La fine di un Regno (1909)/Parte III/Documenti vol. I/V

Documento V

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Documento V, volume I, cap. VI.


Diario inedito del Marchese Antonini,
ministro di Napoli a Parigi, dal 10 al 28 settembre 1852.


(10 settembre 1852 - Napoli).


Ritorno da Caserta. Il Re mi ha condotto nel suo gabinetto ch’è contiguo alla camera da letto di S. M. la Regina nel rez de chaussé del palazzo. Mi ha fatto sedere contro di sè.

Mi ha detto che io lo avevo ben capito; che lui non solo è Presidenziale ma Imperialista; che mi avrebbe date istruzioni chiare e precise perchè, se il Ppe. L. Napoleone si dichiara Imperatore, io non tardi a salutarlo e felicitarlo come tale; anzi se io lo potessi, dovrei farlo anche due giorni prima dell’avvenimento. Gli ho rispettosamente rammentato che tali istruzioni modificano quelle da me ricevute, cioè, che io dovessi salutarlo e riconoscerlo appena il rappresentante di Austria o di Russia lo faccia. S. M. mi ha mostrato la convinzione che le Potenze del Nord non tarderanno un momento a far la riconoscenza; io mi sono permesso di non aver la stessa convinzione, perchè credo che comincieranno per chiedere il mantenimento de’ trattati del 1815.

Relativamente alle mene de’ rivoluzionarî che si servono del nome di Murat, S. M. è convinta che non bisogna più accordarci peso, dopo le dichiarazioni del P.pe Preside. che condanna quelle [p. 34 modifica]mene. Mi ha S. M. raccontato quel che ho detto al marchese di Turgot, e quel che questo gli ha manifestato sulla amicizia del Ppe. L. Napoleone. Mi ha detto che avendo voluto dare una marca di deferenza al conte di Nesselrode,1 lo avea tenuto a pranzare a Caserta col Conte Kreptowich; e poi fece la stessa politezza (sic) al march. Turgot invitandolo con Mr. Barrot.2 S. M. cui non avevo potuto far sapere perchè la squadra francese era tornata in Napoli, è stata gradevolmente sorpresa, che io avessi fatto nascere questa nuova prova di cortesia per parte del Ppe. L. Napoleone. Ha letto con soddisfazione il biglietto, che Mr. Drouyn de Lhuys mi scrisse il 28 agosto per dirmi che la squadra andava per rendere omaggio al Re nella festa di Piedigrotta.

S. M. dopo una conversazione di più di un’ora, mi fece l’onore di dirmi che sperava di non contrariarmi ritenendomi a pranzare in famiglia. Ne fui vivamente commosso di riconoscenza, e gli baciai la mano che mi porse serrando la mia.

M’introdusse nella camera da letto di S. M. la Regina, che trovasi prossima allo sgravo; ebbe la degnazione di presentarmi alle LL. AA. RR. il Duca di Calabria e di Trani, e fece venire tutti i piccoli Principi e Principesse portate in braccio dalle bonnes. Il Re li prendea uno a uno nelle sue braccia e tenne più tempo delle altre la Pssa. Pia, che rassomiglia molto ed in bello alla Regina. Avendo io domandato se le LL. MM. avessero già designato il nome del nascituro, disse il Re che, venendo al mondo nell’ottava della Madonna, sarebbe Ppe. o Pssa. Maria e Ppe. Pasquale Baylon. Il Re scherzando disse alla Regina: tu non partorirai prima di posdomani Domenica.

S. M. disse al Principe Ereditario: “Conduci Antonini alla camera da pranzo e tienigli compagnia„. — Ciò che S. A. R. fece con infinita grazia e bontà; e mentre sì attendevano le LL. MM. venne a raggiungerci anche il Conte di Trani. Appena vennero le LL. MM. il Re disse al duca d’Ascoli: “lascia il tuo posto vicino a me ad Antonini„, e mi situò alla sua sinistra avendo a destra la Regina. Alla mia sinistra era il duca d’Ascoli, quindi il conte di Ludolf e poi la Marchesa del Vasto (ora Palmieri) e in seguito tutti gli aiutanti e ordinanze.

