Fior di Sardegna/Capitolo XXXII

Capitolo XXXII

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Capitolo XXXI Capitolo XXXIII
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XXXII.


Per otto giorni Marco visse in una crudele incertezza, cullato ora dalle più dolci speranze, ora dai sospetti e dalla disperazione; e benchè davanti alla gente e persino con la stessa Lara, che vedeva di frequente, si mostrasse calmo, freddo, impenetrabile, entro al suo cuore fremeva una fiera procella e l’insonnia turbava le sue notti nuovamente piene di sogni e di desideri. — Aveva detto a Lara ch’era un uomo, ma in realtà, dacchè l’amore erasi ravvivato nella sua anima — diciamo «ravvivato», perchè certo Marco amava Lara soltanto per la grande sua rassomiglianza con la morta, — egli era ritornato giovane, molto giovane, quasi fanciullo. A poco a poco quello strano e fortissimo amore lo aveva stretto fra le sue spire, come l’ellera la quercia, rendendolo fantastico, sognatore, debole qual giovinetto dominato dalla prima passione della sua vita. Era abbastanza se riusciva a non dimostrare i suoi sentimenti; in fondo rimaneva lo stesso, come dieci anni prima, con gli stessi pensieri, lo stesse debolezze, gli stessi ideali.

Tant’è vero, che s’era illuso al punto di credersi amato da Lara. La tristezza della fanciulla, il suo cambiamento di carattere, la sua riservatezza, i pallori, le lagrime, le distrazioni che egli osservava fissamente da qualche tempo, indovinandone il motivo, ma ingannandosi sulla persona che le causava, tutto, tutto s’era preso per sè, accecato dalla sua passione sempre crescente di giorno in giorno, a misura che Lara cresceva e si faceva più seria, quasi bella di una bellezza fantastica e ideale. Sicuro d’esser padrone di quell’anima misteriosa ch’egli credeva di conoscere profondamente, mentre gli era del tutto, ma [p. 154 modifica]proprio del tutto ignota, rimetteva di giorno in giorno la sua dichiarazione. Che poteva temere? Amato da Lara amato da don Salvatore, che forse, chissà, sognava lo stesso sogno, che poteva temere? Viveva sicuro dell’avvenire e lasciava che in fondo al suo cuore crescesse il novello fiore, la splendida rosa nata su di una tomba, ma che doveva ridonargli tutte le voluttà della vita e della felicità, pronto a coglierla alla prima occasione per offrirla alla piccola fata, che inconsciamente, con la verga magica dei suoi diciotto anni e dei suoi grandi occhi pensosi, aveva fatto risorgere il sole sul suo pallido orizzonte velato dalle prime tinte dei crepuscolo. La sera del ballo, Marco non intendeva punto dichiararsi; un’illusione, il profumo del nastro, il braccio di Lara, mille nonnulla l’avevano precipitato, dando palpiti forti al suo cuore ringiovanito, lampi di amore al suo pensiero eccitato dall’ora, dall’ambiente, dagli sguardi di lei.

La risposta di Lara, data mentre egli credeva di vedersi cadere fra le braccia la fanciulla ebbra di amore e di felicità, come dicemmo, fu un getto di ghiaccio fuoco delle sue speranze, che da quel momento cominciarono a vacillare e a tremolare. Dunque, s’era ingannato? Lara non lo amava... forse ne amava un altro. Questo pensiero ridestava in lui dolori e passioni da molto spente nel suo cuore. La gelosia lo tormentava mentre il suo amore cresceva davanti agli ostacoli, ma in pari tempo la ragione gli gridava che non aveva alcun diritto di pretendere l’amore di quella fanciulla, da cui lo distaccavano quasi ventanni di età, quella fanciulla che sarebbe stata ancor giovine e bella mentre lui si gelava sotto i colpi della vecchiaia e dell’impotenza.

