Il Novellino/Parte quarta/Novella XXXII

Novella XXXII - Una viniciana da un fiorentino con grande arte ingannata in casa del quale condutta corre gran naufragii, a la fine con onore se retorna a casa.

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Novella XXXII - Una viniciana da un fiorentino con grande arte ingannata in casa del quale condutta corre gran naufragii, a la fine con onore se retorna a casa.
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NOVELLA XXXII.




ARGOMENTO.


Una veneziana tra la molta brigata è amata da un fiorentino: mandale la sua serva e da parte de la Badessa de Santa Chiara la invita; il marito e lei il credono, e sotto sottilissimo inganno è condutta in casa del fiorentino, ne la quale la notte se abbatte il foco. Lo Signore de Notte va per reparare, trova la donna che lui anco amava, fa la incarcerare: la serva del fiorentino con bello tratto la libera, e lei resta prigione: la mattina la vecchia per scambio della giovene denanzi la Signoria è menata, il Signore de Notte resta schernito, e la donna a lo marito senza infamia se torna.


AL MAGNIFICO MESSERE ZACCARIA BARBARO1.


ESORDIO.


Se dei soavi e dolci frutti di tua gloriosissima patria, magnifico e generosissimo missere Zaccaria, il gustare da chi può ti si è per alcuno tempo interdetto; non dubito che l’odorare de' vaghi fiori di quella sommamente te piace: per la cui cagione e per remembranza de nostra continuata amicizia ho voluto per la presente farti parte de detti vostri piacevoli veneziani fiori, i quali ancora che da fiorentina mano fossero stati colti, pure per la conditione [p. 349 modifica]del fatto ne sentirai alcuno piacere, sì come de simili facetie si suole per li prudenti e savii a tempo degli ozii pigliare. Vale.


NARRAZIONE.


