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III. I fatti medianici non si possono dire impossibili a priori

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III. I fatti medianici non si possono dire impossibili a priori
II IV


Ora veniamo alla questione. Essa è, come dicemmo, doppia: prima, se i fenomeni medianici sono reali; e poi se sono spiritici.

Diremo che sono reali se sono vere sensazioni, (non allucinazioni), non prodotte volontariamente e coscientemente da alcuno dei presenti (cioè non imposture); cioè se sono fenomeni prodotti da intelligenze occulte.

Dimostrare la realtà dei fatti sarebbe facilissimo, se a ciò si richiedesse soltanto il numero e la forza delle prove. Invece è difficilissimo, perchè i più sono convinti a priori che questi fenomeni sono impossibili, e perciò non esaminano le prove, o le esaminano soltanto per scoprirne la falsità. Quindi bisogna prima persuadere la gente, non che sono possibili, ma almeno che non è evidente che siano impossibili.

Ora io non vorrei che quei pochi giovani ai quali io mi indirizzo si abituassero a rispondere così alla cieca, come fanno alcuni spiritisti, che nulla è impossibile, che tutto è possibile. Una sentenza simile, adottata letteralmente, non farebbe che confondere di più i nostri cervelli, e toglier loro ogni criterio di verità. Invece:

1° C’è qualche cosa che per la logica è impossibile; ed è l’assurdo, il contradittorio. Due termini, o due proposizioni, di cui una afferma e l’altra nega la stessa cosa (e soltanto la stessa cosa), non possono esser vere ambedue; la contraddizione è segno di errore. Dunque è assurdo direttamente, è impossibile assolutamente, che sia vera una proposizione la quale contiene una contraddizione nei termini; che afferma un circolo quadrato, o, come dicono i tedeschi, del legno di ferro. Ora è chiaro che nei fenomeni medianici non c’è una contraddizione di questa specie, una contraddizione intrinseca; perchè fra l’idea di una carta e quella di uno scritto, nessuno ha mai visto una contraddizione.

2° È poi assurdo indirettamente, impossibile relativamente, ciò che, senza essere in contraddizione con sè stesso, è in contraddizione con altre cose che già si conoscono con certezza come vere; ossia ciò che è in contraddizione colle leggi di natura. Ma per sapere quali cose sono in contraddizione colle leggi di natura, non basta più la logica, e bisogna che interroghiamo la fisica; dico la fisica nel senso in cui l’intendevano i Greci, come scienza. della natura in generale. Ora la fisica, fondata sull’esperienza, è determinista; per lei è canone fondamentale che tutti i fenomeni naturali sono soggetti a queste due leggi: al principio di causalità (che non c’è effetto senza causa), e al principio detto della costanza delle leggi di natura (che non c’è causa senza effetto). Ciò vuol dire che, se manca una qualunque delle condizioni di un fatto, il fatto non succede mai (altrimenti ci sarebbe un effetto senza causa); e se tutte le condizioni ci sono, il fatto succede sempre (altrimenti ci sarebbe una causa senza effetto). E siccome non c’è via di mezzo, e in qualunque momento della storia del mondo le condizioni di un dato fatto ci sono o non ci sono, così per la natura non ci sono che cose necessarie o impossibili; tutto ciò che è succeduto era inevitabile, e tutto ciò che non è succeduto era impossibile. Le cose possibili o contingenti sono quelle di cui non sappiamo se ci sono o ci saranno le condizioni necessarie a produrle o sufficienti ad impedirle. Il possibile ed il contingente non esistono dunque nella natura (facendo per ora astrazione dalla questione del libero arbitrio), bensì soltanto nella nostra ignoranza. Così noi ammetteremo che domani può piovere o far bel tempo, perchè la meteorologia è una scienza che comincia appena; ma di un ecclissi lo Schiapparelli non ammetterà che domani sia possibile e contingente insieme, bensì affermerà che domani è impossibile, e che fra tanti giorni, ore, minuti primi e secondi sarà necessario. Se ci sono delle cose possibili, è dunque perchè noi non sappiamo tutto. Noi non conosciamo tutte le forze e leggi di natura. Bisogna ammettere che ve ne sono di occulte, perchè alcune di quelle che ora sono note, erano occulte una volta. «Il y a trois cents ans, dice il Richet, l’électricité était une force occulte. La chimie a été une science occulte et elle s’appellait l’alchimie; et il n’y a pas plus de vingt ans que le magnétisme animal a cessé d’être une science occulte». E a quel che dice il Richet sull’elettricità aggiungete questo, che, poco prima della scoperta della pila di Volta, il Coulomb, fisico valentissimo, diceva: «in elettricità non c’è più niente da scoprire». E non solo delle forze e leggi occulte ce ne possono essere; ma ce ne devono essere; perchè con quelle che conosciamo finora non possiamo spiegare che ben poco di quello che vediamo. E, non conoscendo tutte le leggi di natura, non possiamo nemmeno sapere se ne conosciamo novantanove centesimi o un solo centesimo. Dunque non bisogna introdurre nella scienza questo principio che in natura tutto è possibile, ma solo ammettere che, data la nostra immensa ignoranza, per noi tutto è possibile1. Ora che, da quel solito pedante ch’io sono, ho voluto trovare la formola giusta della possibilità, non mi sembra più pericoloso il citar alcune delle sentenze che, per così dire, affermano la possibilità dell’impossibile, e che sono frequenti nelle opere degli scienziati veramente grandi, di quelli che hanno scoperto qualche cosa:

