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Francesco Gnecchi

1888 Indice:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu Rivista italiana di numismatica 1888

Monete imperiali inedite nella collezione Gnecchi Intestazione 25 febbraio 2012 75% Numismatica

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della serie Appunti di numismatica romana

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III.


MEDAGLIONI INEDITI

nella collezione gnecchi a milano



Dovrei ripetere qui parecchie delle cose che già dissi nella specie di prefazione al N. I di questi Appunti nel 2° fascicolo della Rivista, discorrendo delle Monete imperiali inedite. Per brevità rimanderò il lettore a quelle righe, accennando solamente che dei medaglioni che qui descrivo alcuni furono già da me descritti in pubblicazioni anteriori, mentre altri sono assolutamente nuovi.

I primi sono quelli, che mi parvero meritevoli oltre che della semplice descrizione data, di qualche commento e della riproduzione dal vero, allora mancante, i secondi quelli entrati nella mia collezione dopo l’ultima pubblicazione, relativa a monete inedite, ossia dopo il 1886. — Alcuni pochi offrono semplici varianti da quelli pubblicati dal Cohen ; ma la più parte sono veramente nuovi e hanno qualche specialità che li rende degni di osservazione. [p. 276 modifica]Accennerò come i più importanti i due medaglioni d’argento, il primo di Trajano, di conio romano, il secondo di Filippo padre e Otacilla unico sotto diversi aspetti, il grande medaglione di bronzo di Commodo notevole pel massimo modulo e il medaglione d’oro di Magnenzio, nuovo pel rovescio e pregevole pel metallo.

Fra i dieciassette medaglioni descritti e riprodotti, parecchi non si trovano nel più brillante stato di conservazione, e le tavole quindi mancano almeno in parte di una delle principali attrattive; ma, come ebbi già occasione di osservare altrove, le tavole aggiunte a questi articoli non sono come quelle, che, fatte per ornamento di un catalogo, offrono l’esposizione dei pezzi più belli e più appariscenti scelti appositamente fra molti, onde fare pompa di se e attestare il gusto squisito del raccoglitore sotto il duplice aspetto dell’arte e della conservazione. Alla quale ultima, dirò fra parentesi, oggi si attribuisce un’importanza soverchia, preferendola generalmente al vero interesse scientifico.

Scopo unico di queste tavole è quello di rappresentare fedelmente, documentare e autenticare tutti i pezzi descritti e quindi ogni scelta rimane esclusa. Questi pezzi unici o rarissimi, ohe offrono ancora novità o materia di discussione dopo tanti che furono studiati e descritti, bisogna prenderli quali sono e accontentarsene, non dimenticando che se vi manca il pregio tanto ambito e direi riconosciuto per l’unico da buona parte dei moderni raccoglitori, l’interesso scientifico vi rimane sempre inalterato.

Davanti alla investigazione della scienza tanto vale una moneta fior di conio come quella che si trova nel più deplorevole stato di conservazione, sempre ben inteso che tanto ne rimanga da poterla [p. 277 modifica]con sicurezza leggere e classificare; e una moneta nuova e sconosciuta, per quanto male conservata è sempre preferibile a un fior di conio noto a chichessia, nello stesso modo che una nuova cristallizzazione di nessun valore venale e di nessuna apparenza esteriore ha maggior pregiò agli occhi del geologo naturalista, che non la più superba gemma di Golconda.... Certo sarebbe troppo pretendere che tale preferenza fosse condivisa dalla bella dama che aspira a farsi un vezzo...; ma noi dobbiamo nel caso nostro, poco gentilmente e poco galantemente è vero, imitare l’esempio del primo e non quello della seconda!

E chiudendo così il breve preambolo, eccomi a presentare i nuovi medaglioni.

TRAJANO.

MEDAGLIONE D’ARGENTO DI CONIO ROMANO.

(Diam. min. 27, — peso gr. 15.600).


1.° Dopo il N. 3 di Cohen.

D/— IMP • CAES • NERVA TRAIAN • AVG • GERM • P • M •
Testa laureata a destra.

R/ — PROVIDENTIA SENATVS
Trajano e un senatore di fronte ambedue togati sostengono insieme un globo. L’imperatore che sta a sinistra tiene uno scettro.

(Tav. VII, N. 1).


