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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/566


anonimo panegirista2917 di Costantino scrisse di lui: Quo enim magis continentiam patris acquare potuisti, quam quod et ab ipso fine pueritiae illico matrimonii legibus tradidisti, ut primo ingressu adolescentiae formares animum maritalem, ec. Ma se un autore contemporaneo scrive che Costantino, per non essere da meno di suo padre nella continenza, appena uscito dalla puerizia prese moglie; certamente in confronto di tale autorità cessa quella di Zosimo e d’altri autori molti posteriori, e sembra giusto il credere stata Elena moglie legittima di Costanzo, benchè egli poi, secondo l’uso dei gentili, la ripudiasse per prendere Teodora figliuola di Massimiano Augusto, nell’anno di Cristo 292. Scrittore non v’ha fra gli antichi, nè solo dei cristiani, ma anche de’ gentili, il quale non parli con elogio delle qualità di esso Costanzo Augusto2918. Osservavasi in lui un natural buono, dolce ed eguale, e un amore perpetuo della giustizia. Quanto egli si mostrava focoso e valoroso nel mestier della guerra, altrettanto poi compariva moderato nelle vittorie, e facile a perdonare; nè mai l’ambizione il portò a desiderar quello de’ colleghi, nè gli appetiti bestiali a contravvenire ai doveri della continenza. Con queste ed altre virtù s’era egli comperato il cuore de’ popoli delle Gallie; ma specialmente si celebrava da tutti l’onorata sua premura che i sudditi godessero quiete e felicità, amando che si arricchisse non già il fisco, ma essi bensì. Viveva egli appunto con grande frugalità per non aggravarli; e contento per uso suo di pochi vasi d’argento, allorchè dovea far dei solenni conviti, mandava a prendere in prestito l’argenteria degli amici. Fra l’altre cose racconta Eusebio2919 un fatto degno di memoria. Cioè, che essendo giunte queste relazioni a Diocleziano, spedì egli nella Gallia alcuni suoi uomini con ordine di fare a nome suo una parlata forte intorno alla sua disattenzion nel governo, stante la sua povertà, e il non aver tesori in cassa per valersene ne’ bisogni della repubblica. Costanzo, dopo aver mostrato di gradir lo zelo del vecchio imperadore, li pregò di fermarsi qualche giorno nel suo palazzo. Intanto fece sapere a tutti i più ricchi delle provincie di sua giurisdizione d’essere in bisogno di danaro. Tutti allegramente corsero a portare ori ed argenti, gareggiando fra loro a chi più ne recasse. Allora Costanzo, fatti venire gli uomini di Diocleziano, mostrò loro quel ricco tesoro, dicendo che questo lo tenevano in deposito persone sue fidate per darlo alle occorrenze. Maravigliati coloro se ne andarono, riferendo poi a Diocleziano quanto aveano veduto. E Costanzo, richiamati i padroni di que’ danari, loro puntualmente tutto restituì colla giunta di molti ringraziamenti. Ho io udito raccontar questo fatto di un principe d’Italia del secolo prossimo passato; ma probabilmente la copia di tal azione non sussiste. Non fu men luminosa in Costanzo la pietà2920. Ancorchè egli non giugnesse mai ad abbracciar la vera religion di Cristo, pur si tiene che abborrisse il copioso numero dei suoi falsi dii, e non adorasse se non un solo dio sovrano del tutto. Amava inoltre non poco i cristiani, li favoriva in ogni congiuntura, moltissimi ne teneva al suo servigio in corte. Ed allorchè nell’anno 303 Diocleziano2921 e Galerio pubblicarono que’ fieri editti contro il nome cristiano, e gl’inviarono anche a Costanzo e a Massimiano Erculio per l’esecuzione, Massimiano gli eseguì con piacere; ma Costanzo, per non parere di opporsi agli altri, lasciò bensì che si abbattessero molte chiese nelle Gallie, siccome accennai di sopra, ma non permise che si perseguitassero le persone, nè che