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modTesto in evidenza
The Decameron 1492.jpg
Il Decamerone o Decameron (dal greco antico δέκα "dieci" ed ἡμέρα "giorno", opera "di dieci giornate") è una raccolta di novelle scritta nel Trecento da Giovanni Boccaccio.

Il libro narra di un gruppo di giovani, sette femmine e tre maschi, che trattenendosi fuori città (per dieci giorni, appunto) per sfuggire alla peste nera, raccontano a turno le novelle, di taglio umoristico e con frequenti richiami all'erotismo bucolico del tempo. Per quest'ultimo aspetto, il libro fu tacciato di immoralità o di scandalo, e fu in molte epoche censurato o comunque non adeguatamente considerato nella storia della letteratura.

Il Decamerone fu anche ripreso in versione cinematografica da diversi registi, fra i quali Pier Paolo Pasolini.


modImmagine in evidenza

 
Ecco apparir lo smisurato mostro
     mezzo ascoso ne l'onda e mezzo sorto.
     Come sospinto suol da borea o d'ostro
     venir lungo navilio a pigliar porto,
     così ne viene al cibo che l'è mostro
     la bestia orrenda; e l'intervallo è corto.
     La donna è mezza morta di paura;
     né per conforto altrui si rassicura.


Ruggiero soccorre Angelica di Jean Auguste Dominique Ingres, (1819)


    
Tenea Ruggier la lancia non in resta,
     ma sopra mano, e percoteva l'orca.
     Altro non so che s'assimigli a questa,
     ch'una gran massa che s'aggiri e torca;
     né forma ha d'animal, se non la testa,
     c'ha gli occhi e i denti fuor, come di porca.
     Ruggier in fronte la ferìa tra gli occhi;
     ma par che un ferro o un duro sasso tocchi.


Orlando Furioso, Canto X, Ottava 99-100

mod Chi ben comincia...

Ci sono libri che iniziano così:


Engraving of Andrea Doria.JPG
INTERPRETARE vuol dire «scoprire e manifestare il significato segreto di una persona o di una cosa». Orbene, se io penso ad Andrea Doria, sento sempre più che un significato segreto della sua vita esiste. E a questo significato io dò un nome che voi conoscete, ma che forse in questo momento non pensate.

Io vedo la figura solida del patrizio genovese piantarsi a cavallo di due secoli, dei due secoli più tristi e insieme più grandi della storia d'Italia, e dal suo trono ideale la vedo dirigere questa nostra povera Italia in eterna lotta, con se stessa e con gli stranieri. Lo vedo, a un certo momento, assumere un ruolo preciso nella tragedia italica, ed opporsi al destino, e affrettare il destino, e affiancarsi al destino. Lo vedo dare la libertà alla sua Patria, e avviarla verso il suo domani; e soccorrere questa città, e liberare quest'altra e accorrere ovunque. Lo vedo sempre pronto a intervenire, a rincuorare, a rimproverare, a giudicare.

E' il Signore senza corona di Genova, ma anche il Signore senza corona di una Patria più grande.

Ora voi cominciate a comprendere il nome che io dò al suo significato segreto, al significato di quest'uomo prodigioso, che riempie di sé la metà di un secolo luminoso e terribile.



come prosegue?


modTesti a fronte

I primi sofisti sconvolsero la vita culturale e politica di Atene con una capacità dialettica in grado di rendere credibili costruzioni filosofiche in contrasto con le più radicate certezze della civiltà greca. Essi non tennero nascosto il segreto della loro abilità: la parte centrale dell'Encomio di Elena di Gorgia, caso esemplare di difesa vincente di imputato indifendibile, è a sua volta un elogio del lógos, al contempo "parola", "ragionamento" e "discorso".

Εἰ δὲ λόγος ὁ πείσας καὶ τὴν ψυχὴν ἀπατήσας, οὐδὲ πρὸς τοῦτο χαλεπὸν ἀπολογήσασθαι καὶ τὴν αἰτίαν ἀπολύσασθαι ὧδε. λόγος δυνάστης μέγας ἐστίν, ὃς σμικροτάτῳ σώματι καὶ ἀφανεστάτῳ θειότατα ἔργα ἀποτελεῖ· δύναται γὰρ καὶ φόβον παῦσαι καὶ λύπην ἀφελεῖν καὶ χαρὰν ἐνεργάσασθαι καὶ ἔλεον ἐπαυξῆσαι. ταῦτα δὲ ὡς οὕτως ἔχει δείξω·

Che se poi da tale eloquenza fu persuasa, che la sua mente ne restasse ingannata, non è pur difficile intorno a questo difenderla, e liberarla dall'accuse, che a lei si fanno. Ella è l'eloquenza un gran Principe, che in un picciolissimo, e assai vil corpo divinissime imprese fa eseguire. Ed ha tal forza di sottrarre alcun dalla tema, d'alleggerirgli il dolore, di cagionargli allegrezza, e d'accrescergli compassione. Il fatto adunque fu tale, quale io vi mostrerò.

