Guida della Val di Bisenzio/Parte seconda/19

19. Al Monte della Retaia

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AL MONTE DELLA RETAIA (784 m.)


itinerario n. 19.

Avvertenza. — È necessario provvedersi di viveri prima di partire da Prato, perchè non s’incontra per via alcuna bottega che venda commestibili. A Reggello, sopra la salita dei Cappuccini, una ven- vendita di vino.
Da Prato al M. della Retaia, ore 2. —
al M. Cantagrilli 2. 35

La Retaia è una delle ultime prominenze montuose [p. 150 modifica] della Calvana; veduta da Prato sembra un monte separato dal restante della catena, e che abbia alle spalle un vallone profondo, di là dal quale sorgano i fianchi e le cime di altre montagne, le coste cioè di M. Cagnani e del poggio di S. Leonardo in Val di Bisenzio. Dal fianco meridionale della Retaia si prolunga uno sperone in direzione di nord-est, che va continuamente abbassandosi e prende diversi nomi come M. Trini, Biocciano, e Castiglioncelli o Poggio Secco, e quivi allargandosi finisce nei collicelli tra Pizzidimonte e Travalle in Val di Marina.

Il declivio della Retaia volto al Bisenzio è tutto quanto vestito di bosco ceduo meno giù in basso, dove il querciuolo cede il posto all’olivo e alla vite; il declivio opposto è nudo e brullo sin oltre la metà; poi verso le falde son boschi e campi sino alla pianura.

Itinerario. Usciti fuori di porta Mercatale si segue la via che va alla chiesetta ed al convento de’ Cappuccini, e di qui si comincia a salire l’erta; passate le case, Reggello, la strada piega un poco a sinistra; l’altra a destra mena a ville e case coloniche ne’ dintorni di Giolica; continuando a salire ci conduce fuori dei terreni coltivati, e di là si gode bellissima la veduta della sottoposta città e del piano. Passato un torrente, che rare volte ha acqua, la via comincia a svolgersi serpeggiando e la dicono Le svolte di Cavagliano; l’aspetto della montagna si fa più alpestre, sebbene ricompariscano tratti di terreno seminativo e piante di olivi.

Quando queste cessano, pochi passi più innanzi a sinistra di chi sale è uno stradello che va a scollinare un po’ sopra, laddove finisce una cipresseta. Codesto viottolo passando per M. Trini mena a [p. 151 modifica] Bastone, una casa lontano dalla vetta della Retaia 30 min. Questo viottolo è da preferirsi nell’estate, perchè riparato dai raggi del sole per le frasche de’ querciuoli e meno faticoso, togliendo la ripida salita del Chiesino; la strada delle svolte e del Chiesino deve invece farsi prima delle ore calde; il monte spoglio di frondi non dà nessun’ombra e i macigni infuocati dai raggi solari mandano un caldo insopportabile. Bellissima veduta sulla pianura. In breve si arriva al Chiesino (440 m.). Seguitando la via si trovano a sinistra sulla crina appezzamenti di terreno coltivato e poi a destra la Casa al Piano, e girando il poggio si scorge poco dopo Cavagliano (500 m.), un manipolo di case e dopo tutte la chiesuola. Era una delle 48 ville del distretto di Prato; nella parete della chiesa, volta a ponente, dov’è oggi il campanile, vedonsi alcune pitture di santi: sembrano del 400. Si lascia a diritta quel borghetto e presso una croce di legno pigliando una cattiva mulattiera erta e sassosa si arriva alla Casa della Retaia, mezzo rovinata (550 m.).

Altra via, forse più comoda e più corta, per giungere a questa casa, è un viottolo che si trova a sinistra, passato il Chiesino, e precisamente laddove sorge una siepe e dietro un muro a secco che separa i campi dalla via mulattiera. Questo sentiero costeggia il predetto muro in direzione della crina, e appena l’ha raggiunta va piano piano sino alla Casa della Retaia. Veduta bellissima di monti e vallate.

Di qui alla vetta della Retaia 25 min.: non v’è strada, ma si va comodamente seguendo la crina, sulla quale di quando in quando si vede la traccia d’un sentiero. [p. 152 modifica]

Fra i poggi toscani di sotto ai mille metri nessuno può dare una veduta di monti e di valli così pittoresca e grandiosa come la Retaia, che s’eleva 784 metri sopra il mare. A due ore da Prato, con lieve fatica, senza pericolo di sorta, si gode d’un incantevole panorama. Se la gita alla Retaia è d’inverno in una giornata serena, limpida, senza nebbie o vapori all’orizzonte, e se i monti lontani siano coperti di neve, non vi ha spettacolo che possa uguagliare questo in bellezza. Sulla vetta della Retaia l’osservatore si trova come al centro d’un larghissimo cerchio di monti più o meno vicini. Girando egli sopra sè stesso, una moltitudine infinita di cime montuose di svariatissima forma, da levante a mezzodì, da ponente a settentrione, si mostrano all’occhio. Quelle vette hanno tutte un nome e lungo sarebbe l’annoverarle e difficile riconoscerle per la distanza; ma ve ne sono alcune la cui figura, vista una volta rimane impressa nella memoria, come la sembianza di persona cara, e per la loro importanza sono i capofila d’una lunga catena.

