Stratagemmi/38

Brasida

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Polieno - Stratagemmi (II secolo)
Traduzione dal greco di Lelio Carani (1821)
Brasida
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Brasida


Pigliò Brasida per tradimento la città d’Anfipoli, il quale comando a quelli che gliela davano, che chiudessero le porte; e ricevute le chiavi, le gittò sopra le mura, affine che gli stessi traditori dovessero difenderla [p. 37 modifica]da nemici, se per isciagura, appoggiate le scale alle mura, gli stringessero. Era assediato Brasida appresso la città di Amfipoli, su certo difficile ed aspro poggetto ove i nemici gli facevano impeto d’ogni intorno. I quali dubitando che egli non fuggisse di notte, raccolti di molti sassi, intorno al poggetto fecero un muro a secco. Il che veggendo i Lacedemoni avevano a male ch'egli non gli menasse a combattere, ma cinti d’intorno da nemici con grandissima lor vergogna si morissero di fame. Brasida gli diceva che non era ancor tempo di combattere. Ma poiché i nemici avevano munita grandissima parte del poggetto, e l’altro spazio non era fortificato, ma lasciato a guisa di un gran campo, comandò che i suoi si dovessero mettere in punto per far la giornata, dicendo, ora egli è tempo d'uscir fuori. I quali, assaltati i nemici con gran furia, ed ammazzatone molti, se ne andarono salvi, perciocché il luogo che era stretto, non poteva impedirli, essendo pochi; ed il muro che gli era d’attorno faceva sì che dalle spalle non ne seguiva pericolo alcuno. Perché la fortezza de’ nemici, siccome non recò utilità alcuna a loro stessi, così fece, che l’uscita fu più sicura a Lacedemoni.

Brasida menato segretamente l’esercito alla città di Amfipoli, conosciuto ch’egli ebbe lo scompiglio de’ cittadini, avvisando nulla aversi a ripromettere dal combattere contro disperati, pubblicò che gli Ateniesi, fatto l’accordo, sicuramente si partirebbero, e goderebbero dello stato loro. Dall’altra parte annunciò la libertà agli Amfipolitani, se però facessero lega co’ Lacedemoni [p. 38 modifica]di muover guerra a lor nemici. Gli Ateniesi ciò sentendo, e facendo quanto pareva a Brasida, si partirono. Gli Amfipolitani poi strinsero lega co’ Lacedemoni, e Brasida accordandosi con essoloro n’aggiunse la lor città a suoi1.

Navigava Brasida di notte verso Siciona, e comandò, che una delle galee amiche dovesse dar de’ remi in acqua, e navigar innanzi a lui; ch’egli le navigherebbe appresso in un brigantino, acciocchè se per isciagura si fosse scoperto qualche naviglio maggiore de’ nemici, la galee gli fosse venuta in aiuto. Se per avventura simile galea nemica si fosse presentata, mentre queste fra di loro combattevano, potesse egli nel suo piccolo legno sano e salvo camparsela.

Erano i nemici alla coda di Brasida in certe strettezze di luogo; quand’egli veggendo che gli davano l’assalto, comandò a suoi che dovessero tagliar legna su certo poggetto, e quindi scambievolmente recarle giù. Allora, fatto questo, vi gettò dentro della ragia, onde si accese gran fuoco, di modo che i nemici per la gran fiamma che si era innalzata in aria si rimasero di stringerlo alle spalle; ed egli col sito esercito se ne andò a salvamento.

  1. Bisognerebbe aggiugnervi: una seconda volta; poichè abbiamo veduto più sopra ch'egli già ne divenne padrone per accordo.