Δεῖ δὲ καὶ δόξῃ δεῖξαι τοῖς ἀκούουσι· τὴν ποίησιν ἅπασαν καὶ νομίζω καὶ ὀνομάζω λόγον ἔχοντα μέτρον· ἧς τοὺς ἀκούοντας εἰσῆλθε καὶ φρίκη περίφοβος καὶ ἔλεος πολύδακρυς καὶ πόθος φιλοπενθής, ἐπ' ἀλλοτρίων τε πραγμάτων καὶ σωμάτων εὐτυχίαις καὶ δυσπραγίαις ἴδιόν τι πάθημα διὰ τῶν λόγων ἔπαθεν ἡ ψυχή. φέρε δὴ πρὸς ἄλλον ἀπ' ἄλλου μεταστῶ λόγον.

Ma fa d'uopo con ornamento agli Uditori narrar le cose. La Poesìa tutta io la giudico, e la chiamo un'Orazione fatta con metro, colla quale negli Uditori fa nascere ed un orrore cinto di tema, e una misericordia piena di lagrime, e amica delle doglianze. Nell'opere altrui, e nella fortuna, e disavventura degli altrui corpi le proprie passioni sente l'anima per mezzo di tai discorsi. Or dunque da uno ad un altro ragionamento passando,

Αἱ γὰρ ἔνθεοι διὰ λόγων ἐπῳδαὶ ἐπαγωγοὶ ἡδονῆς, ἀπαγωγοὶ λύπης γίνονται· συγγινομένη γὰρ τῇ δόξῃ τῆς ψυχῆς ἡ δύναμις τῆς ἐπῳδῆς ἔθελξε καὶ ἔπεισε καὶ μετέστησεν αὐτὴν γοητείᾷ. γοητείας δὲ καὶ μαγείας δισσαὶ τέχναι εὕρηνται, αἵ εἰσι ψυχῆς ἁμαρτήματα καὶ δόξης ἀπατήματα.

dico, che tai diletti nascono dall'eloquenza, che avendo in sè quanche cosa del divino, quando son d'allegrezza, e quando di rammarico apportatori. Ed all'oppenione dell'anima una certa portentosa forza è per natura attaccata, che molce, e persuade, e con incantesimo anche trasforma. Difficili però l'arti dell'incantesimo, e della magia si trovano, le quali non sono, che peccati dell'anima, ed inganni dell'oppenione.

Ὅσοι δὲ ὅσους περὶ ὅσων καὶ ἔπεισαν καὶ πείθουσι δὲ ψευδῆ λόγον πλάσαντες. εἰ μὲν γὰρ πάντες περὶ πάντων εἶχον τῶν τε παροιχομένων μνήμην τῶν τε παρόντων ἔννοιαν τῶν τε μελλόντων πρόνοιαν, οὐκ ἂν ὁμοίως ὅμοιος ἦν ὁ λόγος ὴπάτα. νῦν δὲ οὔτε μνησθῆναι τὸ παροιχόμενον οὔτε σκέψασθαι τὸ παρὸν οὔτε μαντεύσασθαι τὸ μέλλον εὐπόρως ἔχει· ὥστε περὶ τῶν πλείστων οἱ πλεῖστοι τὴν δόξαν σύμβουλον τῇ ψυχῇ παρέχονται. ἡ δὲ δόξα σφαλερὰ καὶ ἀβέβαιος οὖσα σφαλεραῖς καὶ ἀβεβαίοις εὐτυχίαις περιβάλλει τοὺς αὐτῇ χρωμένους.

τίς οὖν αἰτία κωλύει καὶ τὴν Ἑλένην νομίσαι ἐλθεῖν ὁμοίως ἄκουσαν οὖσαν ὥσπερ εἰ βιατήρων βίᾳ ἡρπάσθη; ἡ γὰρ τῆς πειθοῦς ἕξις, καίτοι εἰ ἀνάγκης εἶδος ἔχει μὲν οὔ, τὴν δὲ δύναμιν τὴν αὐτὴν ἔχει.

Ma quanti intorno a varie cose l'altrui intelletto convinto hanno, e tuttavia convincono, col tessere ne' lo discorsi bugie! Poiché, se tutti di tutte le cose passate avessero memoria, e intorno alle presenti, e alle future accorgimento; non in diversa maniera, essendovi ragion eguale, che se cose fussero al dì d'oggi avvenute, potrebbero facilmente rimembrar le passate, le presenti comprendere, e indovinare il futuro; siccome fan molti, che intorno a molte cose somministrano all'anima un'opinione, e non ferma, coloro, che s'appoggiano ad essa, rimangono circondati da un'incostante, e non secura fortuna.
Or dunque qual ragion proibisce, ch'Elena similmente, allorchè giovane era, quasi per violenza rapita fosse? Tanta è l'arte del persudere, che tira d'accorso un animo non altramente disposto.

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