La favola de' tre gobbi/Parte II

Parte II

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Parte I Appendice
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PARTE SECONDA

SCENA PRIMA.

Giardino.

Il Marchese Parpagnacco da una parte. Il Conte Bellavita dall’altra.

Parpagnacco.   Corpo di Bacco!

  Son Parpagnacco.
Conte.   Femmina ardita,
  Son Bellavita.
(a due   Le mie vendette
  Teco vuò far.
  Ecco il rivale,
  Lo voglio1 sfidar.
Conte.   Ponete mano.
Parpagnacco.   Fuori la spada.
(a due   Brutto villano,
  Ti voglio2 scannar.
  Alto, ferma, (si azzuffano3
  Tira, vieni.
  Oh che poltrone,
  Non sa tirar!4

SCENA II.

Il Baron Macacco e detti.

Macacco. Co co co cosa fate?

Parpagnacco. Lasciatelo ammazzar.
Conte.   Non mi tenete.

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Macacco. Ama ma ma ma ma

Ma mazzatevi pur quanto volete.
Parpagnacco. Ma tu pur sei rivale5.
Conte. Tu pur Vezzosa adori.

Parpagnacco. Voglio cavarti il cor; cedila, o mori6.
Conte.
Macacco. No no no, ca ca ca cari fratelli,

Ve la7 ce ce ce cedo8;
Non voglio andar per quelle luci belle
A farmi bu bu bu bucar la pelle.
Conte. Ehi tiratevi in qua,
Ditemi in9 confidenza,
Siete voi di Vezzosa innamorato?
Macacco. So sono, e non so sono;
Ma io son buo buono10;
Non ho ge gelosia,
E ho gusto d’ama mare11 in compagnia.
Parpagnacco. Eh ehm, signor Barone12,
Una parola in grazia.
Macacco.   Ve ve vengo.
Parpagnacco. Amate veramente
Voi pure la Vezzosa?
Macacco. Vi dirò una co cosa,
L’amo anchi chi chi ch’io,
Ma di voi non pre prendo soggezione13,
Io sono un buon co co co compagnone.
Conte. Venite qua, sentite,
Di voi poco m’importa.
Mi basta che colui vada in malora.
Macacco. Lascia scia scia sciate
Fa fa fa fare a me14.

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Parpagnacco.   Caro Macacco,

Non ho finito ancor.
Macacco.   La la va lunga15.
Parpagnacco. Io di voi son contento.
Non vorrei che colui venisse qui.
Macacco. Sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì.
Conte. Un poco di creanza, padron mio; (a Parpagnacco
Voglio parlar anch’io.
Parpagnacco. Quest’azione non è da cavaliere.
Macacco. Ma mi mi son venuti
In cu cu cu cu cupola da vero16.
Conte.   Vi prego di core (a Macacco
  Di farmi un favore17.
  Parlate a Madama,
  Pregate per me.
  Eh hene! Che c’è? (a Parp. che ascolta
  Che hella creanza!
  Sentite, direte
  Ch’io l’amo e l’adoro,
  Ch’eli’ è il mio tesoro,
  Che andar le vorrei
  A far riverenza.
  Ma che impertinenza! (a Parpagnacco
  Tiratevi in18 là.
  M’avete capito? (a Macacco
  V’aspetto poi qua.
  Potete19 anche dirle
  La gran differenza
  Che passa, e che v’è,
  Tra quello e fra me 20:
  Io son tutto grazia,
  Di lui malagrazia

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  Maggior non si dà.

  Un po’ di creanza, (a Parpagnacco
  Tiratevi in là.
Macacco. Su subito va vado.
Parpagnacco. Sentite ancora me.
Macacco.   Non po po posso.
Parpagnacco. Un galantuom s’ascolta.
Macacco. Pa pa pa e)21 parlerete un’altra volta.
Parpagnacco. Una sola parola, e poi andate.
Macacco. V’ho inte te te te teso
Se senza che che che che che parlate22.
V’ho ca ca ca ca capito. (a Parpagnacco
Pa pa pa parlerò.
Voi sarete se servito. (al Conte
Il mezzan vi fa farò;
Son di buon co co co core;
L’accialin vi ba ba ba ba
Ba ba ba ha batterò23. (parte

SCENA III.

