelle piccole zecche italiane nei secoli XVI e XVII, va annoverata quella del Leeuwendaalder olandese, da noi comunemente conosciuto sotto il nome di Tallero del Brabante o delle sette provincie dei Paesi Bassi.

Il tipo di questa moneta è identico a quello del disegno che presento, compresa la leggenda del [p. 370 modifica]rovescio1. Esso fu fedelmente imitato da vari principi italiani contemporanei. Lo copiarono, fra gli altri, Andrea III Doria nella sua zecca di Loano, Camillo e Siro d’Austria a Correggio, la Famiglia Mazzetti a Frinco, Scipione Gonzaga a Bozzolo, Luigi Caraffa a Sabbioneta2, Giacomo III Mandelli a Maccagno. Si conoscono poi alcune contraffazioni italiane di questo Tallero, affatto anonime, e continuandosi nello studio di questo tipo di moneta, non è improbabile che fra tante zecche italiane che imitarono le monete estere, se ne scopra qualche altra che abbia contraffatto questo tallero.

La prima moneta di questo tipo, coniata nella zecca di Maccagno fu, a quanto mi consta, pubblicata dall’egregio Dott. E. Demole, Conservatore del Gabinetto numismatico di Ginevra, nella sua [p. 371 modifica]illustrazione di monete italiane disegnate nel Probierbuch o libro di assaggi della zecca di Zurigo3.

Eccone il disegno, ricavato esattamente dalle tavole di quella pubblicazione:

Rivista italiana di numismatica 1891 p 423.jpg

Questo registro di zecca, fatto conoscere dall’illustre numismatico ginevrino, è per noi interessantissimo, poiché ci dà il disegno, il peso e il titolo di varie monete italiane, che furono un tempo in circolazione, ma di cui non si conoscono ora esemplari effettivi. Così dicasi di questo tallero di Maccagno rimasto fino ad ora sconosciuto.

Poco tempo fa ebbi la ventura di acquistare per la mia collezione un tallero coniato appunto, come questo, da Giacomo III Mandelli, Conte di Maccagno (1621-45) e contraffatto al tipo olandese. In esso, a differenza di quello pubblicato dal Demole, la leggenda del dritto si legge per intero. Eccone la descrizione:

Peso gr. 27,900.

D/MO • ARG • PRO • COM • IA • M • I • R • M • C • I • V • P * (Moneta argentea pro Comite Iacobo Mandello in Regali Machanei Curia imperii Vicario perpetuo)4. [p. 372 modifica]

Un guerriero galeato e corazzato, volto a sinistra e respiciente a destra, sostiene colle due mani un panneggiamento al quale sta sospeso uno scudo con un leone rampante.

R/CONFIDENS • DNO • NON • MOVETVR • 1622.

Un leone rampante che occupa tutto il campo.

Il peso di questa moneta (gr. 27,900) è molto maggiore di quello assegnato nel detto Probierbuch al tallero di Maccagno (gr. 24,744). Mentre però quest’ultimo risulterebbe a titolo di 609 millesimi di fino, il mio, assaggiato alla pietra, dà un titolo inferiore a 500 millesimi. Talché, fra peso e titolo, il mio tallero verrebbe a un dipresso a ragguagliarsi a quello disegnato nel registro di Zurigo. Si noti per altro che i talleri della confederazione olandese, tipo del guerriero e del leone, (come si è accennato nella nota 1), con un peso quasi identico a quello del mio tallero (gr. 27,68), avevano un titolo di almeno 744 millesimi di fino, ossia di gran lunga superiore al mio. Era questa dunque una nuova sorgente di vergognoso guadagno pei nostri signorotti Italiani, i quali coprivano la loro abbominevole speculazione sotto l’egida di una moneta generalmente conosciuta ed apprezzata, non solo in Europa, ma anche nel Levante.

Si aggiunga poi che il Mandelli contraffacendo il tallero olandese, copiò scrupolosamente il suo prototipo, non mutando nulla fuorché le poche lettere che formano le iniziali del suo nome e de’ suoi titoli, mentre le altre officine italiane che imitarono quel tipo, vi fecero quasi tutte dei cambiamenti o [p. 373 modifica]negli stemmi o nelle leggende del dritto, o nel motto del rovescio. Cosi, a cagion d’esempio, Scipione Gonzaga imitò questo tallero nella sua officina di Bozzolo, ma al solito motto del rovescio, sostituì l’altro: VICIT • LEO • DE • TRIBV • IVDA • Lo stesso cambiamento di motto fu prescritto al suo zecchiere di Loano da Gio. Andrea III Doria5. Di questo principe abbiamo un tallero uso Brabante, pubblicato dall’Olivieri6. Nel dritto di questo leggiamo distintamente il nome del principe e vediamo, tanto nel dritto quanto nel rovescio, l’emblema dell’aquila imperiale, che figura su tutte le monete dei Doria. Il tallero del Brabante fu imitato anche dai Mazzetti di Frinco7, ma questi pure vi fecero una importante modificazione, sostituendo allo stemma del leone rampante, nel dritto, quello della loro famiglia, e cosi via dicendo.

