Specchio di vera penitenza/Trattato dell'umiltà/Capitolo primo

Trattato dell'umiltà - Capitolo primo

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Trattato dell'umiltà - Capitolo primo
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CAPITOLO PRIMO.


Dove si dimostra che cosa è umiltà.


In prima si dee scrivere e dire che cosa è umilità; della quale dice santo Ambruogio nel libro degli Offici: Humilitas est si nîl quis sibi arroget, et inferiorem se oestimet: Umilità è che l’uomo non s’attribuisca niente con arroganza, e stimisi minore, e più basso che gli altri.1 O vero, come dice santo Agostino nell’Omelia sopra il Vangelo di san Giovanni: Humilitas vera est oestimare se nihil esse: La vera umilità è che l’uomo si stimi essere niente.2 E san Bernardo dice ne’Gradi della umilità: Humilitas est virtus, qua homo, verissima sui cognitione, sibi ipsi vilescit: L’umilità è una virtù per la quale l’uomo, con verissimo conoscimento di sé, diventa vile a sé [p. 238 modifica]medesimo; o vero, come dice nelle Pistole: Humilitas est contemptus proprioe excellentioe: L’umilità è uno spregio della propia escellenza. Queste due descrizioni3 di san Bernardo pare che comprendano sofficientemente4 che cosa è umilità, e quanto allo ’ntelletto e al conoscimento di sé medesimo, come dice la prima; e quanto all’effetto, spregiando la propia escellenzia, come dice la seconda. Per le quali cose si dimostra come ell’è bene contraria all’orgogliosa superbia: la quale non è altro, come detto è di sopra, che uno appetito disordinato, il quale sospinge l’animo ad alcuna escellenzia o maggioranza, più che non si conviene secondo la diritta ragione; e l’umilità, per lo contrario, tempera e raffrena l’animo dell’uomo, che non si levi e che non si stenda a quelle cose che sono sopra sé. E a ciò è bisogno il conoscimento del propio difetto, per lo quale altri si riputa vile e indegno di qualunche sua escellenzia. E mostrasi la differenza tra la vera e la falsa umilità: ch’egli è una umilità falsa e fitta, che è solo nella vista di fuori, come l’umilità infinta degl’ipocriti; della quale dice il savio Ecclesiastico: Est qui nequiter se humiliat; interiora autem eius plena sunt dolo: Egli è chi s’umilia non dirittamente né veramente; chè quello ch’è dentro, è pieno d’inganno. Vuole dire: Chi mostra umilità solo ne’ sembianti di fuori, non è questa vera umilità; ma conviene ch’ella sia principalmente dentro nel quore: chè negli atti di fuori non istà la vera umilità, ma nella mente dentro;5 come dicono i savi filosafi e dottori. Onde dice la Chiosa sopra quella parola del Vangelo: Discite a me quia mitis sum et humilis corde. Dice che la vera umilità è quella del quore, donde dee procedere l’umilità di fuori, come della radice il ramo. E santo [p. 239 modifica]Ierolimo, in una pistola, dice: Fuggi la falsa umilità, e séguita quella che Cristo insegnò, la quale è vera. Molti séguitano l’ombra e l’apparenza6 di questa virtù; ma pochi sono che séguitino la verità. Cessino le parole e gli atti soffisticati, dove spesse volte la superbia si nasconde; e tengasi la vera umilità nel quore, alla quale rispondano i sembianti di fuori.

Note

  1. Ediz. 95 e 25: e più giù degli altri.
  2. Le stesse: Vera umiltà è stimare sè medesimo esser nulla.
  3. Il Manoscritto: Queste distinzioni.
  4. Ediz. 95: sottilmente.
  5. Variano dal nostro le stampe: Vuol dire che l'umiltà mostrata solo ne' sembianti di fuori non è vera umiltà, ma ec.; che negli atti di fuori no sta la vera vertù (il Salviati: umilt), ma nella elezione (e il Salviati: eccellenza) mentale che è dentro.
  6. Male gli editori de 25, ai quali i Codici avevano offerta la lezione del Salviati e la nostra; l'ombra e la verità (!). Lo stesso ci sembra di dire in quanto alla voce soffisicati, per soffisticati o sofisticati, che sino a qui i giuntatori della Crusca, la Dio mercè, non raccolsero.