Liebig: «Il segreto per fare delle grandi scoperte è di credere che nulla è impossibile». Huxley: «Per quanto concerne la questione del miracolo, io posso solamente dire che .... le possibilità della natura sono infinite» Lodge: «Le possibilità della natura sono infinite».

Herschell: «Il perfetto osservatore, in qualunque ramo della scienza, avrà forzatamente, per così dire, gli occhi aperti a questo: che può trovarsi all’improvviso in faccia ad un tal fatto che, secondo le teorie annesse, non deve presentarsi, e che sono appunto questi fatti che servono di chiave a nuove scoperte». - Claude Bernard: «Noi dobbiamo star pronti a credere, che ciò che, secondo le nostre teorie, era assurdo, era invece possibile». - Il Darwin, dice il suo biografo, non indietreggiava davanti a nessun esperimento, per quanto paresse assurdo.

Sant'Agostino: «I miracoli non sono contrarj alla natura, ma a ciò che noi sappiamo delle leggi di natura». - Pomponazzi: «Molte cose sono possibili, che noi neghiamo soltanto perchè non comprendiamo come possano accadere». Laplace: «Nous sommes si éloignés de connaître tous les agens de la nature, qu’il serait très peu philosophique de nier l’existence des phénomènes uniquement parce qu’ils sont inexplicables dans létat actuel de nos connaissances».

Arago: «Chi parla di impossibile fuori delle matematiche pure, è per lo meno un imprudente». E ora non si può parlarne nemmeno in tutte le matematiche, ma soltanto in aritmetica; infatti, cose che non sono possibili nello spazio di tre dimensioni in cui viviamo noi e che ha studiato Euclide, (per es. far dei nodi in una corda senza che i capi s’incontrino, leggere una lettera senza aprirla, ecc.), sarebbero possibili in uno spazio che avesse invece quattro o più dimensioni (come dimostra il calcolo); e uno spazio di più di tre dimensioni non lo possiamo immaginare, ma non possiamo dire che sia impossibile; consultate i matematici, non dico lo Zöllner, perchè come spiritista è sospetto, ma l’Helmholtz o, se volete un italiano, il Beltrami.

