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Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/306

Anno 306

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Anno di Cristo CCCVI. Indizione IX.
SEDE PONTIFICIA vacante.
GALERIO MASSIMIANO imperadore 2.
SEVERO imperadore 1.
MARCO AURELIO VALERIO MASSENZIO imperadore 1.
MARCO AURELIO VALERIO MASSIMIANO imperadore 1.
Consoli

FLAVIO VALERIO COSTANZO AUGUSTO per la sesta volta e CAIO GALERIO VALERIO MASSIMIANO AUGUSTO per la sesta.

Prefetto di Roma in quest’anno fu Annio Anulino. Non solo erano a Costantino assai note le premure che faceva per rivederlo Costanzo Augusto suo padre, ma eziandio che la di lui sanità ogni dì più andava declinando2897. Perciò cotanto anche egli pregò e si raccomandò per levarsi da quei pericolosi ceppi, che Galerio, per non venire ad una aperta rottura con Costanzo, si contentò in fine che egli se ne andasse. Diedegli dunque una sera le dimissorie, con gli opportuni ordini alle poste di somministrargli i cavalli, ma con dirgli che aspettasse a muoversi la mattina seguente, finchè egli fosse levato di letto, perchè avea degli altri ordini da dargli. Fu creduto preso da lui questo tempo per ispedire innanzi un corriere ad avvisar Severo Cesare, che, nel passare Costantino per l’Italia, sotto qualche pretesto il ritenesse. Galerio a questo fine stette in letto quella mattina sino a mezzodì. Levatosi allora, disse che si facesse venir Costantino. Ma Costantino, appena fu a letto Galerio, nella notte innanzi se ne era partito, camminando per le poste con tal fretta, come se fuggisse da un gran pericolo, ed aspettasse d’essere inseguito. Anzi, dopo aversi presi quanti cavalli gli occorreano alle poste2898, ebbe la precauzione di storpiar di mano in mano gli altri, affinchè niuno gli potesse correre dietro. A questo avviso oh sì che Galerio per la collera fumò2899. Peggio fu allorchè, dopo avere ordinato di inseguirlo tosto a briglia sciolta, gli fu detto che non restavano più cavalli abili alle poste. Durò fatica a ritener le lagrime2900 per la rabbia. In questa maniera felicemente Costantino si levò dalle unghie di chi mal volontieri il mirava tra i vivi, e senza interrompimento passate l’Alpi, arrivò nelle Gallie, cioè nella giurisdizion di suo padre. Aurelio Vittore e Zosimo2901 attribuiscono la fuga di Costantino alla sua ansietà di regnare, e al dispetto di veder anteposti nella dignità a sè, figliuolo d’un imperadore, due selvatici villani, cioè Severo e Massimino. Non è improbabile che fosse anche così. Arrivò Costantino all’Augusto suo padre, e nol trovò già sugli estremi della vita, [p. 1069 modifica]come scrivono Eusebio2902 ed Aurelio Vittore, perchè, oltre all’Anonimo Valesiano, Eumenio2903, scrittore più sicuro di tutti, ci assicura, nel panegirico di lui recitato pochi anni dipoi, che Costantino giunse a Gesoriaco, oggidì Bologna di Picardia, nel tempo appunto che Costanzo suo padre era per levar le ancore di una poderosa flotta da lui preparata per passare nella Bretagna a guerreggiar coi popoli Pitti e Caledonii. Immenso fu il giubilo suo all’inaspettato arrivo del figlio, il quale unissi tosto a lui nel passaggio per quella spedizion militare. Abitavano i Pitti e Caledonii in quella parte della gran Bretagna che oggidì Scozia si noma, nazione fiera, che si credeva, secondo Beda2904, venuta dalla Scitia colà. L’Usserio2905 la stimò uscita della Scandinavia o de’ luoghi circonvicini. Ma gli antichi2906 stendevano talvolta il nome degli Sciti non solo alla presente Tartaria, ma anche alla Russia e agli ultimi popoli del Settentrione. Fu assistito Costanzo in quella militare impresa da Eroc re degli Alamanni, che intervenne in persona. Altro non sappiamo di quella guerra, se non che, per attestato dell’Anonimo Valesiano2907, egli riportò vittoria