Storia di Torino (vol 2)/Libro VI/Capo III

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Capo Terzo


Chiesa di San Tommaso. — Minori Osservanti, quando introdotti a Torino.— Chiesa della Madonna degli Angeli nel borgo di Dora. — Quando trasferiti a San Tommaso. — Fabbrica della chiesa. — Rossignoli, pittore, e Tasniere, incisore di chiara fama, sepolti a San Tommaso. Cadavere momificato. — Lucia Bocchino Rayna, morta con opinione di santità.


Nella via de’ Mercanti possono citarsi le case del barone di S. Secondo, colla porta sull’angolo reciso nord-est, e del conte di Sordevolo, architettura quest’ultima di Bernardo Vittone. Più famosa è l’altra che chiamasi degli Argentieri, ed una volta dicevasi degli Ebrei, e del Gamelotto, che piglia poscia il nome di strada S. Tommaso, e finisce con quello di strada dell’Arsenale.

Nella prima isola a sinistra era il palagio de’ marchesi della Chiesa di Rodi e Cinzano, architettura del conte di Castellamonle, la cui facciata fu rifatta modernamente. In questa via abitavano già [p. 676 modifica]nel 1531; e vicino ad essi i Vagnoni ed i Cambiarli di Ruffia.

I lettori non hanno dimenticato che la strada, di cui parliamo, la quale conducea verso il sud a Porta Marmorea, verso il nord a Porta Palazzo, era dopo quella di Dora Grossa la principale di Torino.

La chiesa di San Tommaso, che s’incontra al principio della terza isola a sinistra, è chiesa parrocchiale antichissima, ufficiata da tre secoli circa dai frati Minori Osservanti.

II Duca e la Città li avean chiamati, come abbiam veduto (pag. 27), nel 1461, col pensiero di dismetter loro la chiesa ed il convento di San Solutore minore. Ma o non v’entrarono, o v’ebbero stanza assai corta; nel 1469 già aveano chiesa e convento nel borgo di Dora presso ai molini della città. La chiesa era dedicata alla Madonna degli Angioli. Distrutta la medesima nel 1536, furono trasferiti in città, e sei anni dopo il comune deliberò di commetter loro la chiesa parrocchiale di San Tommaso, della quale nondimeno non ebbero il possesso fuorchè in agosto del 1576, in seguito a rinunzia di Guglielmo Novarroto che n’era rettore.1

Era chiesa di gran divozione, e nel 1584 contava più di duemila parrocchiani. Slava allora sul demolirsi, e già si scavavano i fondamenti d’una chiesa più ampia. Carlo Emmanuel i ne collocò la prima pietra il 19 di giugno di quell’anno medesimo.2 [p. 677 modifica]Le spese di questa ricostruzione furono sostenute dalla pietà dei privali. Nel 1657 s’aggiunsero la vôlta, la cupola e la facciala. Nel 1743 fu di nuovo restauralo il sagro tempio, come dall’iscrizione che si legge sulla facciata:

Nicolò Coardo, conte di Rivalba, Quarto e Portacomaro, generale delle Finanze, costrusse nel 1600 la cappella dell’Annunziata, e vi fu sepolto nel 1623 colla moglie Anna Elia.

Augusto Manfredo Scaglia, conte di Verrua, edificò l’altar maggiore nel 1629.

La chiesa fu consecrata nel 1621 da Marc’Antonio Vitia vescovo di Vercelli.

Tra i morti illustri che qui riposano ricordiamo Giacomo Rossignoli, di Livorno, pittore d’Emmanuel Filiberto e di Carlo Emmanuel i, a cui la pietà del medico Settimio suo figliuolo pose un’iscrizione nel 1604 a sinistra della porta che mette in sagristia; ed il marchese Cristoforo de’ Zoppi gran cancelliere, morto in febbraio del 1740, ed un giovane viaggiatore di ventitrè anni, a cui la morte fe’ cominciare un altro viaggio in marzo del 1689, Claudio, libero barone di Canon e di Rup. Ne’ sotterranei giace Giorgio Tasniere, di Besanzone in Borgogna, uno dei tre di questo nome che qui fiorirono sul declinare del secolo xvii e sul principio del seguente, e che pervennero a molto sottil magistero nell’arte dell’incisione. Mori l’ 11 di settembre del 1704, ed [p. 678 modifica]avea una iscrizione,3 che ho cercata invano ira sepolcri quasi lutti sconvolti o distrutti.

Ho trovato bensì fra i sepolcri dei banchieri Martini una tomba aperta, dentro alla quale si vede un cadavere momificato col braccio prosteso fuori della cassa; e confesso che mi è corso un brivido per le vene al solo sospetto che potesse esser quello uno dei non rari esempii d’un sepolto vivo. Perchè non si pone oggimai per regola invariabile di non seppellire i corpi umani finche non sieno sviluppati i primi sintomi sicuri della corruzione? Ma si predica al deserto. Nelle grandi città s’usa qualche cautela, sebbene spesso insufficiente. Nelle terre e ne’ villaggi i cadaveri non son visitati da niuna persona dell’arte; non si lasciano sopra la terra nemmeno ventiquattr’ore. Si continua a fare come si faceva quando si faceva male; come non si cessa di suonar le campane quando il fulmine guizza tra i nembi procellosi. E gracchino a loro posta le circolari delle pubbliche podestà. V’ha forse cosa più forte, e più tenace deli’ ignoranza?