Se bene me recordo l’altro ieri in tua presentia e da tuoi Veneziani medesimi tra nostri piacevoli ragionamenti fu per verissimo recontato, come non sono anco egli due anni passati che in Venezia fu un maestro da battere oro da recamare chiamato Giuliano Sulco, al quale la fortuna con li altri temporali beni insieme avea concessa una moglie secondo la comune estimatione la più bella e la più leggiadra giovene che in Venezia allora se retrovasse, la quale oltre la sua grande onestà, come a femina era de molte virtù accompagnata, essendo tra le altre parti singularissima maestra recamatrice, e con l’arte del marito insieme guadagnavano in maniera che erano arriccati di una gran brigata di centinara de fiorini. La fama delle bellezze di costei era già per tutta Venezia sparsa, per la cui cagione molti e diversi giovini e nobili e de populo cosi cittadini come forestieri erano di costei, che Giustina avea nome, ardentissimamente innamorati: de che lei essendo, come è detto, non meno fornita de onestà che de bellezza, parca che la virtù sola gli avesse fatto un durissimo ghiaccio dentro il suo giovenil cuore che niuno calente telo di Amore vi avrebbe possuto entrare, avendo a nulla tutti i suoi amatori con le loro operationi e vagheggiamenti insieme, i quali per nobili e belli, ricchi, e giovini che fossero, pejo che vili servi li reputava. [p. 350 modifica]Questo dunque dal marito inteso e cognosciuto gli fu cagione d’ogni avuta gelosia per soverchiamente amarla causata non solo da sé del tutto partirsi, ma raddoppiarle l’amore, e a lei di lei medesima e del comune onore la guida, il cargo, il governo donare; la quale di tale libertà, come a savia, non insuperbita ma con laudevole fama la sua virtù crescendo augmentava. Dove avvenne che tra la molta e infestante brigata che de la nostra Giustina invano segueano la pista, era un giovinetto fiorentino non meno astuto e pratico che piacevole e bello, il quale in Venezia, o per sé o per altri, grandissimi traffichi facea; e avendo visto e per tanti manifesti segni cognosciuto la integrità de la giovene, che nè cupidità di roba, nè vaghezza di quale si voglia amante a niuna lascivia l'averebbeno possuta indurre, pensò sotto artato inganno l’avviluppare; e avendo in casa una vecchia Schiavona molto scozzonata pratica e intendente, quella compitamente informò di quanto a fare avea. La quale subito avuto certe delicate erbecciole e compostane una bella insalatuccia se ne andò in casa di Giuliano, e con allegro volto salutatolo gli disse: La Badessa di Santa Chiara vi manda delle erbucce del nostro orto, e vi prega che sia ottimamente da voi servita di una libra d'oro per prova per certi recami che hanno già presi a fare le sue monachette, però che aggradandole, come crede, ve ne farà smaltire parecchie libre il mese. El maestro lietissimo ringraziò la Badessa dei presente, e spacciatamente capata una libra d’oro del migliore, e significatole el prezzo, le disse che di tale sorte l’averia de continuo servita. De che la masseggiera [p. 351 modifica]contenta al suo missere se retornò, col quale dato ordine al resto, non dopo molto lei con un cistellino di singolari frutti tutta festeggevole al maestro ne venne, e gli disse: Madonna vi saluta e conforta, e dice lo oro che li mandaste si è avantaggiato bono, e ne vole dieci altre libre, e a la giornata trovarete di sua nova pratica trahere non piccolo profìtto. Lei manda questi pochi frutti del giardino del monastero per devotione alla donna vostra, e dice che per ogni modo la vole conoscere, così per fama di sue virtù e onestà, come per lo sentire lei essere unica recamatrice nella nostra città, a tale che le sue donzelle possano alcuna dilicatura da lei imparare: e però vi prega e strenge, che non vi essendo grave, il dì avanti la festa de la nostra Santa Chiara, la quale assai de curto sarà, ne la mandate con sue nipoti e cognate che vi staranno due o tre dì con gran piacere, e lei ordinerà a dette gentildonne, ancora che siano di principali della città, che passino rente2 da qui, e la conducano con loro onorevolmente; e così ve la ritorneranno. Il maestro sapendo che usanza di donne veneziane era di, in tale dì andarne a stantiare e pernottare alcune al monastero secondo aveno3 lì entro amistà o parentela, attento che d’ogni altro tempo l’entrarci a ciascuno era interdetto, non pose né poco né molto cura all’inganno, e tanto più che lui tenea per indubitato tale invito e compara d’oro dalla Badessa procedere; e oltra ciò avendo, come sopra dissemo, grandissima fede alla provata virtù de la moglie, senza altrimenti pensarvi rispose contentarsi mandarla quando e [p. 352 modifica]come le piacea; e che qualora le dette madonne si degnassero passare da casa sua, lui l’averia volentieri con esse accompagnata. E dato il chiesto oro a la vecchia, e bene pagatose, restò con la moglie contento a maraviglia de la presa pratica di tale madonna, mille anni a lui, e molto più alla moglie