di quei popoli. Ma mentre si trovava esso Costanzo nella città di Jorch, la sanità sua, stata assai debile in addietro, e molto più infievolita per la vecchiaia, peggiorando il condusse all’ultima meta; e però nel dì 25 di luglio2908 in mezzo ai figliuoli passò all’altra vita. Magnifico funerale fu a lui fatto, e siccome pagano di credenza, secondo il sacrilego rito dei gentili, fu egli anche deificato, ciò apparendo da varie medaglie2909. Hanno disputato e tuttavia disputano gli eruditi inglesi intorno al luogo della sua sepoltura. Era egli nato a Naissum, città della nuova Dacia, che oggidì si chiama la Servia, e però nell’Illirico, come si ricava da Stefano Bizantino2910, dall’Anonimo Valesiano, da Costantino Porfirogeneta2911 e da altri scrittori. Se è vero che Claudia sua madre, moglie di Eutropio suo padre, fosse figliuola di Crispo fratello di Claudio il Gotico imperadore, non si può negare un po’ di nobiltà alla di lui origine. Certamente gli antichi diedero per indubitata questa sua discendenza. La famiglia Claudia e il nome di Crispo si truova nei suoi posteri. Per la via dell’armi diede egli principio alla sua maggior fortuna, e trovandosi alla guerra nel paese dell’Elvezia, oggidì gli Svizzeri, quivi Elena, donna di bassissima condizione, gli partorì, nell’anno di Cristo 274, Costantino, che fu poi gloriosissimo imperadore. Se Elena fosse moglie o pur semplice concubina di Costanzo, non s’è potuto finora decidere. Eusebio2912 nella Cronica (se pur non è ivi san Girolamo che parli), Zosimo2913, nemico aperto di Costantino il Grande, l’autore della Cronica Alessandrina2914, Niceforo ed altri ci rappresentano l’imperador Costantino nato fuori delle nozze. All’incontro l’Anonimo Valesiano chiaramente ci dà Elena per sua moglie; ed Eutropio2915, scrittore assai vicino a questi tempi, mette Costantino nato ex obscuriori matrimonio, confessando bensì la viltà della madre, madre nondimeno sposata da Costanzo. Lo stesso vien attestato dai due Vittori2916, con dire che Costanzo, allorchè fu creato Cesare, dovette ripudiare la prima moglie, e questa non potè essere se non Elena, perchè non apparisce che egli altra ne avesse. Quel che è più, l’ [p. 1071 modifica]anonimo panegirista2917 di Costantino scrisse di lui: Quo enim magis continentiam patris acquare potuisti, quam quod et ab ipso fine pueritiae illico matrimonii legibus tradidisti, ut primo ingressu adolescentiae formares animum maritalem, ec. Ma se un autore contemporaneo scrive che Costantino, per non essere da meno di suo padre nella continenza, appena uscito dalla puerizia prese moglie; certamente in confronto di tale autorità cessa quella di Zosimo e d’altri autori molti posteriori, e sembra giusto il credere stata Elena moglie legittima di Costanzo, benchè egli poi, secondo l’uso dei gentili, la ripudiasse per prendere Teodora figliuola di Massimiano Augusto, nell’anno di Cristo 292. Scrittore non v’ha fra gli antichi, nè solo dei cristiani, ma anche de’ gentili, il quale non parli con elogio delle qualità di esso Costanzo Augusto2918. Osservavasi in lui un natural buono, dolce ed eguale, e un amore perpetuo della giustizia. Quanto egli si mostrava focoso e valoroso nel mestier della guerra, altrettanto poi compariva moderato nelle vittorie, e facile a perdonare; nè mai l’ambizione il portò a desiderar quello de’ colleghi, nè gli appetiti bestiali a contravvenire ai doveri della continenza. Con queste ed altre virtù s’era egli comperato il cuore de’ popoli delle Gallie; ma specialmente si celebrava da tutti l’onorata sua premura che i sudditi godessero quiete e felicità, amando che si arricchisse non già il fisco, ma essi bensì. Viveva egli appunto con grande frugalità per non aggravarli; e contento per uso suo di pochi vasi d’argento, allorchè dovea far dei solenni conviti, mandava