Sotto al campanile è sepolta la serva di Dio Angela Caterina Lucia Bocchino, vedova Rayna, del terz’ordine di S. Francesco, nata il 9 gennaio 1737, morta in età di trentun anno, in concetto di santa.

Lucia perdette in tenera età quasi ad un tempo ambedue i genitori. Aveva uno di que’ sembianti di pura, dilicata, verginal bellezza, sotto ai quali i [p. 679 modifica]pittori del medio evo soleano raffigurare gli abitatori del cielo; ma essa, modesta e pudica, delle egregie sue forme perpetuamente si doleva come d’incentivi a libidine pe’ mondani, per cui, essendo in povero stato, le toccò sostenere fieri assalti, che superò con gran cuore, ora respingendo con indegnazione il seduttore, ora stando immobile cogli occhi a terra, umile e disdegnosa, senza degnare d’un guardo o d’una parola chi l’assaliva.

Fu maritata con Ignazio Rayna, padrone battiloro, giovane scapestrato che mandò a male ogni cosa, ond’essa colle due figlie fu ridotta alla miseria. Per giunta il Rayna era mattamente e bestialmente geloso, onde le conveniva sopportare strapazzi e percosse. Quando morì non v’era di che pagare la sepoltura. Lucia colla sua dote aprì una botteguccia di mercerie, e visse poveramente, ma onoratamente. Perdette le due figlie, l’una d’otto, l’altra di nove anni, le quali in sì egregia scuola tanto aveano profittato, che passarono cantando una il Regina coeli, l’altra il Salve regina. Lucia si può dir che campasse d’orazioni, di letture spirituali, di limosine, digiuni, flagellazioni, e d’altre buone opere, piucchè di cibo perpetuamente misero e scarso. S’addormentò nel Signore a due ore dopo mezzogiorno del 10 maggio 1768, e volle essere seppellita in ora bruciata, sicchè non vi fosse concorso. Fu obbedita, nè si die segno di campana. Vestita dell’abito francescano, [p. 680 modifica]adagiala nella bara dei Terziarii fu portata in chiesa, ma il concorso fu grande, e tra que’ che v’accorsero si contò che il figliuolo di Margherita Payroleri, d’anni otto, cieco dal vaiuolo, raccomandatosi per volontà della madre all’intercession di Lucia, ricuperò a un tratto la vista.

Si ha la vita stampata di questa serva di Dio,4 ed i Padri di S. Tommaso ne conservano nel guarda mobili il ritratto.

Varii bei dipinti distinguono la chiesa di San Tommaso.

Sono di mano del Moncalvo i quadri delle cappelle di S. Diego (patronato dei conti Provana di Collegno), del Crocifìsso, e di S. Francesco che riceve le stimmate (patronato dei marchesi Fauzone di Montalto).

Martino Cignaroli, da Verona, padre di Scipione, che fu pittor di paesi, dipinse la tavola che è sull’altare della cappella dell’Annunziata. Camillo Procaccini dipinse nella cappella vicina alla porta della sagrestia l’ovato con Maria Vergine, il Bambino e S. Carlo Borromeo; di Domenico Olivieri sono i sei quadri della sagrestia che rappresentano i miracoli di S.Antonio; finalmente Gio. Battista Pozzi, milanese, dipinse i freschi delle lunette nel chiostro, in uno de’ quali è raffigurata la chiesa della Madonna degli Angioli, in faccia alla porta Palatina, dov’ebbero la loro prima residenza i Francescani dell’osservanza.

Note

  1. [p. 685 modifica]Ordinali della città.— Guida di Torino.— Iscrizioni patrie.— Non è esatta a pag. 27 di questo volume la frase di cui pigliarono possesso nel 1542; questa data è quella dell’ordinato del consiglio civico, il quale indugiò molto a ricevere esecuzione.
  2. [p. 685 modifica]

    SANCTISSIMAE TRINITATI
    ET IN HONOREM BEATAE MABIAE ANGELORVM
    DIVORVMQVE THOMAE APOSTOLI ET SERAPHICI PATRIS NOSTRI FRANCISCI ECC.

  3. [p. 685 modifica]

    GEORGIVS TASNIERE
    BISVNTII IN BVRGONDIA NATVS
    ANIMI INTEGRIATE SPECTABILIS
    INGENII VIVACITATE CLARISSIMVS
    SCVLPENDI SVBTILITATE SINGVLARIS
    TANTI VIRI VIRIBVS INDIGNATA PARCA
    DVM QVOT HEROES AB IPSA SVBLATI
    TOT EIVS OPE TABVLIS AENEIS REVIVISCERENT
    AB VNIVERSAE ITALIAE DOCTIORIBVS
    VTI GRAPHICARVM COLVMEN
    COLLACRIMATVM ABSTVLIT
    ANNO MDCCIV DIE II OCTOBRIS AETATIS…

    Iscrizioni patrie.

  4. [p. 685 modifica]Vita e virtù della serva di Dio suor Angela Catterina Lucia Bocchino, vedova Ragna, raccolte dal padre Pier Vittorio Dogli di Mondovì, dell’ordine de’ Minori della regolare osservanza. Milano 1769.