Le feste di San Giovanni in Firenze/Parte prima/Capitolo I

Capitolo I

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L’origine delle feste in onore di San Giovan Battista in Firenze risale a remotissimi tempi; ci mancano, è vero, memorie storiche che ce ne diano precise notizie, ma sembra certo che fossero praticate fino dall’epoca nella quale fu costruito il tempio dedicato al culto di detto Santo.

Sebbene incerta sia pure l’epoca della costruzione di questo Tempio, tuttavia, a seconda della storica tradizione sembra che possa stabilirsi nell’anno 592: cioè al tempo di Teodolinda Regina dei Longobardi; ci dicono gli storici che Essa in unione ad Agilulfo suo secondo marito sottopose tutto il Regno Longobardo al culto di San Giovan Battista, fabbricò il celebre Tempio di Monza al quale fece splendidi donativi, e volle che anche nelle altre Città a Lei soggette, si celebrasse il giorno Natalizio di San Giovan Battista con grande solennità.

Il popolo di Firenze che aveva di recente scosso il giogo della Idolatria, forse anche per secondare il pio zelo di [p. 4 modifica]Teodolinda, elesse pur Esso a protettore della Città, questo Santo costrueudo e dedicando al culto di Lui quel Tempio che noi ammiriamo come uno dei Monumenti più antichi nella nostra Città.

È inutile qui porre in campo la discussione se questo Tempio fosse o no quello antico di Marte. È verissimo che i Fiorentini ebbero il Campo Marzio, ed il Tempio dedicato a questa Divinità doveva essere situato in questi contorni, ma la maggior parte dei moderni storici concordano con l'erudito senatore Nelli, il quale giudicando dalla irregolarità dell'Architettura, contraria anche in parte ai buoni precetti dell'arte, ritiene che questa fabbrica sia composta piuttosto di rottami ed avanzi di edificii differenti. Della plausibilità di tale opinione si ha una prova nella Iscrizione Romana, scolpita in marmo, e situata inconsideratamente e quasi a rovescio per parapetto sotto uno degli archi interni del primo ordine dei Ballatoi. Da ciò si può con ragione concludere che la costruzione di questo Tempio sia avvenuta dopo la decadenza della Idolatria.

Costruito dunque questo Tempio e dedicato al culto Cristiano è certo che fino da quei tempi remoti venissero fatte delle Feste e portate offerte solenni nel giorno dedi- cato ad onorare il nome del Protettore di Firenze. Infatti si trovano memorie sicure che fino dall'anno 724, sempre sotto il dominio dei Longobardi, venivano fatte oblazioni e doni alla Chiesa di San Giovanni.

Caduto e distrutto il Regno Longobardo per opera di Carlo Magno si successe in Italia quasi per lo spazio di tre secoli il dominio del Feudalismo; questi furono i tempi più degli altri calamitosi del dispotismo e della ignoranza ; poiché lo studio veniva quasi odiato e deriso, e la maggior parte dei Feudatari stessi non sapeva leggere e molto [p. 5 modifica]meno scrivere il proprio uoiue. Non è perciò maraviglia se in questo luttuoso periodo della storia, ci mancano affatto le memorie degii avvenimenti e degli usi della nostra Fi- renze, per quanto specialmente può referirsi alle oblazioni doni ed altre feste nel giorno Natalizio di San Giovanni.

Quando poi per il trattato di Costanza firmato dal Barbarossa nel 25 Griugno 1183, fu resa la pace all'Italia, le Città della Toscana ad esempio di quelle che si erano unite nella famosa lega Lombarda, scossero allora il giogo del feudalismo. Firenze pure risorta quasi a vita novella, affidò il suo Governo al Comune, ed indi a poco comparve costi- tuita in Repubblica, e quindi in breve tempo divenuta ricca e potente cominciò ad estendere il suo territorio soggio- gando numerose terre e Castelli.

Per tornare alle feste di San Giovan Battista, vi sono molti esempi fino dell' anno 1084, relativi alle Capitolazioni nelle quali i fiorentini obbligavano i vinti in segno di soggezione e di tributo di fare annue offerte alla Chiesa di San Giovanni. Dallo storico Villani si rileva, che preso dai fiorentini il Castello di Mangone obbligarono quel popolo a dare ogni anno certo Censo al Comune di Firenze per la festa di S. Giovanni ; e dovendo poi rendere questo Castello a Benuccio Salimbeni da Siena l'obbligarono a mandare un palio di drappo d' oro. Egualmente il Castello di Montecatini fu costretto ad offrire ogni anno per detta festa un ricco cero con la figura di detto Castello ; ed uno obbligo eguale ebbero i Castelli di Fucecchio, Castelfranco e S. Croce. A seconda di quanto scrive il Borghini gli Empolesi fecero nel 1171, un giuramento di dare anche essi un cero, ed i Certaldesi nel 1198, promisero di pagare ogni anno a San Giovanni, oltre il cero, anche libbre due di argento; e quindi di mano in mano altre terre e Castelli [p. 6 modifica]vennero sottoposti ad eguali tributi. Per formarsi un’idea del numero di tali tributi basti il sapere, che nel 1336, come accenna il rammentato Borgliini, la sola cera offerta pesò libbre 3657.

Nell’anno poi 1128, fu celebrata con straordinaria pompa la festa nel Tempio di San Griovanni, poichè in detto anno fu trasportato il Fonte Battesimale, che avanti trovavasi in S. Separata; e fu collocato nel centro, ove oggi vedesi un vasto ottagono che prima fu di semplici mattoni, e poi di marmi di più colori; sul quale ottagono si ergeva il Fonte circa a tre braccia, che aveva nel centro la Pila ove si faceva il Battesimo, forse per immersione. Questo Fonte fu levato dal suo posto e totalmente annientato nel 1577, per consiglio di Bernardo Buontalenti, onde aver maggior campo di addobbare la chiesa per il solenne battesimo di Filippo figlio di Francesco dei Medici.

