Signorine povere/Terza parte/I

I

../../Terza parte ../II IncludiIntestazione 20 maggio 2021 75% Da definire

Terza parte Terza parte - II

[p. 289 modifica]



I.

Poco prima di arrivare a Malgrate, partendo da Lecco per la vecchia „via lacuale“ s’incontra una casa a due piani, di architettura semplice e tozza, ma solida e non sgradevole all’occhio.

Un bell’orto, chiuso da un muro della necessaria altezza di due metri, un portone col suo cancello di ferro e un viale ombroso, che va dal cancello alla porta della casa, danno a tutto l’insieme l’aspetto simpatico di una antica dimora patriarcale. Quella era la casa dei Valmeroni, la culla di una famiglia di lavoratori, arricchitasi con l’attività e l’economia ed ormai inoltrata nella decadenza.

Da vari anni i Valmeroni non vi ritornavano. L’Elisa non poteva soffrire la vecchia casa dall’aspetto francamente campagnuolo senza eleganza, senza pretesa; e non poteva soffrire neppure quella spiaggia fuori di mano, poco [p. 290 modifica]cercata dai villeggianti che seco portano il lusso, l’allegria e i divertimenti. Fino a che le cose erano andate passabilmente e gli sbilanci si potevano celare, ella aveva spinto il buon Leonardo ad affittare qualche villetta a Bellagio, a Tremezzo, a Cernobbio, o in qualunque altro posto frequentato dalla società elegante. Negli ultimi anni, non potendo più fare grandi spese, preferiva rimanere a Milano, accontentandosi di qualche escursione, di qualche gita, che ella faceva sola col marito, al quale si univa talvolta Faustino Belli. Dopo il matrimonio di Eugenia e la vendita dei quadri, col denaro che era entrato in casa, la incorreggibile gaudente aveva sperato di affittare ancora una volta una graziosa villetta fra Tremezzo e Cadcnabbia, nel più bel punto del lago di Como, dove avrebbe potuto sfoggiare la sua eleganza sobria di bella donna matura: ricevere molte visite, brillare insomma e prender parte a certe partite di piacere che fanno parlare i giornali, nei quali si citano i nomi delle dame intervenute, con una geniale confusione, tanto che una borghese può capitare in mezzo a due contesse, o fra una marchesa e una duchessa, con sua ineffabile gioia, e sorda collera delle nobili.

Oh! essere per un istante almeno di quel mondo tanto sognato, che a Milano ella non poteva neppure accostare, per una infinità di ragioni, e che in certe villeggiature le si era [p. 291 modifica]schiuso dinanzi come una terra promessa!... Ma la vita è così fatta che non basta neppure essere gaudenti, essere egoisti, nè sognare perdutamente una sola cosa: non basta sacrificare tutte le nostre passioni ad una sola passione formidabile: la vanità; nulla basta se il destino ci è contrario. E però la signora Elisa ripeteva malinconicamente che era nata sotto cattiva stella, e che tutti i suoi sogni, perfino quell’ultimo, erano stali delusi. Gli affari della famiglia riprendevano una cattiva piega; quella bestia di Klein minacciava di fallire; e Riccardo aveva preso nelle sue mani vigorose di giovine puritano — come sua madre lo chiamava deridendolo — le redini della casa: tutte le ragioni dovevano cedere alla volontà di lui, e perfino la madre doveva chinare il capo.

Egli aveva consigliato suo padre a mandare la famiglia in campagna perchè i ragazzi avevano bisogno di cambiare aria, e perchè intanto si potevano fare le riparazioni che la casa di Milano reclamava da tanti anni. Sostenuto dal figlio, Leonardo trovava la forza di resistere alle insistenze e al malumore della moglie.

Così la famiglia era finalmente partita con una quantità di bagagli, fra le grida di giubilo di Giorgetto e di Erminia e i sospiri male repressi della loro madre e di Angelica.

La madre diceva:

— Ora ci mandano lassù a far campagna; [p. 292 modifica]presto ci obbligheranno a starci per sempre. Vedrai. Questione di economia.

— Io spero di maritarmi prima — rispondeva spietatamente la figlia.

Piena d’aria e di sole, con tutte le sue finestre spalancate, la vecchia casa ritornava alla vita. Nei primi giorni vi fu un grande scompiglio, perchè molte cose mancavano, altre si erano dimenticate. La signora Elisa approfittò subito di tale circostanza per fare una corsa a Lecco, a visitare i migliori negozi e comperare una quantità di cose non assolutamente necessarie o quasi inutili.