a prendere in prestito l’argenteria degli amici. Fra l’altre cose racconta Eusebio2919 un fatto degno di memoria. Cioè, che essendo giunte queste relazioni a Diocleziano, spedì egli nella Gallia alcuni suoi uomini con ordine di fare a nome suo una parlata forte intorno alla sua disattenzion nel governo, stante la sua povertà, e il non aver tesori in cassa per valersene ne’ bisogni della repubblica. Costanzo, dopo aver mostrato di gradir lo zelo del vecchio imperadore, li pregò di fermarsi qualche giorno nel suo palazzo. Intanto fece sapere a tutti i più ricchi delle provincie di sua giurisdizione d’essere in bisogno di danaro. Tutti allegramente corsero a portare ori ed argenti, gareggiando fra loro a chi più ne recasse. Allora Costanzo, fatti venire gli uomini di Diocleziano, mostrò loro quel ricco tesoro, dicendo che questo lo tenevano in deposito persone sue fidate per darlo alle occorrenze. Maravigliati coloro se ne andarono, riferendo poi a Diocleziano quanto aveano veduto. E Costanzo, richiamati i padroni di que’ danari, loro puntualmente tutto restituì colla giunta di molti ringraziamenti. Ho io udito raccontar questo fatto di un principe d’Italia del secolo prossimo passato; ma probabilmente la copia di tal azione non sussiste. Non fu men luminosa in Costanzo la pietà2920. Ancorchè egli non giugnesse mai ad abbracciar la vera religion di Cristo, pur si tiene che abborrisse il copioso numero dei suoi falsi dii, e non adorasse se non un solo dio sovrano del tutto. Amava inoltre non poco i cristiani, li favoriva in ogni congiuntura, moltissimi ne teneva al suo servigio in corte. Ed allorchè nell’anno 303 Diocleziano2921 e Galerio pubblicarono que’ fieri editti contro il nome cristiano, e gl’inviarono anche a Costanzo e a Massimiano Erculio per l’esecuzione, Massimiano gli eseguì con piacere; ma Costanzo, per non parere di opporsi agli altri, lasciò bensì che si abbattessero molte chiese nelle Gallie, siccome accennai di sopra, ma non permise che si perseguitassero le persone, nè che [p. 1073 modifica]fosse tolta ad alcuno la libertà della religione. Egli è credibile che indulgenza tale provenisse dal suo naturale amorevole verso tutti, o pure dalle insinuazioni a lui fatte da Elena sua prima consorte, se pur ella era in que’ tempi cristiana; del che si dubita, ed Eusebio chiaramente lo niega. Può nondimeno essere che anch’ella fosse almeno in que’ primi tempi assai inclinata a religion così santa. Si racconta ancor qui da Eusebio2922 una memorabil azione di Costanzo. Allorchè vennero que’ fulminanti editti contra dei Cristiani, egli intimò a chiunque de’ suoi cortigiani, de’ giudici e dei provveduti di altri uffizii, professanti la legge di Gesù Cristo, che dimettessero i posti, o pur lasciassero quella religione. Chi s’appigliò all’uno, chi all’altro partito. Allora Costanzo rimproverò ai disertori del Cristianesimo la loro infedeltà e viltà, e li cacciò dal suo servigio, con dire, che dopo aver tradito il loro Dio, molto più erano capaci di tradir lui; e però ritenne al servigio suo i fedeli, confidò loro la sua guardia, e li trattò come suoi amici nel tempo stesso che gli altri principi infierivano contro alla greggia di Cristo. Dopo Elena sua prima moglie, ch’egli fu obbligato a ripudiare nell’anno 292, dalla quale ebbe Costantino il Grande, sposò Flavia Massimiana Teodora, figlia di Massimiano Augusto, che gli partorì tre maschi, cioè Delmacio, Giulio Costanzo ed Annibaliano, siccome ancora tre figlie, Costanza, Anastasia ed Eutropia. Prima di morire, siccome abbiamo da Eusebio Cesariense2923, da Lattanzio2924, da Giuliano Apostata2925, da Libanio2926, e massimamente da Eumenio2927 scrittore contemporaneo, Costanzo determinò che il solo Costantino primogenito suo, nato, per quanto si crede, nell’anno 274, regnasse, e che gli altri suoi