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Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro decimo – Cap. XII

Libro decimo – Cap. XII

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Della architettura - Libro decimo – Cap. XI Della architettura - Libro decimo – Cap. XIII
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Con quali argini si affortifichi il lito del Mare, in che modo si faccia forte il Porto, et le entrate sue, et con che artificio si serri l’acqua, che non se ne vadia.

cap. xii.


AFfortificherassi ancora il lito del Mare con argini, ma non fatti come quelli de fiumi, perche l’acque de fiumi nuocono con le loro ingiurie, ma non per quella via che fanno le onde del Mare. Percioche e’ dicono che il Mare di sua natura è quieto et tranquillo, ma che e’ si muove per essere spinto sforzato da venti; et di quì aviene che le onde per ordine l’una dopo l’altra contendono con il lito, dove se e’ si metterà loro per argine à rincontro alcuna cosa à traverso, et massimo scabrosa et aspra et pilosa, elle vi si contraporranno con tutte le forze loro, et ripercosse salteranno in alto, romperannosi, et cascando cosi rotte da alto smuoveranno il fondo, et caverannolo con la loro assidua molestia, et rovineranno ciò che se li contraporrà. Et che questo avviene cosi, lo dimostrano l’altezza de i fondi che si truovano alle rive de la marina. Ma se il sito sarà cosi verso il Mare con dolce pendio battuto da le onde, non havendo percio il Mare commosso che combatta con l’onde riscaldate, il Mare lascia lo impeto, et con onde più quiete, et più benigne ritorna in se stesso; et se egli harà preso, o portata cosa alcuna per il commuovere de le rene, egli le lascerà, et poseralle in luogo più quieto; per il che noi conosciamo che i liti, che in questo luogo sportano in Mare, di poco terreno l’un dì più che l’altro crescono allo adentro verso il Mare. Ma dove il Mare [p. 273 modifica]percoterà in una punta d’un monte, et che e’ vi sarà la linea del lito torta a guisa di cerchio, o d’arco, quivi il Mare andrà ratto secondo il lito, et vi correrà, et vi si aggirerà; onde avviene, che in simili luoghi per tutto, lungo il lito vi sono canali profondi. Altri dicono che il Mare di sua natura hà il flusso, et il reflusso, et hanno considerato che l’huomo non muore mai, se non quando il Mare scema, quasi che questa cosa dia di se argomento che esso Mare habbia alcuna anima, o moto comune et corrispondente alla vita de gli huomini. Et di queste cose sia detto a bastanza. Ma il crescere et lo scorrere del Mare, è cosa manifesta che in alcuni luoghi si varia. Il Mare di Negroponte ogni giorno si varia sei volte alle onde. A Constantinopoli non si varia se non con lo andare nel Mare maggiore. Nella Propontide il Mare di sua natura getta al lito tutte quelle cose, che vi sono condotte da fiumi; però che quelle cose, che si muovono mediante le agitationi, poi che elle hanno trovata la sede da quietarsi, si fermano. Ma veggendo noi che la maggior parte de liti gettano una quantità di rena, et lasciano ancora de sassi, e’ mi piace di raccontar quelle cose, che io truovo appresso de Philosophi. Io hò detto altrove che la rena è fatta di fango, rasciutto dal Sole, poi che il calor del Sole l’harà divisa in minutissimi corpicelli. Dicono che le pietre son generate da l’acqua del Mare, percioche e’ dicono che l’acqua diventa tiepida per il Sole, et per il moto si secca, et perciò si serra insieme, consumate dal caldo le parti più sottili, et conducesi a quella grossezza, perche se il Mare alcuna volta si quieta un poco, fa a poco a poco una scorza mucida, et quasi fangosa, et rompesi di poi questa scorza, et guastasi per i moti, et per le ripercussioni diventa come zolle, et uno certo che simile alle spugne, et queste zolle sono gittate sul lito, nel quale luogo elleno pigliano le rene commosse, et se le applicano, et applicatesele in questa maniera per la forza del Sole, et del Mare si riseccano, et si serrano più insieme, et in processo di tempo induriscono talmente, che diventano pietre. Queste cose hanno detto costoro. Noi nondimeno veggiamo che alle foci de fiumi per tutto i liti crescono assai, et massimo se quei fiumi sono di quelli, che corrino per campagne sciolte, ne quali mettino molti altri fiumi. Percioche e’ ragunano, et gettano in su le foci al lito del Mare di quà et di là assai rena, et assai sassi come quasi uno argine, et fanno il lito più adentro verso il Mare; il che dimostra che cosi è lo Histro et il Fasso de Colchi, et molti altri, et massimo il Nilo. Gli Antichi chiamarono lo Egitto casa del Nilo, et affermano che gia era ricoperto sino alle paludi Pelusie dal Mare. Et dicono che alla Cilicia fu aggiunto una gran parte dal fiume. Aristotile dice che il moto de le cose è continuo, et che in processo di tempo averrà che il Mare si scambierà di luogo con i monti, di qui disse colui:

