Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. VI/Libro IV/IV

Libro IV - Cap. IV

../III ../V IncludiIntestazione 9 novembre 2023 75% diari di viaggio

Libro IV - III Libro IV - V
[p. 401 modifica]

CAPITOLO QUARTO.

Si continua il Viaggio sino a Marseglia.


T
Olto in affitto un calesso, per diciannove scudi, sino a Montpellier, mi posi in cammino il Martedì ultimo a il buon’ora; uscendo per la via del ben grande borgo di S. Michel. Dopo aver passato alquante volte il canale sopra ponti, per lo spazio di tre leghe, e mezza di buon paese; rimasi a desinare in Baziege, quindi, passati molti Casali, giunsi ben tardi in Castelnau d’Ari, a capo di quarto leghe, e mezza. Cenammo bene, per mezzo scudo a terra, dodici di tavola, fra’ quali vi era un Religioso, che mangiava, e bevea da buon Francese. In questo luogo vi è una conserva d’acqua, per uso del Canale; e due leghe discosto un’altra, detta di Norousa.

Portomi in cammino a buon’ora il Mercordì primo di Ottobre, venni dopo [p. 402 modifica]tre leghe di paese abitato, nel Casale d’Alzona; donde dopo desinare feci tre leghe di pianura sino a Carcassonne; Città ben grande, e di traffico; lavorandovisi buon panno, che dicono Carcasson. Ella è cinta di mura, e generalmente le case sono di pietra, e di miglior modello, che quelle di Tolosa. Tutte le strade sono ottime, però la piazza supera tutte. Vi sono ben grandi Borghi; e ad uno di essi si passa, per un lungo ponte sopra il fiume Oodì, e vi si truova un’ampia Cittadella, sull’alto del colle. Il Vescovo di questa Città ha 40. mila franchi di rendita.

Prima d’uscir dalla Città il Giovedi 2. entrai a veder lavorare il panno. Trovai sette telaj, con due persone per cadauno, perocchè il drappo era sette palmi largo; e in un’altra stanza altri, che con forbici attendevano a ripulirlo. Postomi quindi in calesso, dopo una lega passai di nuovo l’istesso fiume, sù d’un ponte presso il villaggio di Traves, et poscia diverse fiate il canale; lungo il quale vidi molti cavalli, e uomini, che con corde tiravano le barche. Desinammo nel picciol villaggio di Piscin, dopo tre leghe; e poi fattene altrettante, per un sentiero sassoso, pernottammo in Poussol. [p. 403 modifica]

La mattina del Venerdi 3. passammo dopo tre leghe Capestan, luogo ben grande, e chiuso (poiche tutti i villaggi di Francia, o che hanno mura, o almeno qualche Castello per ritirata), e l’istesso fiume Oodì su d’un ponte. Valicato di nuovo il Canale, (che indi a una lega entra in una grotta, lunga cento passi, tagliata nella dura rocca) rimanemmo nella Città di Beziers, posta sopra un colle, e bagnata da un lato dal fiume Oodì. Ella è più lunga, che larga; forte per natura, e per arte; popolata, fertile, e ricca, a cagion del Mare, tre leghe discosto. V’ha un battaglione di 800. soldati di presidio. Quattro leghe discosto, verso Perpignano è una Città d’ugual grandezza, detta Narbone, per dove soglion passare coloro, che vengono da Catalogna. Dopo desinare fatte quattro picciole leghe, pernottammo nella Città di Pezenas; grande sì, ma di poco commercio.

Il Sabato 4. passata mezza lega, trovammo un’argine di terra, lungo due miglia Italiane, fatto con grande spesa, per render il cammino meno malagevole in inverno. Si ha particolar cura in Francia delle pubbliche strade; ed io le osservai quasi sempre lastricate di pietre, da che [p. 404 modifica]vi entrai. Dopo una lega passammo per la villa di Montagnà; e continuando poscia il cammino, poco lungi dal Mare, rimanemmo, dopo quattro leghe, a desinare nella villa di Gigian; donde fattene altre tre, giugnemmo prima di notte in Montpellier. Questa Città è capo della bassa Linguadoca, siccome Tolosa dell’alta: e per esser situata sulla sommità di un monte, sembra da lontano un bel Teatro.

La Domenica 5. andai a veder la maison de Ville, o casa del Comune, non così bella, come quella di Tolosa. I sei Consoli vanno vestiti di scarlatto, ma senza frangie d’oro. Vi era dipinto da maestra mano il Re, assiso in trono; che porge un ramo d’ulivo a uno de’ sei Consoli genuflessi; volendosi con ciò significar la pace, fatta in quell’anno tra lui, e’ collegati: siccome può scorgersi da una bella, ma superba iscrizione, che vi sta sotto.