Ma vederla di un altro! Ma piangere nuovamente quasi per la sua morte, mentr’ella viveva ancora e prodigava il suo amore e i suoi baci ad un altro forse meno degno di lui! Ricominciare la lotta contro l’angoscia e il lutto invadente, ritrovarsi nuovamente solo dopo un anno di sogni e di progetti, ripigliare la maschera dell’indifferenza e sentire ridesto entro il cuore il tarlo dello sconforto e della disperazione, combattere di nuovo contro la solitudine, la desolazione, gl’istinti della fantasia e dell’anima, cercare ancora un conforto nel lavoro, nel tempo, nella lontananza, — perchè egli non credeva [p. 155 modifica]nell’oblio delle orgie, dei piaceri o della gloria, d’altronde irreperibili nell’ambiente in cui viveva, — vedersi spegnere il fuoco dei suo deserto focolare non appena riacceso, attendere muto, solo, gelido, l’incalzarsi degli anni, l’assopirsi del cuore, l’ultimo crepuscolo della vita... era troppo, era troppo! E si ribellava, sperava di nuovo e ritornava a tessere la sua tela d'oro, ma invano cercava un raggio di speranza negli occhi di Lara che sfuggivano il suo sguardo ansioso, — ricadeva nella disperazione e attendeva con ansia e paura il termine di quei lunghi otto giorni, dicendosi più di una volta che in realtà dalla risposta di Lara dipendeva la sua vita o la sua morte, almeno moralmente.

Giunse finalmente. Era una bella mattina di maggio; una di quelle splendide mattine che solo fra le montagne e le vallate sarde si possono ammirare, in cui pare che un sorriso di Dio si rifletta nel tremolio azzurro della nebbia profumata, fra le lamine d’oro e di rosa dei cieli splendenti, nel canto pazzo degli uccelli innamorati, nei fulgori dei fiori montani olezzanti fra le perle della rugiada e il pulviscolo d’oro del sole. Mai come in quella mattina Marco aveva gustato gli incanti della natura vergine, mai come in quella mattina erasi sentito più solo e triste davanti alla valle verdeggiante e alle montagne azzurre.

Fin dalle cinque lavorava nel suo studio, solo, davanti alla finestra che dava sulla valle, perchè da qualche tempo non apriva più l’altra che guardava sull’orto dei Manna, forse temendo che i giovani praticanti nel suo studio vedessero Lara e se ne innamorassero. Nessuno dei giovani era ancora giunto: Marco contava di recarsi sul tardi al Tribunale dove doveva sbrigare alcuni affari, poi di recarsi da Lara per dirle che l’ora giungeva, allorchè la porta dello studio girò silenziosamente sui cardini e Lara entrò, dopo essersi assicurata non esservi che lui, leggermente, trascinando i piedi senza far rumore, come la sera in cui era venuta per chiedere il permesso di chiamarsi Lara. Soltanto questa volta non vestiva più a bruno, nè il suo viso era roseo e spensierato: no. Pallida, ma decisa, con un lieve sorriso di mistero sulle labbra, vestita di grigio chiarissimo, quasi azzurrastro, Lara si avanzò fino allo scrittoio. Marco alzò il capo, sorrise, si [p. 156 modifica]lasciò sfuggire di mano la penna, e i suoi occhi sfavillanti chiesero prima delle labbra!

— Ebbene?

— Ebbene, — rispose lei fredda, — gli otto giorni sono trascorsi!

— Ebbene, ebbene? Hai deciso, non è vero? Parla!

— Sì, ho deciso! Chiedi pure la mia mano a mio padre!

Marco respirò. — Finalmente! — esclamò, alzandosi. — Ne ero sicuro, pure temevo. Ma siediti, Lara, chè ragioneremo.

— No, non aspetto.

— Mi ami dunque? — chiese Marco fissandola negli occhi. — Non m’ingannavo dunque? Ma perchè farmi così aspettare dunque?

— Quanti «dunque!» — esclamò lei ridendo. — Non cantare subito vittoria, caro mio, non ho detto tutto, vedi. Ho da farti sottoscrivere un patto, prima di tutto.

— Ma mille patti, Lara, mille! Parla... farò tutto per te, purchè tu mi ami e acconsenta a diventar mia.

— E sopratutto non cercherai di chiedermi alcun perchè...