Il Conte ed il Marchese.

Conte. Veramente voi siete il bel soggetto.

Parpagnacco. Oh che gentile aspetto!
Che amabile figura!
Conte. Che gran caricatura!
Parpagnacco.   Ah gobbo!
Conte.   Ah monte!
Oh che caro Marchese!
Parpagnacco.   Oh che bel Conte!
Conte. Che sì, che il mio bastone
Ti rompe quel gobbone.

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Parpagnacco. Che sì, che sì, che con un temperino

Ti taglio quel gobbino.
Conte. Io timore non ho.
Parpagnacco.   Non ho paura.
Conte. Faccia di bernardon!
Parpagnacco.   Brutta figura!

SCENA IV.

Madama vestita alla Veneziana, e detti.

Madama. Olà, olà, fermeve,

Cossa diavolo feu?
Disè, cossa gh’aveu?
Se ve disè più robba24,
La stizza ve farà crescer la gobba.
Parpagnacco. Veneziana gentil, chi siete voi?
Conte. Cercate voi di me?
Madama. Domando tutti do. Son vegnua qua
Per parte de Madama, mia parona,
A farve reverenza,
E a dirve do parole in confidenza.
Parpagnacco. Dite, dite.
Conte.   Parlate.
Parpagnacco. V’ascolto con diletto.
Conte. Mi balza il cor per l’allegria nel petto.
Madama. La sa che tutti do sè innamorai
Per éla spasemai 25.
Anca éla la dise26,
Che sè27 le so raìse 28.
La ve vuol tutti do per so morosi,

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Ma ghe despiase assae che siè zelosi.

Savè che zelosia
Dal mondo xe bandia.
No la se usa più. Nualtre donne
Savè che la volemo a nostro modo.
Chi ne sa segondar,
Qualcossa puol sperar.
Ma chi troppo pretende e xe ustinà,
Lo mandemo ben ben de là da Strà 29.
Donca pensèghe bai,
O amarla in compagnia, se la ve preme,
O andarve a far squartar tutti do insieme.
Parpagnacco. (Il dilemma va stretto).
Conte. (Non v’è la via di mezzo).
Parpagnacco. (O star cheto, o lasciarla!)
Conte. (O soffrire un compagno, o non amarla!)
Madama. (Son due pazzi a consiglio).
Parpagnacco. (Che faccio?)
Conte.   (A che m’appiglio?)
Parpagnacco. Conte.
Conte.   Marchese.
Parpagnacco.   Che facciamo noi30?
Conte. Cosa pensate voi31?
Parpagnacco. Penso che si può amare in compagnia.
Conte. Penso al diavol mandar la gelosia.
Madama. (Eccoli già cangiati.
Affé, ci son cascati).
Parpagnacco. Andate da Madama...
Conte. E ditele in mio nome...
Parpagnacco. Che d’amarla con altri io mi contento.
Conte. Pur che non lasci me, n’ami anche cento.
Madama. Bravi, cussì me piase,
Star da boni compagni. Za la donna

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Gh’à el cuor come i melloni:

Una fetta per un32 contenta tutti.
Cari i mi cari putti,
Chi crede d’esser solo, se ne mente33,
Che le donne d’un sol no xe contente.
Parpagnacco. Dunque andiam da Madama.
Madama. No, no, aspettèla qua.
Che za la vegnirà. Lassè che vaga
Mi dalla mia parona34
A portarghe sta niova cussì bona.
  Sieu tanto benedetti,
  O cari sti gobbetti!35
  Staremo allegramente
  In pase tra de nu;
  Caro quel muso,
  Caro colù!
  Via che la vaga36.
  De chi è sti mondi?
  Tutti i xe nostri,
  Tutto è per nu.
  Caro quel gobbo,
  Caro colù!
  Mi za son donna Betta37,
  Che gh’à la lengua schietta.
  Se vu sarè zelosi,
  Redicoli sarè,
  E chi è zeloso...
  Za m’intendè... (parte

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SCENA V.

Il Conte ed il Marchese.