Lo stesso giorno Riccardo ricevette una lunga lista degli oggetti dimenticati che lo si incaricava di portare alla prima visita.

La domenica seguente, prima di colazione, sapendo che egli doveva arrivare col padre, Antonietta e Maria andarono ad incontrarli quasi fino a Lecco. L’incontro fu allegro, espansivo. I due uomini portavano ciascuno una sacca piena degli oggetti richiesti.

— C’è tutto?

— Non credo. Ci sarebbe voluto un baule. Ebbene, come vi ci trovate qui fuori?

— Benissimo.

— Io mi sento già completamente rimessa.

— Di fatti, sei ancora più bella, se è possibile. E non ti annoi nella solitudine?

— Purtroppo la solitudine non esiste più. [p. 293 modifica]

— Come?

— Ieri la casa fu tutto il giorno piena di visite.

— Come hanno scoperto che siete qui?

Rispose Antonietta:

— Prima di tutto vennero i cugini di Malgrate. Poi la mamma fu a Lecco giovedì, incontrò dei conoscenti e disse a tutti che siamo a far campagna quassù... Il resto va da sè.

— Naturalmente.

— Stasera si balla. Si sono fatti parecchi inviti. I signori Gardelli ci hanno prestato un pianoforte.

— Eh! eh! Si va al galoppo!

— Non basta. Angelica crede di avere scoperto il suo ideale: è il figliuolo di un signore che ha una ferriera; molto ricco, pare: certo Mainetti.

Leonardo conosceva i Mainetti. Erano gente ricca e alla buona: ma attaccata ai denari. Non gli pareva possibile che uno di loro sposasse una fanciulla senza dote. Non potevano essere che ragazzate, passatempi da villeggiatura.

— Insomma, è sempre una conquista — osservò Maria sorridendo.

— La conquista migliore la facesti tu, Maria.

— Io?... — Si era fatta rossa e si sentiva gli occhi di Riccardo fissi su di lei, ardenti come due fiamme.

— Tu, sì, cara. E io ne sono felice. Faustino Belli mi ha scritto ieri per chiedermi la tua mano [p. 294 modifica]e questa è la lettera che dirige a te. To’, la leggerai con tuo comodo e darai a me la risposta. È una fortuna, e tu la meriti.

Maria prese la lettera e la fece sparire nella tasca del vestito. Si era completamente rimessa dal primo sbalordimento. Rispose calma, quasi rigida:

— Grazie, zio. Ti prego però di non parlare di questa cosa con la zia, nè con altri. Desidero di essere assolutamente libera.... di accettare.... o di rifiutare....

— È giustissimo. Non dirò una parola a nessuno; quanto a Riccardo e ad Antonietta, puoi essere sicura del loro silenzio.

— Lo so, lo so. Basta così.

Tacque un istante. Poi ricominciò a parlare della casa, dell’orto, dei fiori, delle visite, del pianoforte, del ballo, con una vivacità e una volubilità che rivelavano lo stato di eccitazione in cui si trovava.

E per tutta la strada, ella seguitò a parlare così con Leonardo e con Antonietta che rispondeva appena. Riccardo non aprì bocca fino a casa.

A colazione egli profferì poche parole; mangiò appena qualche pezzetto di carne arrostita; bevve molta acqua. Andò poi nella sua camera, indossò una giacca alla cacciatora che trovò in un armadio, prese il fucile e uscì.

Maria lo vide mentre apriva il cancello e lo chiamò. [p. 295 modifica]

— Dove vai?

— A spasso.

— Aspettami. Vengo anch’io.

Quando essa gli fu vicina, le domandò con amarezza:

— Credi necessario di sorvegliarmi?

— No davvero. Tu sei filosofo c sai che la vita vale più di un amore.

Egli scrollò il capo.

— Di questo non sono veramente sicuro.

— No?... Io, invece, ho perduto ogni fede nell’amore.

— Tu! Chi ti ha delusa?

— Nessuno. O meglio, per essere sincera, io ho deluso me stessa.

— Spiegati.

— E un po’ difficile. Saliamo su quel poggio, sotto quei grandi alberi che spandono tanta ombra, vi è un sedile di pietra dove si gode il fresco: l’abbiamo scoperto l’altro giorno. Lassù ti racconterò tutto quello che è avvenuto in me, e ti spiegherò il mio pensiero.