I Medaglioni imperiali d’argento, incominciando da Marc’Antonio e scendendo fino a Settimio Severo sono nella grandissima maggioranza, o diremo addirittura quasi tutti coniati in Asia. — E sono abbastanza comuni, mentre quelli di conio romano sono [p. 278 modifica]eccessivamente rari. Non se ne conoscevano finora che due dì Domiziano, uno di Trajano e due di Adriano, ossia quanti si possono contare sulle dita di una mano. Il che oggi non si potrà più dire essendo diventati sei con quello ora descritto.

Quantunque esso abbia un diametro eguale o pochissimo superiore a quello di un mezzo bronzo, l’ho detto di conio romano, e conviene provarlo; ciò che non mi riescirà difficile essendovi tre forti ragioni a sostegno di tale asserzione, Tarte, la rappresentazione del rovescio e il peso.

L’arte è veramente quella della buona epoca romana in cui ci troviamo, ed è la stessa arte dei bronzi di Trajano. Il che vuol dire che si scosta assai da quella dei medaglioni di conio asiatico, nei quali essa si addimostra più primitiva, più rozza, e presenta un tipo affatto speciale. Anche i caratteri delle leggende sono precisamente i caratteri delle buone monete romane, mentre nei medaglioni di conio asiatico non ne hanno mai la purezza e s’accordano invece coll’arte più bassa dell’incisione della figura.

Si confronti alla Tavola il Medaglione di Trajano coi tre seguenti (N. 2, 3 e 4) d’Adriano, che ho riprodotto principalmente allo scopo di offrire tale confronto; e ognuno vedrà chiaramente quanto l’arte romana differisca dall’arte asiatica, sia per l’incisione delle teste e dei rovesci, sia per lo stile dei caratteri, sia infine per la parte meccanica della coniazione. Per poco che si abbia l’occhio abituato all’osservazione delle monete è impossibile non avvertire tali differenze.

Il secondo indizio egualmente positivo e fors’anche più forte consiste nella rappresentazione del rovescio eminentemente romana, la quale, nuova nella serie [p. 279 modifica]numismatica di Trajano, ha però il suo perfetto riscontro in un rarissimo gran bronzo di Nerva descritto al N. 116 di Cohen. I rovesci dei medaglioni asiatici si aggirano tutti in una cerchia assai ristretta di rappresentazioni e di leggende. Queste si limitano ordinariamente ad una data, — i pochi medaglioni asiatici di Trajano non hanno che le due leggende: cos . ii o tr • pot . cos . ii, e così a un dipresso sono quelle dei medaglioni consimili di Nerva ed Adriano, — mentre le rappresentazioni non offrono in generale che simboli generici, come il fascio di spighe, l’aquila legionaria e le insegne militari, o la personificazione della Pace, della Fortuna, di un fiume, ecc. oppure un tempio o una divinità, quale Giove, Cerere, Cibele, Esculapio, Pallade, Nettuno, il più sovente poi la Diana d’Efeso rappresentata sotto diverse forme. — Ma non danno mai una rappresentazione di carattere decisamente romano, come invece la troviamo nel medaglione sopra descritto. La rappresentazione dell’Imperatore e di un senatore e la relativa leggenda providentia senatvs sono quanto di più romano si può immaginare e il medaglione perciò deve indubbiamente essere uscito dalla zecca di Roma.

L’ultimo indizio finalmente è, come abbiamo accennato, il peso, il quale raggiunge i grammi 15,600, mentre nessuno dei medaglioni d’argento coniati in Asia supera quello di 10 grammi.

Detto medaglione sarebbe quindi il secondo conosciuto di Trajano come di conio romano, il primo essendo quello col rovescio di carattere egualmente romano adventvs avg. descritto al N. 1 del Cohen, già appartenente al medagliere del duca di Blacas, ora al Museo Britannico; colla sola differenza, che quest’ultimo riproduce per tipo e per dimensione [p. 280 modifica]
280 francesco gnecchi
un gran bronzo dello stesso Trajano, mentre il mìo

riproduce in minor diametro un gran bronzo di Nerva.

Fu trovato lo scorso marzo in Roma, e questo è un indizio di più, se si vuole, della sua romanità, poiché i medaglioni di conio asiatico provengono tutti dall’Oriente.

ADRIANO.

MEDAGLIONI D’ARGENTO DI CONIO ASIATICO.

(Diam. mill. 30, — peso g. 10).


2.° Dopo il N. 9 di Cohen.