— Nessuno! Parla!

— Ecco il mio patto. Non sposarci se non fra tre anni precisi, tre anni ad oggi, cinque maggio 1888.

— Tre anni, Lara! Ma è un secolo! Perchè?...

— Ah, cominciano i perchè? — esclamò Lara facende mostra di andarsene. Lui la trattenne.

— E sia! — disse. — Purchè tu sii mia, io aspetterò tutto il tempo che vorrai.

— Così va bene! Ora me ne vado... Tocca il resto a te!

Marco voleva rattenerla, ma lei fuggì, lasciandolo perchè ebbro di gioia e d’amore davanti al cielo splendido, ai fiori di maggio e agli uccelli che intessevano idilli graziosissimi fra le rame dei boschi e le fratte della valle

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«... Mia adorata Lara, — la tua lettera mi ha recato la più grande sorpresa di questo mondo, Ferragna innamorato di te! Ferragna che si crede amato da te e ti vuole per sua moglie!... Se avessi veduto crollare le montagne, non sarei rimasto più sorpreso e impaurito, sì, anche impaurito! Perchè le tue paure, mia povera e [p. 157 modifica]amata Lara, sono così giuste che le divido completamente anch’io. Sì, è vero ciò che tu dici: rispondendo di «no» desti il dubbio nell’animo di Ferragna che ha indovinato esser tu innamorata, ma che s’illude credendosi esso stesso l’oggetto de’ tuoi vergini sogni ferventi, e farà di tutto per scoprire il tuo arcano. Saremmo perduti! Conosco profondamente tuo cognato; so che è generoso e buono, ma sono certo che tutta la sua buona volontà cadrebbe sapendo esser io il suo rivale, io! io che gli devo tanto, che egli ama come un fratello, per cui spezzò le esigenze ridicole della folla che ci considerava nemici, che considererebbe come il serpente che riscaldato nel suo seno lo ha morsicato non appena il calore del suo corpo gli ha ridonato la vita!...

« Sì, Lara mia, Marco finirebbe con l’odiarmi e farebbe di tutto per vendicarsi, per strapparmiti dal cuore. Perchè invano noi gli diremmo che ci amiamo da molto, che non sospettavamo il suo amore, che lo rendiamo infelice contro la nostra volontà.

« Non v’ha ragione che valga dinanzi a un’anima esulcerata; e Marco dovrebbe soffrire assai sapendo che tu ami il nemico della tua famiglia, vedendo crollare ì castelli plasmati dalla sua fantasia... perchè deve amarti assai, alla sua età, se io ti amo già tanto alla mia. Ma chi non t’amerebbe, Lara, chi?

« Con tutto ciò io non ti consiglio di dimenticarmi, di amare Ferragna e di gettare repente nell’abisso della morte e dell’infelicità il tuo povero Massimo per ridonare un lampo di gioia e di sorriso all’ultimo venuto, che non potrebbe, no, benchè ricco e nobile e stimato, renderti felice come ti renderò io; — non te lo consiglio, perchè d’altronde so che sarebbe inutile, conoscendo tutto il tuo amore per me, ricordandomi che tutto un passato di sogni, di promesse, una ferrea catena di baci, avvince per sempre il nostro avvenire. Solo, per la tua presente tranquillità, per la sicura riuscita dei nostri progetti, approvo la tua idea, quel pensiero che, mi scrivesti, ti fu inspirato da un riflesso dell’alba confuso con l’ultimo barlume del lumi morenti. Oh, è ben triste mentire, è ben terribile fare il male per giungere al bene, è ben doloroso scrivere sullo scudo delle nostre azioni la fosca massima: «il fine giustifica i mezzi!» — ma che possiamo noi fare? [p. 158 modifica]E poi non è che cullare volontariamente per qualche tempo le stesse illusioni, non è che rimettere ad un altro giorno il crollo di queste che pure deve succedere, oggi come domani. — Sì, così va bene, come tu hai pensato. Accetterai l’amore di Ferragna e protetta da questo continuerai ad amarmi sino al giorno in cui potremo amarci a fronte alta e cuore sicuro.