Ciò ch’è sotterra in processo di tempo,

Si scoprirà palese, et verrà fuori,

Et le cose scoperte andran sotterra.

Torno hora a proposito. Oltra di questo l’onde marine hanno ancora in se questa natura, che urtando in una muriccia di sassi opposta loro, la battono et gli fanno forza, et partendosene, quanto più d’alto cascano le acque commosse, tanto più cavano sotto la rena: Questo si può vedere, che alle ripe, et a gli scogli dove è il Mare profondo, egli vi si ripercuote più forte, che dove ei non hà con chi combattere salvo che con un lito piacevole et piano: le quai cose essendo cosi, sarà certamente una grandissima industria, et da homo di grandissimo ingegno, che tu raffreni l’impeto et gli spiriti del Mare; Percioche il Mare ingannerà in gran parte et le arti et la mano de li huomini; et non facilmente sarà vinto da le forze di quegli. Gioverà certamente il farvi le base de i fondamenti in quei modi, che noi dicemmo altrove che s’assettavano à ponti. Ma se e’ ci sarà di bisogno che per affortificare il porto e’ si habbia a fare un Molo nel Mare, cominceremoci da la terra ferma et da lo asciutto: [p. 274 modifica]et di poi produrremo la muraglia in Mare, non tutta ad un tratto, ma prima una parte, et poi un’altra, et la prima cosa procureremo che questa muraglia si ponga in terreno quanto più si può stabile, et ponendolo dove tu ti voglia, e’ bisogna ammassarla di pietre quanto più si può grandissime: Di modo che la muraglia de sassi stia contro à l’onde quasi un poco a pendio, acciò che il peso dell’onde, che vengono (per dir cosi) et le lor minaccie si ammorzino, et non trovando dove dar di petto in piena, ritornando in dietro, non rompino, ma se ne riscorrino piacevolmente. Percioche in questo modo l’onda, che ritornerà verso il Mare, riceverà et ritarderà le altre onde, che dopo lei venivano a proda. E’ pare che a le bocche de fiumi si debba osservare i medesimi ordini, che ne porti, conciosia che le navi al tempo de le tempeste si rifugghino in quel luogo. La prima cosa io vorrei che le foci de fiumi si affortificassero, et si strignessero contro le onde del Mare. Diceva Propertio: sia vinto, o vinci altri, questa è la ruota di Amore: cosi interviene in cotesto luogo; percioche continuamente o le foci sono superate da lo impeto del Mare, che non resta mai, et sono riturate da la rena; o per il contrario con la loro assiduità, et con la perfidia del vincere superano l’impeti del Mare. Per il che mi piacerà assai, se tu sboccherai un fiume in Mare con duoi rami, pur che le acque sieno bastanti. Et questo non solo perche alle navi mutatosi vento sieno più pronte l’entrate, ma se ancora ti si contraponesse alcuna forza di tempeste, o che l’una de le bocche per aventura tirando Austro fusse riturata, gonfiate le acque per le piene, non isboccando allaghino il paese, ma che vi sia aperta da potere essere ricevute nel Mare. Di queste sia detto a bastanza. Restaci a dire del nettare, et votare. Cesare pose una gran cura nel nettare il Tevere. Era certamente ripieno di pezzami, et di ribalderia. Sono ancora et dentro et fuori de la Città non discosto dal Tevere monti non piccoli fatti di pezzami di terra cotta cavati del fiume: non mi ricordo d’haver letto con quali artifitii cavassero tanta materia di un fiume tanto possente. Ma io penso che e’ facessino steccati, con i quali mandato da parte il fiume, et cavatone l’acqua, e’ cavassino di poi gli impedimenti, che vi