D/ — HADRIANVS AVGVSTVS P • P •
Busto a destra col paludamento e la corazza. Testa nuda.

R/ – COS • III •
Giove Laodiceo a sinistra tiene un’aquila nella destra e un lungo scettro nella sinistra.

(Tav. VII, N. 2).


Il medaglione sembra battuto su di un altro medaglione, come si può argomentare dalle vestigia di un tempio che si vedono ancora abbastanza chiaramente dietro alla figura di Giove nel rovescio. La doppia coniatura spiega il diametro più grande che di solito.

(Diam. mill. 27, — peso gr. 10).


3.° Dopo il N. 81 di Cohen.

D/ — HADRIANVS AVGVSTVS P • P •
Testa nuda a destra.

R/ — COS • III •
Luno (?) o Giove (?) ignudo a sinistra con una patera e un’asta rovesciata. Ai suoi piedi un cane (Cerbero?)

(Tav. VII, N. 8).

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(Diam. mill. 27, — peso gr. 9.50).


4.° Dopo il N. 43 di Cohen.

D/ — IMP • CAES • TRA • HADRIANO AV • P• P •
Testa laureata a destra.

R/ — DIANA EPHESIA.
La Diana d’Efeso di fronte fra due cervi.

(Tav. VII, N. 4).


Tipo piuttosto barbaro e suberato.

MEDAGLIONE DI BRONZO.

(Diam. mill. 36).


5.° Dopo il N. 565 di Cohen.

D/ ― HADRIANVS AVG • COS • III • P • P •
Testa laureata a destra.

R/ — Anepigrafe.
Bacco ignudo e Apollo seminudo seduti su di un carro a destra sono tirati da una pantera e da una capra. Bacco appoggiandosi sul gomito destro tiene il tirso, Apollo seduto alla sinistra suona la lira volgendosi a lui. Sulla capra cavalca Cupido e suona un doppio flauto.

(Tav. VIII, N. 1).


Questo bellissimo medaglione uscì dal Tevere pochi mesi sono; di bella quantunque non perfetta conservazione è completamente spattinato come tutti i bronzi che provengono dal Tevere. Il rovescio, formante un quadro pieno d’arte e di poesia, e degno della migliore epoca romana, era conosciuto in due medaglioni di Antonino Pio, uno descritto al N. 48 del Supplemento alla prima Edizione del Cohen (divenuto il N. 1153 della nuova) e l’altro da me nella Gazzetta Numismatica di Como (1886); ma è [p. 282 modifica]nuovo fra i medaglioni d’Adriano. Antonino Pio ne fece una copia fedelissima e forse anzi si servi dell’identico conio, come mi pare di poter argomentare esaminando i due rovesci, che non presentano la benché minima diversità.

FAUSTINA JUNIORE.

MEDAGLIONE DI BRONZO.

(Diam. mill. 39).


6.° Dopo il N. 107 di Cohen.

D/— FAVSTINA AVG • PII • AVG • FIL •
Busto a sinistra.

R/ — Anepigrafe.
Faustina (o Venere?) seminuda sta seduta a sinistra. Si appoggia colla mano sinistra al sedile, mentre colla destra offre un elmo (?) a Marte (?) che le sta dinnanzi, tenendo un oggetto indistinto nella destra e un parazonio nella sinistra. Alla destra di Marte una corazza.

(Tav. VIII, N. 2).


Il medaglione è in istato assai cattivo di conservazione, principalmente pel rovescio; pure ho creduto opportuno riprodurlo, trattandosi di un rovescio; affatto nuovo fra i medaglioni di Faustina.

LUCIO VERO.

MEDAGLIONE DI BRONZO.

(Diam. mill. 38).


7.° Dopo il N. 109 di Cohen.

D/ — L • VERVS AVG • ARM • PARTH • MAX •
Busto laureato a destra col paludamento e la corazza.

R/ — Anepigrafe.
Su di un palco collocato a destra Lucio Vero sta arringando due Soldati di cui uno armato di lancia e [p. 283 modifica]scudo, l’altro semplicemente di scudo. Dietro a lui sul medesimo palco sta M. Aurelio, e davanti al palco un giovinetto (Commodo?) pure rivolto ai soldati. — Nello sfondo due insegne militari.

(Tav. VIII, N. 3).