fratelli vivessero vita privata. Raccomandollo ancora all’esercito suo, e nol raccomandò indarno; imperciocchè nel giorno stesso, in cui mancò di vita esso suo padre, tutte le milizie col re degli Alamanni, Eroc, il quale ausiliario dei Romani si trovava anch’egli a Jorch nella Bretagna, il proclamarono, come s’ha da Eusebio, Imperadore ed Augusto, e il vestirono di porpora. Dopo di che egli attese ai funerali de! padre. Zosimo2928 e l’Anonimo Valesiano2929 pretendono che da’ soldati altro titolo non fosse dato che quello di Cesare a Costantino. Truovansi in fatti medaglie2930, dove egli è appellato Cesare, battute senza dubbio dopo il dì 25 luglio dell’anno presente, in cui cominciò il suo regno. Ma facilmente si possono conciliar gli autori. Fu veramente proclamato Costantino dai soldati Imperadore Augusto, asserendolo anche Lattanzio2931; ma egli camminando con più ritenutezza, nè volendo romperla a visiera calata con gli altri principi regnanti, mandò bensì loro l’immagine sua laureata, come solevano i principi novelli, ma con espressioni di voler buona armonia con loro. Galerio Augusto a tal vista forte si alterò, e fu in procinto di far bruciare quell’immagine e chi la portò; ma i suoi amici tanto dissero, rappresentandogli che se si veniva ad una rottura, i soldati del medesimo Galerio, siccome affezionatissimi a Costantino, di cui per pratica sapeano le rare doti e virtù, passerebbono tutti al servigio di lui, che Galerio smontò, accettò l’immagine, mandò a Costantino la sua, ma con obbligarlo di contentarsi del solo titolo di Cesare colla tribunizia podestà. Fu sì discreto Costantino, che in ciò si sottomise alla volontà di Galerio. Se vide sì di mal occhio esso Galerio l’esaltazione di Costantino, non è punto da stupirsene, perchè questa rovesciava tutti i disegni da lui fatti. Si era egli figurato, [p. 1075 modifica]mancando di vita Costanzo, di poter dar a Licinio, suo gran favorito, il titolo e la dignità augustale, tagliando fuori i figli di esso Costanzo, per aver solamente delle creature sue e da sè dipendenti nel governo; e col tempo di crear anche Severo Augusto, e Cesare Candidiano suo bastardo, adottato da Valeria Augusta sua consorte; con disegno finalmente, dopo aver regnato quanto a lui piacesse, di rinunziare l’imperio, come aveano fatto Diocleziano e Massimiano, per passare gli ultimi anni di sua vita quieto in onorato ritiro. E perchè la morte di Costanzo arrivò molto prima de’ suoi conti, e saltò su Costantino, da tali avvenimenti rimasero sconcertate tutte le di lui misure. Accomodossi bensì Costantino, siccome dissi, ai voleri di Galerio, col prendere il solo titolo di Cesare; ma Galerio, per serrare a lui il passo alla dignità augustale, giacchè non vi doveano essere se non due Augusti, secondo il regolamento fatto da Diocleziano, da lì a non molto dichiarò Severo Imperadore Augusto, mostrando di farlo, perchè questi era maggiore d’età e più anziano nella dignità cesarea che Costantino. E fin qui camminarono con quiete gli affari, e da Galerio dipendevano tutti gli altri principi. Ma non tardò la mutazion delle cose, per i costumi ed atti tirannici di Galerio stesso. Ne abbiamo la descrizion da Lattanzio2932. Allorchè egli vinse i Persiani, imparò che que’ popoli erano schiavi dei re loro; e però anche a lui saltò in testa di valersi di quel modello per ridurre i Romani alla medesima servitù, ed opprimere la lor libertà. Toglieva a suo capriccio i posti e gli onori alle persone, e tutto dì sfoggiava in nuove invenzioni di crudeltà, con adoperarle prima contro i Cristiani, e stendendole poi ad ogni sorta di persone, e a’ suoi cortigiani stessi. Le croci, il bruciar vive le persone, il farle divorar dalle fiere (al qual uso teneva spezialmente dei grossissimi e ferocissimi orsi) erano divenuti spettacoli d’ogni