Dunque non solo non si dirà che i fenomeni medianici sono assurdi logicamente, che sono contradittorj in sè stessi, ma nemmeno si può dire che siano assurdi fisicamente, che siano contrarj alle leggi di natura. Sarebbe contro la legge di causalità che un tavolino si movesse senza causa; ma noi non diciamo che il tavolo si muove senza causa; anzi, vi facciamo osservare il movimento per farvi ammettere la causa. Sarebbe contro la legge di gravitazione che un tavolo si alzasse di per sè; ma il du Prel e tanti altri hanno già risposto che una forza può vincerne un’altra; così il magnetismo della calamita può vincere la gravità del ferro, la corrente elettrica può vincere l’affinità chimica, l’urto può vincere la coesione. Certo, bisognerà ammettere che questa forza è finora occulta; ma voi non avrete la presunzione di conoscerle tutte. Non c’è dunque contraddizione di leggi, ma opposizione di forze (di cui una occulta), che danno delle risultanti diverse da quelle che darebbero le sole forze note. Vi sono così dei miracoli naturali; ma sono come le eccezioni grammaticali, le quali spariscono di mano in mano che si conoscono meglio le regole e si corregge la grammatica.

Nè si può insistere dicendo che questi fenomeni sono impossibili, perchè le cause occulte che ci obbligherebbero ad ammettere sono impossibili; perchè si dovrebbe ammettere Dio o il diavolo, gli elementali degli occultisti o i defunti degli spiritisti. Prima di tutto potrebbe darsi che non si fosse obbligati ad ammettere queste conseguenze, e che questi fatti si spiegassero con altre ipotesi. Che se poi i fenomeni medianici vi obbligassero ad ammettere l’immortalità dell’anima, non cascherà il mondo per questo; ammetterete anche questa assurdità, o piuttosto converrete che non è un’assurdità. Non bisogna negare l’immortalità dell’anima col pretesto che i morti non tornano mai, e negare che tornino col pretesto che l’anima non è immortale. Questo sarebbe un giro vizioso.

Ripeto: in natura nulla è possibile; tutto ciò che è, è perché dev’essere: ma per noi tutto è possibile.

3° È dunque inutile l’insistere dicendo che per lo meno sono inesplicabili, dal momento che l’inesplicabile non è impossibile. Ma si aggiunge che, se si volesse negare l’inesplicabile, non ci resterebbe quasi più niente; noi ammettiamo tutti che l’erba cresce, sebbene non sappiamo come faccia, soltanto perchè l’erba si vede molto più spesso che i fantasmi dei morti. E se non si spiegano, è precisamente perchè non si studiano; moltissimi si occupano di botanica e pochissimi di spiritismo. Al più sarà vero soltanto che non si possono spiegare colle cause note; tanto meglio: vuol dire che ci serviranno a scoprirne delle ignote. Io ho sentito degli scienziati a lamentarsi che in fisica non c’è più nulla da scoprire; e ciò che non è ancora ammesso da tutti non lo vogliono studiare. Fanno come uno che si lamenta di non poter più spigolare o racimolare o raccattare un fil d’erba, mentre ha davanti una foresta vergine.

4° Ci sono anche quelli che hanno il coraggio di dire che questi fenomeni sono inammissibili perchè non si sono mai visti. Per ora lasciamo stare che questo è precisamente al contrario della verità. Ma fosse anche vero, la conseguenza sarebbe falsa. Perchè, come osserva il Wallace confutando Hume, se non si potesse ammettere un fatto che non è mai stato constatato per l’innanzi, non si sarebbe potuto ammettere l’esistenza del pesce volante; perchè il primo che lo vide aveva contro di sè tutta l’esperienza passata, e quindi non poteve essere creduto, e quindi nemmeno il secondo, e così via. Citiamo in appoggio un bell’esempio che nei libri sullo spiritismo non ho ancora trovato. Erodoto ci racconta che si raccontava che al tempo di Psammetico una spedizione fenicia avesse passate le colonne d’Ercole, avesse fatto il giro dell’Africa e fosse tornata sù dal mar Rosso; ma Erodoto, sebbene non avesse la diffidenze del Niebuhr o del Mommsen non credeva a questa spedizione, perchè i reduci avevan narrato cose troppo maravigliose, e sopratutto questa, addirittura incredibile, che per gran parte del loro viaggio il sole, invece di sorgere alla loro sinistra, era sorto alla loro destra; ora il Grote ha acutamente osservato che questa, che per Erodoto provava la falsità della tradizione, per noi è una prova irrecusabile della sua verità; perchè se andiamo al di sotto dell’equatore, nell’emisfero australe, vediamo infatti sorgere il sole alla destra dell’osservatore; ma nessuno in Grecia ed in Egitto ai tempi d’Erodoto poteva immaginarselo; dunque era vero che i Fenici avevano fatto il giro dell’Africa; dunque Erodoto aveva torto. E quale la causa del suo errore? il non aver mai veduto (nè conosciuto alcuno che avesse veduto) quel fenomeno che per la prima volta ci hanno raccontato i Fenici.