Il solo medaglione di Lucio Vero a cui può assomigliare quello ora descritto è dato da Cohen al N. 89 porta al rovescio la leggenda adlocvt.; e un’allocuzione è veramente anche quella del mio medaglione quantunque anepigrafe. Il giovinetto, che sta ai piedi del palco, rivolto ai soldati forma la differenza fra questo medaglione e i molti rappresentanti il tipo dell’allocuzione; e mi pare vi si debba riconoscere il fanciullo Commodo, se non già associato all’impero, designato successore al trono come figlio di Marco Aurelio.

COMMODO.

MEDAGLIONE DI BRONZO.

(Diam. mill. 36).


8.° Dopo il N. 297 di Cohen.

D/ — IMP • CAES • L • AVREL • COMMODVS GERM • SARM •
Busto giovanile e laureato a destra a mezza figura, coll’egida che gli circonda il petto.

R/ — TR • POT . COS •
Commodo ignudo a sinistra cogli attributi di Ercole, la clava nella destra e la pelle del leone nella sinistra, coronato da una Vittoria alata, che tiene una cornucopia (Anno 177, d. C.).

(Tav. VIII, N. 5).


Il rovescio è nuovo nelle serie dei medaglioni di Commodo.

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MEDAGLIONE DI BRONZO A DUE METALLI.

(Diam. min. 53).


9.° Dopo il N. 448 di Cohen.

D/ — Anepigrafe.
Busto laureato di Commodo a destra col paludamento.

R/ — Anepigrafe.
Figura femminile (Roma?) seminuda con un vessillo, che cammina a destra conducendo pel freno un cavallo.

(Tav. VIII, N. 4).


Non è bello come conservazione il medaglione ora descritto, ma degno di nota sotto due aspetti, prima per la mancanza assoluta di leggenda, poi per la dimensione. In tutte la ricchissima serie dei medaglioni di bronzo di Commodo, certo la più ricca di tutte, nessun medaglione è anepigrafe dalle due parti, e forse nessuno anche nel solo rovescio. Dico forse, perchè l’unico esemplare descritto come tale dal Cohen (N. 447 della prima Ediz., o 997 della seconda) è riportato da Mionnet; vi manca il dritto e, ciò che più importa, la citazione del museo in cui si trova, e quindi non lo si può accettare che con qualche riserva. Ad ogni modo, ammessa pure la esistenza e l’autenticità di quello di Mionnet, il mio medaglione sarebbe l’unico certamente anepigrafe sia nel dritto che nel rovescio.

La dimensione poi è la massima che mai si incontri nei medaglioni, il diametro raggiungendo 53 mill. che corrispondono al modulo 14 1/2 della scala di Mionnet. Credo che nessun medaglione romano raggiunga questo diametro, eccettuato uno solo di Commodo, già appartenente al Gabinetto del Duca di Blacas, del quale Cohen diede non solo la [p. 285 modifica]descrizione (N. 447) ma benanco l’incisione (Tav. III), quantunque si trovasse in tale lamentevole stato di conservazione, che al suo confronto il mio si potrebbe dire benissimo.

SETTIMIO SEVERO.

MEDAGLIONE D'ARGENTO DI CONIO ASIATICO.


10.° Dopo il N. 4 di Cohen.

D/ — IMP • CAES • L • SEVERVS PERT • AVG •
Testa laureata a destra.

R/ — VICTORIA AVGVSTI.
Vittoria che cammina a destra, tenendo una ghirlanda con ambo le mani. Davanti a lei uno scudo su di una base.

(Tav. VII, N. 5).


MEDAGLIONE DI BRONZO.

(Diam. min. 39).


11.° Dopo il N. 467 di Cohen.

D/ — L • SEPTIMIVS SEVERVS PERTINAX AVG • IMP • VII •
Busto laureato e corazzato a destra fregiato dell’egida.

R/ — DIVI M • PII • F • P • M • TR • P • IIII • COS • II • P • P •
Marte ignudo e galeato a destra col mantello che dalle spalle gli scende sul braccio sinistro. Tiene un’asta e si appoggia allo scudo. Ai suoi piedi una corazza (Anno 196, d. C.).

(Tav. VIII, N. 6).


Questo medaglione poco differisce da quello descritto da Cohen al 467; ma ho voluto riprodurlo stante il suo bellissimo stile e la perfetta conservazione. Era la gemma della collezione Baxter di Firenze.

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SEVERO ALESSANDRO.

MEDAGLIONE DI BRONZO A DUE METALLI.