Salirono la costa in silenzio. Il sole era alto e i suoi raggi sarebbero stati insopportabili, se un fresco venticello montanino non ne avesse mitigato l’ardore.

Man mano che salivano, l’orizzonte si allargava e un panorama incantevole si stendeva tutto all’intorno. Colline tutte verdi, poggi ridenti, coronati di bianche villette; e, [p. 296 modifica]improvvisamente, un picco superbo, una cresta biancheggiante: una forma bizzarra. Più in là i grandi monti: i Corni di Canzo; un dorso nero, colossale, irto di punte acuminate a sega: il Resegone; e più lontano altre creste, altre cime confuse, addossate le une alle altre, avvolte come in un velo azzurro, con sfavillanti corone di topazi, di brillanti: e il lago in fondo, celeste, verdognolo, bianco come l’argento, e immobile come uno specchio, corruscante al sole come una lama di acciaio; qua stretto come un nastro, là, improvvisamente ampio.

Sebbene assorta in sè e preoccupata dalle cose che stava per dire, Maria non resisteva all’ammirazione che sorge istintiva in ogni animo gentile dinanzi ai meravigliosi spettacoli della natura.

— Che bel paese! — esclamò quando furono giunti sull’altura, all’ombra dei grandi castagni.

— Pare impossibile che la gente debba essere anche qui meschina e vanesia, o rozza e feroce....

Tacquero nuovamente.

Un pastorello che saliva l’erta cantando dietro a una piccola mandria li salutò sorridendo. Quando si fu allontanato, si voltò per vederli ancora e tornò a sorridere.

— Ci crede due amanti felici, Maria, quel ragazzo!

— Tutti sognano l’amore e si ubbriacano e si avvelenano. Anch’io l’ho sognato e il sogno [p. 297 modifica]fu la mia vita. Credevo di amare un uomo, poi mi sono accorta che amavo soltanto l’amore. Ora che l’uomo amato ritorna a me e mi offre il suo cuore, il suo nome, ora io non l’amo più.

— Non l’ami più?... Che tu sii benedetta!... Dunque lo rifiuterai?

— Lo rifiuterò. Non voglio sposarmi.

Egli sorrise. Una simile idea non poteva essere seria; per ciò non gli cagionava alcuna inquietudine.

— Vorresti vivere senza amore tu così bella, così sensibile? Come faresti a difenderti dall’amore che inspiri? E l’amore che arde in te pure, come faresti a soffocarlo?

— Io ho detto che non voglio sposarmi. Senti Riccardo, ho molto sofferto sai da quella sera che tu mi hai baciata...

— O Maria, perdonami. Ma perchè hai sofferto!... Ti ho dunque tanto offesa?

— Non so. Non è questo. Io amavo allora, amavo Faustino: era il mio primo e solo amore; e sebbene lo combattessi per diversi motivi, tra i quali i consigli di Antonietta, pure lo custodivo teneramente nel profondo del cuore. Mi pareva che se l’avessi perduto sarei stata infelicissima. Ebbene, da quella sera l’impressione dei tuoi baci si è sovrapposta all’immagine del mio amore e questo dualismo mi ha fatto soffrire atrocemente, perchè non sapevo più se amavo ancora Faustino o se amavo te... [p. 298 modifica]

— O Maria!... Tu mi strazi il cuore. E ora?

— Ora che Faustino mi ha chiesta in moglie mi pare di amarlo ancora, ma sento che non lo posso accettare perchè, moralmente, gli sono stata infedele; e come gli sono stata infedele una volta, potrei essergli infedele anche un’altra volta; e sarebbe orribile se ciò accadesse quando fossi sua moglie.

— Certamente. Non puoi sposare quell’uomo perchè non lo ami come si deve amare uno sposo. Ma puoi benissimo sposarne un altro.

