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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/570


essi Cristiani di professar pubblicamente la loro religione. La buona sua madre Elena gliene avea predicata la santità2944, ispirato l’amore, e con che frutto, l’andremo scorgendo. Poscia si applicò a regolar gli affari delle provincie di sua dipendenza con tal prudenza e dolcezza, che si tirò dietro le lodi e l’amore d’ognuno. Nè molto lasciò in ozio il suo valore. Nel tempo che Costanzo suo padre si trovava impegnato nella guerra della Bretagna2945, i Franchi, popoli della Germania, rotta la pace, aveano fatta una irruzion nelle Gallie. Contra di loro sfoderò il ferro Costantino, già ritornato nelle Gallie; gli sconfisse, prese due dei loro re2946, cioè Ascarico e Regaiso, ossia Gaiso, dei quali poi fece una rigorosa, anzi barbarica giustizia, con esporli alle fiere, nel tempo dei magnifici spettacoli ch’egli diede al pubblico. Non era per anche il di lui feroce genio ammansato dalla religion di Cristo. Dopo questa vittoria all’improvviso egli passò il Reno, per rendere la pariglia ai nemici dell’imperio, e indurli a rispettar maggiormente da lì innanzi la maestà romana. Addosso ai Brutteri, popoli della Frisia, si scaricarono le armi sue con istrage e prigionia di migliaia d’essi, con incendiar le loro ville, e con ispogliarli di tutti i loro bestiami. L’aver egli poi data alle fiere la gioventù di quella nazione restata prigioniera, fu probabilmente un gastigo dei patti rotti anche da essi, ma non esente da macchia di crudeltà. Nè contento di ciò Costantino, affinchè i popoli della Germania se l’aspettassero addosso, quando a lui piacesse, prese a fabbricar un ponte sul Reno in vicinanza di Colonia: opera di mirabil magnificenza, con aver piantate in mezzo a sì vasto fiume le pile, e condotta col tempo la fabbrica a perfezione, come chiaramente attesta Eumenio, pretendendo in vano il Valesio2947 che egli non la terminasse. Con tali imprese questo prode principe, e col mettere buone guarnigioni per le castella sparse sulla riva del Reno, tal terrore infuse nelle genti germaniche, che per gran tempo le Gallie goderono una mirabil quiete, non attentandosi più di turbarle le barbare nazioni.




Anno di Cristo CCCVI. Indizione X.
SEDE PONTIFICIA VACANTE.
GALERIO MASSIMIANO imper. 3.
MASSENZIO imperadore 2.
MASSIMIANO ERCULIO imper. 2.
COSTANTINO imperadore 1.
LICINIO imperadore 1.

Consoli

MARCO AURELIO VALERIO MASSIMIANO AUGUSTO per la nona volta e FLAVIO VALERIO COSTANTINO CESARE.

Col Relando2948, appoggiato ad alcuni Fasti, ho ben io enunziati i consoli suddetti; ma avvertir debbo i lettori che gran confusione cominciò ad introdursi nei consolati per questi tempi, a cagion delle turbolenze e divisioni insorte nel romano imperio, e dei molti regnanti fra loro discordi. Altri consoli furono fatti in Roma da Massenzio e da Massimiano, ed altri da Galerio Augusto nell’Oriente. I sopra enunziati sembrano i Romani. Gli altri, secondo i Fasti di Teone, furono Severo Augusto e Massimino Cesare. Forse anche Costantino fu promosso da Galerio al consolato, solamente dopo la morte di Severo. Alcuni, per non fallare, usarono allora di notare il post consulatum dei consoli dell’anno precedente. Giusteo Tertullo esercitò in questo anno la prefettura di Roma. Da che conferita fu da Massenzio l’augustal dignità a Massimiano Erculio suo padre, questi per maggiormente imbrogliare le carte, e dar da pensare a Galerio, scrisse lettere a Diocle, o sia Diocleziano, che