(Diam. min. 37).


12.° Dopo il N. 228 di Cohen.

D/ — IMP • CAES • M • AVREL • SEV • ALEXANDER • AVG •
Busto laureato a destra col paludamento.

R/ — JOVI VLTORI P • M • TR • P • III • (in giro) COS • P • P • (all’esergo).

Tempio a sei colonne, ornato al sommo d’una quadriga trionfale e di statue. Di statue è pure ornato il frontone.

In mezzo al tempio siede Giove Vendicatore coi fulmini e lo scettro. Un gran recinto a porticati, di cui si vedono otto arcate per lato, forma davanti al tempio una piazza a cui danno accesso tre arcate nel davanti, elevate su alcuni gradini e sormontate da statue (Anno 224, d. C).

(Tav. VIII, N. 7).


Il rovescio col tempio di Giove vendicatore, nuovo fra i medaglioni di Severo Alessandro, è però conosciuto fra i gran bronzi dello stesso ed è descritto e inciso da Cohen al N. 268. La sola differenza sta in ciò che le lettere s. e. all’esergo del gran bronzo, sono sostituite nel medaglione dalle altre: cos. p. p.

FILIPPO PADRE E OTACILLA.

MEDAGLIONE d’ARGENTO.

(Diam. mill. 37, — peso gr. 31).


13.° Dopo il N. 75 di Cohen.

D/ — CONCORDIA AVGG
Busti affrontati di Filippo padre e d’Otacilla. Il primo è laureato, la seconda diademata. Ambedue hanno il paludamento.

[p. 287 modifica]R/ — ADVENTVS AVGG .
Filippo padre e Filippo figlio in abito militare galoppanti a destra. Ciascuno tiene un’asta, il primo orizzontale, il secondo verticale.

(Tav. VII, N. 6).


Questo medaglione può vantare il diritto al titolo di unico per diversi motivi. È unico prima di tutto come tipo, unico come portante le teste di Filippo padre e d’Otacilla, unico infine come medaglione di argento di grandi dimensioni e storico in quest’epoca.

La famiglia dei Filippi è variamente rappresentata sulle monete e sui medaglioni romani.

Monete d’oro e d’argento, medaglioni e monete di bronzo ci offrono le teste di Filippo padre e d’Otacilla, monete d’argento e medaglioni di bronzo le teste dei due Filippi, infine monete d’argento e di bronzo e medaglioni di bronzo hanno le tre teste dei due Filippi e di Otacilla variamente disposti; ma nessuna moneta e nessun medaglione d’argento ci offre le due teste di Filippo padre e Otacilla. I pochi medaglioni d’argento di Filippo padre sono tutti di piccolo modulo e non portano che le comuni leggende: aeqvitas avg . e victoria avg; come sono tutti i medaglioni d’argento anteriori all’epoca di Gallieno. Quelli di Severo Alessandro, Alessandro e Mamea, Mamea, Massimino, Gordiano non portano che il tipo solito delle tre Monete colla leggenda aeqvitas avo., e non hanno quindi che un’importanza molto piccola, non accennando ad alcun fatto storico né segnando alcun data.

Il medaglione venuto ora in luce ci offre colla sua rappresentazione un fatto importantissimo e una data precisa, l’ingresso in Roma dell’imperatore Filippo col figlio nell’anno 244, quando, dopo assassinato Gordiano, veniva a raccoglierne l’impero. Il medaglione fu coniato precisamente per rammentare la [p. 288 modifica]fondazione dell’impero di Filippo, ed è degno di nota come venisse coniato in argento mentre tutti i medaglioni storici precedenti erano stati coniati in bronzo 1.