— No. Dopo quello che è avvenuto, io non sono più sicura di poter amare per tutta la vita lo stesso uomo. Ho riflettuto molto in questo tempo e ho capito che tutte le cose che si dicono e si scrivono sull’amore sono ipotesi, fantasie: o l’espressione, sincera sì, ma eccezionale, di un’anima straordinaria. L’amore eterno in tesi generale non esiste; ne sono sicurissima. E’ eterno soltanto il bisogno d’amore; ma appunto per ciò si può cambiar d’amore molte volte nella vita... senza nostra colpa, perchè la nostra volontà non ha nessun impero sulle nostre impressioni, sulle nostre sensazioni. Noi possiamo sacrificare il nostro desiderio, ma non possiamo impedirci di desiderare, di pensare, di amare. In generale gli amanti s’ingannano e gli sposi recitano una commedia che deve essere terribilmente pesante per loro, dacchè è tanto noiosa per chi l’ascolta. Esisterà in [p. 299 modifica]che parte del mondo anche l’amore eterno, qualcuno l’avrà provato, lo proverà. Certo però nessuno che abbia fatto una piccola esperienza della vita può dire a priori: io amerò eternamente questa o quella persona. E’ una menzogna che gli uomini ripetono senza scrupolo e che le fanciulle ingenue credono qualche volta. Ebbene, io mi ribello: non voglio essere ingannata: voglio essere onesta nel più alto significato della parola: vale a dire sincera e leale.

Ella tacque e guardò Riccardo come in attesa di una risposta. Aveva parlato lentamente, senz’ombra d’orgasmo, senza alcun turbamento. Una commozione contenuta trapelava da ogni sua parola, dai gesti parchi, dalla voce leggermente velata.

Riccardo l’ascoltava attentamente, sorpreso prima, quindi addolorato.

— Vuoi saperla la verità, Maria, vuoi saperla?... Tu non hai ancora amato. A ventiduc anni la tua anima candidasi risveglia appena alla dolce visione dell’amore, e i tuoi sensi puri e sani si aprono alle prime delicate sensazioni della vita: tu così precoce nel pensiero e nell’intelligenza, sei come una bimba di quindici anni di fronte all’amore. Tu non hai amato Faustino Belli altro che con la fantasia; e i miei baci hanno appena sfiorato la tua squisita sensibilità.

„Quando incontrerai l’uomo che saprà impadronirsi di tutto il tuo essere, quando amerai [p. 300 modifica]con tutte le tue forze, penserai e parlerai ben diversamente. Consolati. Rifiuta il Belli tranquillamente e aspetta il tuo giorno: tu sarai felice, e a me non resterà che piangere sulla mia miseria.“

Senza guardarla, egli si levò in piedi e le disse addio.

— Come? Mi lasci qui sola... Dove vuoi andare così?... Io voglio accompagnarti.

— Perchè?... Non capisci che mi tormenti, che i tuoi discorsi mi straziano?

— Io pensavo che ti saresti tranquillato sentendo che rifiuterò la domanda di Faustino Belli. Non era la tua idea fissa che egli mi avrebbe tradita, o in qualunque modo resa infelice?

Riccardo non rispose subito. Rifletteva, sembrava scrutarsi. Quando parlò, cominciò dal confessare che al primo momento il sentire che ella non voleva unirsi a quell’uomo gli aveva dato una vera consolazione.

Prima per lei, perchè era sicuro che colui non poteva amarla come ella meritava di essere amata; poi per se stesso: fino a che ella non si legava con un altro, egli poteva sperare. Ma ella aveva distrutto quella momentanea compiacenza con le sue parole fredde e le idee strane ispirate a una logica rigida e paradossale. Quelle parole e quelle idee l’avevano ripiombato nella disperazione. Perciò soffriva troppo a [p. 301 modifica]starle vicino pensando ch’ella non l’amava e che presto o tardi un altro, un ignoto, forse un indegno come Faustino Belli verrebbe a portargliela via.

— Se t’ho detto che non mi voglio sposare...

Egli alzò le spalle.

— Già, non ti vuoi sposare perchè non puoi essere sicura della tua fedeltà. Se fosse veramente così, sarebbe orribile. Per me invece è semplicemente la prova che tu non hai ancora amato. L’anima femminile non concepisce l’amore — intendo un vero amore — che non possa essere eterno. Hai presente la leggenda del Lohengrin? Appena Elsa apprende che un giorno, forse in capo a un anno il suo sposo dovrà allontanarsi da lei per sempre, ella non ha più pace e le gioie dell’amore, le carezze dell’amato non la consolano più.

— Sì, la ricordo. Lohengrin invece sarebbe felice di quell’anno di gioia e vorrebbe godersi quell’oasi benedetta che gli è concessa nel deserto della sua vita. Poco importa a lui che il suo amore non possa essere eterno. Purchè Elsa gli dischiuda il paradiso. Tu non trovi orribile questo?