Il Mandelli invece, imitando il tallero del Brabante, volle avvicinarsi a quel tipo fino nella leggenda del dritto. Nella prima metà di essa egli copiò, finché fu possibile, quella della moneta olandese, e nella seconda metà, dovendo pur mettere qualche cosa che gli fosse personale, continuò la leggenda colle più strette abbreviazioni, senza dubbio per impedire che si potesse in alcun modo assodare da quale officina fosse uscita quella moneta di titolo cosi basso. Infatti la leggenda usuale dei talleri del Brabante di quest’epoca è la seguente: MO • ARG • PRO • CONF • BELG • HOL . (GEL • o TRAI • o ZEL, ecc., secondo la provincia). Il mio tallero dunque, imitando questa leggenda, incomincia [p. 374 modifica]cosi: MO • ARG • PRO • COM • (si noti quel PRO che, per quanto io sappia, non fu mai usato dagli imitatori italiani) e continua con prudenti abbreviazioni: IA • M • I • R • M • C • I • V • P; talché, se non vi fossero altre monete del Mandelli, press’a poco con queste iniziali, sarebbe stato difficile il riconoscere con sicurezza l’autore della moneta.

Questi talleri contraffatti, al pari dei famosi luigini imitanti quelli di Dombes, avevano infestato le piazze d’Europa, e s’erano, come queUi, diffusi specialmente nel Levante, facendovi colla loro pessima lega una mortale concorrenza a quelli genuini, che gli Stati confederati dell’Olanda, i quali avevano un attivissimo commercio con quei paesi, vi spedivano direttamente. Pare che di là siano giunte delle severe rimostranze alle repubbliche confederate, poiché un affisso degli Stati Generali delle provincie Unite, in data 27 novembre 1669, proibiva severamente a tutti i soggetti di quei paesi di spedire Leeuwendaalder falsi all’impero ottomano e ai paesi che vi appartengono (cioè il Levante), annunciando in pari tempo che «questi talleri sono contraffatti in Italia e in altri paesi e saranno confiscati.» Negli anni 1674, 1677 e 1692 comparvero altri bandi contro i leeuwendaalder falsificati, come monete di gran detrimento pel commercio col Levante.

Questa moneta si continuò a battere in Olanda fino al 1683: dopo quell’anno il tipo fu variato8. Fra le imitazioni italiane, quella di data più recente sarebbe il tallero del 1669 battuto a Loano. [p. 375 modifica]

BIBLIOGRAFIA NUMISMATICA


DEI

TALLERI ITALIANI


CONTRAFFATTI AL TIPO DEL BRABANTE9




Affò Ireneo, Della zecca e moneta parmigiana. Parma, 1788 in fol. Zanetti, Nuova raccolta delle monete ecc., Vol. V, pag. 224 e la nota 187.

Cita una tariffa pubblicata in Parma, il 1 Luglio 1609; ora si paria di un tallero di Corregio tipo dal Brabante, senza indicarne la data e l’autore.

– – Del diritto conceduto alla casa Gonzaga di batter moneta in tutte le terre da essa possedute nella diocesi di Cremona e nella contea di Rodigo, colla spiegazione delle monete che uscirono specialmente dalle zecche di Sabbioneta, Pomponesco e Bozzolo. Zanetti, Nuova raccolta delle monete, ecc., Tomo III, pag. 174, e le dune note 180 e 181; tav. XI, n. 42 (Un tallero di Scipione Gonzaga per Bozzolo, 1638; ed uno anonimo pure del 1638).

NB. Questo secondo tallero anonimo, descritto nella nota 180 e disegnato alla tav. XI, n. 42, secondo l’autore, potrebbe essere uscito dalla zecca di Mirandola.

Bigi Quirino, Di Camillo e Siro da Correggio e della loro zecca. Modena, 1870, in-4, pag. 74, n. 57. (Tallero di Camillo per Correggio, senza data).

Dannenberg H., Unedirte Thaler. Numismatische Zeitschrift, 1871, Tomo III, pag. 222; tav. VI, n. 4. (Tallero di Camillo per Correggio, senza data).

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Demole Eugène, Monnaies inédites d’Italie figurées dans le livre d’essai de la Monnaie de Zurich, «Revue belge de num.», 1888, pag. 407-408; tav. IX, n. 2. (Tallero di Giacomo III Mandellli, conte di Maccagno, 1622). — Pag. 416-416; tav. X» n. 6. (Tallero dei Mazzetti di Frinco, senza data).

Gnecchi Ercole, Documento inedito della zecca di Correggio. Rivista italiana di numismatica, 1888, anno I, fase. II; pag. 222-223, tav. V. (Tallero di Siro di Correggio, senza data).

Hoffmann L. W., Alter und neuer Münz-Schlüssel. Nürnberg, 1715, in-4, tav. XXXIII. (Tallero di Camillo per Correggio, senza data).

Kunz Carlo, Monete inedite o rare di zecche italiane. Correggio, Archeografo triestino 1882, vol. VIII. Pag. 265-266 (in nota). (Tallero di Camillo per Correggio, senza data).