Il medaglione venne trovato in Roma nel maggio 1886 completamente coperto di ossido grigio-scuro talché dal villano che lo trovò fu venduto per 25 soldi quale moneta di bronzo. Liberato però dall’ossido che lo ricopriva apparve d’argento, abbastanza buono quantunque non di purissima lega. Il medaglione, si vede, non è mai stato in circolazione; è di quella freschezza di conio che i romani chiamano ruspo ma l’impronta non è molto ben riuscita specialmente nel dritto, ove si vedono le traccie dei diversi colpi che furono dati ai conii, senza che bastassero per farne uscire la rappresentazione completa. Lo chiamerei quasi una prova avanti lettera fatta cioè coi conii non peranco finiti. — Né dico questo perchè al cavallo che sta al secondo piano manca il treno anteriore. Tale anomalia si osserva in altri medaglioni che portano un simile rovescio, e in quasi tutti i gran bronzi di Nerone col rovescio decvrsio. Ma una attenta ispezione dell’incisione, dà [p. 289 modifica]chiaramente a divedere che ai conii mancò l’ultima mano dell’artista. Furono poi finiti in seguito? furono adoperati? Il fatto del non essere finora venuto in luce che quest’unico esemplare, il quale, come si disse, ha tutta l’apparenza di una prova, può lasciar supporre che i conii siano stati abbandonati prima che finiti, e che quindi nessun altro esemplare di questo medaglione debba più comparire. Ma, dopo tutto, tale congettura può essere smentita domani. Frattanto però e fino a nuove scoperte rimane unico, e uno fra i più importanti medaglioni romani di argento.


PROBO.

MEDAGLIONE DI BRONZO.

(Diam. mill. 32).


14.° Dopo il N. 98 di Cohen.

D/ — IMP • C • PROBVS INVICTVS AVG •
Mezza figura di Probo a destra con elmo e corazza, la lancia nella destra, lo scudo e due giavellotti nella sinistra.

R/ — VICTORIA AVGVSTI N •
Vittoria a sinistra seduta su di una corazza. Tiene una palma nella destra e colla sinistra uno scudo appoggiato sulle ginocchia. Sullo scudo la testa di Medusa. (?)

(Tav. VII, N. 7).


Rovescio nuovo pel tipo e la leggenda fra i medaglioni di Probo, citato nella seconda Edizione del Cohen N. 753.


MAGNENZIO.

MEDAGLIONE D’ORO.

(Diam. mill. 31, — peso gr. 9).


15.° Dopo il N. 6 di Cohen.

D/ — D • N • MAGNENTIVS P • F • AVG •
Busto nudo a destra col manto imperiale. [p. 290 modifica] R/ — VIRTVS AVGVSTI NOSTRI
Magnenzio in abito militare che cammina a destra, volgendosi indietro. Tiene colla sinistra lo scudo e una lancia colla punta abbassata, mentre preme la destra sul capo di un prigioniero. All’esergo S M A Q.

(Tav. VII, N. 8).


Fatta eccezione del medaglione d’oro descritto al N. 2 di Cohen, già appartenente al Gabinetto di Francia e distrutto nell’esecrabile furto del 1831, questo da me descritto è il più grande e più pesante fra i pochi medaglioni d’oro di Magnenzio.

ONORIO.

MEDAGLIONI d’ARGENTO.

(Diam. mill. 22, — peso gr. 4.50).


16.° Dopo il N. 4 di Cohen.

D/ — D • N • HONORIVS P • F • AVG •
Busto diademato a destra col paludamento e la corazza.

R/ — GLORIA ROMANORVM •
L’imperatore nimbato e in abito militare a destra colla testa rivolta a sinistra. Tiene un’asta colla destra e si appoggia colla sinistra al proprio scudo. Nel campo una stella, all’esergo CON.

(Tav. VII, N. 10).


(Diam, mill. 28, — gr. 5.50).


17.° Dopo n N. 6 di Cohen.

D/ — D • N • HONORIVS P • F • AVG •
Busto diademato a destra col paludamento e la corazza.

R/ — VOT • XV • MVLT • XX • in una corona d’alloro. All’esergo R M P S.

(Tav. VII, N. 9).


Tre soli medaglioni d’argento sono conosciuti per Onorio. I due qui descritti presentano due tipi nuovi, quantunque non offrano materia a osservazioni speciali.


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Note

  1. Nel Catalogo della Collezione Gosselin venduta a Parigi nel 1864 trovo la descrizione del seguente piccolo medaglione di bronzo, che ha molto relazione col medaglione d’argento da me descritto:

    D. — CONCORDIA AVGG. — Teste affrontate di Filippo padre e Otacilla.

    R. — ADVENTVS AVGG. — Filippo padre e figlio a cavallo preceduti e segniti da soldati.

    Non so dove trovisi ora tale medaglioncino, né perchè non sia stato riportato nella seconda Edizione del Cohen. Certo però non gli fa attribuito gran valore alla vendita, forse per la conservazione o fors anche per qualche dubbio insorto, perchè, quantunque dato per inedito, non trovò che il prezzo di 60 franchi.