parendole che detta festa venesse, non tanto per refermare l’amicizia con la Badessa per la presente e future commodità, quanto per reconoscere e festeggiarsi con quelle giovani monache del monastero, sì come de donne secolari è de costume. La vecchia al patrone retornata, fero gran festa per el fatto che procedea secondo al preso avviso; e venendo l’aspettato dì, il fiorentino come ordinato avea, fattesi venire cautamente in casa circa otto donne dal pubblico guadagno, parte vidue, e l’altre per mostra quali maritate e quali donzelle, ben vestite e suntuosamente ornate, come se da vero fossero state le prime madonne di Venezia, e acconciate in una barca coperta a la veneziana, con più loro schiave e fantesche e con la vecchia messaggiera, piano con un remo data una lunga volta per altri canali vennero verso il piano di Santa Croce dove il maestro Giuliano abitava; ed ivi subito la vecchia ismontata tutta godente chiamò Giustina, e le disse: Le parente di madonna son qui per ricevervi in barca e menarvi con loro al monastero. De che lei come col marito proposto avea, ornatasi da prima riccamente, in barca se n’entrò, e dalle care madonne lietamente ricevuta, il marito vedendo le donne, che a la presentia da molto le giudicava, fu contentissimo; e la barca drizzata con la proda verso Santo Apostolo, dove il fiorentino teneva casa, [p. 353 modifica]in quella prestissimo gionsero. Ove essendo, una di dette donne disse: Come non chiameremo noi madonna Teodora, che lei fu delle prime convitate? e l’altre risposto del sì, la chiamarono; ove una nera fattasi a la finestra disse: Madonna vi prega che essendovi grave l’aspettare montiate un poco su finché fornirà del tutto adobbarsi. Coloro senza aspettare altri inviti, tutte saltate in terra, e presa Giustina per mano con gran festa montorono in casa, ed essendo su, l'una entrata in una camera e l’altra in un’altra, e chi usciva e quale entrava, a la fine Giustina si ritrovò in una camera sola; a la quale il fiorentino entratosene con le braccia aperte avvinchiatole il collo, e dopo che con brevi parole la ebbe dell’inganno fatta certa, la supplicò per lo lungo e ferventissimo amore che le avea portato e portava, per conservatione del suo onore medesimo, senz’altro contrasto si contentasse donargli quello che negare volendo non averla possuto. La oneslissima giovene che l’onore se avea insino a qui con diligentia guardato, vedendosi a tali estremi termini, o che usasse del savio e facesse de la necessità virtù, che invano opponesse sue forze, lo lascio considerare a quelle donne che in simili casi se abbattessero quello ne credano che loro de la migliore parte ne avessero detto. So ben io che la giovene avendo la sera col fiorentino lietamente cenato senza veder più niuna de le madonne che l’aveano ivi condotta, avvenne che o per lo suntuoso apparecchio, o che altro ne fosse stato cagione, che tra la seconda e terza ora de notte in casa si pose fuoco; e fatto il rumore grande come in sì fatto accidente in Venezia si suole fare, accadde che uno de’ Signori [p. 354 modifica]di Notte, che di Giustina era imo dei primi amatori e dei più ferventi a seguire la impresa, andando per la contrada e sentendo gridare, foco, foco, lui secondo s’aspettava al suo ufficio buttate le porte per terra rattissimo montò in casa, e imposto a le brigate che reparassero al foco, lui per servare il consueto ordene se pose dinanzi la camera del patrone della casa, a tale che le brigate che entravano non avessero le sue robe involate. E nè prima fu gionto che vide il fiorentino con la Giustina per mano tutti storditi e territi per fuggire il foco, la quale per li molti lumi che il Signore portava fu subitamente da lui cognosciuta; e da dolore e ammiratione confuso tu subito il suo fervente amore in fiero odio convertito, e volentieri se da l'autorità del suo ufficio non li fosse stato vietato l’averla con la spada da canto in canto passata, solo per lo pensare che colei che per unica al mondo de pudicitia e de onestà la avea sempre tenuta, e mai da lei de un solo reguardo essere satisfatto, la vedere a guisa de bagascia pubblica in casa di un mercante forestiero, e forse garzone d’altri, condotta. Nondimeno sentendo il foco essere già ammortato, refrenatosi alquanto, deliberò senza altro riguardo la venente matina farla col tamborro al bordello accompagnare, come di portare le femmine prese in pubblico adulterio è loro permesso; e con gran furia toltala di mano al poveretto fiorentino, con soe brigate uscito di casa, la menò in una capostrada dove era la prigione, e quivi a modo di vile serva carceratala impose a' pregionieri la dovessero insino a lo matino con diligentia guardare; e ciò fatto se n’andò discorrendo por lo suo quartiere, secondo l’ordene de l’officio [p. 355 modifica]ricercava. Il fiorentino che con dolore inestimabile era, e con ragione, rimasto, dopo che il suo travagliato cervello ebbe alcuno loco de riposo trovato, da amore, e dal