Parpagnacco. Dunque sarem d’accordo;

Dunque anderemo insieme
Alla conversazion?
Conte.   Sì, non mi preme.
Venite da Madama,
Venga il terzo, ed il quarto, ed anco il quinto:
So che il merito mio sarà distinto.
Parpagnacco. Sapete, signor Conte,
Perchè una tal risposta
Diedi alla cameriera?
Perchè la mia maniera,
Il mio garho, il mio tratto,
Darà a voi, darà a tutti scaccomatto.
Conte. Veramente voi siete un bel Narciso.
Parpagnacco. Oh che leggiadro viso!
Che grazia avete voi!
Lo giuro da Marchese,
Siete una figurina alla Chinese.
  Se vi guardo ben bene nel volto,
  Voi mi fate di risa crepar.
  Quel visino così disinvolto
  È una cosa che fa innamorar.
  Che ti venga la rabbia nel dorso;
  Guarda l’orso, mi vuole graffiar.
  Pretension veramente da pazzo 38,
  Con quel grugno voler far l’amor.
  Zitto, zitto; non tanto schiamazzo,
  Che Madama vi vuole sposar.
  Oh che matto che sei da ligar!

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Conte. Cotanta impertinenza

Io soffrire non voglio.
Parpagnacco.   Siate buono.
Che s’io caccio la spada,
Griderete pietà, soccorso invano.
Conte. Misero voi, s’io torno a metter mano.
Parpagnacco. Ma vien Madama.
Conte.   Non ci vegga irati.
Parpagnacco. Lo sdegno sospendiam.
Conte.   Cessino l’onte.
Parpagnacco. V’abbraccio, amico.
Conte.   Ed io vi bacio in fronte.

SCENA VI.

Madama, servita da Macacco, e detti.

Madama. Bravi, così mi piace.

Amici in buona pace.
Parpagnacco. Madama, son per voi.
Conte. Son qui, son tutto vostro.
Madama. Aggradisco d’ognun le grazie sue;
Ma vi voglio d’accordo tutti due.
Parpagnacco. Io per me son contento.
Conte. Di farlo io non mi pento.
Macacco. Ed io non sche sche scherzo,
Se se se siete due, fa farò il terzo.
Madama. Caro il mio Parpagnacco,
Contin grazioso, amabile Macacco,
Venite tutti tre,
Che male già non v’è:
Mentre c’insegna l’odierna moda,
Che il galantuom lasci godere e goda.
Parpagnacco. Io per vostro riguardo il tutto accordo.

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Conte. Io sarò, se il volete39, e cieco, e sordo.

Macacco. Ed io per per fa fa farvi piacere.
Vi farò da ca ca ca candeliere40.
Madama. Andiamo dunque uniti
A cantare e a ballare,
E per divertimento
Venga ognuno a suonar qualche istromento. (parte
Parpagnacco. Sì, vengo, e suonerò
Con Madama gentil quanto potrò. (parte
Conte. Corpo di Bacco, anch’io
Voglio suonar coll’istrumento mio. (parte
Macacco. Ed io pur che che che non son merlotto,
Voglio suo suo suonar il ciffolotto.41 (parte42

SCENA ULTIMA.

Parpagnacco con chitarra, il Conte col violoncello, Macacco con flauto, e Madama con cembalo.

Parpagnacco.   Oh bella cosa ch’è

  L’amar e non temer!
  Che amabile goder43
  In buona società!44
Conte.   Che bell’amar così,
  Senza tormento al cor!
  Oh che felice amor,
  Che gusto ognor mi dà!45
Macacco.   Ca ca ca caro amor,
  Be bella libertà!

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  Do donne di bon cor,

  Fa fate carità46.
Madama.   Chi vuol amar con me,
  Contento ognor 47 sarà 48;
  Ma pensi ognun per sè,
  Ch’io voglio libertà.
(a quattro   Viva l’amore, viva il buon core,
  Viva l’amarsi con libertà.
  Parpagnacco.
  Dice evviva il Dio bambino.
Conte.   Senti, senti il violoncello,
  Dice evviva il viso bello.
Macacco.   Se se senti il ciffoletto,
  Dice evviva un bel visetto49.
Madama.   Ed il cembal50 senti, senti,
  Dice evviva i tre contenti.
  Tutti51
Viva, viva l’allegria,
Bell’amar52 in compagnia.
Che piacere al cor53 mi dà
Questa cara libertà.