«Sarà per lui un colpo terribile... quando vedrà sfuggirsi di mano la sponda fiorita che credeva di aver afferrato, lo so e lo sento pensando allo spasimo che proverei nel perderti, Lara mia adorata; ma giacchè tu non puoi formare nello stesso tempo la felicità di due cuori, è d’uopo che ne spezzi uno. A te la scelta: se tu credi che Marco sia più degno di me, se sei certa che con lui sarai più felice che con me, che non posso offrirti nè ricchezze nè onori, ma solo un’anima che vive solo per te, perchè tu l’ami, una intera giovinezza di sogni, di sorrisi, il primo fiore, l’ultimo fiore di una vita tutta tua... oh, Lara, io chinerò lo stesso il capo senza un lamento e nell’oscurità dei miei giorni deserti e solitari vivrò — se vivrò, — almeno con un raggio lontano di luce che sarà il riflesso della tua felicità. Il velo più denso sarà steso sul nostro passato, vivremo come se non ci fossimo mai conosciuti, e tu, per far tacere la voce del rimorso che ti ricorderà esservi nel mondo una povera esistenza, infelice perchè un tempo da te amata, dirai a te stessa: Fu un sogno!»

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Questa lettera di Massimo, infiorata da tante altre belle cose che mi tornerebbe troppo lungo copiare, decise Lara nel rispondere favorevolmente a Marco. Inutile però dire che la fanciulla non esitò un momento per restare sotto la bandiera del giovine nemico della sua famiglia. Dopo aver letto la sua lettera, che baciò tanto, e di cui alcune frasi le fecero venire i grandi lagrimoni di perle negli occhi così facili al pianto, si sentì calma, sicura, anzi provò una specie di gioia al pensare che non altro, l’amore di Marco, agevolava la sua corrispondenza con Massimo. Infatti, fidanzandosi al cognato, chi poteva più sospettare che lei amava un altro uomo e lo corrispondeva?

Aveva così sofferto, o almeno nella sua anima in fiore [p. 159 modifica]i piccoli dolori avuti avevano destato tanta infelicità, che finiva col diventare egoista. Prima di tutto non poneva cieca fede sull’amore sviscerato di Marco: credeva sinceramente a quello di Massimo, e sicura che lui solo la amava al punto di morirne se quest’amore gli venisse contrariato, non sapeva capacitarsi come due uomini nello stesso tempo amassero una sola donna, e pensando che, per giusta logica, Marco non avrebbe poi tanto sofferto nel conoscere l’illusione, si preparò, senza pensarci quasi, ad ingannarlo nella più triste e leggiera guisa.

Tutto andò come doveva andare. Marco chiese in isposa Lara.

Per poco don Salvatore non cadde colpito da apoplessia, tanto fu la sua gioia e il suo contento: che importava se Marco era vedovo e contava il doppio dell’età di sua figlia! Anche fosse stato sei volte vedovo, purchè senza figli cioè senza eredi, e vecchio di sessantanni, don Salvatore ne sarebbe restato contento lo stesso. Eh, che? Marco non era forse uno dei più ricchi proprietari del circondario? Tanto ricco che, anche se si fosse chiamato col nome odiato dei Massari, don Salvatore lo avrebbe accolto lo stesso nella sua casa, deponendo il bacio della pace sulla sua fronte, e Lara fra le sue broccia di sposo.

Donna Margherita ne fu pure lieta: gli uomini erano tutti eguali davanti al suo pensiero. Diventando moglie di Marco, Lara restava quasi nella casa paterna, sempre vicina a sua madre che l’amava assai e per cui il distacco sarebbe stato dolorosissimo.

Dunque, benvenuto Marco Ferragna! — solo la piccola Pasqua, che cominciava ad avere idee sue proprie, scosse la sua bella testa bionda quando seppe questo strano progetto di matrimonio, e guardando fisso co’ suoi grandi occhi d’oro il volto pallido della sorella, sorrise lievemente, lievemente, con uno espressione di dubbio e di mistero....