suo medesimo senno aiutato, gli occorse di riavere la preda con tanta industria guadagnata, e in sì breve tempo con tale infortunio perduta. E sapendo ottimamente ove era la pregione, e la qualità de’ pregionieri che la giovene guardavano, informata la vecchia, pieno un cesto con caponi, e pane, e due zucche de bon vino, rattissima con la barca e il fante lì se n’andò; e trovati i pregionieri li pregò caramente per Dio le concedessero il dare da mangiare a quella poveretta fantesca di suo missere che a torto e a peccato era dal Signore de Notte stata presa, attento che degiuna lacrimevole e trista de casa era partita; e per farli benevoli e grati a la sua domanda loro donò la maggior parte de la cena che seco perciò aveva portato, i quali come golosi e de poche sorte4, vennero pietosi, e le dissero che entrasse dentro a suo piacere. La vecchia entrata, e spacciatamente dato il suo mantello a la giovane, le disse che presto se n’uscisse, e montasse in barca dove il fante l’aspettava, la quale lietissima ciò fatto senza esserle dai prigionieri fatto motto, saltata in barca, fu dal fante subito donde poco avante violente n'era uscita con grandissimo piacere ritornata. Venuta la matina il Signore de Notte, quantunque il suo sdegno ogni ora si facesse maggiore, e più nella crudele e deliberata castigation si raccendesse, pur propose non senza consulta dei compagni in ciò procedere, con li quali insieme radunatose con non poco piacere loro raccontò il fiero caso e quello che de fare intendea per [p. 356 modifica]ultimo supplicio di tale ribalda: dove dopo le avute risa e piacevoli motti parve a tutti che a la Signoria se ne facesse sentimento. E cosi de brigata a Palagio andati, e al Doge e agli altri il fatto con sue circostantie recontato, ordinarono che la giovene occultamente dinanzi a loro fosse menata per saperne più oltre la debita punitione, e come e per quale cagione e chi avesse la bella giovene in casa del fiorentino condotta; e de continente fu imposto a quattro della pregione che cautamente la giovene e avvolta de’ suoi panni in maniera che da niuno fosse conosciuta ivi la conducessero. Coloro andati, e presa la sagace vecchia, e ben ligata la menorono dinanzi la maggiore parte della Signoria: la quale come in tanto spettacolo si vide con alta voce comenzò a gridare: Justizia, justizia, per amor di Dio di questo ghiottoncello vostro Signore de Notte, il quale ieri sera abbattendosi il foco in casa de mio patrone, v’entrò con soe brigate, e senz’altra cagione mi prese e diede in mano de suoi zaffi, e carceratame in maniera che ho avuta la peggiore notte che mai avesse alcuna femmina, e adesso fattami condurre qui dinanzi a Voi ligata come se avessi il tesoro di Santo Marco dirobato, che io non vedo né voi altri potite conoscere che offesa abbia a lui possuta fare una povera vecchia e d’altrui serva come son io. Il Signore de Notte, ancora che prudente fosse, ciò vedendo e odendo, come remanesse abbagliato fora de se e maravigliato, ciascuno ne può fare giudizio: egli divenne non solo muto, ma sì nel viso cambiato, che al Doge e a tutta la Signoria diede manifesto segno lui avere grandissimo errore commesso; dove parve a tutti che la vecchia fosse [p. 357 modifica]subito in libertà posta e a sua casa remandatane: e cosi fu fatto. Il che di poi chi di loro da vero, e chi motteggiando il Signore di Notte dimandavano, se vegliando o pur dormendo, o per quale accidente avea la povera vecchia presa: e in maniera lui era confuso che non sapea né possea come era la cosa da vero passata la risposta firmare. Dove con gran piacevolezza tra tutti fue concluso e sentenzia data, che la fiera passione e gran fantasia che lui de la moglie di Maestro Giuliano aveva li avesse tale travisione nel cervello causata da fargli una brottissima vecchia tanto leggiadra giovane parere: e così schernito maravigliato e poco contento se ne ritornò a casa. Il sagacissimo fiorentino che con tanta arte e strani casi avea l’amata donna acquistata, perduta, e ricoverata, nella cauta maniera che da casa sua l’aveva tratta ne la fé senza scandalo o sentimento del marito retornare.


MASUCCIO.


Somme lode se possono e meritamente alla sagacia e ingegno del fiorentino attribuere, attento che nell’altrui regione gli fu concesso tra tanti singulari corritori el palio guadagnare, e dopo dell’avuto infortunio con la detta astutia a sì lieto fine riuscire. E perchè dei variamenti e casi di fortuna non se ne può tanto ragionare che più con ammiratione non ne resti a dire, in quest’altra si mostreranno de più strani diversi e dispietati accidenti a due provetti e nobili amanti per soperchio amore travenuti, con tanta disequanza5 dai recontati, quanto con sanguinose lacrime e violenta morte furono terminati.

  1. Oratore veneziano al Re Aragonese.
  2. Rente. Passar rente la casa, significa passar lungo la casa.
  3. aveno, hanno.
  4. de poche sorte, di poche fortune.
  5. diseguanza diseguagiianza.