La Chiesa di Nostra Dama, quivi vicina, non ha grande ornamento, come ne anche la Chiesa Cattedrale; sono amendue a una nave. Il Palagio Vescovale era una gran fabbrica, ma per esser molto antico (come la Chiesa) è andato in [p. 405 modifica]rovina. Uscii indi a poco fuori la porta du Payrou rifatta ultimamente da’ Consoli. Ella è tutta al di fuori adorna di trofei, maestrevolmente intagliati, e di fasci d’arme delle nazioni, dalla Francia domate, con bellissimi motti in latino.

Il passeggio per fuori questa porta è de’ più belli, che possano dare la Natura, e l’arte, venute in gara; poichè da un lungo, e delizioso piano si ricrea l’occhio sulle campagne all’intorno, e sul mare. Le mura della Città sono ben’alte, e forti, benche antiche, e circondate da profondo fosso. Le case generalmente sono ottime, con tre, e quattro piani, come le nostre Napoletane, però coverte di tegole. Dall’altro canto le strade sono strette, e ritorte, per l’inegualità del terreno, e numero degli abitanti. Le cortesi donne sono bellissime, e soprammodo bianche. Nel rimanente la Città è molto ricca, per lo commercio, e vi ha sei camere sovrane, che governano tutta la Provincia.

Dopo desinare mi posi in un’altro calesso, tolto per sette scudi sino a Marseglia; e fatte quattro leghe, pernottai nell’Osteria di Pont lunel (così detta da Lunel Città vicina, che si lascia a destra), dove le Ostesse mi trattarono bene. [p. 406 modifica]Portavano un gran cappello, come fanno le contadine del paese, per ripararsi dal Sole.

Il Lunedì 6. a buon’ora, passate quattro leghe, desinai nella Città di Saint Gil. Avrei voluto io stendermi sino a Nismes (detta già Nemausum da’ Latini) Città, dove si fa buona saja, per veder quivi varie anticaglie di Romani; cioè il Tempio di Diana, la Maison Quarrèe, fatta di grandi pietre, e les Arenes, o Anfiteatro de’ spettacoli; ma perche bisognava allontanarmi tre leghe, anteposi a ciò il vedermi presto in Napoli. Dopo desinare, fatto un miglio Italiano, passammo in barca un braccio del Rodano, che divide la Linguadoca dalla Provenza. Un che vi stava a riscuotere i diritti della Dogana, mi domandò, se nella valige portava alcuna cosa nuova, per cui si dovesse diritto al Rè; e manifestandogli, che vi erano sette dozzine di ventagli, con molta cortesia mi licenziò, senza voler prendere quel poco, che gli spettava. Avvertimmi di più, che passando per Arles, dicessi alla Dogana, che le guardie del cammino non aveano preso alcun diritto, per esser cose tenui, e da presentarsi; e che non mostrassi il bollettino, perche allora sarei stato costretto a pagare. Questo riguardo co’ [p. 407 modifica]forestieri è particolare della nazion Francese, come dissi di sopra; tanto che, per un mese di cammino, sino allora, per la Francia non s’erano ancora aperte le mie valige. Pagati 15. soldi per lo passo del calesso (che dee dare colui, che va dentro) ci avviammo ad Arles, e vi giugnemmo dopo tre leghe. Prima di passare un ponte, lungo circa cento passi, fatto di barche sopra l’altro braccio del Rodano (due volte più largo del mentovato) le guardie dimandarono quattro soldi per lo passo. Il Rodano viene stimato il più gran fiume della Francia, che dopo esser passato per Lione, ed Avignone, si divide in due braccia una lega sopra Arles; e poi va a gettarsi in Mare, sette leghe lontano dalla medesima nel porto di Bu; dal quale entrano grolle barche, e tartane a caricarsi di vino, e grano.

Arles (in altezza di 43. gr.) è Città Arcivescovale, e di gran traffico, però non molto ricca. E’ posta sopra una collina, che la rende molto vistosa al di fuori; e vien riputata più antica, che Roma. Vi ha un teatro, fatto da’ Romani, ma non così intero come quello di Verona. Le mura, che la circondano, e le case sono ottime; però le strade strette, e la Maison [p. 408 modifica]de Ville d’una mezzana fabbrica.

