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Galateo insegnato alle fanciulle/Lezione XIII - Contraddizione ed ostinazione

Lezione XIII - Contraddizione ed ostinazione

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LEZIONE XIII.

Contraddizione ed ostinazione.

Vi sono fanciulle buone di cuore, spesso anche dotate di vivace intelligenza, le quali, tanto in famiglia, in iscuola, quanto in società si rendono men care pel mal vezzo di contraddire a tutto ciò che odono e vedono e di sostenere talvolta la loro opinione od un’ubbia qualunque a spada tratta, spesso sragionando, ed in presenza di persone, a loro superiori. Esse si espongono per tal difetto a dure mortificazioni, inaspriscono le persone colle quali discorrono e si meritano la taccia di orgogliose, testerecce, maleducate. Tal era l’Orsolina. Se il fratello le diceva: «Oggi fa freddo, copriti» ella certamente rispondeva: «Freddo! Fa un caldo da soffocare; anzi voglio alleggerirmi alquanto». Se la sorella la pregava di star più composta, di non parlar a voce tanto alta, di spicciarsi di più nel vestirsi, nel lavorare ecc., Orsolina non sapeva trattenersi dal rispondere che lo star più composta di così sarebbe come voler fare la statua; che non vedeva ragione plausibile per parlar sottovoce, nessuno dormendo; che chi fa le cose di furia le riesce sempre male, mentre chi va piano, va sano e lontano. Se poi a scuola, in tempo di ricreazione le compagne le proponevano di correre, ella era stanca; se combinavano un giuoco sedentario, ella protestava che dopo tante ore di studio, sentiva il bisogno di [p. 61 modifica] muoversi; se, recitando una commediola, le offrivano la parte di madre nobile, è certo ch’ella la rifiutava, preferendo quella della prima donna, o se la pregavano di far la prima donna, pretendeva di rappresentar quella dell’ingenua o della servetta. Insomma, se gli altri dicevano di , Orsolina aveva sempre pronto il no, ed al no altrui ella s’ostinava a dir di . È facile comprendere che era di continuo in discordia con qualcuno. Anche colla madre e colle maestre Orsolina si mostrava spesso contraddicente. — Quando la mamma le imponeva di uscire, la sua prima risposta era: — «Oh! che noia! Perchè uscire? Dove si va? A calpestar fango o polvere!... In città, tra la folla ed il pericolo delle carrozze, s’è urtati ad ogni istante; bisogna guardarsi davanti e di dietro!... E poi... vestita così, non esco, no, no, non esco!... L’abito d’estate non è ancora fatto, e questo mi tien troppo caldo! Andare a zonzo per la campagna, senza scopo di passeggiata... con questo sole... è pure un bel gusto»! — Se poi a cagione del tempo o delle circostanze, la mamma diceva: — «Oggi non si esce» — allora bisognava sentire l’Orsola!... S’imbronciava, cercava, con modi virulenti, tutti i cavilli per provare che era una pazzia lo stare in casa. — «Infine poi non siamo ghiri, nè marmotte, nè orsi per seppellirci mesi e mesi nelle tane!... Un po’ di pioggia un po’ di freddo non hanno mai ammazzato alcuno» ella notava. «L’aria libera ed il moto [p. 62 modifica] invece fanno bene a tutti!... Che bisogno c’è di terminar questo lavoro? Si può far più tardi, e meglio si lavora quando s’è curata l’igiene, s’è respirato una boccata d’aria». — Quando poi ritornava dal passeggio, la povera mamma doveva sempre con lei discutere durante un’ora, per indurla a mutarsi d’abito ed a rimettere quelli d’uscita con ordine al loro posto. Orsolina per difendere la sua poltroneria cercava di persuadere la mamma che era tempo sprecato, che gli abiti si sciupano più nel levarli e rimetterli che a portarli ecc. Anche la maestra era costretta a lottare continuamente con Orsolina pel suo fare contraddittorio ed ostinato. Allorchè le pesava di studiare una lezione, diceva che non le era utile a nulla, che chiunque l’avrebbe giudicata troppo lunga, di senso oscuro e non adatta alla sua età. Quando la maestra l’avvertiva di qualche suo difetto ella, da abile avvocato cavillatore, difendeva sè stessa e studiavasi 1° di convincerla che per certo non l’aveva; 2° che non intendeva correggersene, perchè in esso trovava il lato buono e quasi quasi aveva l’ardire di sostenere che, anzichè difetto, era quello un pregio da lodarsi; nè per buone ragioni che la maestra le adducesse, non v’era mai caso che l’ostinatella si piegasse a riconoscere il suo torto. Ella però raccoglieva il frutto di questo suo modo d’agire. La madre spesso piangeva per non poter vincere la ostinazione della figliuola, benchè acerbamente la [p. 63 modifica] rimproverasse; la maestra le segnava di frequente punti di demerito sui registri scolastici e la mortificava, manifestandole di essere assai scontenta di lei; le compagne poi la fuggivano come un essere uggioso, pesante, superbo, cocciuto ed insopportabile. Orsolina trovavasi spesso sola co’ suoi pensieri, tutt’altro che lieti e le anime pie sentivano pietà di lei, perchè, a cagione del suo cattivo carattere, soffriva assai e si creava ad ogn’istante nuove infelicità.

La contraddizione, l’ostinazione di Orsolina erano spesso motivate dalla superbia, primo dei peccati mortali, pel quale Lucifero fu trasmutato in demone e piombato nell’abisso di tutti i mali. — Il superbo non può esser mai molto buono, perchè ama e stima soverchiamente sè a danno degli altri. Non ottenendo sempre ciò che pretende, è spesso anche iroso e commette eccessi. L’illustre autore de’ Promessi Sposi, Alessandro Manzoni disse nel suo libro della Morale cattolica che «La superbia e l’ira non s’accordano colla gentilezza e quindi non è gentile chi non ha l’abitudine di essere umile e mansueto. Se vi è sentimento che distrugga il disprezzo insultante per gli altri è l’umiltà certamente» — Silvio Pellico ne’ suoi Doveri degli Uomini pure ci dice: «Stabilisci d’essere umile e mansueto, ma sappi mostrare che non è imbecillità o vigliaccheria la tua. La dolcezza, quand’è virtù e non impotenza d’energico sentire ha sempre ragione. Essa umilia più l’altrui superbia, che non [p. 64 modifica] l’umilierebbe la più fulminea eloquenza dell’ira o dello spregio».

L’umiltà deve però essere nel cuore, figlia mia, non solo nelle forme, perchè se non è naturale, sincera, diventa, come ben la chiama Giovio ne’ suoi Pensieri varii, la quintessenza dell’orgoglio; e se non è giustamente compresa, può diventar debolezza colpevole vigliaccheria. Rifletti che fra l’ostinazione e la fermezza di carattere v’ha grande differenza. L’una è figlia dell’orgoglio, l’altra della ragionevolezza. L’una ha per movente l’egoismo, l’altra il bene onesto. L’una alberga in anime vili, grette, spregevoli, l’altra è compagna del genio, della lealtà, della generosità; l’una combatte per futili cause ed ha per armi l’ira, la malignità, il pettegolezzo, l’altra pugna per la ricerca del vero, del giusto, del bene; ha per egida la convinzione, per armi la costanza nel buon proposito, il nobile sacrifizio. Sii adunque, mia cara, ferma di carattere, ma non ostinata.