Durante il pranzo S. M. mi diresse sovente la parola; e poscia domandommi il biglietto di Mr. Drouyn de Lhuys, nel quale oltre della squadra sì parla della tomba del duca d’Enghien, che sarà a Vincennes ristabilita integralmente, in seguito delle mie osservazioni. Fece leggere alla Regina quel biglietto, che io proposi a S. M. [p. 35 modifica]di prendere, al che consentì dopo che io ne avessi fatto una copia per me. Dopo finito il pranzo restai colle LL. MM. col solo duca d’Ascoli, ed il Re mi parlò nuovamente degli affari di Francia e delle sue relazioni colle Potenze del Nord; e mi disse: “Fortunatamente la posizione geografica de’ miei Stati mi permette di essere fuori di ogni disputa e combattimento. Voglio essere amico di tutti, ma indipendente da tutti e dalle loro querele„. S. M. mi confidò che avea avuto una conversazione col conte di Nesselrode, e desiderava che io lo vedessi per veder se con me si esprime nello stesso senso.

Il Re ha detto che parlando con Turgot si era servito della qualifica di Prince Murat, ed io ho detto che io non lo avevo mai così chiamato, ma che posto che S. M. lo fece, io potevo arbitrarmici.


18 settembre 1852.


Ieri sono stato alla cerimonia in gran gala per la nascita e battesimo del Real Principe D. Pasquale Maria, che ebbe luogo nel magnifico palazzo di Caserta. Due ore dopo lo sparo de’ cannoni de’ forti, si trovarono i convogli nella strada ferrata. Partii col corpo diplomatico, ed entrai nel primo salone con esso. Prima che cominciasse la presentazione del regio Infante portato dalla Principessa di Bisignano, cameriera magiore (sic), venne il Col°. D’Agostino a dirmi che S. M. volea che dopo la cerimonia andassi nel suo appartamento. Dopo rogato l’atto dello Stato Civile, si andette alla Cappella ove ebbe luogo il battesimo ed il Te Deum. S. A. R. il conte di Trapani fu il Patrino del neonato. Nella cerimonia stetti sempre tra la Famiglia Reale, il duca di Modena, oltre il conte di Montemulino e l’infante Don Sebastiano e rispettive mogli.

Essendo sceso nell’appartamento del Re, S. M. appena le persone reali partite, mi fece chiamare e mi condusse nel suo grande gabinetto prossimo alla camera da letto della Regina, mi ringraziò molto dei sigari che aveva trovati eccellenti, e specialmente del bicchiere a piede che avevo offerto alla Regina, e l’altro a godelet per lui. Ebbe la degnazione di dirmi che aveva il lavoro ed incisione d’argento, posto tra due gristalli (sic), fatta l’ammirazione di conoscitori che li avevano veduti. Fecemi S. M. sedere al posto della prima udienza e cominciò dal dirmi che aveva riflettuto a quella qualifica di prince, che ebbe data a Murat, parlando a Monsieur de Turgot e riconosceva che era meglio che io non gliela dassi, perchè non avendolo fatto finora, potria sembrare una concessione dopo il mio ritorno da Napoli; e che l’avergliela accordata S. M. poteva essere un atto di cortesia parlando con Turgot che gli dava la qualifica di prince.

[p. 36 modifica]Parlommi poscia S, M. e mi fece leggere la traduzione d’una lettera della moglie di Murat diretta il 22 agosto alla cognata contessa Pepoli, nella quale le dice che una parola del presidente è venuta a mettere ostacolo alla di loro gita in Italia; e le parla delle reclamazioni da farsi in Napoli per una iscrizione sul gran libro, della quale era stato incompensato (sic) Mr Aimé, asserendo che Drouyn de Lhuys è meglio disposto ad appoggiarlo che Mr. de Turgot.