giorno, presente lo stesso Galerio, che ne rideva, nè voleva mettersi a tavola senza aver prima pasciuti gli occhi coll’orribil morte d’alcuno. Le carceri, gli esilii, i metalli, il taglio della testa parevano a lui pene troppo lievi. Erano prese ancora e condotte nel Serraglio di lui le matrone nobili. Oltre a ciò, la giustizia andò in bando, perchè egli o facea morire, o cacciava in esilio gli avvocati e legisti, e per giudici erano elette persone militari, che nulla sapeano delle leggi, e si mandavano senza assessori nelle provincie. Per incorrere nell’odio suo bastava essere letterato o professor d’eloquenza. In somma tutto era confusione, e l’iniquità sola regnava. A questi malanni s’aggiunse l’immensa avidità e violenza di Galerio per far danari. Furono messe intollerabili imposte per tutte le provincie dell’imperio; ed esatte con incredibil rigore sopra le teste degli uomini e degli animali, sopra le terre, gli alberi e le viti. Nè infermi, nè vecchi, nè età alcuna andava da questo torchio esente. Perchè i poveri non poteano pagare, col pretesto che fosse finta la loro impotenza, una gran quantità di essi ne fece annegare. Ma in fine la mano di Dio cominciò ad apparire anche contra di questo nemico, non solo del popolo cristiano, ma di tutto il genere umano, siccome era avvenuto agli altri due Augusti persecutori del Cristianesimo. Accadde che Galerio si mise in punto per istendere quelle sue gravissime imposte alla medesima città di Roma, senza far caso de’ privilegii e della esenzion del popolo romano; ed avea già inviate persone per informarsi del numero e dei beni di quei cittadini. A simili aggravii non era avvezzo il popolo romano, siccome quello che fin qui avea ritenuta qualche figura di padrone e non di servo; e però insorsero in Roma non pochi lamenti e principii di sedizione, dei quali seppe ben profittare Massenzio figliuolo di Massimiano Erculio imperadore deposto. Costui si truova nelle antiche monete2933 appellato [p. 1077 modifica]Marco Aurelio Valerio Massenzio. Gli antichi panegiristi2934 cel rappresentano figliuolo supposto al suddetto Massimiano da Eutropia sua moglie, per farsi amare da lui. Così ancora hanno Aurelio Vittore2935 e l’Anonimo Valesiano. Ma se questo non è certo, almen per indubitato sappiamo che Massenzio fu un vero complesso di tutti i vizii, poltrone, eppur superbo al maggior segno, crudele senza pari, ed inclinato unicamente alla malvagità. Tuttochè Galerio gli avesse data molto tempo prima per moglie una sua figliuola, pure per la riconoscenza dei di lui sfrenati ed abbominevoli costumi, nol volle mai promuovere alla dignità cesarea. Dimorava Massenzio2936 in una villa del distretto di Roma, sfaccendato, quando gli venne all’orecchio la disposizione del popolo romano ad una sedizione per timor degli aggravii che lor minacciava Galerio. Diedesi egli a far de’ maneggi coi pochi soldati pretoriani restati in Roma, disgustati appunto di Galerio, perchè gli avea ridotti ad un poco numero2937. Guadagnò alcuni uffiziali, cioè Luciano, Marcello e Marcelliano, con promettere loro mari e monti. Disposto tutto, costoro diedero fuoco alla mina, con uccidere Abellio vicario del prefetto di Roma, se pur non era egli stesso il prefetto. Quindi proclamarono Augusto Massenzio, che tuttavia dimorava in villa, nel dì 27 di ottobre, come s’ha da Lattanzio, oppur, come sostiene il Tillemont2938, appoggiato ad un antico calendario, nel dì 28 del mese stesso. Non si oppose, anzi consentì all’esaltazione di questo novello imperadore il popolo romano, perchè gli fece costui sperare di molti vantaggi, e specialmente la sua residenza in Roma, giacchè la lunga lontananza della corte da quella città riusciva ad essa pregiudiziale non poco. Alla nuova dell’esaltazion del figliuolo, dalla Lucania si accostò Massimiano Erculio a Roma. V’ha