Ecco il nome dello principali montagne che appaiono sull’orizzonte prendendo le mosse da levante verso mezzogiorno.

Castel Guerrino, il più alto (1115 m.) fra i monti dell’Appennino Mugellano, che si fanno vedere tutti sino alla Falterona (1649 m.), che torreggia sopra gli altri. Se l’osservatore immagini una linea retta che partendo da’ suoi piedi vada a toccare la Falterona, troverà su questa linea il M. Senario neraggiare all’orizzonte per la sua bella abetaia, di mezzo alla quale esce il campanile della chiesa ed una parte [p. 153 modifica] del convento; e le due cime più vicine all’osservatore, poco discosto dalla linea immaginata, appartengono al M. Morello (934 m.), al quale la Retaia e gli altri poggi della Calvana sono congiunti per l’istmo montuoso delle Croci di Barberino, che separa la Val di Marina dal Mugello1.

Spingendo di nuovo lo sguardo più lontano verso levante, i monti che sorgono dietro Firenze son quelli di Pratomagno e di Vallombrosa, di cui si vede biancheggiare sui fianchi del monte l’antica Badia, oggi ridotta ad Istituto forestale.

Da Pratomagno a Signa segue una moltitudine di linee montagnose, che si succedono le une alle altre e si perdono nell’orizzonte lontano. Da Signa comincia la linea del Mont’Albano, e dietro s’elevano i monti pisani; e laddove sorgono le torri di Serravalle pistoiese e più lontano quelle di Montecatini alto, si vedono le Pizzorne e i contrafforti dell’Appennino di Pistoia, e dietro ad essi appariscono le più alte cime delle Alpi Apuane, prima la Pania della Croce (1859 m.), e l’altra venendo verso tramontana è la Pianella o Mammellone (1711 m.), la Penna di Sumbra (1785 m.), l’Alto di Sella (1723 m.), la Tambura (1890 m.), il Pisanino (1946 m.); dinanzi a queste vette squallide e dirupate si scopre un monte di forma rotondeggiante, è il Pratofiorito [p. 154 modifica] (1297 m.) e accanto verso settentrione il Monte Mosca (1300 m.); poi il Rondinaio (1967 m.) che si eleva a punta triangolare; le Tre Potenze (1934 m.), l’Alpe di Caciaia, il Libro Aperto (1931 m.), l’Uccelliera (1797 m.), il Corno alle Scale (1939 m.); di qui la linea dei monti volge diritta verso la Retaia coi poggi della Badia a Taona, l’Acquifreddula (1012 m.), il M. d’Iavello (984 m.) e fra questo e quello il M. di Bucciana (1100 m.); e poi la linea piegando a nord mostra il Poggio al Zucca, i Monti Calvi, M. della Scoperta, M. Casciaio, il passo di Montepiano, e il M. di Mezzana.

Il Sasso di Castro e M. Beni, che si mostrano di sopra il passo della Futa, a destra, non si vedono dalla Retaia, perchè gli para e nasconde la cima rotondeggiante di Cantagrilli, dopo la quale la catena della Calvana si deprime, nel passo di Valibona per risalire agiatamente con belle praterie sino al M. Maggiore (916 m.).

Finito così il cerchio montuoso, l’osservatore abbassi lo sguardo alla pianura; ecco a sinistra Firenze, sotto Prato, a destra Pistoia; e dappertutto borgate, villaggi, casali, case isolate. E mentre da un lato si ha la Val di Marina con i suoi boschi e le sue olivete, dall’altro la Val di Bisenzio con i suoi opifici, i suoi terreni fertili e ricchi.

Dalla Retaia la crina del monte si stende in praterie sino a Cantagrilli (819 m.); 35 minuti di cammino. Di qui si scende alla Fonte al pruno in 5 minuti sul declive di Val di Marina, tenendo una linea retta ad un grupo di case sopra un ripiano coperto di rare piante, detto Le Querce, e in 14 min. si ritorna alla vetta di Cantagrilli. [p. 155 modifica]

Per il ritorno a Prato si può pigliare varie strade.

a) Si scende a quel gruppo di case che si vede giù un poco a sinistra, verso il Bisenzio detto Le Selve oppure al Crocicchio di Valibona, un poco a destra, e si raggiunge la via lungo il Rio a’ Buti, si passa per Fiiettole e per il Palco; 2 ore e 20 minuti circa.
b) Scesi alla Fonte al pruno si piglia il viottolo in direzione di mezzogiorno, si giunge alla casa delle Prata, all’Olmuccio e poi a Cavagliano e di qui al Chiesino e a Prato, 3 ore e 30 minuti circa.
c) Da Cantagrilli si scende alla Fonte al pruno e seguitando la china si trova un viottolo assai battuto, è quello che dalla casa delle Prata va alle Piaggie, e poi a Valibona un’ora e 15 minuti; bella veduta sui fianco sud-est del M. Maggiore e giù in basso sul villaggio di Secciano. Da Valibona per la via del Rio a’ Buti e del Palco a Prato ore 2,45.

Note

  1. V. Il Monte Morello (Firenze Tipog. Niccolai 1882) di Arturo Fioravanti amico intimo del Prof. Bertini e suo compagno in quasi tutte le gite alpestri. È un bel lavoretto dedicalo al Bertini: fu estratto dal Bollettino della Sezione fiorentina del Club Alpino (anno V, 1881).