S. M. mi parlò di Mr. Thomas d’Ajou, e mi spiegò la sua posizione pseudoliberale e fornitore (sic). Mi disse che tolta la libertà della stampa non aveva voluto continuare il suo giornale, e ne era andato a fondare uno in Genova (Il Mediterraneo) che ha preteso essere giornale del Re di Napoli. S. M. mi ha dichiarato nel modo il più positivo che non ci prende alcun interesse, ed ha negato che possa entrare in Napoli sotto l’indirizzo del ministro della guerra come d’Ajou avea chiesto. Che avea saputo che nel detto giornale vi erano articoli che erano ostili al Principe L. Napoleone e che li disapprovava altamente. A questo proposito mi disse S. M.: “voglio cogliere questa occasione per aprire a te la mia piena fiducia, e dirti che qualcuno crede che io mostri amicizia pel Ppe. Preside, ma che in fondo non desidero che continui nel potere. Ebbene ti assicuro che non ho niente più a cuore che si faccia Imperadore, e continui l’opera di salvare l’ordine sociale. Non è certo un Orléans, o il mio caro cugino e nipote Conte di Chambord, che potrà farlo. Del resto io gli sono riconoscente di tutte le prove di amicizia e di simpatia che mi ha date, e devo riconoscere che le mie relazioni colla Francia sono di mano in mano divenute migliori, da Cavaignac al 2 dicembre 1851, e poi perfette, da che L. Napoleone ha tutto il potere„.

S. M. mi disse che dovevo vedere il conte di Nesselrode, per sapere se si sarebbe espresso con me ne’ termini tenuti con S. M. Ed io promisi di andare oggi a Castellamare, pregando la M. S. di non dirmi quel che il conte di Nesselrode gli ebbe espresso.


18 settembre 1852.


Ieri l’altro fui a Castellamare per pranzare dai miei amici Wittgenstein, e prima andetti dal conte Creptowitch per vedere il conte di Nesselrode. Questi mi ricevè con grandi dimostrazioni di amicizia, presente la figlia e il Conte di Lebzeltern. Mi disse: Et bien, que vous nous apportez de nouveau de Paris? L’Empire est fait ou se fera, et l’on dit que vous y poussez et que vous exersez une grande influence sur le président.

Al conte di Nesselrode dissi che io non spingevo all’Impero, perchè in fondo non trattavasi che di un titolo, perchè L. Napoleone ne avea tutta l’autorità ed il potere, e che per l’influenza io non [p. 37 modifica]cercavo ad avere che il mezzo di essere ascoltato quando trattavasi degl’interessi del mio Sovrano. Si parlò del Coup d’état del 2 Xbre, e dissi, che a quello avevo spinto per quanto avevo potuto, e credevo di aver ben servito il mio Re e l’Europa, perchè quell’atto ci avea tutti salvati. Il conte di Nesselrode ne convenne pienamente, e disse che solamente L. Napoleone potea farlo e salvare l’ordine sociale. Ed io soggiunsi che non bisognava dimenticare il servizio che ci aveva reso; ch’esso era molto suscettibile per paura che si manchi all’onor della Francia e che temendo che i sovrani del Nord non sieno ben disposti per lui, non rompa interamente colla rivoluzione. Si parlò poi dello stato de’ partiti in Francia, e si convenne che le masse sono Napoleoniche come lo è l’armata. Domandai quali notizie avesse il conte di Nesselrode sul matrimonio colla Principessa di Vasa, e mi rispose che mancava di dettagli, ma che lo credeva mancato.


17 settembre 1852.


Ieri sono andato a Caserta, ove S. M. teneva udienza. Entrato nella camera, il duca d’Ascoli ed il principe di Jaci mi han fatto avanzare per far si che il Re mi vedesse. Di fatti S. M. mi salutò colla mano parlando con un Vescovo e dopo aver parlato all’Intendente di Salerno, mi fece entrare nel suo gabinetto, e facendomi sedere gli raccontai la mia conversazione col Nesselrode. S. M. mi disse: “appena il Principe L. Napoleone si dichiarerà Imperatore, voi lo riconoscerete senza attendere altro; e în questo senso saranno le istrugioni che vi darò per iscritto„.

Parlando del viaggio del Principe Presidente e del di lui arrivo pel 26 e 26 a Marsiglia, emisi l’idea di mandare una fregata con un generale per complimentarlo.

S. M. prese a volo l’idea che sarebbe render la politezza (sic) fatta di mandar qui la squadra francese per Piedigrotta, e mi disse: “ci penserò e forse partirà pel 22 sotto pretesto di andare a Gaeta„. S. M. mi riparlò di Thomas d’Ajou che era all’udienza. Egli fa ora il disgustato della politica. Mi parlò pure degl’intrighi Austro-Russi, de’ quali Sabatelli è la chevillauvriere, come pure della maldicenza contro il governo, di cui è centro la casa Torella.

