Esempi di generosità proposti al popolo italiano/Scompartire e comunicare i diritti

Scompartire e comunicare i diritti

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Or quando Mosè ebbe col popolo ebreo spiegate le tende, appiè del monte Sinai, ecco Sefora che, distaccatasi da’ suoi, gli ritorna co’ due figliuoli; e Ietro veniva con loro, il suocero di Mosè. Avutane novella, Mosè gli andò incontro; e lo baciò con affetto così rispettoso come suol essere l’affetto vero; e si dissero cordiali parole. E ragionando entrarono nella tenda, e Mosè narrò al suocero le grandi cose operate dal Signore a pro d’Israello, e tutte le incomodità della via: le narrò senza vanto, a Dio dando merito d’ogni cosa, e parlando il meno che poteva di sè. Ietro si rallegrò che Israello fosse così mirabilmente libero dalla mano de’ tristi re. E disse: «Benedetto il Signore che v’ha liberati. Iddio solo è grande. Vollero superbamente portarsi contro esso, che è solo grande: provocarono in sè la pena». Offerse Ietro sacrifizii al Signore, lui riconoscendo Dio unico. E vennero Aronne e tutti gli anziani d’Israello, e mangiarono in sua compagnia con tranquilla allegrezza religiosa.

Il dì seguente, Mosè sedette a giudicare le differenze’ del popolo; e i figli d’Israello stavano lì aspettando ciascun la sua volta da mane a sera. Giudicavasi allora all’aperto, all’ombra d’un albero, quasi invocando testimoni e mallevadori e giudici e il cielo e la terra. Ed erano spediti i giudizii, perchè prezioso il tempo a’ litiganti, i quali avevano fede nel giudice; e, le leggi essendo nelle antiche consuetudini della nazione, ognun le sapeva, senza aiuto venale d’avvocati imbroglioni. Or vedendo il suocero la maniera tenuta da Mosè con il popolo, disse: «Ma perchè sedere voi solo giudice, e che il popolo se ne stia aspettando dall’alba alla sera». Mosè rispose: «Il popolo viene a me quando insorge differenza tra loro, perchè io son giudice, e giudico secondo i comandamenti di Dio e le sue leggi». E Ietro a lui: «Non mi pare che sia ben fatto così. Ci patite senza pro e voi e tutta la gente. Cotesta è fatica oltre alle forze d’uomo, nè la potete di per voi solo. Or udite le parole del mio consiglio; e Dio sarà con voi spero. Voi, Mosè, badate principalmente alle cose divine, e insegnate al popolo le leggi de’ costumi, e le cerimonie religiose. Eleggete poi da tutta la nazione uomini autorevoli e pii, d’animo verace, e dell’avarizia nemici: e questi ponete per giudici, chi di cinquanta, chi di cento del popolo, e chi dell’intera tribù: che ricorra il popolo prima ai primi, e poi su su, ove de’ primi non si soddisfaccia; eglino definiscano le liti minori. Le più gravi, genero mio, rechinsi a voi. Così, scompartito tra molti, il peso vi diverrà più leggiero: così adempirete meglio il precetto di Dio, e tutto questo popolo spiccerà le faccende più presto, e si chiamerà più contento e di voi e di sè».

Udito questo consiglio, Mosè ci pensò, e docile lo seguì. A uomo vano della propria autorità e duro nella propria opinione, sarebbe parso cosa indegna piegarsi all’altrui consiglio, al consiglio di persona tanto minore in grado e in fama; sarebbe parso cosa malaccorta spogliarsi spontaneo di parte della propria autorità. Ma il savio Mosè, col comunicare ad altri parte di essa potestà, fece a sè e a tutto il popolo molti beni: deliberò sè stesso da tante cure noiose; si deliberò dal pericolo di giudicare in modo o ingiusto o stolto per non ben sapere i fatti nelle particolarità, dalle quali sovente rivelasi meglio quel ch’è giusto; si deliberò dall’odiosità di sentenze spiacevoli, delle quali i giudici minori risponderebbero nel cospetto della nazione e di lui; si deliberò dal sospetto in che l’avrebbero parecchi tenuto di voler tutto a sè, di non si fidare a nessuno: col chiamare i migliori e i più reputati in parte del governo, li affezionò al governo, e a se stesso; rassodò l’autorità e l’ordine e la concordia: ma, quel ch’è più, assicurò a tutti quanti giustizia più pronta, più piena ed accetta; e preparò agio a sè stesso, alleggerito così delle piccole brighe temporali, ad attendere al bene dell’intera nazione, e al ministero delle cose di Dio, Dio di tutti i beni datore. Paragoniamo la sciocca rovinosa ostinazione del re d’Egitto con la prudente e fortunata docilità di Mosè; e il bell’esempio c’innamorerà sempre meglio.

Il popolo, che, quando non sia ubbriacato da momentanea passione, vede più diritto e sente più sincero che molti sapienti e potenti, alla proposta di Mosè disse: «Questa che tu intendi fare, Mosè, è buona cosa». E egli, scegliendo dalle dodici tribù d’Israello gli uomini più prudenti e più riputati, li prepose al popolo, non solamente che definissero le liti, ma che s’ingegnassero a prevenirle, ammaestrandolo a discernere quel ch’è di giustizia e a cedere parte del diritto con equità generosa. E disse ad essi: «Prestate orecchio a tutti; sia nostro, sia forestiero, non fate accezione di persona: ponete mente alle parole così de’ piccoli come de’ grandi. Non badate alla condizione dell’uomo nè alle apparenze; perchè il giudicare è cosa sacra, da farsi nel nome di Dio, dinnanzi al quale non sono nè ricchi nè poveri, ma uguali tutti».