Il Martedì 7. ripigliata la strada, lungo i famosi aquidotti, dopo 4. leghe giugnemmo nell’osteria di S. Martin de Crau, dove si desinò bene per 20. soldi a tetta. Fatte dapoi altrettante leghe, per un sentiero arido, e sassoso; venimmo in Salon, Città della Diocesi d’Arles; e perciò nell’alto vi tiene l’Arciveseovo un’antico Castello, e ben grande. Le mura della Città sono mezzo abbattute dall’antichità; e le case di fabbrica ben’ordinaria, senza veruna simmetria. Dicono, che per la medesima passava la via Aureliana, principiata da’ confini di Spagna sino a Roma dall’Imperador M. Aurelio. Di ragguardevole non vi è altro, che il sepolcro di Nostra Damus, famoso Astrologo del secolo passato, che dicono avesse predetta la morte violenta ad Errico IV. Rè di Francia. Egli si vede dentro la Chiesa de’ PP. di S. Francesco, nel muro a sinistra della porta, colla seguente iscrizione:

D. M. Clarissimi Ossa.

Michaëlis Nostradami, unius omnium mortalium dicto digni, cujus penè Divino calamo totius Orbis, ex Astrorum influxu, futuri eventus conscriberentur. Vixit anni LXII. mensibus [p. 409 modifica]vi. diebus xvii. obiit solo: MDLXVI. quietem posteri ne invideant. Anna Pontia Gemella Solonia Conjugi opt. V. F.

Nell’istessa Chiesa si può vedere una statua della Vergine; e l’atto di schiodarsi il Redentore dalla Croce, con sette figure, fatte di fino marmo: amendue opere d’insigne Maestro.

Fatte cinque leghe di pessima strada montuosa, il Mercordì 8. venimmo a desinare in S. Pon, picciolo luogo, in mezzo una campagna di più leghe, sparsa di case di delizia, appartenenti a’ Cittadini d’Aix: e dopo desinare facemmo quattro leghe, e giugnemmo a due ore di notte in Marseglia. Albergammo nella strada, detta le Cours, a les deux pommes. Una lega e mezza prima di venire in Città, le guardie della Dogana mi dimandarono, se io portava roba nuova e risposto loro, che avea alcune dozzine di ventagli per regalare; uno della brigata mi avvertì, che giunto all’altra guardia, distante mezza lega, facessi il tutto registrare, acciò non fusse intercettato. Così seci appunto, senza pagar cosa alcuna; nè entrando per la porta di Marseglia, mi fu richiesto altro, che quattro soldi, per aprirsi la porta, che di già era serrata. [p. 410 modifica]

Marseglia fu fabbricata da’ Fenici sul Mar Mediterraneo, in elevazione di 42. gr. e 40. m.; e fu molto rinomata ne’ tempi passati, per le sue scuole, che gareggiavano con quelle di Rodi, ed Atene. Oggidì il suo porto è de’ più celebri de’ nostri Mari, benche vi sia cosi poco fondo, che bisogna allo spesso nettarlo, per renderlo capace di vascelli ordinari. Il circuito delle sue mura non eccede due miglia Italiane, in terreno or alto, or basso. Le case sono ottime, e a quattro, o cinque piani; le strade cattive, cioè erette, storte, e sporche, fuorche il Corso. Quivi, a dire il vero, le case sono fabbricate con simmetria, e proporzione; e per lo spazio di mezzo miglio si veggono lunghe file d’alberi ben ordinati; e’l vano del mezzo serrato da catene di ferro, e banchi fissi, per escludere le bestie, e farvi godere a gli uomini, senz’alcuno impaccio, del fresco degli alberi, e della onesta conversazione delle Dame. Il porto vien difeso da’ Castelli di Saint Jean, e Saint Nicolas; come anche da quattro Fortini, sopra altrettante Isolette, o scogli, mezza lega lontani; il più grande de’ quali chiamano Costaodin, e vi si fermano a far quarantana i [p. 411 modifica]vascelli, che vengono da luoghi sospetti.

Il Giovedi 9. fui a vedere la Darsena, ove si fan le galere. Ella è in vero grande abbastanza, per lavorarvisi tutto ciò, che fa d’uopo; essendovi lunghe strade coperte, per farvisi la gomene; e due Canali anche coperti, per fabbricare due galee nell’istesso tempo. Quello, che si appella Arsenal du Rey, è altresì magnifico, ed ha un bel padiglione nel mezzo, dove dimorano gli officiali delle galere; e due altri canali, per farvisi altrettante galere: oltre infiniti magazzini, per tener legname, e un’armeria per armare (come mi dissero) i 100. mila soldati.

La Cattedrale è posta vicino al mare, nella parte Occidentale della Città. Ella è a tre navi, e le cappelle sono convenevoli, per quel che si usa in Francia; però il vicino palagio del Vescovo (suffraganeo di quello d’Arles) non ha cosa di ragguardevole.