19 settembre 1852.


S. R. M.


Signore,

Credo opportuno non lasciare ignorare a V. M. che jeri sera Mr. Barrot mi disse: je viens de recevoir la certitude que le Piemont et la Toscana envojent complienter le Prince President à Toulon, et il me parait convenable... Lo interruppi, e gli dissi: mon cher Mr Barrot, s’il s’agit de convenances, soyez sur que le Roi y aura pensé avant [p. 38 modifica]vous, et avant qui que ce soit. Non volli che potesse vantar di aver dato un suggerimento.


28 settembre 1852.


Ieri mattina con un avviso del colonnello D’Agostino sono giunto da Capodimonte a Caserta prima dell’una p. m. S. M. mi ha subito ricevuto nel suo gabinetto, e dopo avermi detto che volea fissare le mie istruzioni, mi ha dato a leggere una memoria di un Polacco, che offre di farsi relatore (spia) a Londra, mentre S. M. è andato a sentire la messa nella camera della Regina.

Appena tornato nel suo gabinetto, il suo fedele aiuto di Camera ha preparato due tavolini, e sono venuti il Presidente del Consiglio cav. Troja, il ministro d’Urso, Cassisi e Carafa. Ci ha fatti tutti sedere prendendo S. M. vicino a sè il duca di Calabria, e quindi ha fatta lucidamente l’esposizione dello stato delle cose in Francia, della certezza che vi sia proclamato l’Impero, della sicurezza desunta da’ rapporti di Vienna e Pietroburgo, e da quel che ha detto il conte di Nesselrode, che le Potenze del Nord riconosceranno l’Impero forse dopo la dichiarazione del mantenimento de’ Trattati del 1816, e finalmente S. M. ha conchiuso che le sembrava prudente e utile il procedere immediatamente alla riconoscenza (sic) dell’Impero per parte sua, onde conservare la bella posizione che abbiamo stabilita in Parigi, posizione, egli ha detto, che si deve all’abilità del Barone Antonini, ma più specialmente alla franchezza e lealtà messa nelle relasioni con il principe Luigi Napoleone. Ed ha S. M. soggiunto che era meglio farsi un merito della riconoscenza dell’Impero, facendone un atto spontaneo, e non una conseguenza forzata degli avvenimenti; e che in questo senso credea che si dovessero redigere le istruzioni pel barone Antonini, credendo opportuno che egli feliciti subito in Suo Nome il nuovo Imperadore. Ha poscia domandato il parere de’ ministri, ed il cav. Troja è stato pienamente di avviso, che dovesse farsi come S. M. proponea.

Il comm. d’Urso, premettendo ch’era la riconoscenza un fatto grave, meglio saria non affrettarsi, e concertarsi colle altre Potenze, al che S. M. ha replicato che volea essere indipendente, e nella sua posizione geografica tenersi lontano dalle influenze e compromissioni specialmente colla Francia, preferendo una neutralità, come suol dirsi armata.

Rammentando che nel 1806, come Murat nel 1814, fu perduto il Regno di Napoli per aver tergiversato nella politica; che la sua era franca e amichevole per tutte le Potenze, mu di simpatia per la Francia che può farci molto male, e non può aspirare ad opprimerci; e che piuttosto che ritornare sotto l’influenza inglese, preferiva legarsi e marciar colla Francia. Il Principe Ereditario è mostrato [p. 39 modifica]assentire ed il cav. Cassisi, e il comm. Carafa egualmente. Io mi sono permesso di esprimere la convinzione che le Potenze del Nord frapporranno qualche tempo prima di riconoscere l’Impero, specialmente spinte dall’Inghilterra, che teme la Francia risorta forte ed intraprendente. “Non importa, ha detto il Re, questo ritardo farà meglio valere la mia deferenza pel Principe L. Napoleone,,. S’è allora convenuto che io sarei munito di una lettera di credenza di S. M. perla Maestà dell’Imperadore Luigi Napoleone con la data in bianco e a sigillo volante, perch’io nel momento di proclamarsi l’Impero, la presenti, apponendoci una data che si ravvicini all’avvenimento della proolamazione dell’Impero. Il cav. Carafa ha avuto l’ordine di redigere le istruzioni e la lettera di credenza. Il Re mi ha congedato e mentre fece avvertire gli altri ministri di venire al Consiglio, io ho dato e spiegato a S. A. R. il Duca di Calabria il nuovo istromento d’ottica, lo Stereoscope.