chi crede2939 ch’egli fosse molto prima consapevole di quella trama, e pare che anche si opponesse ai disegni del figlio. Ma ben più probabil sembra ciò che scrive Entropio2940, cioè che siccome egli mal volentieri avea deposto lo scettro, e stato continuamente alla vedetta, spiando ed aspettando occasion propizia per ripigliarlo, così ebbe piacere che il figliuolo cominciasse la danza, perchè in tal guisa si preparava a lui il gradino per rimontar sul trono. In fatti dalla Lucania passato Massimiano nella Campania, quivi si fermò2941, e, secondo altri, sen venne a dirittura a Roma con apparenza di assistere al figliuolo, o piuttosto di arrivar a comandare sopra il figliuolo, siccome poi dimostrarono i fatti. Nè molto andò che sovrastando sedizioni in Roma contra di Massenzio, personaggio screditato per i suoi vizii, e scorgendosi necessaria l’autorità di suo padre, amato e rispettato tuttavia dai più dei Romani, pregollo il figliuolo di ripigliar la porpora, e gliela mandò nella Campania2942, oppur gliela diede in Roma, dichiarandolo di nuovo Imperadore Augusto, e suo collega nell’imperio. Dopo essersi fatto pregare l’astuto Massimiano anche dal senato e popolo romano, di buon cuore accettò. Sicchè due Augusti si videro allora in Roma, cioè Massimiano e Massenzio: e due altri nell’Illirico e nell’Oriente, cioè Galerio e Severo; e Costantino Cesare nelle Gallie, nelle Spagne e nella Bretagna. Fu profittevole questa novità ai Cristiani2943, perchè Massenzio ordinò tosto che cessasse nei paesi a lui sottoposti la persecuzione. Quanto a Costantino, una delle prime azioni del governo suo fu di restituire anch’egli dal suo canto la libertà ad [p. 1079 modifica]essi Cristiani di professar pubblicamente la loro religione. La buona sua madre Elena gliene avea predicata la santità2944, ispirato l’amore, e con che frutto, l’andremo scorgendo. Poscia si applicò a regolar gli affari delle provincie di sua dipendenza con tal prudenza e dolcezza, che si tirò dietro le lodi e l’amore d’ognuno. Nè molto lasciò in ozio il suo valore. Nel tempo che Costanzo suo padre si trovava impegnato nella guerra della Bretagna2945, i Franchi, popoli della Germania, rotta la pace, aveano fatta una irruzion nelle Gallie. Contra di loro sfoderò il ferro Costantino, già ritornato nelle Gallie; gli sconfisse, prese due dei loro re2946, cioè Ascarico e Regaiso, ossia Gaiso, dei quali poi fece una rigorosa, anzi barbarica giustizia, con esporli alle fiere, nel tempo dei magnifici spettacoli ch’egli diede al pubblico. Non era per anche il di lui feroce genio ammansato dalla religion di Cristo. Dopo questa vittoria all’improvviso egli passò il Reno, per rendere la pariglia ai nemici dell’imperio, e indurli a rispettar maggiormente da lì innanzi la maestà romana. Addosso ai Brutteri, popoli della Frisia, si scaricarono le armi sue con istrage e prigionia di migliaia d’essi, con incendiar le loro ville, e con ispogliarli di tutti i loro bestiami. L’aver egli poi data alle fiere la gioventù di quella nazione restata prigioniera, fu probabilmente un gastigo dei patti rotti anche da essi, ma non esente da macchia di crudeltà. Nè contento di ciò Costantino, affinchè i popoli della Germania se l’aspettassero addosso, quando a lui piacesse, prese a fabbricar un ponte sul Reno in vicinanza di Colonia: opera di mirabil magnificenza, con aver piantate in mezzo a sì vasto fiume le pile, e condotta col tempo la fabbrica a perfezione, come chiaramente attesta Eumenio, pretendendo in vano il Valesio2947 che egli non la terminasse. Con tali imprese questo prode principe, e col mettere buone guarnigioni per le castella sparse sulla riva del Reno, tal terrore infuse nelle genti germaniche, che per gran tempo le Gallie goderono una mirabil quiete, non attentandosi più di turbarle le barbare nazioni.