Luchini Luigi, La zecca di Bozzolo. Bozzolo e suoi domini. Cremona, 1883, e Gazzetta numis., Anno III, n. 4-5. Pag. 34. (Tallero di Scipione Gonzaga per Bozzolo, 1638).

Meyer J. F. G., Monnaies rares da Cabinet royal de la Haye. Rev. belge de num. 1873, Tomo V, pag. 317. (Tallero di Camillo per Correggio, senza data).

Olivieri Agostino, Monete, medaglie e sigilli dei principi Doria che serbansi nella biblioteca della R. Università e in altre collezioni di Genova. Ivi, 1858 in 8, pag. 77 e 78; tav. IV, n, 4. (Tallero di Andrea III Doria per Loano, 1669).

Papadopoli Nicolò, Monete inedite delle zecche minori dei Gonzaga, esistenti nella raccolta Papadopoli. Period. di num. e sfrag. Vol. V, 1873; pag. 309, tav. XII, n. 14. (Tallero di Scipione Gonzaga per Bozzolo, 1659).

Rossi Umberto, Bozzolo e Castiglione delle Stiviere. Monete sconosciute. Gazzetta num. Anno I, n. 2, pag. 6. (Tallero di Scipione Gonzaga per Bozzolo, 1638.)

Ruggero Giuseppe, Un tallero di Sabbioneta. (Vedi a pag. 365 di questo stesso Fascicolo). (Tallero di Luigi Caraffa per Sabbioneta, senza data).

Sedgwick-Berend, Deutsche, italienische und schweitzer Münzen and Medaillen. Frankfurt a. M., 1887, in-8, pag. 38, n. 232. (Tallero di Camillo per Correggio, 1603).



Note

    Demole Eugène, Monnaies inédites d’Italie figurées dans le livre d’essai de la monnaie de Zurich, «Rev. belge de num.», 1888, pag. 407-408, tav. IX, 2.

  1. Questo tallero fa creato dagli Stati confederati dell’Olanda durante la guerra contro Filippo II di Spagna, e precisamente con decreto 27 Agosto 1675. In esso si prescriveva la coniazione di una moneta di argento chiamata Leeuwendaalder (tallero al leone) del peso di 18 engels (gr. 27,684441) colla tolleranza di 8 azen (gr. 0,3846056) e al titolo di 9 penning (0,750) colla tolleranza di grani 1 1/2 (0,0052); perciò il minimo tollerato era: pel peso gr. 27,2999354; pel titolo 0,7443. Questo tallero doveva valere 35 stuivers, ossia un fiorino e 15 stuivers. In progresso di tempo il valore del Leeuwendaalder, che conservò sempre invariato il suo titolo, aumentò come segno:
    nel 1586 valeva fiorini 1 stuivers 16
    " 1594 " " 1 " 17
    " 1603 " " 1 " 18
    " 1615 " " 2

    Dal 1615 in poi, e quindi anche all’epoca del nostro tallero di Maccagno, (1622), il valore della moneta olandese rimane a 2 fiorini.

  2. Vedi l’articolo Un tallero di Sabbioneta del signor Ruggero, pubblicato nel Fascicolo-Omaggio offerto in quest’anno dai collaboratori della Rivista Ital. di Num. alla Reale Società Numismatica del Belgio, e riprodotto in questo stesso fascicolo.
  3.  
  4. Singolare e degna di nota si è la grande varietà di leggende che si incontrano nel dritto delle monete del Mandelli. Fra tutte quelle in oro, argento e rame, pubblicate dal Kunz, dal Köhne, dallo Chalon, dal Morel Fatio, dal Demole, dal Promis, ecc., e fra quelle ch’io possiedo siedo inedite nella mia collezione e che pubblicherò tra breve, non se ne trovano due sole che abbiano la leggenda del dritto perfettamente uguale. In molte poi di queste leggende, che racchiudono i titoli del Mandelli, (come nel tallero che sto pubblicando), mi pare di vedere uno studio speciale di abbreviazioni per nascondere, quanto più è possibile, l’origine e l’autore della moneta.
  5. Olivieri A., Monete, medaglie e sigilli dei principi Doria che serbansi nella biblioteca della R. Università ed in altre collezioni di Genova. Ivi, 1868; in 8 Pag. 77-78.
  6. Olivieri, Op. cit. Tav. IV, 4.
  7. Demole E. Op. cit., pag. 17-18, tav. X. 6.
  8. I negozianti olandesi continuarono però per qualche tempo ancora a far battere questa moneta, ma solo per l’esportazione nel Levante. L’ultimo Leeuwendaalder fa battuto nella Frisia occidentale e porta la data del 1700.
  9. Per chi desiderasse fare uno studio speciale di queste imitazioni italiane del Leeuwendaalder olandese, credo utile aggiungere una piccola nota di libri ed opuscoli numismatici che trattano di queste imitazioni. Comprendo in questa nota solamente le poche opere che descrivono imitazioni italiane del tallero originario della confederazione olandese (1576-1595), tipo del guerriero e dello scudo, nel diritto, e del leone rampante nel rovescio.