Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/959

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[p. 297 modifica] Diminuita dunque e depressa e ridotta a pochissimo (cioè a quanto meno è possibile mentre l’uomo vive) l’elasticità e la forza di molla, l’uomo non è piú capace né di azioni, né di sentimenti vivi e forti ec. né verso se stesso né verso gli altri, giacché anche verso gli altri, anche ai sacrifizi ec., non lo può spingere altra forza che l’amor proprio in quella tal guisa applicato e diretto. E cosí l’uomo, ch’è divenuto per forza indifferente verso se stesso, è indifferente verso tutto, è ridotto all’inazione fisica e morale. E l’indebolimento dell’amor proprio, in quanto [p. 298 modifica]amor proprio e radicalmente (non in quanto è diretto a questa o quella parte), cioè il vero indebolimento di questo amore, è cagione dell’indebolimento della virtú, dell’entusiasmo, dell’eroismo, della magnanimità, di tutto quello che sembra a prima vista il piú nemico dell’amor proprio, il piú bisognoso del suo abbassamento per trionfare e manifestarsi, il piú contrariato e danneggiato dalla forza dell’amore individuale. Cosí il detto indebolimento secca la vena della poesia, e dell’immaginazione, e l’uomo, non amando se non poco se stesso, non ama piú la natura; non sentendo il proprio affetto, non sente piú la natura né l’efficacia della bellezza ec. Una nebbia grevissima d’indifferenza, sorgente immediata d’inazione e insensibilità, si spande su tutto l’animo suo e su tutte le sue facoltà, da che