Fine dell’Intermezzo.


Note

  1. Zatta: vo'.
  2. C. s.
  3. Questa didascalia c’è soltanto nell’ed. Zatta.
  4. Nelle stampe precedenti all’ed. Zatta, nelle quali non esiste divisione in scene, c’è la seguente didascalia: viene il Baron Macacco.
  5. Ed. Occhi: Tu pur mi sei rivale.
  6. Ed. Occhi: "Parp. Voglio cavarti il cor. Bellav. Cedila; o mori".
  7. Nelle edd. Tevernin e Zatta, per errore: Ce la ecc.
  8. Occhi: No no, ca ca ca cari-Fratelli, ve la cedo.
  9. Nel testo: Ditem’in.
  10. [manca]
  11. Occhi: Ed ho gusto d’amarla.
  12. Occhi: Eh mio Signor Barone.
  13. Occhi: L’amo anch’io; ma di voi - Non prendo soggezione.
  14. Occhi: Lasciate fare a me.
  15. Occhi: La va la lunga.
  16. Occhi: Mi son venuti In cupola da vero.
  17. Nell’ed. Occhi i versi sono accoppiati: Vi prego di core a farmi un favore ecc.
  18. Nel testo: Tiratev’in.
  19. Occhi: Potrete.
  20. Occhi: Che passa, che v’è fra quello e fra me.
  21. Occhi: Par, par, par.
  22. Occhi: V’ho in te te teso senza che parlate.
  23. Occhi: L’accialin vi batterò.
  24. Dir roba, dir villanie, improperi: v. Patriarchi e Boerio.
  25. Spasimanti (d’amore): V. Boerio.
  26. Occhi: la ve dise.
  27. Occhi: siè.
  28. Vedi vol. V p. 438. n. a Ces. Musatti, Amor materno nel dialetto veneziano, 2.a ed., Venezia 1887. p. 15; e Boerio. Raìse significa propriamente radici.
  29. Al diavolo. Detto popolare: vol. II, p. 600, n. 1. Stra, luogo famoso di villeggiatura, sulla Brenta.
  30. Occhi: E che facciamo noi?
  31. Occhi: E che pensate voi?
  32. Occhi: Un tochetto per un.
  33. S’inganna, mente a se stesso. Manca questa espressione in tale significato nel Dizionario del Boerio.
  34. Occhi: Che za la vegnerà. Lassè che vaga mi dalla parona ecc.
  35. Nell’ed. Occhi questi versi sono accoppiati: Sieu tanto benedetti, o cari quei gobetti ecc.
  36. Allegramente: ved. vol. XVIII, p. 291, n. c; e Boerio: e che la vaga, evviva!
  37. Questi ultimi versi furono soppressi nell’ed. Occhi.
  38. Mancano questi ultimi versi nell’ed. Occhi.
  39. Occhi: se volete.
  40. Occhi: E per farvi piacere - Vi farò anch’ lo da ca ca candeliere.
  41. Occhi: Ed io pur che non sono me merlotto - Voglio suonare il ci ci ciffolotto.
  42. Nelle edizioni precedenti all’ed. Zatta, non essendovi la divisione in scene, segue la didascalia: Esce Parpagnacco colla Chitarra.
  43. Occhi: Oh che felice amor.
  44. Nelle vecchie edizioni segue la didascalia: Esce il Conte col Violoncello al collo.
  45. Nell’ed. Occhi mancano questi due versi. Nelle vecchie edd. segue la didascalia: Esce Macacco con un Flauto.
  46. Occhi: Fate la carità. Nelle vecchie edd. segue la didascalia: Esce Madama con un Cembalo.
  47. Nel testo: Content’ognor.
  48. Occhi: godrà.
  49. Occhi: "Parp. Senti senti il violoncello: - Dice evviva, evviva il bello. Bella. Senti, senti il Chitarrino: - Dice evviva il bel visotto
  50. Occhi: Ecco il Cembal.
  51. Così Zatta. Nelle precedenti edizioni: a 4.
  52. Occhi: Bell’amarsi.
  53. Occhi: Che piacer che al cor.