In quanto alle feste solenni che solevansi fare ogni anno, eravi pure la consuetudine di correre un palio che era di stoffa tessuta in oro e di velluto vermiglio, però è molto dubbio ciò che racconta il celebre Lami sulla autorità del Villani, che cioè questa corsa avesse principio nel secolo IV; la prima Tolta che si trova veridicamente rammentata è nell’anno 1288.

In questi anni cioè circa il 1298, le feste di S. Giovanni dÌvennero splendidissime poiché ad esse collegavasi una tale significazione della potenza della fiorentina Repubblica la quale divenuta ricca e temuta ambiva che i tributi dovutile dai Castelli e terre soggette fossero nel giorno di S. Gliovanni recati ed accolti con la maggior pompa possibile. Siccome questi tributi e le feste che ne seguivano venivano date sulla piazza detta della Signoria e poiché si collegano con la storia di detta piazza, non [p. 7 modifica]che del palazzo costruito da Arnolfo e della loggia dell’ Orgagua, così è duopo di tali monumenti dare un brevissimo cenno.

I Priori delle Arti che si chiamavano Priori di libertà, fino dal 1282, abitavano nel palazzo o torre della Castagna, presso Badia, ma non sembrando alla Signoria di esser sicura in quell'abitazione, nè essere conveniente a sì potente Repubblica abitare in case di privati, deliberarono nel 1298, di fabbricare un palazzo tale che fosse degno della maestà del Governo; questo palazzo fu costruito sul terreno prossimo al luogo ove già erano le case degli liberti; e tanto era l’odio che portavasi ai Ghibellini ribelli che fu ordinato che il palazzo non dovesse affatto toccare il terreno già occupato da quelle famiglie; e nonostante la gagliarda opposizione di Arnolfo, fu costruita la fabbrica fuori di squadra, e non molto discosta dalla chiesa di S. Piero Scheraggio. In questo palazzo risiedeva il Gonfaloniere e otto Priori eletti due per ogni quartiere della città. Il loro ufizio durava due mesi, nel qual tempo convivevano alla stessa mensa, nè per alcun modo era a loro permesso di uscire da quella residenza. Avevano due servitori per ciascheduno ed un Notaro che stava anche egli in palazzo, e sedeva a mensa con loro, tutto il trattamento, secondo il Villani non importava più di dieci lire il giorno; e poiché su questo esempio si regolava la privata condotta dei cittadini, si trovavano in grado di fare le grandissime spese, che abbisognavano o nelle guerre o nell’edificare le magnifiche fabbriche che rimangono a far maraviglio sa Firenze.

Nella facciata del Palazzo nello stesso anno 1298 fu fatta la ringhiera che era destinata ad accogliere la Signoria, la quale da quel luogo leggeva al Popolo i propri [p. 8 modifica]decreti, annunziava le avvenute vittorie, consegnava il bastone del comando ad un Generale che volesse maggiormente onorare, e da questa stessa ringhiera riceveva i tributi e gli omaggi delle Terre che venivano conquistate. A questa ringhiera si saliva per cinque scalini, dappresso alla muraglia vi era una gradinata, o panchina di tre gradini di pietra per comodo di sedervi, e sul davanti un parapetto alto circa un braccio, sopra questo parapetto nella cantonata di tramontana posava il Leone di pietra, che prima era dorato, ed altri tre Leoni erano sugli altri tre angoli. Circa il 1530, dice il Vasari, che Andrea Del Sarto aveva cominciato, di ordine della Signoria di Firenze a disegnare dei cartoni che si dovevano colorire per fare la spalliera alla ringhiera di Piazza, con le Bandiere dei quartieri della Città, ed altri ornamenti ; qual lavoro rimase imperfetto per la morte di Andrea. Sopra questa ringhiera la Signoria di Firenze non alzava residenza o padiglione, ma se ne stava semplicemente seduta sulle panchine di pietra; avveniva però di frequente che il tempo piovoso impedisse queste pubbliche adunanze, come accadde nel- l'anno 1374, nel quale il Glonfaloniere di Giustizia Filippo Bastari, insieme ai nuovi Priori non poterono comparire sulla ringhiera a prendere la Signoria, e furono costretti a raccogliersi nella Chiesa di S. Piero Scheraggio, Chiesa troppo piccola a tanta solennità. Fu proposto allora che far si dovesse una Loggia che fosse magnifica e conveniente al bisogno e ne fu dato l' incarico ad Andrea Orgagna, ar- chitetto e pittore che la edificò nel 1374, sul terreno ove erano le case Tigliamochi e Baroncelli. Molti erano stati i disegni a tale oggetto presentati, ma come più bello e magnifico fu scelto quello di Orgagna, che alla grande re- putazione che godeva nella scultura e pittura, aggiunse anche quella di architetto eccellente. [p. 9 modifica]Giovan Battista Niccolini nella vita di questo architetto bene a ragione dice che « non può guardarsi questa Loggià senza sentirsi sublimare, e muovere a meraviglia per la magnanima audacia di quella mente che la ideò e di quel secolo in cui fu inalzata. »

La Piazza della Signoria poi in varii tempi venne ingrandita, non tanto per semplice ornamento, come anche per ragione di sicurezza; come avvenne nel 1342, quando il Duca d'Atene per fortificarsi intorno al Palazzo fece di sfare le case che più a quello si avvicinavano.