erano. Gli steccati si faranno in queqto modo: Ordinerai travi piallate per lo lungo, et da l’un capo à l’altro farai nella grossezza de gli lati canali di quà, et di là affondi quattro dita; larghi secondo la grossezza de le tavole, de le quali ti harai a servire per tal bisogno, et apparecchierai tavole uguali di grossezza, et di lunghezza: ordinate queste cose, ficca le tue travi, che ti dicemmo, che elle stieno a piombo con ragionevoli spatii infra di loro, secondo la lunghezza de le ordinate tavole, ficcate le travi, et bene ordinate, metti le tavole su da alto da le teste, et fà che esse scendino sino nel fondo per i canali de le travi. Un lavoro cosi fatto il vulgo lo chiama cateratte, ma tu metti sopra le dette tavole, altre tavole: et serrale che elle si congiunghino bene insieme; scompartisci poi in luoghi commodi, et opportuni trombe torte da tirar su l’acqua, trombe diritte, schizzatoi, et secchie, et ogni instrumento da cavare acque, et aggiugnivi una moltitudine di huomini, che in un subito senza riposarsi mai, o intrametter tempo in mezo, cavino l’acqua dentro da lo steccato, et se e’ ve ne entrasse da banda alcuna, rituravi con panni, et ti riuscirà il lavoro come tu cerchi. Infra questa sorte di steccato da acqua, et quell’altra di che noi ci servimmo nel murare de ponti, ci è questa differentia, che quella bisognò che fusse stabile, et da durare assai, fino à tanto che le pile non pur fussino finite, ma che finite havessimo fatta la presa, et assodatesi. Ma questa qui è per a tempo, et il dì dipoi che tu harai cavato il fango, l’harai a levare via, et portarla altrove. Io ti avvertisco di questo: o netti tu il fiume con questo steccato, o pur voltando il fiume in altra parte, guardati di non combattere con tutta l’abbondanza, et con tutta la forza dell’acqua in un medesimo luogo a un tratto, ma fa il tuo lavoro in più volte, prima un membro, et poi un altro. Quei lavori, che si faranno [p. 275 modifica]contro il peso, et contro l’impeto de le acque, se saranno fatti con uno arco che volti il dorso verso l’impeto de le acque, resisteranno più gagliardamente. Farai a fondo il fiume se tu li farai uno argine a traverso in modo che l’acqua si habbia ad alzare, suso alto, et che ella si sforzi a gonfiare assai: verratti ancor di qui fatto questo, che l’onda, che passerà di sopra, colla sua caduta vi caverà una fossa, et ancora quanto da la parte inferiore del fiume tu scaverai più a fondo, tanto il letto del fiume si scaverà sino al suo fonte; percioche l’acqua nello spignersi commuove, et perturba continovamente il terreno, et lo porta via. Purgherai ancora un rivo, et una fossa in questo modo: mettendovi dentro bufoli, serrala che l’acqua vi si alzi: Dipoi fa che il bestiame con corrervi, et agitarvisi spesso faccia l’acqua torbida, et subito dà la via a l’acqua ch’ella se ne vadia precipitosa, et ch’ella lavi. Et se peraventura sarà cosa alcuna sotterrata nel fiume, o fittavi che li dia impedimento, oltre all’altre macchine che sanno fare i Maestri, quella è attissima che tu vi conduca una nave carica, alla quale legherai fortissimamente qual cosa si sia questa, o palo, o qual altra cosa si voglia che tu habbia a sverre. Dipoi scarica la nave del peso di che era carica, di qui nascerà che alleggeritasi di peso alzandosi sopra de le acque, ella sverrà, et sino da le barbe, quel che tu gli harai legato: gioverà molto se nello alzarsi la nave, tu aggirerai il palo