Entrai quindi a vedere il suddetto Castello di S. Jean, posto a destra, fuori del porto. Havvi una falsa braga, con buona artiglieria a fior d’acqua; però nel rimanente non ve n’avea quanto sarebbe stato d’uopo, per essersene restituita qualche quantità al Duca di Savoja nell’ultima [p. 412 modifica]pace. Come ch’è posto sopra una rocca, bagnata da due parti dal Mare; non ha fosso, che dalla parte di terra. Verso mezzo dì entrarono circa 20. galere, che tornavano da Levante, e da Napoli; ed unite coll’altre 21. che stavano in porto, facevano un bel vedere.

Dopo desinare passai in barca a veder l’opposto Castello di S. Nicolas, sopra un monte a sinistra del porto. Tiene molte buone fortificazioni esteriori moderne; e appiedi un gran baloardo, anche rinovato, con molti cannoni, così nella parte superiore, come nell’inferiore. Sopra un’altro più eminente monte si vede un gran Forte, detto di Nostre Dame de Garde, che serve di scorta alle navi, che vengono d’alto Mare.

Nel ritorno, che feci a casa, passai per l’Hostel de Ville, che dalla parte di mare ha una buona facciata di marmi, e dentro buone stanze, vagamente dipinte.

Desiderando vedere Aix, Metropoli di Provenza, presi affitto due cavalli il Venerdi 10.; e dopo desinare mi ci avviai, per un cammino fangoso, e sassoso, benche vago, per gli circostanti monti, e colli ben coltivati, e sparsi d’innumerabili case di diporto, appartenti a’ Cittadini di [p. 413 modifica]Marseglia, e d’Aix. Vi giunsi ben tardi, e con pioggia a fine di cinque leghe, ed albergai a la Sele d’or. Questa Città è situata in una valle, coronata di monti, e benche v’abbiano lor residenza il Parlamento, una Camera di Conti, e una Generalità; è nondimeno serrato il suo circuito, di circa due miglia Italiane, con ordinarie mura senza fosso. Le case per lo contrario sono belle, e a quattro, e cinque piani, molto migliori di quelle di Marseglia; e le strade spaziose, dritte, e ben lastricate, ed alcune in croce, come il Cassero di Palermo.

Andai il Sabato 11. a veder l’Arciveseovado. La Chiesa è a tre navi, sotto ii titolo di S. Salvadore; però oscura, e poco ornata, alla maniera del paese. Il palagio Arcivescovale è grande, ma senza ornamento.

Avendo l’Arcivescovo benedetta la nuova, ma picciola Chiesa de’ PP. Gesuiti, vi disse messa la mattina; onde io vi andai a sentir una buona musica, e sinfonia di violini. Furono presenti alla messa i 4. Eletti della Città, che in Provenza si chiamano Les Procureurs du Pays. Eglino portavano attraversata dall’omero destro, fin sotto il braccio sinistro, una fascia [p. 414 modifica]di velluto nera, che i Francesi dicono Chaperon. Sedettero in alcuni banchi, con origlieri, e tappeti d’avanti. L’Hostel de Ville de’ medesimi è ottimo.

Passai quindi alla Piazza de Precheurs, a vedere il Parlamento. Finita la messa nella cappella, passarono i Ministri nella sala; dove vidi assiso il Presidente, con una lunga, e larga veste cremesina, foderata d’armellini al di sopra, appunto come un abito Reale. Sedevano nell’istesso banco sei Consiglieri, vestiti d’una veste lunga nera, che era increspata sulle spalle, ed avea lunga coda, e maniche larghe. La berretta era come d’prete, con un gran fiocco nel mezzo. E’ comune quella veste senatoria anche a’ Proccuratori, ed Avvocati; i Consiglieri però, quantunque non possano portare altra in Parlamento, nelle pubbliche processioni, e solennità ne portano una simile di color rosso. Leggea i memoriali un Secretario, vestito della stessa guisa, però con berretta di velluto chermisi guernita d’oro. Chiamasi quest’Officiale in Francese premier huissier. Sedevano nel piano gli avvocati, e proccuratori in alcuni banchi; ed era permesso a ciascuno di coprirsi la testa. Si trattò una causa fra’l [p. 415 modifica]Comune, e’ particolari di Tolone. Entrai poscia a veder le altre cinque camere; una nel medesimo piano, e quattro nel superiore. La grande chambre era la meglio dorata, e dipinta; e vi avea una sedia per lo Re, quando vi si trovasse. Giudicano degli affari della Provincia sovranamente, in quelle camere, dieci presidenti, e circa 57. Consiglieri.

Dopo desinare me ne tornai per l’istesso dilettevol cammino, ed entrai a buon’ora in Marseglia.