— No, perchè l’uomo accecato dall’ardore della sua passione non vede nulla al di là. La donna invece, meno ardente, ma più tenera, deve inalzare l’amore a fondamento della famiglia, rendendolo duraturo. [p. 302 modifica]

Maria alzò le braccia e congiunse le mani in alto, sopra il capo, stirandole nervosamente, poi le lasciò ricadere sulle ginocchia.

— Vale a dire che la donna deve fare tutto ciò che è difficile, penoso: tutto ciò che forma la sua schiavitù; mentre l’uomo si decreta libero di abbandonarsi alle proprie passioni senza alcuna responsabilità. Quando amiamo con tutta l’anima — tanto uomo che donna — crediamo istintivamente all’eternità del nostro amore. Se però l’amara esperienza ci ha dimostrato che non sempre l’amore resiste alle impressioni esterne e che una sensazione violenta può cancellare, o almeno far impallidire una immagine adorata, non è lecito illudersi, nè prendere per verità i nostri sogni. Io ho fatto una esperienza dolorosissima, e non per mia volontà. Pure il fatto non si può distruggere. E io voglio regolare la mia vita su i fatti e non su i sogni. Capisci, Riccardo?... Io voglio essere leale e andare a testa alta incontro alla verità, anche se mi dovesse spezzare il cuore. Perciò non voglio vincolarmi, non voglio promettere nulla. Voglio amare con tutte le mie forze se l’amore mi sarà concesso, e non amare se il fulmine sdegnerà di colpirmi; non voglio mischiare l’amore a considerazioni estranee a questo sentimento. Se mi sarà concesso un amore duraturo: se avrò la fortuna di riunire l’amore e l’affetto, tanto meglio, sarò forse felice; se invece sarà il contrario, [p. 303 modifica]sopporterò il mio destino, senza pesare su gli altri. Non farò niente per essere felice, come si usa comunemente, perchè il sogno della felicità trascina alla menzogna. Mi hai capita adesso?

Riccardo accennò di sì col capo e sospirò profondamente.

— Darei metà della mia vita per non averti baciata quella sera.

I suoi occhi s’inumidirono; una lagrima cocente cadde sulla mano di Maria, che egli aveva afferrata.

— Mi perdonerai, Maria?

— Ti ho già perdonato. Credo che tu fossi sincero e leale in quel momento: credo che tu mi amassi... Mi ami ancora?

— Se ti amo!... Tu puoi dubitarne, tu!... Io sono pronto a sposarti subito... se questa è una prova.

— Ti credo, Riccardo, ti credo. E te ne sono grata.

Sorrise dolcemente.

— Andiamo ancora un poco su per questi monti: sono tanto belli. Vorrei fare un’escursione, un po’ di vero alpinismo. Mi piacerebbe salire lassù sul Resegone, così nero e misterioso.

— Io vorrei rapirti e portarti in cima a un monte e là vivere ignorato da tutti.

Ella rise.

— Almeno una volta la settimana bisognerebbe scendere al piano per far le provviste.

— Birichina, tu mi canzoni. [p. 304 modifica]

— Facciamo a rincorrerci come quando eravamo piccini.

— Sì, ma se ti piglio voglio un bacio, uno solo, ma lungo lungo... infinito.

— Quand’è così, niente. Andiamo adagio. Pensa che Faustino Belli si tiene sicuro del mio consenso.

— Certo: è tanto vano. Gli starà bene una lezione.

— E se mi amasse davvero? Se fosse disperato?

Riccardo impallidì.

— Ne avresti pietà?

— Ne avrei pietà e soffrirei; è doloroso sapere che una persona è infelice per noi.

— Perchè dunque non hai pietà di me?

— Fra tutti i sentimenti che tu mi puoi ispirare, la pietà non trova alcun posto.

— Perchè?!

— Non lo so. Forse perchè sei giovane, perchè sei bello, perchè ti vedo davanti a me come un assalitore, non come un vinto. Ma basta. Corriamo, presto, su questa bella erba, così verde e vellutata.

E si mise a correre come una bambina.

Eccitato, ardente d’amore, Riccardo la rincorse, la raggiunse, la serrò nelle sue braccia.

Mentre stava per baciarla, ella gli sfuggì ancora.