come si fa una chiave. Io hò veduto nel paese di Palestrina una creta humida, nella quale se tu vi ficcherai o un palo, o una spada non più affonda che un cubito, non sarà mai possibile che con forza alcuna di mano tu ne la possa cavare, ma se nel volerla cavare tu la girerai un poco, come fanno coloro, che vogliono forare con succhielli, ti riuscirà il cavarla più facilmente. Appresso à Genova era uno scoglio ascoso sotto le onde, che impediva le entrate del Porto: trovossi un huomo a tempi nostri dotato di maravigliosa arte, et natura, che lo scemò, et aperse largamente detta entrata. E spartasi una fama, che costui stava sotto le acque assai, et che e’ non veniva fuor dell’acque per rihavere il fiato se non dopo lungo tempo. Caverai il fango del fondo, con una rete grossa, et ronchiosa dentrovi un sacco, perche strascinandola se ne empierà: caveralo ancora dove il Mare non sarà molto fondo con uno instrumento di pala. Fa di havere due barcotte, in una de le quali rizza uno stile in su la poppa, nel quale giuocoli una antenna lunga: non altrimenti che si faccino un par di bilance nel loro fuso: in l’una de le teste di questa antenna, che pende da la nave sia accommodata una pala larga tre piedi, et lunga sei; i manifattori affondando questa, caveranno il fango, et lo gitteranno nell’altra barca quivi apparecchiata. Da questi principii si potranno fare molte cose simili, et più utili, che sarebbono cose lunghe a raccontarle. Basti insino à qui di questi. Restaci il chiuder l’acque. Serrerassi il corso dell’acque con le cateratte, serrerassi ancora con li steccati. L’uno, et l’altro hà bisogno di canali di pietra saldissima, come ti dicemmo, che si faceva nelle pile. Alzeremo il peso de le cateratte, senza pericolo de gli huomini, aggiugnendo al fuso che lo tira, alcune ruote con denti, le quali noi moveremo come quelle de gli horiuoli, adattati i denti d’un’altro fuso a tale lavoro, et a tal moto. Ma commodissima più di tutte l’altre sarà quella cateratta, che sopra il mezo di se stessa harà collocato un fuso a piombo, il quale si volti: appiccherassi al fuso la cateratta quadrata, che stia tesa come una vela quadra sta distesa in una nave da carico, che da l’un lato, et dall’altro possa essere girata, et da poppa, et da prua; ma i lati di questa cateratta, o porta non debbono essere uguali, perche da piede ella sarà alquanto più stretta, quasi che tre dita, che da capo; et di qui avverrà che si aprirà da un fanciulletto solo, et per il contrario ancora si serrerà da se stessa, vincendola il peso de lo lato più lungo di sopra. Farai due cateratte, rinchiuso il fiume in duoi lati, lasciatovi uno spatio per quanto è lunga una nave, accioche se e’ v’harà a salire una nave, poi che la vi sarà arrivata, chiuggasi la cateratta di [p. 276 modifica]sotto, et aprasi quella di sopra, ma se ella harà a scendere per il contrario serrisi quella di sopra, et aprasi quella di sotto. Et cosi lasciata andare la nave con questa parte del fiume, sarà portata dal fiume à seconda. Et il resto de la acqua sarà mantenuta da la cateratta di sopra. Non lascerò in dietro quel che s’appartiene alle vie per non replicare queste. Farassi la strada ben netta, et ben pulita nelle Città non la alzando di pezzami, ilche è mal fatto, ma più tosto levandone, et spianando per tutto allo intorno, et portando via, acciocche gli spazzi, et il piano de la Città non venga sotterrato da lo alzarvisi de le strade.