28 settembre 1852.


Ieri, Domenica, il colonnello D’Agostino con un’ordinanza speditami a Capodimonte, mi scrisse che S. M. volea vedermi in Napoli, ove saria venuto per poche ore, o jeri o questa mattina.

Essendomi subito recato a Palazzo, malgrado una terribile tempesta, mi assicurai di essere avvertito appena S. M. sarebbe (sic) giunta

Avanti le tre p. m. ho ricevuto oggi tale avviso, ed ho trovato al piccolo appartamento del pianterreno il colonnello D’Agostino, e poco dopo è arrivato il commendatore Carafa, poco prima avvertito che S. M. desiderava vedere anch’esso.

Essendo giunto il Re col Duca di Calabria, ambedue in tenuta di viaggio, S. M. nel vedermi da lontano mi ha detto ad alta voce “Signor barone Antonini, spero che stiate bene ed ho bisogno di parlarvi„; quindi, chiamato Carafa, siamo entrati nel corridojo che conduce all’appartamento sulla Darsena, ove, preso commiato dal Real Conte e Contessa di Trapani, siamo arrivati al gabinetto di S. M. col Daca di Calabria, e S. M., levandosi la sciabola, si è posto al suo scrittoio e ci ha fatti sedere. Ha tirato dal portafoglio, che gli ha sporto il Real Figlio, alcune carte, e poi mi ha domandato se io conoscevo le istruzioni e la lettera di cui fu parlato il 26 a Caserta. Io ho risposto che non le conoscevo, ciò che il comm. Carafa ha confermato. Allora S. M., leggendomi un progetto che avea corretto col lapis, e si pose a correggerlo colla penna, mi permisi alcune osservazioni, che S. M. con una grazia infinita degnò accettare nella correzione, Poi le feci osservare che il foglio era un dispaccio, e non istruzioni, perchè in questo caso dovea parlare il Re e firmarsi da 8. M., ciò che Essa ammise.

[p. 40 modifica]Venendo poscia al progetto di lettera, che mi si vuol confidare in previsione, S. M, non lo trovò di suo gusto, e mi mostrò unfff minuta da esso fatta in fretta, e quindi m’invitò a scrivere, sotto la dettatura Sua la lettera che incomincia “Le grave et serieux évenement qui vient de s’accomplir en France„ etc., aggiugnendo che poi con Carafa si sarebbe meglio tra noi disteso, purchè si fosse conservato il suo pensiero. Quindi con infinita bontà e lieto viso mi congedò, dovendosi andare ad imbarcare col Duca di Calabria per raggiungere le truppe della colonna mobile in Lagonegro.

Oggi al ministero mi sono state di nuovo lette da De Marsilio e Versace le minute corrette dal Re, ed io ho fatto mettere nella credenziale che, oltre il complimentare il novello Imperadore, era accreditato definitivamente presso S. M. Imperiale come lo sono preso il Principe Presidente.3



Note

  1. Cancelliere dell’impero russo e ministro degli affari esteri.
  2. Ministro di Francia a Napoli in quel tempo.
  3. Se questo diario rivela che la lunga assenza dell’Antonini dall’Italia gli aveva fatto perdere l’uso della nostra lingua, conferma però quanto si è detto circa la grande intimità, della quale Ferdinando II l’onorava: intimità rimontante non al 1838, quando, essendo ministro a Berlino, il re lo incaricava di cercar marito alle sue sorelle nelle Corti cattoliche di Germania, ma agli anni 1831-32-33, quando era incaricato di affari a Madrid. Molto curioso è il carteggio fra lui e il principe di Cassaro, ministro degli esteri in quegli anni. Nel 1852 Ferdinando II volle dare all’Antonini un’altra prova di benevolenza e lo nominò marchese.