Tutte queste mi paiono ragioni logicamente buone; eppure non sono psicologicamente forti. Perchè? perchè in realtà non si deve combattere colla ragione, ma coll’abitudine di creder così e così, abitudine sempre più ribadita da quelli con cui viviamo e che credono come noi; e la ragione si convince colla dimostrazione, ma l’abitudine non si può vincere che colla ripetizione dei fatti contrarj. Vedete le pagine di Lombroso sul misosoneismo2.


Note

  1. Il prof. Sidgwick ha pubblicato nei Proceedings S. P. R. un buon capitolo sui criterj della verità nelle ricerche psichiche, che si può riassumer così: In questo campo (scil, della psicologia occulta) la difficoltà deriva dal fatto che si tratta di valutare un’improbabilità dipendente da un rapporto fra due termini, di cui non ne conosciamo che uno. Un miracolo, (se per miracolo intendiamo una cosa interamente diversa da quella parte di esperienza che finora fu raccolta, trasmessa e ordinata, e perciò interamente nuova e strana) non è certamente impossibile; ma è certamente improbabile. Quanta è questa improbabilità? la sua improbabilità dipende dalla proporzione fra ciò che sappiamo della natura e ciò che resta a sapere; proporzione che non possiamo determinare, perchè appunto non conosciamo il secondo termine.
  2. Nel giornale La Perseveranza (11 e 12 Agosto) il senatore Gaetano Negri ha scritto due brillanti articoli contro il mio libro.
    Questi articoli mi hanno fatto del bene; perchè molti argomentarono che, se un nomo autorevole come il Negri si degnava combattermi, era segno che lo spiritismo, di ridicolo che era, cominciava a diventar pericoloso, e perciò degno di studio. Qualcuno ha detto che soffiar su un’idea vera è come soffiare sul fuoco; si accende sempre più; il signor Negri, soffiando sullo spiritismo, ha commesso un’imprudenza. Aggiungi che, combattendo lo spiritismo, egli ha, per cavalleria, commesso anche l’imprudenza di lodar troppo me ed il mio libro; e così ci ha raccomandati al lettore. Aggiungi poi che le ragioni del signor Negri non sono punto buone. Egli si crede razionalista e positivista e non fa che surrogare un dogmatismo negativo al positivo. Egli vuol difendere dallo spiritismo la scienza moderna, e non ricorda che il medodo della scienza moderna è quello di prendere per base l’esperienza, ossia il complesso dei fatti osservati; che questa esperienza non sarà finita che alla fine del mondo; che quindi nella scienza non vi sono principj assoluti, immutabili, dogmi, che abbiano diritto di chiuder la porta a nuovi fatti, nè spiritici nè altri, purchè siano fatti. Egli dice che per esser fatti devono rispondere alla razionalità delle leggi di natura; e noi ammettiamo che la natura è ragionevole e non si contraddice, e che, più si studia, più si vede che ogni fatto ha la sua ragione; più studiamo quel che Galileo chiama il libro della natura, più vediamo che dev’esser un trattato more geometrico demonstratus; ma la ragione della natura è più vasta che quella del signor Negri, e quindi può capire delle cose che a lui sembrano contraddizioni. Non aggiungo altro, e rimando il lettore all’eloquente risposta che il dott. Giorgio Finzi ha già fatto al signor Negri nella Vita Moderna (4 Settembre 1892); risposta che gli scienziati hanno veramente gustato. «La sperienza non falla mai, ma solo fallano i vostri giudizi», aveva detto Leonardo da Vinci, che altra volta il signor Negri aveva chiamato benissimo il primo uomo moderno; ora invece, osserva il Finzi, il signor Negri inverte il concetto di Leonardo e dice agli spiritisti: «Il mio giudizio non falla mai, ma solo fallano le vostre esperienze!».